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8 novembre: La mia morte (4)

“Morte improvvisa”, “cremazione”, “eutanasia”: queste sono le tre “piaghe” del­ la morte che possono portare alla perdizione eterna dell’anima se non ci si difende da esse con impegno serio e grande prudenza. Cer­chiamo di ri flettere e meditare attentamente su ognuna di queste tre “piaghe”.

“Morte improvvisa”

Dalle statistiche mondiali più accredita­te si sa che ogni giorno, sul pianeta Terra, muoiono circa 300.000 persone, delle quali circa 90.000 muoiono all’improvviso (per infarto, arresto cardiaco, caduta o inci­dente mortale…).
Di qui la necessità di non commette­re mai peccati mortali, poiché si potrebbe morire anche nel compiere l’atto del peccato mortale, senza avere il tempo di ricorrere al sacramento della Confessione. Come fare, però, con le morti improvvise?… Che cosa succede a queste 90.000 persone morte all’improvviso?…
La risposta è unica: se le persone si tro­vano in grazia di Dio (ossia senza il pecca­to mortale nell’anima) sono sicuramente salve dall’Inferno. Se invece si trovano in stato di peccato mortale nell’anima, pur­troppo toccherà a loro la perdizione eterna nell’Inferno.
Di qui – ripetiamo – la necessità di tro­varsi sempre, in ogni luogo e in ogni momen­to, con la grazia di Dio nell’anima, poiché nessuno ci assicura che oggi stesso noi non facciamo parte di quelle 90.000 persone che muoiono all’improvviso. Qui vale sem­pre l’invocazione della Chiesa: «A subitanea morte, libera nos Domine» (così si prega nelle Litanie dei santi).

Situazione drammatica…

Per questo, è stata ed è grande la pru­denza della Chiesa che raccomanda a tutti i suoi gli la Confessione frequente (almeno “settimanale”), per garantirsi al massimo la custodia della grazia divina nell’anima, in ogni caso di morte improvvisa. Ma quale è, invece, la situazione drammatica nella Chie­sa Cattolica di oggi?…
È la situazione – più tragica che dram­matica – del “crollo” della Confessione, come a ermava già, con tristezza, il papa Benedetto XVI. Ormai, infatti, la confessione si fa… ogni mese, oppure ogni… due­-tre-­quattro mesi, o soltanto a Pasqua e a Natale…, per cui realmen­te tanti­-tantissimi cristiani, di fatto, vivono costantemente in peccato mortale, non tro­vando facilmente neppure confessori disposti a confessare! Come si salveranno mai costoro, in caso di morte improvvisa?… Morte improv­visa e in peccato mortale: è proprio “Tragedia più tragedia!…”.
Ma c’è un qualche rimedio?…
­ Sant’Ambrogio ci raccomanda: «Niente allontana così potentemente dal peccato, quanto il pensiero della morte».
­ Sant’Agostino ci fa riflettere: «Vivere male e sperare di fare una buona morte è grande presunzione».
­ San Bernardo ci dice: «Giacché la morte in ogni tempo può togliervi la vita, in ogni tempo siate apparec­chiati a riceverla».
­ San Francesco di Sales ci sfida: «Io vi permetto di peccare se prima farete un quarto d’ora di meditazione davanti al teschio di un morto».
­ Santa Margherita Alacoque ci ricorda le parole del Sacro Cuore di Gesù che dice: «Il mio Cuore conce­derà la grazia della penitenza finale a quelli che si comunicheranno ogni primo venerdì del mese per nove mesi consecutivi».
­ La Serva di Dio Lucia di Fatima ci assicura che «la Madonna pro­mette la salvezza finale a chi fa la pratica dei primi sabati del mese per cinque mesi consecutivi».

“Cremazione”

