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Maggio mese di Maria: 26° giorno

L’OBBEDIENZA

L’obbedienza è la virtù che ci spinge a sottomettere la nostra volontà a quella di Dio e a quella dei superiori, che rappresentano Dio.
La prima obbedienza è dovuta a Dio, nostro Padre e Creatore. «Del Signore è la terra e quanto contiene» (Sal 23,1). Se siamo sue creature e suoi figli, dobbiamo a Lui ogni obbedienza creaturale e filiale. «Tutte le creature ti servono» (Sal 118,91).
L’obbedienza a Gesù è legata alla Redenzione. Egli ci ha riscattati con il suo Sangue; perciò gli apparteniamo, siamo suoi e dobbiamo obbedire ai suoi divini voleri: «Non siete più vostri, perché siete stati comprati a caro prezzo» (1Cor 6,20).
L’obbedienza ai superiori è legata al fatto che essi sono i rappresentanti di Dio. Sappiamo bene che Dio non ci governa direttamente, ma attraverso i suoi delegati, che fa partecipi della sua autorità. «Non c’è autorità che da Dio» (Rm 13,2). Per questo la disobbedienza ai superiori è sempre una disobbedienza all’autorità di Dio: «Chi resiste all’autorità resiste all’ordinamento voluto da Dio, e coloro che resistono si procurano da se stessi la dannazione» (Rm 13,1).
Gesù adopera un’espressione ancora più forte e anche più precisa: l’obbedienza ai superiori mette in rapporto diretto con Lui: «Chi ascolta voi ascolta me… chi disprezza voi disprezza me» (Lc 10,16).
Le obbedienze che hanno operato miracoli e le disobbedienze che li hanno impediti sono la conferma della parola di Gesù.
Quando san Giuseppe Cottolengo seppe che c’era un bel numero di suore ammalate, e che non si sapeva come fare per il servizio della Piccola Casa, diede ordine senz’altro che le suore si alzassero per il servizio della Casa. Le suore si alzarono e si trovarono guarite. Una sola non volle alzarsi per timore, e non guarì e poi finì anche fuori dell’Istituto.
Quando san Francesco d’Assisi e santa Teresa d’Avila nelle estasi ricevevano qualche comunicazione, erano pronti a rinunziare a tutto, se il superiore decideva in modo diverso, perché nella parola del superiore c’è la presenza di Dio senza inganno, mentre nella visione o nella locuzione c’è sempre un margine di incertezza.

Superiori… discoli

È chiaro che i superiori debbono esercitare l’autorità solo come delegati di Dio, e quindi non debbono mai comandare ciò che è contro la legge di Dio: non possono essere delegati di Dio quando comandassero il peccato o non lo impedissero (mentire, rubare, abortire, bestemmiare…). In questi casi essi sono delegati di satana: e non possono e non debbono essere obbediti. In tutti gli altri casi, però, bisogna obbedire, anche quando l’obbedire pesa o ripugna. Anche quando chi comanda fosse odioso e fazioso: «Servi obbedite ai padroni anche discoli» (1Pt 2,18).
Nella vita di santa Geltrude si legge che per un certo periodo ebbe una superiora di umori piuttosto difficili. La Santa pregò il Signore perché la facesse sostituire da un’altra più equilibrata.
Ma Gesù le rispose: «No, perché i suoi difetti l’obbligano ad umiliarsi ogni giorno davanti a me; d’altronde la tua obbedienza non è stata mai tanto soprannaturale come in questo tempo».

«Un mistero di fede»

