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Castità nel Matrimonio?

Salve, sono una vostra abbonata. Sono sposata da 4 anni ed ho due bimbi piccoli. Vi volevo chiedere come si devono comportare marito e moglie per vivere da veri cristiani… mi spiego meglio… avendo già due figli al momento l’arrivo di un terzo causerebbe delle difficoltà, quindi per “evitare” una gravidanza, ci asteniamo dai rapporti, ma è giusto? Un sacerdote mi ha detto che per la buona riuscita di un matrimonio, la sessualità non è da trascurare, per cui mi ha consigliato il preservativo o il coito interrotto, ma io sapevo che costituiscono un peccato quindi non me la sento… e mi ha detto di agire secondo coscienza… cioè se riteniamo giusto non avere un altro figlio, sono mezzi che si possono usare. Poi i metodi naturali… l’avere rapporti quando non si è fertili, non è come dire “non voglio un figlio ” al pari di chi usa il preservativo o la pillola? Se la chiesa ammette solo questi metodi, ci sono strumenti sicuri per poter valutare i giorni non fecondi tenendo anche conto che uno spermatoZoo può fecondare l’ovulo anche uno o due gg dopo il rapporto? lo vorrei vivere da cristiana, ma ho una gran confusione… aiutatemi! Grazie.  – Lettera anonima 

Gentile Signora, mi meraviglio molto che un sacerdote abbia potuto consigliarle di violare la Legge di Dio, cioè la trasgressione palese del Sesto Comandamento del Decalogo. Secondo la Dottrina comune accettata dalla Chiesa, «in sextu [cioè nel Sesto Comandamento] non est parvitas materiae», cioè non vi sono peccati leggeri. Questo è spiegabile perché anche un minimo moto volontario dell’animo riguardo alla sessualità può accendere una reazione a catena di istinti e di sentimenti che può portare a orrende manifestazioni esterne del peccato, senza più controllo da parte del soggetto. Quindi è bene sedare il peccato e la tentazione sul nascere e non alimentarli.

Certamente il Matrimonio è l’istituzione creata da Dio per vivere degnamente la sessualità, la quale però, per disegno divino, è ordinata, cioè orientata, alla procreazione. L’atto sessuale non è quindi il fine principale, è uno dei fini principali, del Matrimonio come spesso si intende erroneamente oggi anche da molti uomini di Chiesa. Questo non significa che gli sposi, quando si devono astenere dal rapporto sessuale, o per motivi sanitari (ad esempio: la malattia di un coniuge) o perché non possono più avere figli, non debbano lo stesso ed intensamente amarsi ed essere affettuosi ed intimi tra loro.

Certamente si può vivere un’affettività ed una intimità diverse dalla sessualità “strictu sensu”. Ci sono mille modi per manifestarsi affetto e benevolenza senza per forza percorrere la via del rapporto sessuale e suoi surrogati. C’è soprattutto la preghiera e la vita spirituale, cioè la grazia di Cristo, che dovrebbe unire i coniugi cristiani molto più che non l’unione fisica, spesso intrisa anche di malcelata ricerca di piacere fine a se stesso. Due coniugi anziani ad esempio, che non possono più avere rapporti, è frequente che si vogliano più bene, perché il loro amore, vissuto nella fede, è ormai puramente spirituale, si vogliono l’uno per l’altro un bene più grande, celeste, divino. Lo stesso bene che voleva Madre Teresa a tutti i suoi poveri o San Pio da Pietrelcina a tutti i suoi figli spirituali. Certo ci vuole un cammino di fede per comprendere questo, ma se lei e suo marito siete devoti della Vergine Immacolata, come l’abbonamento a questa rivista sembra lasciar pensare, il Suo aiuto e il Suo conforto vi aiuterà certamente a vivere degnamente e serenamente anche la castità coniugale…

Circa i metodi naturali di controllo della fertilità femminile, certamente ci sono dei periodi nella donna, non sempre facilmente individuabili, per cui il rapporto sessuale in questi periodi è per sua natura infecondo. La Chiesa ha riconosciuto il non-progetto di fecondità da parte di Dio su questi rapporti, che quindi sono comunque leciti, se non ricercati con malizia. Tuttavia qui si entra nel campo della spiritualità. Questi rapporti mai al cento per cento si possono prevedere senza eccezione come infecondi. Ciò vuol dire che Dio si riserva sempre Lui la facoltà di decidere, anche se ci fosse solo un margine di 0,1 % di possibilità di rimanere incinta per la donna in questi periodi. Dunque è bene avere rapporti nei periodi che si presumono con un’alta percentuale di infecondità, con una certa tranquillità circa l’esito infecondo, ricordandosi però di essere sposi cristiani, e che quindi… è sempre Cristo a decidere, nonostante il pensiero umano, e un bambino concepito in questi periodi non dovrebbe essere considerato “un errore” o “uno scandalo”, ma pur sempre un dono infinito di Dio.

FONTE: Il Settimanale di Padre Pio; 16.3.2014

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Commenti

  1. Maria Ede Silvi

    Grazie x questo articolo sulla castità coniugale. Esattamente come la signora..e stessa risposta da molti sacerdoti. Accusata da mia madre di non adempiere i doveri coniugali. Invece io mi sento proprio come avete risposto voi. Il matrimonio prosegue, dopo quasi 8 anni dall ultima gravidanza. Siamo sereni. Io ho capito che quando sposi in uomo, una donna, sposi anche Gesù e a prescindere dalle abitudini se Lui viene escluso dalla vita matrimoniale questa andrà a morire. Impossibile amare davvero il proprio coniuge se non attraverso l amore di Gesù. Impossibile accettarlo se non lo di guarda con gli stessi occhi d amore con cui lo guarda Gesù. Vita sacramentale e Stato di Grazia cercato, voluto, desiderato, sono fondamentali piuttosto che macchinazioni umane per mantenere viva la vita di coppia. La vita di una coppia è Cristo che intercede. Lo sto capendo vivendolo sulla mia pelle.

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