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Maggio mese di Maria: 21° giorno

LA CONFESSIONE

Il Sacramento della Confessione sta tutto nella parabola del Figliol prodigo (Lc 15,11-24).
Il peccato, il pentimento, il perdono: l’uomo che pecca, il peccatore che si pente, Dio che perdona. Sono tre realtà concatenate dalla misericordia di Dio.
La Confessione è il rimedio del peccato, è il conforto del peccatore, è l’abbraccio di Dio al figlio che ritorna. Non c’è Sacramento più umano di questo, perché segue l’uomo e lo solleva dalle sue debolezze e miserie quotidiane, presentandogli ogni volta il paterno volto di Dio Padre, che è felice di perdonare i figli, perché li vuole salvi: «Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta dalla sua condotta e viva» (Ez 33,11).

«A chi rimetterete…»

Il perdono dei peccati ci viene da Dio, ma solo attraverso i suoi ministri sulla terra: i Sacerdoti. Ad essi Gesù ha lasciato il suo mandato: «A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi, e a chi li riterrete saranno ritenuti» (Gv 20,33). Soltanto i Sacerdoti, quindi, possono assolverci dai peccati.
Quante volte? Sempre, purché si sia disposti. Nessun limite alla misericordia di Dio (Mt 18,22). «La misericordia divina è così grande – ha scritto san Giovanni Crisostomo – che nessuna parola può esprimerla e nessun pensiero concepirla…». Perciò sant’Isidoro ha potuto affermare con sicurezza: «Non vi è delitto così grande, che non possa essere perdonato nella Confessione».
Sia benedetto Dio nella sua infinita misericordia!
Che dire poi della gioia della Madonna, quando ci accostiamo al Sacramento della Confessione? Proprio Lei, l’Immacolata, la tutta splendente di candore e di grazia, non può che amare immensamente questo sacramento che annulla il peccato e fa splendere le anime dei suoi figli. Certamente ogni Confessione è una grazia della Maternità di Maria, che vuol vedere le anime dei suoi figli somiglianti a Lei, per la gioia di Gesù.

«Madonna mia, basta…»

La beata Angela da Foligno, da giovane, una volta, si era confessata male, tacendo alcuni peccati per vergogna. Si trascinò avanti così per diverso tempo, vivendo tra rimorsi crudeli, turbamento e infelicità. Un giorno, finalmente, si scosse; si gettò ai piedi di un’immagine della Madonna e la supplicò singhiozzando: «Madonna mia, basta, io non voglio più vivere così! Oggi stesso dirò tutto al mio confessore…». Ed ebbe la grazia di farlo. Era ora! Andò avanti, poi, con una vita di penitenza tremenda, che l’aiutò potentemente a trasformarsi fino al vertice delle più alte esperienze mistiche.
Non dubitiamo mai e non esitiamo a correre dalla Madonna per ottenere la grazia della Confessione. «La buona confessione è la base della perfezione», diceva san Vincenzo de’ Paoli. Dalla Confessione si parte e si riparte per le più alte imprese dello spirito. E viceversa: la diminuzione e l’assenza della Confessione fa camminare all’indietro verso la «strada spaziosa e comoda che mena alla perdizione» (Mt 7,13).

«Se ti accusi, Dio ti scusa»

