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Commento al Vangelo: V Domenica di Pasqua 2014

Signore, facci vedere il Padre e ci basta

Gli apostoli erano rimasti turbati e sconvolti da quello che Gesù aveva loro detto che sarebbe stato con loro solo per poco, e che l’avrebbero cercato, ma non avrebbero potuto seguirlo dov’Egli sarebbe andato allora.

Il loro turbamento era tanto più profondo, in quanto sembrava loro che svanissero d’un tratto tutte le speranze che avevano concepite, e gli ideali che avevano sognati. Speravano ancora che Gesù avesse dovuto trionfare clamorosamente e politicamente dei nemici d’Israele, e inaugurare un regno glorioso, nel quale essi avrebbero avuto posti eminenti; speravano che questo dovesse presto avverarsi, e pregustavano forse, fantasticamente, la confusione che avrebbero avuta i suoi nemici; ora, il sentir parlare di tradimento, e implicitamente di morte, li turbava e disorientava. Per questo Gesù, rincuorandoli, disse: Il vostro cuore non si turbi, abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me; cioè: abbiate fede in Dio che saprà compiere le sue promesse, ed abbiatela anche in me che non vi lascerò delusi nella speranza che avete riposta in me.

Al dolore per la mancata realizzazione delle loro speranze e dei loro sogni si univa, negli apostoli, quello per essi anche più penoso della separazione dal loro amatissimo Maestro. Le sue parole, infatti, erano un annuncio di prossima morte, ed essi pensavano, angosciati, che non l’avrebbero più visto. Per questo Gesù soggiunse che Egli se ne andava per preparare loro il posto, perché nella Casa del Padre suo c’erano molte dimore. Se non fosse così soggiunse –, ve l’avrei detto, cioè mi sarei licenziato da voi definitivamente; ma io verrò di nuovo, vi prenderò con me, e sarete anche voi dove io sarò.

Come padre amoroso, per non scoraggiarli, prospettò l’epilogo del loro pellegrinaggio ed il premio che avrebbero avuto un giorno, ma certo questo epilogo di gioia non sarebbe avvenuto né presto né senza lunghe e penose prove, delle quali, tante volte, aveva parlato loro, e delle quali dava l’esempio, e perciò soggiunse: Voi sapete dove io vado e ne sapete la via. Non volle parlar esplicitamente del cammino della croce, ma si richiamò con una sola espressione a quello che tante volte aveva detto, per non disorientarli in quel momento di angoscia. Tommaso prese l’espressione di Gesù in senso materialmente letterale e, immaginando che Gesù volesse fare un viaggio lontano, disse: Signore, noi non sappiamo dove tu vada, e come possiamo conoscerne la via? Con una parola sublime, Gesù gli rispose, aprendo all’umanità un orizzonte magnifico di ascensioni, e disse: Io sono la via la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per me. Egli è la via, l’unica via di salvezza, perché con i suoi meriti riconcilia gli uomini con Dio, li muove con la sua grazia, li illumina e li dirige con i suoi esempi e con la sua dottrina.

Egli non traccia solo la via della salvezza, ma è la via della salvezza, di modo che nessuno può andare a Dio se non per Lui, incorporandosi a Lui, e lasciandosi portare da Lui.

La via è un tratto immobile che congiunge due termini lontani. Napoli, per esempio, è lontana da Roma, e nessuno, stando in questa città, può trovarsi a Roma. La via congiunge questi due luoghi, e rappresenta il prolungamento dell’uno verso l’altro. La via partecipa, quindi, dei due luoghi che congiunge: Roma-Napoli e Napoli-Roma.

Gesù Cristo è Dio e uomo, e congiunge in sé questi due termini infinitamente distanti; chi va a Lui Redentore, si avanza verso Dio, e a misura che più si stacca da sé e più si congiunge a Lui, più si trova vicino a Dio e più lo raggiunge. La perfezione è, in fondo, un progredire in questa unione d’amore, un perdere di vista sempre più se stesso, ma congiungersi maggiormente a Lui, fin quasi a combaciare col punto di arrivo cui Egli ci porta.

Gesù Cristo è la verità prima ed essenziale, poiché è l’infinita ed eterna sapienza, conoscenza sostanziale e infinita del Padre. Dio è colui che è; è la verità, l’unica verità dalla quale dipendono tutte le altre, l’unico assioma infinitamente vivente. Chi va a Dio deve conoscerlo per amarlo, e non può conoscerlo fuori di Gesù Cristo che ce lo rivela in tutte le verità che ci annuncia. Noi non siamo capaci di conoscere l’eterna verità senza di Lui, e non possiamo quindi ascendere a Dio, conoscendolo e apprezzandolo sopra tutte le cose che unendoci a Gesù Cristo con una pienissima fede.

