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23° giorno: La deposizione di Gesù dalla Croce

Il sesto dolore della Madonna ci presenta la celebre e commovente immagine della “Pietà” in cui vediamo la divina Madre Maria che regge sulle sue ginocchia il corpo esanime di Gesù Crocifisso, appena deposto dalla croce, contemplandolo con amore e dolore: con amore ardente e appassionato, con dolore nobile e regale. La più celebre, nell’arte statuaria, è la “Pietà” scolpita da Michelangelo, esposta alla venerazione e all’ammirazione nella Basilica pontificia di San Pietro in Roma.

L’evento della deposizione del Corpo di Gesù dalla Croce, offerto all’abbraccio della Madre
Addolorata, poggiandolo sulle sue ginocchia materne, è stato un evento di grazia sublime grazie all’intervento di Giuseppe d’Arimatea, che andò a chiedere a Pilato e ottenne da lui l’autorizzazione a seppellire il Corpo di Gesù nel suo sepolcro nuovo, e grazie all’interesse di Nicodemoche si premurò di acquistare i balsami per ungere il Corpo di Gesù e il lenzuolo di lino per avvolgerlo (cf. Gv 19,38-40).

Senza l’intervento di Giuseppe d’Arimatea e di Nicodemo, il corpo divino di Gesù sarebbe stato trattato come il corpo degli altri due crocifissi: ossia, sarebbe stato staccato dalla croce dai soldati e buttato su un carro per essere trasportato via, completando, in tal modo, la profanazione sacrilega del divin Corpo crocifisso del Verbo Incarnato.
Andati via i soldati dal monte Calvario, dopo la lanciata al Cuore di Gesù sulla croce, il Corpo di Gesù crocifisso viene quindi amorosamente staccato dalla croce da Giuseppe d’Arimatea, da Nicodemo e da san Giovanni evangelista, e deposto sulle ginocchia della divina Madre. Fu una scena dolorosissima, ma altamente commovente, come è descritta in una delle celebri visioni della beata Caterina Emmerich:
«Era uno spettacolo commoventissimo: essi usavano gli stessi riguardi, le stesse precauzioni, come se avessero avuto paura di procurare a Gesù qualche dolore e riversarono su quel corpo tutto l’amore, tutta la venerazione che avevano avuto per questo Santo dei santi durante la sua vita. Tutti i presenti avevano gli occhi rivolti al Salvatore e ne seguivano tutti i movimenti, e ad ogni istante levavano le braccia al cielo, versavano lagrime ed esprimevano in cento modi il loro dolore. Però tutto si svolgeva con la massima calma e coloro che lavoravano, presi da rispetto involontario, come gente che partecipava a una santa cerimonia, non rompevano il silenzio che raramente e a mezza voce, per avvertirsi e aiutarsi […]. Quando il Corpo fu disceso, venne avvolto dalle ginocchia alle anche, e deposto fra le braccia della Madre, ch’Ella aveva tese verso di Lui, piena di dolore e di amore».

La Madonna è seduta, appoggiata alla Croce, affranta ma sempre presente a se stessa, con il Figlio poggiato sulle sue ginocchia. Adesso Ella lo guarda, lo esamina, lo contempla in tutte le sue ferite, le sue piaghe, i suoi lividi…, rivedendo al vivo gli immensi patimenti del Figlio, che, come dice san Bonaventura, adesso la Madonna avverte come strali che la trafiggono tutti insieme nell’anima:
«Le singole ferite sparse per il corpo di Gesù – scrive san Bonaventura – si ritrovano tutte insieme unite nel cuore di Lei».

C’è da riflettere, qui, che se prima «tutto quel mare di pene amarissime», come ha scritto l’Abbatelli (p. 308), era diviso tra il Figlio e la Madre, adesso, invece, dopo la deposizione del corpo esanime di Gesù dalla croce, come dice ancora san Bonaventura, quel mare di dolore si riversa tutto intero soltanto nell’anima della Madre, poiché «Gesù crocifisso tutto intero – afferma san Bonaventura – è presente nelle viscere più intime del Cuore di Lei».
Ci sono stati Santi e Sante che a volte svenivano nel meditare sulla Passione di Gesù e sui dolori della Madonna; altri Santi e Sante piangevano a lungo, amarissimamente; san Francesco d’Assisi gemeva e piangeva con alte grida nel bosco ripetendo:
«L’amore non è amato… l’amore non è amato… »; san Pio da Pietrelcina, quando, alla fine della confessione, dava per penitenza la recita di «Sette Ave Maria all’Addolorata», non riusciva a finire la parola “Addolorata” senza uno scoppio di pianto…

Ma questi Santi e Sante non vedevano niente! Che cosa doveva provare allora la Madonna quando teneva il Corpo crocifisso di Gesù sulle sue ginocchia e lo contemplava in tutte le sue trafitture e piaghe? Dolore indicibile e ineffabile!
San Bernardo da Clairveaux aveva già scritto che, alla deposizione del corpo di Gesù sulle ginocchia della Madre, «l’immensità del dolore invadeva soltanto l’anima della Madre» e quella immensità di dolore commuoveva anche gli angeli, i quali «piangevano anch’essi – afferma san Bernardo – amarissimamente turbati nel vedere la loro Signora, la Madre di Dio, ripiena di un dolore così veemente».

Ma non dovremmo ancora di più noi compenetrarci di dolore e di pianto, noi che con i nostri peccati siamo stati la vera causa di tutto quel mare di dolore della divina Madre? San Pio da Pietrelcina ci insegna e ci esorta: «La vergine Addolorata ci ottenga dal suo santissimo Figliuolo di farci penetrare sempre più nel mistero della Croce ed inebriarci con lei dei patimenti di Gesù […]. La vergine santissima ci ottenga l’amore alla Croce, ai patimenti, ai dolori».

PREGHIERA CONSIGLIATA: Corona dei Sette dolori della Beata Vergine Maria

FONTE: Settembre, Mese dell’Addolorata, P.Stefano M. Manelli, 22 agosto 2013, © Casa Mariana Editrice.
(La traduzione, l’adattamento totale o parziale, la riproduzione con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm, i film, le fotocopie) nonché la memorizzazione elettronica, sono riservati per tutti i paesi.)

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Commenti

  1. Annalisa Lucchetti Cremonini

    PADRE STEFANO AMATISSIMO,
    il SUO “SETTEMBRE, MESE DELL’ADDOLORATA” É UN OCEANO DI DOLORE STRAZIANTE E DI
    AMORE INFINITO….Ogni giorno mi sembra quella,la meditazione più bella…fino a quando arriva il giorno dopo…
    GRAZIE,LE siamo vicini

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