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22° giorno: “La nostra sì cara Corredentrice”

San Leopoldo Mandic’, il santo Cappuccino, grande apostolo del confessionale, nella prima metà del secolo Ventesimo, nutriva un ardente amore all’Addolorata, alla “Corredentrice del genere umano”, come egli amava chiamarla, affermando che l’Addolorata Corredentrice «ci ha misticamente generati ai piedi della croce attraverso il più atroce martirio che cuore di madre abbia mai conosciuto. Noi siamo veramente figli delle sue lacrime».

San Pio da Pietrelcina, anche lui francescano Cappuccino, morto nel 1968, segnato dalle cinque stimmate sanguinanti di Gesù per cinquant’anni di vita, anch’egli chiamato a “corredimere” (come gli disse il Padre spirituale), è stato innamorato straordinario della divina Madre Corredentrice, della quale ha sperimentato e descritto i dolori con parole ardentissime di fuoco e di sangue su quello che «fu il martirio della nostra dilettissima Madre […]. oh, se gli uomini penetrassero questo martirio! Chi riuscirebbe a compatire questa nostra sì cara Corredentrice? Chi le ricuserebbe il bel titolo di “Regina dei martiri?”» (dall’Epistolario I, lett. 136).

San Pio da Pietrelcina parla della «nostra sì cara Corredentrice» e la definisce “Regina dei martiri”, per esprimere la somma della sofferenza patita da Maria Santissima Addolorata soprattutto lungo l’intero triduo sacro della Passione e Morte di Gesù, e in modo speciale stando sul Calvario ai piedi della Croce, là dove Ella «per l’esuberanza del dolore rimase impietrita dinanzi al Figlio crocifisso», particolarmente e precisamente quando Gesù si sentì abbandonato dal Padre: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46): quello fu il colmo dell’«ora delle tenebre» (Lc 22,53) in cui si operò il deicidio del Figlio di Dio, il Verbo Incarnato, e fu l’“ora” in cui la “spada” profetizzata dal santo vecchio Simeone alla Presentazione di GesùBambino nel Tempio di Gerusalemme “trapassò l’anima” della Madre e la trapassò fino all’elsa!

Qui valgono davvero bene le parole poetiche scritte dal beato Jacopone da Todi nello Stabat Mater, quando descrive quei momenti dell’anima trapassata di Maria Santissima affermando che «Ella vide morire desolato il suo dolce Figlio quando emise il suo spirito». L’intera somma dei dolori di ogni martire, per tutti i luoghi e per tutti i tempi, non potrà mai equivalere al martirio che l’Addolorata, la «nostra sì cara Corredentrice», ha sofferto in unità indivisibile con il Figlio crocifisso, il Redentore universale. La «Regina dei martiri» è, per questo, il sostegno e la forza di tutti i martiri di ogni tempo, di tutte le vittime offerte in sacrificio, di tutti gli olocausti consumati e che si consumeranno sulla terra.

E il segno finale acutissimo del dolore della «Regina dei martiri» fu il colpo di lancia con cui il soldato Longino aprì il costato di Cristo, come riferisce l’evangelista san Giovanni: «Uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua» (Gv 19,34). Sant’Alfonso de’ Liguori ha scritto che «al colpo della lancia tremò la croce, e il Cuore di Gesù restò diviso, come fu rivelato a Santa Brigida. Uscì sangue e acqua, perché non vi era più sangue che quelle gocce rimaste, e quelle ancora volle spargere il Salvatore, per farci intendere che egli non aveva più sangue da darci. L’ingiuria di questa lanciata fu di Gesù, ma il dolore fu di Maria».

San Bernardo Abate, in una delle sue ammirabili pagine, a proposito della lanciata, scrive che essa non poteva più recare alcun danno a Gesù che era già morto, ma alla Madonna sì: «A te trapassò l’anima. L’anima di lui non era più là, ma la tua non se ne poteva assolutamente staccare. Perciò la forza del dolore trapassò la tua anima, e così non senza ragione ti possiamo chiamare più che martire, perché in te la partecipazione alla passione del Figlio, superò di molto, nell’intensità, le sofferenze fisiche del martirio».

A quell’evento finale terribile del Cuore di Gesù spaccato dalla lanciata del soldato Longino, come scrive sant’Alfonso de’ Liguori, un angelo rivelò a santa Brigida che «furono tali i dolori di Maria, che per miracolo divino allora non morì. Ma negli altri dolori Ella aveva almeno il Figlio che la compativa; ora non ha nemmeno il Figlio che la compatisca ». Aveva ben ragione perciò san Bernardino da Siena di dire che «se il dolore che Maria soffrì sul Calvario fosse stato diviso fra tutti gli uomini allora viventi, la parte ricevuta da ognuno, sarebbe stata bastevole a farli morire tutti sull’istante!».

Conosciamo tutti il lamento del profeta riferito a Maria Addolorata sul Calvario, ai piedi del Crocifisso: «o voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se vi è dolore simile al mio» (Lam 1,12); e se è giusto che la «nostra sì cara Corredentrice» e «Regina dei martiri» può ben ripetere ad ogni uomo questo suo lamento materno, è ancora più giusto che ognuno di noi, con sant’Alfonso de’ Liguori, dica alla «nostra sì cara Corredentrice» e «Regina dei martiri» questa umile preghiera: «non disdegnare, o Madre mia, di tenermi vicino a piangere con te, giacché io ho più ragione di te di piangere per le offese che ho fatte a Gesù. Ah, Madre di misericordia, io, prima per la morte del mio Redentore e poi per i meriti dei tuoi dolori, spero il perdono e la mia eterna salute. Amen».

PREGHIERA CONSIGLIATA: Corona dei Sette dolori della Beata Vergine Maria

FONTE: Settembre, Mese dell’Addolorata, P.Stefano M. Manelli, 22 agosto 2013, © Casa Mariana Editrice.
(La traduzione, l’adattamento totale o parziale, la riproduzione con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm, i film, le fotocopie) nonché la memorizzazione elettronica, sono riservati per tutti i paesi.)

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