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Marzo: Mese di San Giuseppe – 25° Giorno

stellamatutina-san-giuseppe-con gesùNon cerco la mia volontà. Giov.. 5. 80.

1. Giuseppe fu rassegnato.
La rassegnazione è virtù cristiana, a patto che sia intesa a dovere. Non è rassegnazione lasciarsi andare pigramente e passivamente ai nostri difetti o al capriccio delle circostanze e neppure delle persone; rassegnazione è la forza serena che ci fa accettare, come dalle mani di Dio, tutto quel che di laborioso e di doloroso troviamo nel corso della vita, sia frutto della malizia altrui o anche nostra, sia portato degli avvenimenti ai quali dobbiamo sottostare.
È rassegnazione riconoscere volentieri e con sottomissione la volontà di Dio par­tecipata a noi da quelle cose o persone che ne sono in qualche modo i messaggeri.
San Giuseppe fu rassegnato così.

2. Accettò la sua vita come voluta da Dio.
Non avrebbe potuto lagnarsi col Signore per le prove a cui fu subito sottoposto non appena il Verbo si fece carne? Non poteva do­mandare un ordine di cose meno amaro e meno rischioso? E sì che per il Signore era cosa della massima semplicità, anche senza bisogno di cambiar nulla ai suoi piani… Giu­seppe non vi pensò neppure. Dio fa bene quel­lo che fa.
Non ci son che gli stolti e i malvagi che si permettono di criticare i disegni di Dio. E con quali frutti? Se riflettessero meglio!

3. La rassegnazione è sapienza.
Precisamente perché essa è regolata dal­l’amore. Se si pensa che Dio dispone le cose con peso e misura e soprattutto con infinita bontà come si potrà soltanto esitare dinanzi alla volontà del Signore? Lasciamolo fare. Quando, nel giorno dei giorni, nella luce sen­za macchia, potremo riandare la nostra pic­cola esistenza terrena, dovremo sorridere delle nostre incertezze e dei nostri scarti. Quanto siamo piccini! E quanto grande Giuseppe, nella sua semplicità!
O santo Custode del Signore, padre e compagno suo nell’amarezza della sua vita, quant’è soave la tua dolcezza di accettazione e come sapiente! E però quanta pace serena nel tuo cuore generoso, quanto conforto nel­la quotidiana fatica, quanta delizia nell’ap­provazione del tuo divino Protetto!
Accetto fin d’ora con cuore riconoscente quel che il Signore permetterà a mio riguar­do: so che egli non vuole che il bene dell’ani­ma mia.

LETTURA
Il celebre padre Gioacchino Ventura, in uno dei suoi panegirici di san Giuseppe, scrive: «La Madre del Messia doveva avere uno sposo; ma uno sposo che, consentendo ad unirsi a Maria in nodo di santo e legittimo matrimonio, fosse deciso ad osservarvi la continenza: uno sposo vergine, che di sposo avesse la realtà senza esercitarne il diritto. Ma dove trovarlo uno sposo sì fatto, non dico già in tutto il mondo idolatra, ma nella stes­sa nazione giudaica, sola adoratrice del Dio vero: presso la quale però, per la speranza onde ognuno lusingavasi di cooperare alla nascita temporale del Messia, era riputato come maledetto da Dio, e disonorato in fac­cia agli uomini, colui che non aveva figliuo­li? Ora questo sposo raro, unico, singolare, quest’uomo tanto al di sopra dell’umanità, di una virtù nuova e fino allora ignota affat­to nel mondo, di una virtù prodigiosa e pro­digio di tutte le virtù, Dio lo ha trovato in san Giuseppe, che perciò il Vangelo chiama giu­sto per eccellenza: quanto dire, come spiega Gersone: «l’uomo che possedeva tutte le vir­tù in tutta la pienezza, in tutta la perfezione».

FIORETTO
Vedrò volentieri nelle piccole prove della giornata la volontà di Dio.

GIACULATORIA
Si faccia di me secondo la tua parola.
Siccome fulgida gemma, ti sta nel cuor la limpida sua volontà.

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