Gesù Cristo come Dio è la vita per essenza, e come uomo è la causa meritoria della vita soprannaturale che ci viene comunicata per mezzo della grazia e della gloria.

Egli ci vivifica, e da Lui dobbiamo attingere la vita, comunicandoci di Lui.

Gesù Cristo è la via che ci porta a Dio, la luce che illumina la via, la forza che la fa percorrere. È la vera Via delle ascensioni umane, è la vera sapienza dell’intelletto nostro, ed è la vera vita delle nostre attività e del nostro cuore. Per Lui si nasce soprannaturalmente e si percorre la via dell’eternità; per Lui si ha, diremmo, l’uso della ragione soprannaturale, e si conosce la verità; per Lui e in Lui il cuore viene vivificato ed ama Dio sopra tutte le cose.

Credere in Gesù com’Egli è veramente

Il discorso di Gesù Cristo, certo, era difficile per gli apostoli, ma non era per loro difficile constatare la soprannaturalità delle opere che Egli compiva; essi, dunque, potevano capire che Egli era Dio e come tale era una cosa sola col Padre, consustanziale a Lui. Il ripetere Gesù due volte: Non credete che io sono nel Padre e il Padre è in me?, mostra chiaramente che Egli aveva loro dato tanta luce che avrebbero potuto e dovuto credere. Gesù Cristo stabiliva un fondamento indispensabile a chi vuole seguirlo, credergli ed essere vivificato da Lui, a chi vuole averlo come via, verità e vita, a chi gli si dona interamente perché Egli viva in lui ed operi in lui, e questo fondamento indispensabile è il credere in Gesù com’Egli è veramente, l’apprezzarlo come merita, e il riguardarlo non come il termine o l’oggetto di un sentimento naturale qualunque, ma come vero Dio, le cui parole sono divine, e divine le opere.

È in questa luce soltanto che deve vedersi in Lui la via che ci conduce, la verità che ci illumina e la vita che ci vivifica.

Gesù non ci traccia solo un ideale, non ci parla come un maestro terreno, non appaga solo un nostro vago desiderio di elevazioni spirituali; Egli ci mostra la via dell’eternità, la via che ci porta a Dio, ci rivela le verità divine e assolute, e ci vivifica con la sua stessa vita nei Sacramenti, e specie nell’Eucaristia. È solo così che Egli può vivere in noi e noi in Lui, e che la nostra miseria può essere come sostituita dalla sua ricchezza. Perciò, con mirabile e profondissimo nesso logico, nel suo stile divinamente sintetico, Egli soggiunse: In verità, in verità vi dico: Chi crede in me farà anch’egli le opere che io faccio, e ne farà maggiori di queste, perché io vado dal Padre.

Io me ne vado, e continuo la mia azione in voi e nella Chiesa; voi, credendo in me, cioè uniti a me che vi vivifico, farete ciò che io ho fatto, e opere anche maggiori, com’è maggiore la pianta che sboccia dalla semente e cresce in albero maestoso. Non sarete più di me, evidentemente, ma farete per me opere maggiori di quelle che ho fatte io, domandandole al Padre nel mio nome, cioè per la mia gloria. Voi le domanderete al Padre per glorificarmi, ed io opererò in voi per glorificare il Padre; e se voi domanderete a me qualcosa nel mio nome, per glorificarmi, io la farò, per glorificare il Padre con la mia gloria che è sua gloria, perché io sono sua infinita ed eterna glorificazione.

Il discorso di Gesù, come si vede, raggiunge qui altissime vette, e ci apre un mirabile orizzonte di santità che solo i santi hanno intuito e seguito per sua grazia. Egli non parla di qualunque preghiera fatta al Padre o a Lui nel suo nome, cioè semplicemente invocandolo, per avere grazie temporali, o qualunque grazia spirituale; è importantissimo capirlo. Egli parla di quelle grazie che ci uniscono a Lui e lo donano a noi che lo rendono operante in noi e ci fanno dare a Lui come strumenti della gloria di Dio e della sua gloria; Egli ci dischiude l’orizzonte magnifico della soave schiavitù d’amore che, dandoci a Gesù interamente, fa che Egli compia in noi opere maggiori di quelle fatte nella sua vita mortale, elevandoci ad altissima santità per la gloria di Dio, e compiendo in noi e per noi anche opere straordinarie, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio.

Questo, Egli l’ha fatto e lo fa nella Chiesa, organismo ammirabile, via degli uomini per la vita eterna, verità che li illumina, e vita che li vivifica per la gloria di Dio, di Gesù Cristo, suo Figlio, e dello Spirito Santo; questo Egli l’ha fatto nei santi e vuol farlo in ogni fedele; tutto sta, da parte nostra, a crederlo per quel che è, e a donarci a Lui perché Egli ci guidi, ci illumini e ci vivifichi.

Don Dolindo Ruotolo, (Gv 14,1-12)

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