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26° giorno: Cuore penitente – Cuore gaudente

stellamatutina-sacro-cuore-di-gesùCUORE PENITENTE

Il Cuore di Gesù è apparso a santa Margherita coronato di spine e sormontato da una croce tra le fiamme.

Le spine pungono e fanno sanguinare, il fuoco brucia e consuma, la croce umilia e immola.

Un cuore penitente non poteva presentarsi in modo più eloquente e convincente. Chi non capisce il linguaggio doloroso delle spine, del fuoco, della croce?

In tal modo il Cuore di Gesù continua ad insegnarci che l’espiazione è un’esigenza dell’amore. Chi ama è ben lieto di sacrificarsi per la persona amata.

Anche l’Immacolata apparve a Fatima con il Cuore circondato di spine. Quelle spine pungenti stavano sempre davanti agli occhi dei tre pastorelli. Erano il simbolo della sofferenza per i peccati degli uomini che rischiano la dannazione.

Gesù «vittima di espiazione per i nostri peccati» (1Gv 4,10), ha pagato il riscatto della nostra salvezza. Adesso vuole la nostra amorosa accettazione della salvezza. Ma molti purtroppo, per non «tenere a freno lo stimolo» della carne (At 9,5), rifiutano o compromettono il dono della salvezza offerto da Gesù a prezzo del suo Sangue. È inconcepibile, è avvilente, ma è così.

Che dire poi se riflettiamo che tutta la vita di Gesù fu penitente per la sua libera scelta? «Povertà, disprezzo e dolore» sono stati la compagnia di Gesù sulla terra, diceva la beata Angela da Foligno. Dalla grotta di Betlem al Golgota: là una greppia per animali, qua infamato e condannato. Il Cuore di Gesù si è sottoposto all’espiazione universale, mosso e sostenuto da un amore «che supera ogni intendimento» (Ef 13,19).

Il Cuore penitente di Gesù vuole anche insegnarci l’illusione di trovare la vera gioia nel mondo. «Ogni gaudio carnale – scrive l’Imitazione di Cristo – s’insinua piacevolmente, infine morde e uccide». Al contrario, san Francesco d’Assisi, in mezzo a terribili sofferenze e privazioni, cantava giulivo: «Tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto».

L’amore pieno di grazia: questo è l’amore che allieta l’uomo anche in mezzo alle tribolazioni, questo è l’amore che spingeva gli Apostoli a predicare Gesù per il mondo «contenti di essere oltraggiati» (At 3,41) e di «portare gli obbrobri di Lui» (Eb 13,13).

stellamatuitna-uomo-pensierosoCUORE GAUDENTE

Si sa che santa Margherita M. Alacoque, prima di farsi suora, ebbe un breve periodo in cui il suo cuore si perse dietro le soddisfazioni della vanità femminile.

Quante lagrime verserà poi, in riparazione, appena conosciuto l’infinito amore del Cuore di Gesù per noi.

Anzi, la riparazione delle offese all’amore di Gesù sarà uno dei contenuti centrali della devozione al Sacro Cuore. E santa Margherita la fece in maniera eroica, riempiendo la sua vita di mortificazioni e di penitenze molto dure: flagellazioni, cilizi, digiuni, veglie, prostrazioni per ore e ore… Una volta, poi, nell’empito dell’ardore, prese un temperino e si incise il nome di Gesù sul petto, portando questa piaga d’amore come segno visibile di Colui che le riempiva e le bruciava il cuore.

Certo, una vera devozione al Sacro Cuore non può esigere in chi ama dilettarsi di questo mondo, correndo dietro i capricci e gusti della carne. Gesù vuole il nostro cuore libero e puro, pieno soltanto di amore totalitario a Dio e ai fratelli. Tutto ciò che ostacola o riduce questo amore totale deve essere respinto.

San Giuseppe Cafasso in una sua predica diceva che l’uomo somiglia a una vite, la quale è una delle piante più disordinate che ci sia. Per tenerla in ordine, si taglia, si sfronda, si lega. Così produce il suo buon vino «che allieta il cuore dell’uomo» (Sir 40,20).

Ebbene, san Giuseppe Cafasso fa l’applicazione al nostro corpo così facilmente in disordine nelle sue voglie.

«Cosa s’ha da fare? – dice il Santo – Sono io il padrone e tocca a me comandare: orsù, abbassa quegli sguardi! A casa quegli occhi! Indietro quella parola! Ferme quelle mani! Attento a quel passo!… ».

La vera educazione cristiana del cuore è fatta così.

L’amore puro nasce dal sacrificio e si nutre di sacrifici.

La Mamma di sant’Edmondo, arcivescovo di Canterbury, quando mandava la biancheria al figlio durante il periodo degli studi a Parigi, non dimenticava mai di metterci insieme qualche strumento di penitenza. Ella aveva abituato il figlio a digiunare tutti i venerdì e a portare tre volte alla settimana un cilizio per difendere il tesoro della castità.

Un cuore che ama Dio deve essere un cuore virile, che punta in alto, disdegna le pianure, vuole «camminare sulle alture » (Ab 3,19).

Aveva ragione sant’Agostino di piangere, anche nella vecchiaia, i peccati della sua giovinezza. Sul letto di morte, gli era stato proibito di leggere. Egli allora si fece portare dei grandi fogli di pergamena, vi fece scrivere a grandi lettere i Salmi penitenziali di Davide, e li fece appendere al muro, di fronte al letto. Così li aveva sempre davanti agli occhi, li leggeva e piangeva di continuo…

Che cosa facciamo del cuore, noi? Lo nutriamo forse di gioie effimere e false? Ascoltiamo il Cuore di Gesù che dice anche a noi: «Cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore» (Sal 36,3).

Proposito: Negare al corpo qualche soddisfazione per riparare le soddisfazioni illecite.

FONTE: Cuore di Gesù, Cuore dell’uomo, P.Stefano M. Manelli, © 2010 Casa Mariana Editrice, 2010
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