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Marzo: Mese di San Giuseppe – 24° Giorno

stellamatutina-san-giuseppe-con gesùIl Signore prova colui che Egli ama. Ebr., 12,6.

1. La mortificazione di Giuseppe.
Come dice la etimologia della parola, dob­biamo rendere come morto il nostro corpo, la nostra parte materiale, se vogliamo che lo spirito metta, per così dire, le ali. Composti di anima e di corpo, noi corriamo pericolo di affogar l’anima nella materia, con eterno dan­no dello spirito.
Perché, ad accogliere il Figlio di Dio umanato, il Signore sceglie la povera casa di Giuseppe e di Maria? È evidente. Gesù viene per ricondurre l’uomo a Dio: ora è la soffe­renza, la povertà, il disprezzo che guidano al Signore… Le ricchezze e le soddisfazioni son beate in loro stesse. Ma per quanto?
Giuseppe è contento della sua povertà, è lieto di guadagnarsi il pane sudando, è soddi­sfatto di quel che gli basta per vivere.

2. Anche Gesù vive di mortificazione.
Se Giuseppe avesse potuto sentire il peso della sua condizione così povera, la presenza di Gesù sotto il suo tetto sarebbe stata per lui vittorioso aiuto contro la tentazione.
Vedere il Figliuolo di Dio partecipare alla sua amara vita, voleva dire per lui trovare dolce il suo pane, soave il suo lavoro, desiderabile la sua povertà. Fa così bene, quando ci si ama, dividere insieme le gioie e i dolori, e, forse, i dolori più delle gioie.
Giuseppe ha sentito il gusto squisito della mortificazione.

3. E noi?
È molto utile che ce lo domandiamo, per non buttar via la vita nella ricerca di beni caduchi. La maggior parte degli uomini han­no il torto di credere alla materia piuttosto che allo spirito, al tempo piuttosto che all’eter­nità. Ma se il padre putativo di Gesù ha avuto come retaggio la pena, la fatica, la povertà, la ristrettezza, invece che le soddisfazioni del danaro, dei piaceri e della gloria, da qual par­te starà la verità, la parte migliore?
O amabile san Giuseppe, ho già fatto anch’io la mia -scelta: voglio anch’io mor­tificarmi per non dar morte all’anima mia, e meritare un giorno le ricompense di Gesù. Fa’ ch’io gusti le reali se pur recondite dol­cezze della rinunzia e non mi arresti giam­mai all’amarezza del loro primo incontro.
Tu mi sei protettore paziente: non ti stan­care di ripetermi la divina lezione.

LETTURA
«La paternità di san Giuseppe è attiva… – leggiamo ancora in Mons. Gay – Egli deve reggere quelli che protegge, egli deve nutrire quelli che regge. Questa grave opera della Provvidenza che consiste nel governare il mondo e che lo spirito non intravede senza essere rapito d’ammirazione, quest’opera è senza dubbio meno ammirabile che il gover­no e la condotta del Salvatore e della sua san­ta Madre. Certo, la luce delle divine perfe­zioni brilla di un vivissimo fulgore nel regi­me dell’universo visibile, ma avvicinata allo splendore nel quale appaiono le stesse perfe­zioni del solo Verbo incarnato e di questa donna che l’ha messo al mondo, questa luce non è più che un’aurora, una pallida aurora.
Ora Giuseppe entra senz’altro di pieno dirit­to, come principe, come capo, come padre nel governo umano della vita di Gesù e di Ma­ria. Egli è perciò il sacramento cosciente, vi­vente, credente, operante in questa saggez­za, di questa potenza, di questa bontà che si chiama Provvidenza e della sua azione più eccellente che è la direzione quaggiù del Fi­glio di Dio fatto uomo e di colei che lo segue passo passo, dacchè l’ha partorito…
Se il Papa è il Vicario di Cristo, Giusep­pe, solo, tra tutte le creature, è il Vicario di Dio».

FIORETTO
Cercherò di non lasciarmi vincere dall’amor proprio, che spesso mi fa ingrandire le cose spiacevoli.

GIACULATORIA.
Mi hai dato la protezione della tua forza.
Chi ti perseguita tifa più santo, poiché all’Altissimo offri d tuo pianto.

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