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Perché non rifarmi una famiglia?

Sono un divorziato risposato. La mia prima moglie mi ha lasciato senza alcun motivo e mi sono ritrovato solo. Siccome non ho la vocazione alla castità, mi sono rifatto una famiglia e mi sono sposato civilmente con un ‘altra donna libera. La Chiesa, però, mi ha negato l’annullamento e ora mi impedisce sia la Comunione che l’Assoluzione sacramentale. Che colpa ho io se mia moglie mi ha lasciato? Gradirei una spiegazione e non una semplice negazione, come spesso ho trovato da parte di molti preti. (Guido G. )

   Sono compreso del suo dolore. All’origine di tanti fallimenti coniugali, forse, però, non c’è una retta comprensione del Matrimonio cristiano da parte dei coniugi o, almeno, di uno di essi. Certamente, come lei ben sa, se si è sposato in Chiesa il Matrimonio-sacramento contratto davanti al ministro sacro, rappresentante della Chiesa, e davanti ad altri testimoni, è indissolubile, non per legge umana ma per la Parola di Gesù che, si legge proprio durante il rito del matrimonio, dice: «L’uomo non separi ciò che Dio ha unito» (Mt 19,6; Mc 10,9).

Ora, la Chiesa non ha potere di sciogliere un vincolo che è indissolubilmente valido davanti a Dio e costituito su Dio stesso per la fede dei coniugi. Neppure può ammettere che si costituisca un altro vincolo quando ha riconosciuto valido il primo. Dio non può contraddirsi e, quindi, neppure la Chiesa che è la sua fedele sposa e discepola: il Matrimonio può essere uno solo.

Viene allora da chiedersi: ma se è fondato su Dio e sulla fede in Lui, perché il matrimonio si rompe?

Perché un coniuge, senza motivi apparenti come lei dice, abbandona l’altro coniuge?

Forse nel coniuge che decide di abbandonare il tetto coniugale ci sono problemi di fede. Forse sua moglie non si è sposata confidando in Dio, nella preghiera, nella pratica dei Sacramenti, come richiesto per la vita coniugale che esige una grande maturità, sia per la responsabilità che propone (un legame indissolubile, la nascita e l’educazione dei figli), sia per le tante difficoltà che oggi deve affrontare il matrimonio (una società disgregata e non più cristiana, senza valori, senza rispetto per l’unità coniugale, per la sessualità, per i bambini, una scuola laica che promuove solo secolarismo e diseduca la gioventù, ecc., ecc.); aggiungerei anche una mancanza di vera devozione alla Santa Vergine, oggi come un tempo essenziale per mantenersi nella retta fede.

Il consiglio che posso darle è di esaminare bene i presupposti del suo primo e, al momento, unico matrimonio: se effettivamente lei e sua moglie siete giunti alle nozze convinti di fare un atto comune di fede e di consacrazione al Signore per tutta la vita.

Sappiamo che già a Fatima, nel 1917, la piccola veggente beata Giacinta Marto ebbe a dire, ispirata dalla Madonna: «Tanti matrimoni oggi non sono buoni, non piacciono a Gesù, non sono di Dio». Il suo matrimonio piaceva realmente a Gesù, era consacrato a Dio sin dalle origini, come diceva la beata Giacinta?

Purtroppo si vede oggi anche nelle vesti nuziali molto licenziose proprio il giorno del matrimonio e nelle cattive abitudini contratte prima del matrimonio dagli sposi (lontananza dalla preghiera, dalla Chiesa e dai Sacramenti, rapporti prematrimoniali, convivenze, figli naturali, contraccezione, tradimenti, aborti, ecc., ecc.), che i matrimoni non nascono con quel substrato di fede, di purezza e di santità che dovrebbe sorreggere e, di conseguenza, diventano molto problematici, perché hanno già bandito la Grazia di Dio prima di riceverla. Un combattimento, un impegno elevato va affrontato con grande preparazione e non essendo già consumati e spenti!

Se lei potesse riconciliarsi con la sua vera moglie, lasciando il secondo legame, sarebbe una cosa ottima, ma se quel matrimonio non aveva il bene della fede come presupposto fondamentale e neppure il bene dei figli, lei non specifica se ne ha avuti dal suo primo legame, certamente il primo matrimonio da lei contratto è invalido e, quindi, può essere annullato dalla Chiesa e potrebbe sperare di regolarizzare il suo secondo legame. Se però lei dice che non può essere annullato, forse non ci sono questi presupposti per dimostrarne la nullità e così il suo secondo legame non può essere riconosciuto.

Si affidi con tutto il cuore alla Madonna Immacolata perché le dia la forza di comprendere e di vivere degnamente la vita che le resta alla luce dei Comandamenti di Dio. Se ha già dei figli naturali dal suo secondo legame è chiaro che deve rimanere con la madre dei suoi figli per mantenere ed educare la prole, ma deve assolutamente astenersi dall’avere rapporti coniugali con lei, che offenderebbero il Matrimonio cristiano e il Signore che l’ha istituito.

So che è difficile, ma è l’unico modo per recuperare l’amicizia con Dio, offrendo la propria sofferenza e la propria rinuncia. Lei dice di non aver vocazione alla castità ma, vede, la castità è un bene anche coniugale; gli sposi anche da san Paolo nella Scrittura sono invitati ad astenersi per periodi determinati «Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme, perché satana non vi tenti nei momenti di passione.

Questo però vi dico per concessione, non per comando. Vorrei che tutti fossero come me [cioè casti]; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro» 1Cor 7,5-7), soprattutto se non si possono più avere figli, e poi perché il Matrimonio cristiano si fonda su qualcosa di diverso dall’unione coniugale, si fonda sull’amore divino, su Dio e sul consenso dei due sposi a seguirlo e fare la sua Volontà, e non sui piaceri della carne.

Ciò presuppone inevitabilmente la castità, anche coniugale, che non è una rinuncia, ma il fare spazio ad un bene superiore, quello della fede, della vita spirituale, della preghiera, dell’incontro con Dio. Tanto più ciò diventa obbligatorio per coloro che non sono sposati ma devono mantenere il loro legame per il bene superiore dei figli.

Al momento questo le sembrerà problematico, ma non dubiti che nulla sia impossibile a Dio, come ci dice Gesù stesso (cf. Mt 19,26) e che chi si affida realmente e di cuore all’Immacolata, con una seria, costante, impegnata vita di preghiera e la guida di un buon Direttore spirituale, potrà anche aver ragione completamente delle proprie passioni.

Se ci tiene a Dio faccia questo sforzo e questo proposito.

Se lei è costante nell’astenersi dalla prassi coniugale, potrà tornare anche ai Sacramenti, nei modi opportuni previsti dalla Chiesa, vivendo però realmente davanti a Dio, e non solo in apparenza, la pratica della virtù, il rispetto del Sesto Comandamento, che obbliga in coscienza tutti i cristiani, e avrà sempre più forza per amare Dio e la sua situazione che, benché di sofferenza, sarà sostenuta dalla grazia e dalla speranza dell’incontro con Cristo.

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