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20° giorno: I ministri del Sangue

Gesù è stato il primo Sacerdote che ha offerto al Divin Padre il proprio Sangue per la remissione dei nostri peccati. Per perpetuare la sua offerta, nell’ultima Ce­na, dopo l’istituzione dell’Eucarestia, istituì anche il Sacerdozio: «Fate questo in memoria di me». Questa verità è confer­mata dagli Apostoli e dalla perenne tra­dizione della Chiesa. «Il sacerdote, dice S. Tommaso, dovendo essere ministro del Prezioso Sangue è consacrato dal Sangue di Cristo». Nella consacrazione egli riceve i più ampi poteri: consacrare il Corpo e il Sangue di Cristo, assolvere dai peccati, conferire la Grazia nei Sacramenti, pregare per il popolo e in nome del popolo cristiano; è davvero «il Signore del Sangue» (S. Caterina).
Chi chiama il sacerdote ad un ufficio così alto? Non si diventa sacerdoti di pro­prio arbitrio, ma solo chi è chiamato dal Signore può salire l’altare. E Dio non ha preferenze per uomini di illustre casato, anzi sceglie, quasi sempre, i suoi sacerdoti tra le famiglie più umili e povere. Se grande è la responsabilità del sacer­dote, grande è anche la sua dignità e il ri­spetto a loro dovuto. «Se al sacerdote toc­ca di ministrare il Sangue di Cristo, que­sta funzione rende divina la loro dignità e stabilisce il debito di riverenza da parte di tutti: riverenza che va a Dio stesso e a questo glorioso Sangue» (S. Caterina). Quante benemerenze del Sacerdozio cattolico! Sia nel campo della carità sia in quello delle scienze e del progresso, è sempre stato all’avanguardia fino al più sublime eroismo. Eppure il sacerdote è l’uomo più odiato e perseguitato. Ma egli, sull’esempio di Cristo, sa perdonare ai suoi persecutori ed è lieto di poter unire il proprio sangue a quello che tutti i giorni offre sull’altare.

ESEMPIO: Il Card. Massaia racconta che, nel 1863 in Abissinia, due nuovi convertiti, marito e moglie, chiedevano continuamente d’essere ammessi alla S. Comunione. Fi­nalmente li accontentò e nella loro capan­na, addobbata alla meglio, iniziò la cele­brazione della S. Messa. Subito dopo la consacrazione del Calice, la donna comin­ciò a gridare: «Fuoco, fuoco!». Le chiese allora la ragione di quel grido ed ella disse: «Quando avete alzato il Calice, ho visto scendere dal cielo un fascio di fuoco; le vostre mani erano infocate e anche il calice era infocato». Il Massaia pensò ad un’allucinazione o esaltazione della povera donna e la mise alla prova. Innalzò, dopo la consacrazione, prima un’ostia ed un calice, non consa­crati, poi quelli consacrati e dovette ricredersi, perché la donna continuava a vedere rosseggiare di fuoco solo l’Ostia e il Calice consacrati. Non disse Gesù ch’era venuto a portare il fuoco sulla terra? Il fuoco del suo amore, perché di esso bruci il mondo in­tero; ha ordinato ai suoi sacerdoti di mantenerlo vivo in tutte le anime, col­mandole del suo Sangue Prezioso.

PROPOSITO: Rispetta ed ama il sacer­dote, perché dispensa i tesori del Sangue di Cristo.

GIACULATORIA: O Gesù, eterno e sommo Sacerdote, io offro il tuo Sangue prezioso all’Eterno Padre, affinché mandi nella sua Chiesa santi e ferventi sacerdoti.

FONTE: San Gaspare del Bufalo

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