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29° giorno: San Gabriele dell’Addolorata

La devozione all’Addolorata si può dire che fosse la “devozione delle devozioni” per san Gabriele dell’Addolorata, che fu un incantevole giovane e un ammirabile Santo tra i “Passionisti”, fondati da san Paolo della Croce. Sembra che davvero san Gabriele dell’Addolorata concentrasse tutto il suo immenso amore alla Madonna, prediligendo il titolo di “Addolorata” fra tutti i titoli nobilissimi della Madonna.

Pregare l’Addolorata, meditare sull’Addolorata, parlare dell’Addolorata: per san Gabriele era un richiamo o uno stimolo “continuo”, si può dire, che gli occupava la mente e il cuore quasi senza interruzione, nei pochi anni della sua vita religiosa di Passionista. Si capiva bene che l’Addolorata, con i suoi dolori, era il suo rifugio e conforto, la sua forza e il suo sostegno, il suo bene e il «suo paradiso». In giorno di sabato, difatti, la comunità religiosa era solita meditare sul Paradiso e in uno di questi sabati, durante la ricreazione un compagno chiese a san Gabriele come avesse fatto la sua meditazione sul Paradiso. Il Santo rispose che aveva meditato sull’Addolorata, perché: «Il mio paradiso sono i dolori della cara Madre mia».
La sua devozione all’Addolorata era “tenerissima” in unione con la devozione verso la Passione e Morte di Gesù e verso la Santissima Eucaristia.

La Corona dei Sette Dolori di Maria era la sua piccola aiuola di preghiera giornaliera fervida e amorosa. Quando rifletteva sulle “sette spade” che trafiggono il Cuore della Madonna, pensava bene il Santo dicendo che «quelle spade che trafissero il suo purissimo Cuore sono da essa adoperate in nostra difesa. oh! Quanto è dolce e sicuro abbandonarci nelle sue mani!».

Non è possibile, inoltre, riferire il grandissimo numero di tanti piccoli atti di sacrificio e di offerta che il Santo faceva in onore dell’Addolorata di giorno in giorno, di ora in ora (evitare una curiosità, una comodità, una parola inutile, una compiacenza…).

Ogni occasione di rinuncia o di mortificazione era buona per lui ed egli non ne perdeva davvero nessuna per offrire alla dolce Mamma Addolorata qualsiasi sacrificio, piccolo e grande, cercando in tal modo di ripagarla dei tanti dolori e pianti da Lei offerti per la nostra salvezza.

Fervido appariva l’interesse di san Gabriele nei riguardi dell’Addolorata anche quando scriveva a casa le sue belle lettere, spesso infuocate del suo amore all’Addolorata con l’acceso desiderio di manifestare e comunicare anche agli altri il terribile martirio di dolore che l’Addolorata ha voluto soffrire per noi, per la nostra salvezza.

Ecco, infatti, come san Gabriele scrive in una lettera al suo caro papà, descrivendo con parole molto accorate l’amarissima soffererenza dell’Addolorata: «Ah! Che troppo Le costiamo, e sa ben Ella tra quali spasimi e dolori ci partorì sul calvario, che arrivò piuttosto a scegliere che il suo caro Figliuolo morisse svenato, attaccato con tre uncini sulla Croce […], anziché vedere in eterno dannate le anime nostre».

In queste espressioni di san Gabriele dell’Addolorata, molto efficaci, anche nella loro crudezza, è molto importante saper leggere il valore fortemente espressivo della Missione corredentiva di Maria Santissima, chiamata ad essere la cooperatrice diretta e immediata del Figlio nella universale Missione redentrice. Il mistero ineffabile dei dolori di Maria Corredentrice, in realtà, fa unità con il mistero della Redenzione universale da Dio affidata all’unico Redentore, Gesù il nuovo Adamo, e all’unica Corredentrice, Maria la nuova Eva, la quale di fatto, come si esprime anche il Vatricano II, sul Calvario, per la nostra salvezza, «soffrì profondamente col suo Figlio unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata» (LG 58).

San Gabriele parla espressamente dell’Addolorata quale «nostra Corredentrice», avendoci Ella maternamente rigenerati tutti sul Calvario fra i travagli di un parto che fu dolorosissimo per l’immensità dei nostri peccati da espiare, pagando anch’Ella con le sue sofferenze di Madre Corredentrice, unite alle sofferenze di Gesù, il Figlio Redentore, «servendo al mistero della Redenzione sotto di Lui e con Lui», come dice con precisione il Vaticano II (LG 56).

E l’amore tenerissimo di san Gabriele verso la divina Mamma Addolorata è stato così denso e fecondo di grazie che non può non alimentare in lui anche la salutare confidenza di potersi trovare, nel giorno del Giudizio, come egli stesso scriveva in una lettera, «sotto il manto della nostra Corredentrice Maria». Questa è la confidenza più preziosa che si guadagna con la filiale devozione all’Addolorata, secondo san Gabriele, e voglia perciò il caro Santo innamorare anche noi della dolce Madre Addolorata, nostra Corredentrice!

PREGHIERA CONSIGLIATA: Corona dei Sette dolori della Beata Vergine Maria

FONTE: Settembre, Mese dell’Addolorata, P.Stefano M. Manelli, 22 agosto 2013, © Casa Mariana Editrice.
(La traduzione, l’adattamento totale o parziale, la riproduzione con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm, i film, le fotocopie) nonché la memorizzazione elettronica, sono riservati per tutti i paesi.)

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