Sembra incredibile, eppure sono molti i cristiani che non apprezzano e rifuggono dal Sacramento della Confessione. Non avrebbero che da guadagnare, e invece non se ne curano affatto. Sono pronti ad andare dal medico per ogni piccolo malessere del corpo; trascurano, invece, la salute della propria anima come se fosse uno straccio!
Forse ignorano i grandi benefici del Sacramento o lo considerano soltanto nel suo aspetto più penale: l’accusa delle proprie miserie. È necessario invece considerare i grandi frutti positivi che la Confessione ci dona, riconciliandoci «con Dio e con la Chiesa», come insegna il Catechismo (n. 1484).
Nella vita di sant’Antonio di Padova si racconta che un giorno un grande peccatore andò a confessarsi dal Santo, dopo avere ascoltato una sua predica. Il pentimento del peccatore era così vivo che gli impedì di parlare per i continui singhiozzi. Sant’Antonio allora gli disse: «Va’, figlio, scrivi i tuoi peccati poi ritorna».
Il penitente andò, scrisse i peccati su un foglio, tornò dal Santo e gli lesse la lista delle colpe. Quale non fu la sorpresa, però, quando alla fine della lettura si accorse che il foglio era tornato bianco, senza più traccia di scrittura! Ecco il simbolo dell’anima che torna pura nella Confessione.
Dice sant’Agostino: «Quando l’uomo scopre i suoi falli, Iddio li vela; quando li nasconde, Iddio li scopre; quando li riconosce Iddio li dimentica».
Ancora più efficace è san Francesco d’Assisi con questa breve frase: «Se tu ti scusi, Iddio ti accusa; se tu ti accusi, Iddio ti scusa». Del resto, continua sant’Agostino, «è preferibile sopportare una leggera confusione dinanzi a un sol uomo, che vedersi coperto d’indicibile vergogna dinanzi a innumerevoli testimoni nel giorno del Giudizio».
Questo stesso pensiero lo diceva spesso san Pio da Pietrelcina ai suoi penitenti. Ed è così.

I tre quadri

Per questo san Carlo Borromeo, prima di confessarsi, si fermava a meditare su tre quadri che aveva fatto mettere nella sua Cappellina.
Il primo quadro rappresentava l’inferno, con i reprobi straziati orribilmente: ciò serviva a incutere un salutare timore.
Il secondo quadro rappresentava il Paradiso, con i beati estasiati di gioia; ciò gli infondeva una carica di impegno a evitare il peccato per non perdere il Paradiso.
Il terzo quadro raffigurava il Calvario con Gesù Crocifisso e l’Addolorata: ciò gli riempiva il cuore di dolore vivissimo per le sofferenze causate a Gesù e a Maria con i peccati, eccitandolo al più fermo proposito di fedeltà e di amore.
Confessarsi così significa non solo purificarsi dalle colpe, ma arricchirsi e crescere ogni volta nella vita di grazia. E pensare che san Carlo Borromeo si confessava ogni giorno!

Confessarsi ogni settimana

Se ogni Confessione è un tesoro di grazia perché lava la mia anima nel Sangue di Gesù, purificandola «dalle opere di morte» (Eb 9,14), è chiaro che bisogna approfittarne con grande interesse e frequenza!
Ogni quanto confessarsi? La norma aurea della vita cristiana è la Confessione settimanale.
Molti Santi, è vero, si confessavano più volte alla settimana, e anche ogni giorno: così facevano san Tommaso d’Aquino, san Vincenzo Ferreri, san Francesco di Sales, san Pio X… Ma se noi non siamo capaci di tanto, non dobbiamo però far passare la settimana senza lavarci santamente nel Sangue di Gesù. Come era puntuale alla Confessione almeno settimanale san Massimiliano M. Kolbe!
Proponiamoci seriamente anche noi questa norma e teniamoci fedelmente: ogni Confessione è una grazia della Madonna, Madre della misericordia! E se Ella a Lourdes e a Fatima ha tanto raccomandato la penitenza, ricordiamoci che la più grande e salutare penitenza è quella sacramentale: la Confessione frequente.
Soprattutto, però, dobbiamo confessarci al più presto quando avessimo la disgrazia di commettere un peccato mortale. Non contentiamoci dell’atto di dolore, e non azzardiamoci a fare la Comunione senza esserci prima confessati perché faremmo solo un sacrilegio orrendo: «si mangia la propria condanna», grida san Paolo (1Cor 11,29). E sarebbe davvero follia andare a fare un sacrilegio, avendo a disposizione il Sacramento della misericordia. La Madonna non lo permetta mai!

Fioretti 

*Proposito di confessarsi ogni settimana. 
*Chiedere perdono di tutte le Confessioni fatte male. 
*Meditare la parabola del Figliuol prodigo (Lc 15,11-32).

FONTE: Maggio mese di Maria, P.Stefano M. Manelli, © 2010 Casa Mariana Editrice, 2010
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La traduzione, l’adattamento totale o parziale, la riproduzione con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm, i film, le fotocopie) nonché la memorizzazione elettronica, sono riservati per tutti i paesi.

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