La Chiesa ha sempre proibito la c r e ­ m a z i o n e del cadavere per rispetto al cor­po del cristiano che è «tempio di Dio» (1Cor 3,16), chiamato alla “resurrezione” finale nella valle di Giosafat, per la sua riunione all’anima nell’eterna beatitudine del Paradi­so di Dio o nell’eterna dannazione dell’Infer­no di satana e dei suoi satelliti.
Sant’Agostino insegna che i corpi dei defunti che hanno menato una vita giusta e virtuosa si debbono venerare, perché il loro spirito si è servito santamente del corpo per compiere opere di edificazione e di bene, a nostro ammaestramento.
Oggi, è vero, la Chiesa non vuole né esorta o raccomanda la cremazione, ma soltanto la “permette” e ad una condizione chiarissima, ossia «se tale scelta non mette in questione la fede nella resurrezione dei corpi» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2301).
La cremazione dei cadaveri, in realtà, può anche essere una triste necessità dovu­ta a guerre, catastrofi , pestilenze… e si sa che era un fatto assodato fra i popoli primitivi e selvaggi, legati ai loro riti più o meno idola­trici o esoterici… Attualmente, anche la Chie­sa Cattolica può ammettere la “cremazione” dei cadaveri (forse per ragioni di spazio nei cimiteri), ma sempre ad una precisa e ferma condizione, ossia alla condizione che non si intende mai, con la “cremazione” del cada­vere, mettere in dubbio o negare la verità di Fede della “resurrezione” della carne nell’ul­timo giorno del grande Giudizio universale.
Pensiamo, infatti, al prezioso valore delle visite al cimitero, dove si va a prega­ re presso le tombe dei propri cari, ornate di ori, con i ricordi vivi che suscitano insieme alla fiducia nella loro salvezza e anche nella loro preghiera per noi presso Dio.
Pensiamo, ancora più, al valore significativo della liturgia della Santa Messa che si celebra per il defunto (magari al cimitero, presso la tomba) al terzo giorno dalla mor­te (“in die tertio”), che vuole simboleggia­re la Risurrezione di Gesù dopo tre giorni dalla morte e ancora la Santa Messa al set­timo giorno (“in die septimo”) che indica la speranza del riposo eterno del defunto (a richiamo del riposo di Dio dopo la Creazio­ne: «Et requievit die septimo»: Gn 2,2). Non bisognerebbe mai perdere questa ricca tra­dizione di grazia della Liturgia cattolica per le salme dei nostri cari defunti, custodite e venerate nei cimiteri.

“Eutanasia”


L’eutanasia è un altro grave atten­tato alla vita umana. Ad evitare sofferenze dure e lunghe, infatti (malattie dolorose, gravi e inguaribili, difetti dolorosi fisici o psichici non curabili…), oggi si vuole ricor­rere allo stroncamento della vita per mezzo di medicinali o altro che non facciano soffri­re. Se non si vuol capire il valore trascenden­te della vita e della sofferenza è chiaro che l’uomo, di fronte alle grandi sofferenze, ha soltanto la scelta del suicidio, per se stesso, e dell’omicidio per gli altri.
La legge grande della santità, invece, è questa: meglio soffrire per conformarsi a Gesù Crocifisso amando Lui e salvando le anime dei peccatori e infedeli.
L’uomo è soltanto depositario e usufrut­tuario della propria vita. Il malato è sempre persona umana che non può rinunciare al suo diritto di vivere, poiché ha il dovere di raggiungere il ne dell’essere, voluto da Dio nel crearlo. E la volontà di Dio – lo sappia­ mo – è la santificazione di ogni uomo (cf 1Ts 4,3) per andare in Paradiso, e per il Paradiso le sofferenze aiutano moltissimo!

Santa Madre Teresa di Calcutta…

** Santa Teresa di Calcutta combatté per tutta la vita contro l’aborto, la contrac­cezione, l’eutanasia! Ella spese l’intera sua vita nel salvare la vita di tanti bambini e adulti, ammalati, moribondi, barboni e disperati, dicendo loro: «Voi, malati incu­rabili… vivete ogni giorno crocifissi con Cri­sto. Voi con la vostra preghiera innaffiate il nostro lavoro e ci aiutate ad offrire ad altri la forza di lavorare».
Per questo, come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, «qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l’eutanasia diretta consi­ste nel mettere ne alla vita di persone han­dicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile». E quindi, «un’azione oppure un’omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo sco­po di porre fine al dolore, costituisce un’ucci­sione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L’errore di giudizio nel quale si può essere incorsi in buona fede non muta la natura di quest’atto omicida, sempre da con­ dannare e da escludere» (n. 2277).

Non offendere Dio…

Che cosa dire oggi degli Stati che han­no approvato o vogliono approvare la legge assassina dell’eutanasia, svilup­pando ancora di più, in tal modo, la mor­tifera “cultura della morte” del regno di satana, moltiplicando quindi gli omicidi con la morte data agli handicappati e agli ammalati gravi inguaribili?…
Durante la guerra mondiale, un sol­dato ferito subì l’amputazione della gam­ba con cancrena, pus e delirio abituale che annunciavano ormai la vicinanza della morte. Il cappellano confessa l’in­fermo ferito e lo assolve, ma, poco dopo, il ferito chiede al cappellano: «Padre, non si potrebbe farmi subito morire, sen­za offendere Dio?…».
Il cappellano gli rispose subito: «No, figlio mio!», e gli parlò subito di Gesù Crocifisso che abbandona la sua vita nel­le mani del divin Padre, e concluse dicen­do: «Bisogna rassegnarsi in Lui, come Gesù!».
Il ferito alzò gli occhi verso il cappel­lano e disse con coraggio: «Va bene, mi rassegno!».

 

 

FONTE: I “Novissimi”. Meditazione per ogni giorno del mese di novembre, P.Stefano M. Manelli, ottobre 2016, © Casa Mariana Editrice.

(La traduzione, l’adattamento totale o parziale, la riproduzione con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm, i film, le fotocopie) nonché la memorizzazione elettronica, sono riservati per tutti i paesi.)

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