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30° giorno: San Pio da Pietrelcina

Il primo sacerdote stimmatizzato e canonizzato nella storia della Chiesa non poteva non essere maestro e modello di amore fervido alla divina Madre Maria, quale Addolorata Corredentrice per la nostra Redenzione. Fin da giovane, infatti, padre Pio da Pietrelcina sentì un trasporto speciale di devozione alla Madonna Addolorata, ammaestrato e spinto in particolare dagli esempi della vita ammirabile di san Gabriele dell’Addolorata, incantevole giovane frate Passionista, di cui egli volle leggere e meditare la vita con “gran desiderio”, insieme alla conoscenza e alla devozione che egli coltivò verso le due grandi Sante stimmatizzate, santa Veronica Giuliani, Clarissa cappuccina e santa Gemma Galgani, aspirante Passionista.

In tutta la sua vita, poi, padre Pio sperimentò l’efficacia dell’aiuto della Madonna Addolorata, soprattutto nelle molte prove e difficoltà che dovette subire nella sua lunga vita e ancor più nei frequenti assalti e combattimenti con gli spiriti infernali. Padre Pio, di fatto, non soltanto pregava lui stesso, e spesso, la divina Madre Addolorata con grande fervore, ma raccomandava di frequente, anche al suo padre spirituale, di pregare appunto l’Addolorata per lui, «affinché mi assistesse nelle ore di assalto di quei cosacci».

Nella sua straordinaria esperienza mistica della Passione e Morte di Gesù Crocifisso, poi, padre Pio si trovò talmente legato alla stessa missione salvifica dell’Addolorata da poter essere considerato quasi immerso e identificato ai suoi stessi dolori di Corredentrice. In una delle sue lettere, infatti, padre Pio parla delle numerose e terribili prove che sta soffrendo con dolori talmente indicibili che gli possono far scrivere queste parole, con riferimento agli stessi dolori della divina Madre Addolorata: «Adesso mi sembra di penetrare quale fu il martirio della nostra dilettissima Madre, il che non mi è stato possibile per lo innanzi. oh se gli uomini penetrassero questo martirio! Chi riuscirebbe a compatire questa nostra sì cara Corredentrice? Chi le ricuserebbe il bel titolo di “Regina dei martiri”?».

Non è difficile leggere in questo ammirabile testo di padre Pio la testimonianza diretta e drammatica dell’esperienza mistica della “presenza di identificazione” fra l’Addolorata Corredentrice e padre Pio da Pietrelcina, nella condivisione e compartecipazione dei dolori della Passione e Morte di Gesù Crocifisso per la Redenzione del genere umano. E padre Pio sa descrivere con rara efficacia l’asprezza e lo strazio di quella partecipazione e condivisione degli stessi dolori che sul Calvario patì l’Addolorata Corredentrice soffrendo fino alla “pietrificazione” delle sue lacrime: «o Dio – scrive infatti padre Pio con parole di fuoco –, che strazio io sento nel fondo di questo mio cuore! non ho dove posarlo. Potessi almeno avere la soddisfazione di sfogare questo interno martirio con le lagrime Il dolore è grande e me l’ha pietrificato. Adesso sì comprendo, o Gesù, perché la Madre tua ammirandoti sulla croce non pianse».

Ricco di questa sublime esperienza e vita mistica della “presenza di identificazione” con la divina Madre Corredentrice, padre Pio può scrivere anche alle anime da lui dirette verso la perfezione spingendole ad arrivare anch’esse a quell’unione con l’Addolorata che arricchisce l’anima dei beni più preziosi, ossia di quelle sofferenze patite soltanto per amore. «La vergine Addolorata – scrive ancora padre Pio – ci ottenga dal suo santissimo Figliuolo di farci penetrare sempre più nel mistero della croce ed inebriarci con lei dei patimenti di Gesù […]. La Santissima vergine ci ottenga l’amore alla croce, ai patimenti, ai dolori…».

Ad un’altra sua figlia spirituale, poi, padre Pio scrive e ribadisce ugualmente con chiarezza il suo augurio: «La vergine Addolorata vi ottenga dal suo santissimo Figlio il vero e sincero amore alla croce e di essa si inebri l’anima vostra». Ancora, ad un’altra figlia spirituale, padre Pio raccomanda con premura l’unione con l’Addolorata, la quale ha amato al sommo Gesù Crocifisso, soprattutto allorquando il dolore acerbissimo l’ha “impietrita”, senza avere più una lacrima da versare: «Tu ben sai, mia buona figliuola, che Maria rimase impietrita dinanzi al Figlio crocifisso, ma non puoi dire che ne fosse abbandonata. Anzi quando meglio l’amò di allora che soffriva e non poteva neppur piangere?».

Amare la croce, inebriarsi di essa, fino ad essere “impietrita”: questa è la ricchezza senza misura dell’amore-dolore dell’Addolorata Corredentrice e a questa ricchezza dobbiamo aspirare, liberandoci decisamente di ogni indolenza o mediocrità, per poter essere fatti anche noi partecipi di quell’«amore più grande di tutti» che ebbe l’Addolorata e che è l’amore di chi «sacrifica la propria vita per gli altri» (Gv 15,13).

PREGHIERA CONSIGLIATA: Corona dei Sette dolori della Beata Vergine Maria

FONTE: Settembre, Mese dell’Addolorata, P.Stefano M. Manelli, 22 agosto 2013, © Casa Mariana Editrice.
(La traduzione, l’adattamento totale o parziale, la riproduzione con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm, i film, le fotocopie) nonché la memorizzazione elettronica, sono riservati per tutti i paesi.)

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