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Foglietti parrocchiali…

Caro Settimanale, ieri mi sono recata a Messa in una Chiesa nella quale non vado di solito e ho trovato un espositore con dei foglietti, sussidi in otto facciate che sviluppano in maniera divulgativa alcuni temi fondamentali riguardanti la vita umana cristianamente ispirata. Ne ho presi alcuni e nelleggerli sono rimasta alquanto basita. Ce n’è uno sul divorzio dove è scritto che è possibile per i divorziati risposati «un cammino di coscienza che permetta di riavvicinarsi ai sacramenti». Cioè praticamente una sorta di valutazione e autoassolvimento individuale. In un altro sul matrimonio è detto che ci si può sposare in chiesa senza essere battezzati purché si sia d’accordo sui quattro fondamenti del matrimonio cristiano: fedeltà, indissolubilità, apertura alla vita e alla libertà e che si rispetti la fede del congiunto e il suo desiderio di allevare i figli nella fede cristiana! lo sapevo che per sposarsi in Chiesa bisogna anche essere Cresimati, per questi non è necessario nemmeno il Battesimo! Padre, non mi pare una cosa di poco conto. Dal momento che sono diffusi in tantissime chiese d’Italia, pensi il danno che possono fare presso i fedeli già abbondantemente disorientati. Ma è possibile che all’interno della Chiesa Cattolica ormai ognuno faccia e dica quello che vuole?  – Maria Giuseppa Q. 

Davanti al marasma della Fede di oggi che lei ha subito colto nelle parole melliflue ma ambigue che esaltano la debolezza della coscienza piuttosto che la crescita e la forza morale a cui è chiamato un cristiano proprio in un foglietto diffuso in una Parrocchia, deve essere felice di conservare ancora una santa chiarezza di coscienza per giudicare con rettitudine ciò che è bene e ciò che è male: vuol dire che la fede in Cristo, ricevuta nel Battesimo, è ancora ben forte e radicata dentro di lei.

Non si può infatti ammettere come giusto che un divorziato risposato, che non si sia almeno pentito del suo gesto e che quindi abbia cambiato vita, possa essere ammesso ai Sacramenti. Le parole di Gesù Nostro Signore su questo punto sono molto chiare nel Vangelo: «Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio» (Le 16,18). L’unico «cammino di coscienza» come si esprime quel foglietto divulgativo che lei cita, che sia ammissibile davanti a Dio per un divorziato risposato è un cammino di conversione: dal peccato alla grazia, dal disordine di un rapporto matrimoniale illegittimo all’astensione della vita “more uxorio“, oppure anche alla separazione. In casi diversi non è lecito, neppure secondo il Magistero ed il Catechismo di oggi (cf. CCC 1650), ammettere divorziati risposati alla Comunione sacramentale.

La stessa cosa si deve dire del Matrimonio, che non è assolutamente legittimo se celebrato da due che non sono battezzati. Può essere senz’altro un matrimonio naturale, un matrimonio civile, ma non religioso, perché il Matrimonio religioso suppone la fede e la fede la si riceve solo per mezzo del Battesimo secondo le parole del Signore: «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo» (Mc 16,16). È assurdo pensare che due coniugi desiderino un matrimonio con tutti i principi cristiani non essendo loro stessi dei cristiani, cioè non essendo battezzati. O essi sono in un cammino battesimale, cioè sono catecumeni e quindi hanno già i germi della fede, oppure sono pagani e «non comprendono le cose dello spirito» (1Cor 2,14), quindi neanche i principi, i valori e le finalità del Matrimonio cristiano.

FONTE: Il Settimanale di Padre Pio; 9.3.2014

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