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Educhiamoli a ringraziare

Il 24 giugno 1877, festa di san Giovanni Battista, l’Oratorio di Valdocco appariva tutto mobiliato per festeggiare l’onomastico di Don Bosco. A pranzo con Don Bosco sedevano un vescovo argentino e un canonico.

Al momento del brindisi irruppe nella sala un menestrello in costume medievale e cantò versi in onore di Don Bosco e del vescovo.

Gli applausi scrosciarono. Mentre il menestrello si chinava di 80 gradi in tutte le direzioni, il canonico gli si avvicinò e gli porse una lira. Il menestrello ringraziò prese la moneta e saltellando la portò a Don Bosco.

Ma era per te – osservò il canonico. – Eccotene un’altra. Tienila.
Il menestrello l’afferrò e saltellando la portò di nuovo a Don Bosco.
Perché non l’hai tenuta per te? – domandò incuriosito il canonico.
Noi siamo tutti di Don Bosco – ribatté candidamente il menestrello. – Gli dobbiamo riconoscenza.

Quel menestrello si chiamava Carlo Gastini. Ancora ragazzo, rimasto solo al mondo, era stato raccolto da Don Bosco e portato all’Oratorio, dove era cresciuto allegro e felice. Don Bosco l’aveva avvolto di tanto amore, e il ragazzo aveva sentito sbocciare in sé spontaneamente la riconoscenza. Gastini, fatto adulto, ricordava che Don Bosco era solito ripetere questa frase come un ritornello: “Gli ingrati noi li compiangiamo perché sono infelici”.

Costa così poco dire grazie. La riconoscenza è una delle più alte espressioni dell’amore. Ma va educata e instillata nell’animo dei fanciulli.

Genitori ed educatori devono insegnare ai ragazzi a esprimere la loro riconoscenza con le parole. Una parola di gratitudine, un grazie detto bene, produce in chi riceve e ascolta una misteriosa impressione di gioia, di felicità, di espansione.

Bisogna educare i ragazzi a mostrarsi riconoscenti contraccambiando con la preghiera. Il pregare per la persona che ci ha fatto del bene è una maniera finissima di ricambiarla.

Bisogna educare i ragazzi a dire il loro grazie con una lettera. Alcune volte la viva voce non sa esprimere a sufficienza la gratitudine del cuore. Basta allora una semplice lettera con un grazie scritto: serve a riscaldare il cuore di chi lo legge.

Bisogna educare i ragazzi a ringraziare Dio mattina e sera. Dio è Padre, Signore e Creatore. Luigi Bromfield scrisse questa stupenda preghiera di ringraziamento: “O Signore, ti ringrazio del dono di vivere in un modo pieno di bellezza.

Ti ringrazio della gioia della musica, dei figli, del pensiero, delle conversazioni che gli altri, dei libri, del sorriso che splende su un volto, del riso di un bimbo… Ti ringrazio di tutte queste cose e di tante altre ancora. Ma soprattutto ti ringrazio della gente, della sua bontà e comprensione, che sovrastano infinitamente l’invidia, gli inganni e i raggiri”.

FONTE: Educhiamo come DonBosco, EditriceSalesiana

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