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Marzo: Mese di San Giuseppe – 16° Giorno

stellamatutina-san-giuseppe-con gesùNella pazienza è la perfezione dell’opera. Ciac. 1, a.

 

 

1. Giuseppe è paziente.
San Paolo quando fa l’elogio della carità, mette, prima tra le sue doti, la pazienza. «La carità è paziente…».
Si può amare senza esser pazienti? L’ amo­re non è forse, tra gli uomini, una lunga pa­zienza? Amare qui sulla terra è, per molta parte, sinonimo di soffrire.
Giuseppe non sfugge alla legge comune. Il suo amore di privilegio per Gesù e per Maria dà a lui un diritto: quello di soffrire per essi, e di soffrir tanto di più quanto più grande è il pegno affidatogli.

2. E nel patire trova la sua ricompensa.
Una mamma non cederebbe a nessuno il diritto di soffrire per il suo figliuolo: chi ama si stringe al cuore la sofferenza come il più grande tesoro.
Ma quando si soffre per Dio stesso, che è tutto l’amore e tutta la bontà, che è l’oceano sterminato di ogni bene, che è la méta di tutti i sospiri, che sarà il beato coronamento di ogni più santa aspirazione, allora, davvero, io dico pena e dir dovrei sollazzo.
È un onore, è una dolcezza, è una gioia, è un regalo. «Di più, Signore, di più, ancora di più ». È il linguaggio dei Santi. E Giuseppe e grandissimo santo.

3. Siamo pazienti come Giuseppe.
Esser pazienti in compagnia del caro Pa­triarca significa riconoscere che la sofferenza ha una profonda importanza tra i valori cri­stiani; significa meditare che se Giuseppe ha sofferto per Gesù, Gesù soffriva già da bam­bino e si preparava a soffrire, sino alla morte di croce, per tutti.
Oggi tra cristiani si deve dire che chi non vuol soffrire non ama, non ama Cristo e non ama neppur se stesso.
La sofferenza è ricchezza di meriti, è pe­gno di purificazione.
Giuseppe, così dolcemente paziente e pur così giusto, tu mi vuoi far comprendere che dopo il peccato la sofferenza è un tratto d’amore della divina Provvidenza, che ci vuol salvi; è particolarmente un tratto di delica­tezza da parte di Gesù che ci vuol con Lui almeno presso la sua croce, per averci con Lui beati nei secoli eterni.
Grazie, per avermi aperto gli occhi del­l’anima.

LETTURA
Il padre Faber dà san Giuseppe come mo­dello alle anime devote dell’infanzia di Gesù. «Tuttavia – egli dice – questa devozione non è stata per lui senza amarezza. Infondo al presepio c’era la croce. Il dolce Bambino è un crocifisso vivente. Dopo i primi timori di Giuseppe in rapporto a Maria, sino al gior­no in cui egli s’è addormentato dell’ultimo sonno sui ginocchi di Gesù, la sua vita è sta­ta una continua sofferenza. La sua morte è stata realmente un martirio. Giuseppe era consumato dal suo amore per il santo Bam­bino».

FIORETTO
Sopporterò pazientemente le noie e la noia della giornata.

GIACULATORIA
Specchio di pazienza, prega per noi.
Il cuor con giubilo aprì al dolore: la croce mediti del Salvatore.

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