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26° giorno: La sepoltura di Gesù Crocifisso

Una cosa bella e gentile si è avuta per la sepoltura di Gesù. Il pio israelita Giuseppe d’Arimatea, infatti, per la sepoltura di Gesù crocifisso ha voluto offrire il suo sepolcro nuovo.

Santa fu davvero l’ispirazione che ebbe Giuseppe d’Arimatea per l’onore e la dignità del Corpo santissimo di Gesù crocifisso. Ma c’è da pensare che, in preparazione all’evento straordinario della gloriosa Risurrezione di Gesù crocifisso, era ancor più conveniente che per la sepoltura del suo Corpo divino non si adoperasse soltanto un luogo qualsiasi, generico o comune a tutti, ma un luogo nuovo, davvero più degno e riservato.

Qualcosa di grandemente straordinario, di fatto, stava per avvenire in quel sepolcro nuovo offerto da Giuseppe d’Arimatea: anzitutto, al momento del vespro di quel Venerdì Santo avveniva la sepoltura del Corpo di Gesù, ossia del Messia divino e Redentore universale; al terzo giorno, poi, dopo la sepoltura del Corpo, c’era l’attesa della realizzazione di quella incredibile promessa, ossia la Risurrezione di Gesù, Re glorioso e immortale per i secoli dei secoli.

È molto significativo, perciò, che il sepolcro offerto da Giuseppe d’Arimatea fosse un sepolcro nuovo di zecca, appena finito e mai usato: era, cioè, un vero sepolcro vergine (cf. Gv 19,41).

A questo riguardo, chi non sa che in molti modi Gesù, nella sua vita, si è fatto conoscere legato in maniera tutta particolare alla verginità, a ciò che è vergine, intatto, candido? Sappiamo bene, infatti, che Gesù ha ben rivelato la sua predilezione divina per la verginità, e per questo ha voluto persone e cose vergini durante la sua vita terrena, ossia ha voluto: – per sua Madre la vergine Maria, – per suo padre putativo il vergine Giuseppe, – per suo precursore il vergine Giovanni Battista, – per suo discepolo prediletto il vergine Giovanni evangelista, – per suo sepolcro una vergine tomba.

In quel sepolcro nuovo dunque venne deposto il Corpo di Gesù, dopo che la Madre, con estrema delicatezza, l’aveva ripulito dagli sputi, dai grumi di sangue, dalla polvere e da altro ancora, chiudendogli la bocca e gli occhi. Anche Ella entra nella tomba, quando si posa la sacra salma, sistemandola con i piedi verso l’ingresso ad oriente e la testa ad occidente, ed Ella vuole aggiustare ogni cosa con le sue sante mani materne, mettendo in ordine le pieghe della sindone con le fasce e il sudario. Naturalmente, tutto Ella compie immersa nel dolore, ma, tuttavia, è pur sempre padrona a se stessa, sapendo davvero soffrire molto nobilmente, da Madre di Dio, e non come una donna o madre comune.

Da tutto l’insieme del comportamento della Madonna all’atto della sepoltura di Gesù nel sepolcro, continua ad apparire chiaro il ruolo del Sacerdozio materno di Maria che «tiene le veci dell’Anima di Gesù nell’estinto di Lui Corpo», come scrive l’Abbatelli (p. 389), per continuare quell’offerta sacrificale di Lui finita con la sua agonia e morte sulla Croce. Non dimentichiamo, infatti, che, a quel punto, l’unica persona credente, sul Calvario, è soltanto Lei, la divina Madre Maria, che, perciò, con il suo Sacerdozio materno può appunto continuare l’offerta sacerdotale – pur non teandrica – di quel sommo olocausto che Gesù offriva a Dio sulla Croce fino a che era vivo e attivo nel suo Corpo.

Ma, «in che consiste l’ufficio sacerdotale – dice l’Abbatelli – che sulla salma di Gesù continua l’ardente Cuore della Madre? Consiste nei suoi soppressi lamenti e sospiri, nelle sue silenziose aspirazioni ed elevazioni. Consiste nel ripetere come eco fedele tutti gli atti interni emessi da Gesù nel suo patire e morire […]. Così Maria non smentisce mai l’augusto suo carattere nel sacrificare a Dio perennemente se stessa colFiglio che tiene sotto gli occhi ravvolto nel mortuario lenzuolo» (p. 380).

Intanto la Madonna è in ginocchio nel sepolcro, tutta adorante presso la salma di Gesù; ma la afflizione acuta espressa dal suo volto fa temere ai presenti – ossia, a san Giovanni evangelista, alla Maddalena, a Giuseppe d’Arimatea e a Nicodemo – che Ella possa venir meno da un momento all’altro per tale sofferenza che la stava dominando fino ad estenuarla, e perciò, essi, pur sapendo di straziarla, pregano la Madonna Santissima di voler lasciare il sepolcro, provando essi un dolore così acuto che, come dice san Bernardo, ormai «soffrivano di più per il dolore della Madre, che per la morte del Signore».

Chiediamo la grazia di avere anche noi quell’ardente dolore-amore verso la nostra divina Mamma Addolorata, e non mostriamoci così indolenti o, peggio ancora, indifferenti, senza alcuna gratitudine e riconoscenza verso Colei che ha immolato tutta se stessa con il Figlio per la nostra salvezza.

PREGHIERA CONSIGLIATA: Corona dei Sette dolori della Beata Vergine Maria

FONTE: Settembre, Mese dell’Addolorata, P.Stefano M. Manelli, 22 agosto 2013, © Casa Mariana Editrice.
(La traduzione, l’adattamento totale o parziale, la riproduzione con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm, i film, le fotocopie) nonché la memorizzazione elettronica, sono riservati per tutti i paesi.)

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