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Commento al Vangelo – XXXIII Domenica del TO 2015

I segni delle grandi tribolazioni

La fine dei tempi sarà caratterizzata da tribolazioni sociali che imporranno di fuggire precipitosamente; le guerre che si succederanno saranno guerre di sterminio e, per mettersi in salvo, occorrerà fuggire senza indugio in luoghi deserti.
Questo, oggi si capisce bene, quando si pensa alle incursioni degli aeroplani, alle bombe incendiare o asfissianti, e alla guerra cosiddetta batteriologica, fatta con la diffusione di microbi pestilenziali. Vi saranno, inoltre, mestatori di popoli, falsi profeti di nuove ideologie che cercheranno di indurre all’apostasia tutti, anche i più fedeli cristiani. Di questi falsificatori della vita noi vediamo già come le avanguardie, nei pretesi creatori di nuovi ordini sociali. Negli ultimi tempi, questi scellerati si moltiplicheranno e culmineranno nell’anticristo, il più perfido e il più astuto di tutti.

L’ultima parte del discorso di Gesù riguarda solo la distruzione del mondo mediante lo sconvolgimento di tutte le forze della creazione: il sole si oscurerà, forse perché comincerà a raffreddarsi; la luna non darà la sua luce perché non la riceverà dal sole e avrà solo riflessi e bagliori di sangue; cadranno le stelle dal cielo, cioè si sconvolgeranno, e faranno cadere bolidi infiammati sulla terra, consumandola col fuoco. Allora avverrà la risurrezione dei morti, verrà dal Cielo il Redentore con grande potenza e gloria per giudicare tutti gli uomini e, con l’ultima sentenza di benedizione o di condanna eterna, terminerà la scena di questo mondo.

Gli apostoli avevano domandato a Gesù quando sarebbero avvenute la distruzione del tempio e la fine del mondo; ma il Redentore, a questa domanda, non rispose, dicendo che il giorno e l’ora di quelle catastrofi erano noti solo al Padre. È evidente che Egli, come Dio, lo sapeva, essendo una sola cosa col Padre, ma come uomo poteva dire d’ignorarlo, perché il computo del tempo della giustizia finale non sta nelle possibilità umane, dipendendo dall’intreccio di tutte le responsabilità occulte dell’umana coscienza e dell’umana libertà. Solo Dio che guarda dall’alto, e al quale tutto è manifesto, può valutare quando le iniquità umane raggiungono l’estremo limite, e fanno traboccare il peso della giustizia.

La libertà umana, infatti, può influire sugli eventi della storia e può affrettarli o ritardarli; una sola azione buona può arrestare un castigo, e una sola iniquità può darvi l’ultima spinta; ciò che succederebbe in quest’anno può essere trasportato in un altro o in tempi lontani per l’intreccio di un’azione libera che interferisce gli eventi.

Ora, se si tiene presente il numero stragrande degli uomini dal principio del mondo ad oggi, e gl’innumerevoli intrecci della loro azione, delle loro responsabilità, e dei loro meriti, se si pensa al coordinamento di queste azioni con tutto l’ordine morale e fisico dell’universo, si capisce che il calcolo del giorno e dell’ora di avvenimenti definitivi nella storia di un popolo o in quella del mondo può farlo solo Dio.
I segni prossimi o remoti della fine del mondo in particolare, possono distare anche secoli dall’evento, quando qualche anima privilegiata, controbilancia con azioni sante il tracollo della giustizia.

È uno dei tratti delicati della divina provvidenza.

Così si spiega come, in tante epoche della storia, si è creduto di veder i segni della fine del mondo, senza che nulla sia avvenuto dopo. È impressionante che, fin dai tempi di san Gregorio Magno, si parlasse della fine del mondo come di evento vicino, ed è impressionante che lo stesso santo ne parlasse con convinzione; non è improbabile che allora gli eventi realmente precipitassero, e che le preghiere della Chiesa l’abbiano ritardato. Non è cosa che può sembrare strana, ma è cosa che deve farci essere pensosi, considerando che noi abbiamo sul capo questa spada di Damocle.

Gesù Cristo ci esorta ad essere attenti, a vigilare e a pregare perché questo interessa all’anima nostra. Gli eventi li regola il Signore, e conoscerli anticipatamente con certezza potrebbe anche essere per la nostra malizia un pretesto o un’occasione di maggiore spensieratezza. L’incertezza angosciosa che in ogni secolo può determinarsi sull’imminenza della fine può spingerci più facilmente a pensare ai beni eterni, e a distaccare l’anima da tutto quello che è vana illusione della vita del mondo.

Chi può convergersi, fino a dimenticare l’anima nelle stesse discipline della vita presente che appaino ideali? Arte, scienze, lettere, dominio, monumenti grandiosi che cosa sono di fronte all’eternità?

Vale la pena affannarsi tanto nelle cose della vita, quando si sa che esse periscono? Dobbiamo, sì, compiere la missione che Dio ci ha assegnata, dobbiamo operare per la sua gloria, ma non possiamo farci assorbire talmente dalle idealità terrene da trascurare quelle eterne.

Chi potrebbe essere così stolto da consumarsi per fare un’opera d’arte con una materia che si disfa? Le opere dello spirito rimangono in eterno; quelle della materia periscono, e quelle del tempo fugace sono vanità; dobbiamo, dunque, nell’operare, tener presente la fine di tutto, per fissare il nostro pensiero al Fine ultimo della nostra vita.

Don Dolindo Ruotolo, Mc 13,24-32

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