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8° giorno: La Madre degli “esiliati”

Il dolore della Madonna e di san Giuseppe con Gesù Bambino durante la precipitosa fuga in Egitto e durante la permanenza in quella terra di esilio costituisce sicuramente un capitolo di dolore che si rinnova e prolunga nella storia degli uomini in ogni tempo, sia pure in forme diverse secondo i luoghi e le particolari circostanze.

Per questo si può ben dire che il capitolo della fuga in Egitto della Sacra Famiglia è da considerarsi un capitolo emblematico della vita di molti uomini costretti anch’essi, qua o là, a imboccare e percorrere le vie dell’esilio per sfuggire alla morte, per salvarsi da condizioni di travaglio o da situazioni di rovina, per l’una o per l’altra circostanza dolorosa. Non è difficile riflettere e comprendere, a questo proposito, che nella sofferenza della Sacra Famiglia in fuga verso l’Egitto, terra di esilio, vuole essere in certo senso contenuta ed espressa la sofferenza di ogni esiliato, resa però feconda di virtù e di meriti per l’offerta a Dio.

Possiamo pensare, perciò, che l’evento della fuga in esilio da parte della Sacra Famiglia vuole esprimere, nel suo dolore e nel suo travaglio, una realtà di grazia a sostegno della vicenda amara di ogni esiliato, affinché questi possa essere illuminato e impari a scoprire il valore che il dramma dell’esilio porta con sé, quando venga letto e compreso quale disegno di Dio per il compimento di un piano di salvezza. Infatti, così è avvenuto precisamente per Gesù Bambino, salvato, con l’esilio, dalla minaccia di morte violenta, secondo il progetto omicida di Erode per tutti i bambini di Betlemme, dai due anni in giù.

Gli eventi della fuga in esilio, lo sappiamo bene, sono stati presenti per tanti uomini o intere famiglie nel passato e sono presenti anche oggi, dopo duemila anni di Cristianesimo, agli inizi del nostro terzo millennio. Sono presenti in forme sempre drammatiche e molto spesso anche tragiche per le disgrazie della morte che colpiscono molti di coloro che sono costretti a mettersi sulla via dell’esilio oppure a restare nelle terre di esilio in condizioni di estremo disagio, magari ammalati, abbandonati e incompresi da tutti.

Pensiamo oggi, di fatto, ai drammi dei rifugiati, degli immigrati, degli emigranti, dei clandestini, dei perseguitati… È uno spettacolo di dolori di amarezze e di travagli senza numero. Molto spesso c’è tanta ingiustizia, tanta avversione, tanta incomprensione alla base di questi drammi per migliaia e forse milioni di persone sull’intero pianeta- terra. Manca la carità e la generosità, e quante volte, purtroppo, prevale soltanto il più duro egoismo e tornaconto e non poche volte è assente anche un minimo senso di “umanità” nei riguardi di questi sventurati uomini, donne, bambini – con non pochi anziani e ammalati! –, per i quali dovrebbe pur valere, soprattutto da parte dei cristiani, il comandamento divino che dice con lampante chiarezza di “fare agli altri ciò che vuoi sia fatto a te” (cf. Mt 7,12).

Quasi sempre la fuga o il rifugio in esilio comporta l’abbandono della casa con tutti i beni annessi e la perdita del lavoro quotidiano per sostentarsi, comporta la fame e la rovina della salute con malattie e malanni anche mortali, comporta la frantumazione della famiglia con le divisioni, le rotture, gli odii, le vendette… Quanto male noi uomini siamo in grado di farci fra di noi, colpendo crudelmente soprattutto i più deboli e indifesi, proprio quelli, cioè, che, invece, avrebbero più bisogno di soccorso per sopravvivere!

Nella fuga in Egitto si può ben dire che Maria Santissima, la Madre dell’umanità, ha vissuto in prima persona lo stesso dramma terribile di tanti suoi figli costretti all’esilio, e non si può dubitare che nel contenuto di grazia della sua dolorosissima fuga e permanenza in Egitto Ella abbia accolto e fatta propria ogni altra fuga in esilio insegnando a tutti la necessità di sostenerla e superarla portando sempre con sé il Signore, come Ella lo portava con immenso amore, tenendosi sempre stretti a Lui con la preghiera e con la fiducia in Lui senza limiti: Egli solo, infatti, può donare a tutti la pace anche in mezzo alle tribolazioni, alimentando la speranza viva di un avvenire migliore per la vita del corpo e dell’anima.

La preghiera all’Addolorata, per questo, è stata ed è la preghiera più confortante da parte di coloro che sono costretti dolorosamente all’esilio, bisognosi, quindi, di sostegno e di speranza: non si può restare delusi da Colei che, di fatto, fu costretta a portare in salvo, con la fuga e l’esilio in Egitto, il suo Figlio «Primogenito» (Rm 8,29) e che può portare in salvo, con la fuga e con l’esilio, anche gli altri suoi figli. Ricorriamo con fiducia a Lei, affidandoci a Lei, così come lo stesso Gesù Bambino era tutto affidato a Lei.

PREGHIERA CONSIGLIATA: Corona dei Sette dolori della Beata Vergine Maria

FONTE: Settembre, Mese dell’Addolorata, P.Stefano M. Manelli, 22 agosto 2013, © Casa Mariana Editrice.
(La traduzione, l’adattamento totale o parziale, la riproduzione con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm, i film, le fotocopie) nonché la memorizzazione elettronica, sono riservati per tutti i paesi.)

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