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Educhiamoli ad essere umili

“Un giorno ero andato a visitare Don Bosco – raccontò il conte Carlo Conestabile; – lo trovai al suo scrittoio che leggeva una noterella, su cui erano scritti alcuni nomi.

– Ecco qui – mi disse Don Bosco – alcuni dei miei bricconcelli la cui condotta lascia a desiderare.

Io non conoscevo che imperfettamente i metodi educativi di Don Bosco, e gli domandai se avrebbe inflitto qualche punizione a quei ragazzi colpevoli.

– Nessuna punizione – mi rispose. – Ma ecco quel che farò. Costui per esempio (e m’indicò uno dei nomi) è il più monello di tutti, benché abbia un cuore eccellente.

Andrò a trovarlo in tempo di ricreazione e gli chiederò notizie della sua salute; mi risponderà senza dubbio che è ottima. “Dunque, sei soddisfatto di te, ragazzo mio?” gli dirò allora. Resterò un po’ stupito, poi abbasserà gli occhi arrossendo.

Allora con accento affettuoso insisterò: “Suvvia, figliuolo, tu hai qualche cosa che non va; se il corpo è in buona salute, è forse l’anima che non è contenta? È molto tempo che non ti sei confessato?”. Dopo pochi minuti questo ragazzo sarà già al confessionale, e sono quasi certo che non avrò mai più a dolermi di lui”.

Il conte Carlo Conestabile commentava di avere scoperto in quelle parole un segreto educativo. Don Bosco educava i ragazzi all’umiltà, attraverso il grande sacramento dell’umiltà che è la Confessione.

I ragazzi, come tutti gli uomini del resto, hanno un estremo bisogno di umiltà. L’atto proprio dell’umiltà consiste nell’abbassarsi davanti a Dio e davanti a quanto vi è di Dio in tutte le creature.

Occorre perciò insegnare ai ragazzi a essere umili perché l’umiltà arricchisce, spalanca il cuore e la mente a comprendere tante cose. Tutti cominciano dallo stesso grado di miseria e di ignoranza; perfino il genio parte da nozioni acquisite dagli altri.

Mozart prese il tema della ouverture del suo Flauto magico da una sonata di Clementi. Bach traeva materiale di ispirazione dalla musica di Corelli. L’opera di un uomo è frutto di quanto è stato fatto prima di lui.

Occorre insegnare ai ragazzi a essere umili mettendosi prontamente a disposizione degli altri. L’umiltà è soprattutto servizio. L’umiltà non va chiedendo in giro quale sia l’atto gentile da fare; lo compie d’istinto.

Occorre insegnare ai ragazzi che essere umili non vuol dire avvilirsi. È vera umiltà il ricominciare sempre da capo, nonostante tutte le cadute e tutti gli scivoloni.

Occorre insegnare ai ragazzi che umiltà vuol dire “godere del successo e della riuscita degli altri”. È l’unica maniera per non farsi portare fuori rotta dall’invidia, così istintiva in tutti.

Diceva Don Bosco: “Chi è umile sarà sempre amato da tutti: da Dio e dagli uomini”.

FONTE: Educhiamo come DonBosco, EditriceSalesiana

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