È chiaro che anima dell’obbedienza è la fede soprannaturale. San Massimiliano M. Kolbe diceva che «l’obbedienza è un mistero di fede». Soltanto chi sa vedere nel superiore il rappresentante di Dio sa obbedire e sa di abbracciare la Volontà di Dio, anche quando costa, anzi, soprattutto allora, perché la vera virtù dell’obbedienza è quella che si esercita nel sacrificio: Gesù stesso, dice l’apostolo, «imparò dalle sofferenze l’obbedienza » (Eb 5,8). Quante volte tocca obbedire in silenzio a cose dolorose! Durante la Passione, Gesù, invece di difendersi o farsi difendere, «taceva» (Mt 26,63)!
San Domenico Savio, ragazzo diligente e studente bravissimo, viene accusato falsamente al maestro di una brutta monelleria. Il maestro, sorpreso, è costretto a riprenderlo severamente. Domenico tace! Quando il maestro scopre la verità, chiama Domenico e gli chiede perché abbia taciuto. «Per due motivi – disse. Perché se avessi detto chi era il vero colpevole sarebbe stato espulso dalla scuola, giacché non è la prima volta che sta in difetto, mentre per me si trattava dell’unica volta. Inoltre, ho taciuto perché anche Gesù, accusato dinanzi al Sinedrio, taceva».
Chi non ricorda l’episodio doloroso capitato a san Gerardo Maiella? Calunniato in modo infame, venne castigato severamente da sant’Alfonso. Gli fu tolta la Santa Comunione, venne trasferito e trattato come un peccatore. E lui taceva, e obbediva.
Quando si scoprì la verità, sant’Alfonso poté dire che questo doloroso episodio bastava da solo a garantire la santità straordinaria di san Gerardo.
L’obbedienza ha crocifisso Gesù – «obbediente fino alla morte» (Fil 2,8) – e Gesù taceva e pregava. L’obbedienza ha crocifisso i Santi e anch’essi tacquero e pregarono, come Gesù.

La Vergine obbediente

La Madonna ci ha dato l’esempio ineguagliabile dell’imitazione di Gesù anche nell’obbedire. Le prime pagine del Vangelo di san Luca si aprono con il «Fiat» della Madonna all’angelo Gabriele (Lc 1,38). Ella obbedì umilmente all’inviato, al rappresentante di Dio, accettando cose umanamente inconcepibili – come la concezione verginale del Verbo Figlio di Dio e la Maternità Divina – e cose dolorose fino alla più tremenda tragedia per una madre: offrire il proprio Figlio all’assassinio!
La Madonna fu obbediente anche all’ordine di Augusto per il censimento (Lc 2,1-5); obbedì alla legge della presentazione e purificazione (Lc 2,21-4); obbedì a fuggire in Egitto (Mt 2,13-15); obbedì a tornare dall’Egitto a Nazaret (Mt 2,19-23). La ritroviamo infine sul Calvario a consumare nell’angoscia più spaventosa il suo «Fiat» (Gv 19,25) come Corredentrice universale. L’obbedienza sul Calvario fu proprio «la spada che le trapassò l’anima» (Lc 2,35).
Obbedienza alla Volontà di Dio, senza riserve: «Faccio sempre ciò che piace a Lui» (Gv 8,29). Questo è l’atteggiamento del vero obbediente, garantito dall’obbedienza dolorosa amata come quella gaudiosa, pur fra gli spasimi della natura: «Non la mia, ma la tua volontà si faccia» (Lc 22,12).

Cacciati fuori…

Quando san Giuseppe Calasanzio venne calunniato e perseguitato dai suoi stessi discepoli; quando, vecchio e infermo, venne imprigionato e portato nei tribunali; e quando alle soglie della morte, venne espulso dalla Congregazione e dovette vedere la Congregazione devastata per ordine dello stesso Vicario di Cristo, egli curvò il capo e accettò questa catena di strazi, mormorando: «ora e sempre sia benedetta la santissima volontà di Dio».
Quando sant’Alfonso de’ Liguori, vecchio ottantenne, venne calunniato da uno dei suoi figli, e fu espulso dalla Congregazione dallo stesso Papa, egli – il grande, l’appassionato, l’innamorato difensore del Papa – superava lo strazio mortale gridando a se stesso con la fronte a terra, ai piedi dell’altare: «Il Papa ha ragione, il Papa ha ragione!…».
Questa è l’obbedienza che crocifigge, come crocifisse Gesù alla Croce. Il santo è colui che si lascia crocifiggere. Noi invece, quanti espedienti, quanti compromessi, quante scappatoie… per evitare ogni peso e ogni fastidio che l’obbedienza ci porta. Ma se facciamo così e impossibile amare, perché «se mi amate – dice Gesù – osservate i miei comandi» (Gv 14,15), anche se dolorosi.

Fioretti 

*Meditare la Passione e Morte di Gesù. 
*Offrire la giornata per i Superiori. 
*Chiedere alla Madonna la virtù eroica dell’obbedienza.

FONTE: Maggio mese di Maria, P.Stefano M. Manelli, © 2010 Casa Mariana Editrice, 2010
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