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I due testimoni dell’Apocalisse

Si dice che i due testimoni del capitolo 11 dell’Apocalisse fossero gli apostoli Pietro e Paolo perché ebbero il coraggio di portare il Vangelo nella capitale dell’Impero Romano che allora era considerata il centro del male. Il nome della bestia infatti era considerato l’imperatore romano, il nome 666 sarebbe un nome d’uomo: con i caratteri ebraici traspare da esso il nome di Nerone. È possibile questa interpretazione solo storica del testo oppure il linguaggio ispirato si apre anche ad altre interpretazioni più spirituali?
– Marco F. –

Ci sono molte interpretazioni dei famosi “due testimoni”, la più accreditata delle quali dai Padri antichi sarebbe quella di Enoc ed Elia, gli unici due personaggi dell’Antico Testamento che sarebbero stati “assunti” in Cielo con il loro corpo e quindi in procinto di ritornare alla fine dei tempi per aiutare la Chiesa a sostenere la battaglia finale contro l’ anticristo.

Questo però non impedisce di credere che vi siano altre interpretazioni, anche più umili dei due testimoni. Non per niente san Francesco mandò i suoi frati a due a due in missione nel mondo. Li mandò «come pecore in mezzo ai lupi», forse pensando alle grandi sofferenze che avrebbero dovuto subire, in riferimento al mondo sempre ostile al messaggio del Vangelo, come lo sarà poi nella svolta finale della storia quando il demonio e tutti i suoi affiliati, tra cui l’anticristo, saranno definitivamente sconfitti.

«Allora il beato Francesco li radunò tutti insieme, e dopo aver parlato loro a lungo del Regno di Dio, del disprezzo del mondo, del rinnegamento della propria volontà, del dominio che si deve esercitare sul proprio corpo, li divise in quattro gruppi, di due ciascuno e disse loro: “Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo e annunciate agli uomini la pace e la penitenza in remissione dei peccati; e siate pazienti nelle persecuzioni, sicuri che il Signore adempirà il suo disegno e manterrà le sue promesse. Rispondete con umiltà a chi vi interroga, benedite chi vi perseguita, ringraziate chi vi ingiuria e vi calunnia, perché in cambio ci viene preparato il regno eterno”» (1Celano, 12,29).

Ovviamente tra le tante interpretazioni dei “due testimoni” rientrano anche i due grandi apostoli Pietro e Paolo proto-martiri della Fede nella Chiesa di Roma. Per loro il riferimento storico è più diretto, se è vero che il nome simbolico dato alla bestia (l’anticristo) è 666 (cf. Ap 13,16-18) cioè la traslitterazione in numeri del nome in ebraico di Nerone (QSRNRON=Caesar Nero). È certo che proprio sotto l’impero di Nerone morirono i due santi Apostoli.

Con questo in ogni dittatura antica e moderna ci sono stati spettacolari gesta di martiri cristiani che in compagnia o da soli hanno avuto il coraggio e la gloria di dare il proprio sangue per Cristo, in suprema testimonianza d’amore al Padre, ad imitazione di Cristo. il martirio infatti, lo dice la parola greca, è sempre testimonianza, la massima testimonianza, quella più alta sulla terra, propria dei due testimoni dell’ Apocalisse che rivivono in tutti i santi che offrono la loro vita per il Signore.

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