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16° giorno: L’incontro del Redentore con la Corredentrice

Durante la penosa salita al monte Calvario è avvenuto l’incontro dolorosissimo del Figlio e della Madre, del Redentore e della Corredentrice, che si sono trovati uniti per portare a compimento l’ultimo e definitivo tratto dell’opera salvifica della Redenzione universale da coronare con l’immolazione sanguinosa da parte di Gesù, nel suo corpo crocifisso da tre chiodi alle mani e ai piedi e ferito al cuore da una lanciata e con la transfissione completa da parte di Maria, nella sua anima trapassata dalla “spada” profetizzata dal santo vecchio Simeone nel Tempio di Gerusalemme (cf. Lc 2,35).

Non poteva che essere altamente drammatico l’incontro fra Gesù e Maria avvenuto lungo la salita al monte Calvario: la drammaticità era data dalla contrapposizione diretta fra l’affetto reciproco divinamente sublime della Madre e del Figlio immersi nel dolore incommensurabile della Redenzione universale e la brutalità cieca, da parte degli uomini furibondi di odio omicida, immersi e schiacciati da quell’impero delle tenebre che è l’impero infernale di satana (cf. Lc 22,53) su questo mondo «tutto posto sotto il maligno» (1Gv 5,19).

San Gabriele dell’Addolorata, in una delle sue lettere in cui descrive le sofferenze della Madonna durante il viaggio al Calvario, scrive con affetto struggente: «Il dolore di una povera Madre in vedere un suo unico innocente Figlio che sì barbaramente le vien trascinato alla morte non è dolore da potersi spiegare.
[…]. Ahimè! Desolata Madre! Deh, Padre eterno, accorrete in di Lei soccorso poiché più le resta a patire » (pp. 162-163).

Con l’animo acceso di santi fervori, anche il pio padre Abbatelli così ha descritto l’incontro dolorosissimo del Figlio con la Madre: tra la folla agitata e urlante, che con i soldati accompagna Gesù in cammino a fatica sotto il peso della croce, la Madonna si sforza di vedere e di avvicinare il Figlio divino che porta la Croce, e finalmente riesce a vedere che «una ruvida massiccia croce in mezzo ad una selva di alabarde cammina lenta lenta con i gravi passi del condannato […]. Maria scorgendolo comparire, trema tutta, ed è prossima a cadere in deliquio, ma come Egli incede, e si avvicina, così la calma si fa più profonda nel cuore della Madre, ed un brivido di adorazione Le scorre in petto.

Eccolo finalmente il sospirato Figlio già compare dirimpetto a Lei […]. La Madre con le avide pupille già lo ha visto, l’ha riconosciuto, e Gesù, a sua volta, alzando le palpebre sanguinose l’ha guardata. I loro sguardi si sono incontrati, i loro cuori si sono parlati. Gesù appressandosi le dà il supremo saluto: Salve Mater. Un trabocco di fuoco scende a tal voce nel di Lei petto. Maria con le viscere in combustione stende le braccia, rompe la calca, si accosta per dargli un amplesso, pronunciando il suo nome: o Gesù! o Figlio!… Ma i soldati barbari La respingono […] Maria tace, non dà il menomo segno di impazienza, non un gemito esce dalle sue labbra […]. Solo una lacrima fa rosseggiare le bianche sue gote, perché è lacrima di sangue…

Gesù intanto urtato e spinto da sgherri di truce visaccio, va guadagnando a stento la salita scabrosa del monte. La vergine, agonizzante com’è di martirio fisico e morale, vuol tenerGli dietro. E si sforza di salire appresso al Figlio per finire di rimanere con Lui spiritualmente crocifissa sul Calvario. “Portava anche la Madre la sua croce – ha scritto san Guglielmo Abate – e seguiva Gesù per essere crocifissa con Lui”.

Lo segue per dividere con Lui pene, lagrime, affanni, gemiti, irrisioni, agonie, finché la spada del dolore trapassi il suo cuore, lo strazii, lo stritoli ai piedi della croce […]. o Dio! Deve camminare assiepata la Regina dell’universo da immensa folla di ebrei, di soldatacci, di vilissime genti, che La toccano, La spingono, La premono colle pedate, La urtano con i gomiti, La balzano qua e là senza alcun riguardo né venerazione…» (pp. 223-226).

Raccomandiamoci alla nostra tenera Madre e impariamo da Lei che la sofferenza, se accettata per amore, ci serve per raggiungere la felicità eterna. Così scriveva, infatti, Sant’Annibale Maria di Francia († 1927). «Quando saremo in cielo, godremo della gloria di Gesù e di Maria… Ma mentre siamo in questa valle di lacrime, noi dobbiamo piangere con Gesù e Maria: la nostra occupazione deve essere di contemplare le pene di Gesù e di Maria; la nostra devozione alla vergine santissima sotto qualunque titolo, si deve sempre riferire al titolo di “Addolorata”.

In qualunque santa immagine di Maria santissima, la dobbiamo vedere addolorata, sofferente!». Particolarmente cara gli era la meditazione della Desolata per il Sabato Santo: «Che misteri, fedeli miei! Io vedo l’Addolorata in tutti i patimenti di Gesù: nella Passione la vedo immersa in tutte le pene e sempre con Gesù. Ma nella desolazione io la vedo patire ogni pena senza Gesù!
vedo riaprirsi le ferite del suo cuore, ma Gesù non è più con Lei! La vedo di nuovo flagellata dalle dolorose memorie, ma Gesù non è con Lei! La vedo ricrocifissa nel cuore, ricrocifissa nella mente… ma Gesù non è con Lei! Gran cosa degna di alta considerazione! Come nell’umana caduta, il peccato cominciò con la donna!

Gesù chinò il capo e morì. In quel momento tutte le sue pene di trentatrè anni finirono: Gesù, l’uomo dei dolori cessò di patire. Ma Colei, che era stata la compagna dei suoi dolori, la Corredentrice del genere umano, non cessò di patire; anzi entrò in un nuovo mare di angosce, più ampio, più profondo, più amaro, più tempesto entrò nel mare senza sponde della desolazione!».

PREGHIERA CONSIGLIATA: Corona dei Sette dolori della Beata Vergine Maria

FONTE: Settembre, Mese dell’Addolorata, P.Stefano M. Manelli, 22 agosto 2013, © Casa Mariana Editrice.
(La traduzione, l’adattamento totale o parziale, la riproduzione con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm, i film, le fotocopie) nonché la memorizzazione elettronica, sono riservati per tutti i paesi.)

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