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Rosa mystica, ora pro nobis

stellamatutina-litanie-lauretane-padre-alessandro-apollonioAchille Tazio, romanziere greco del II secolo, scriveva che «se Giove avesse voluto dare una regina ai fiori, certamente avrebbe ritenuta degna di tale onore solo la rosa». Se consideriamo tutte le creature come fiori creati da Dio, Maria è la loro Regina, la creatura più bella e più perfetta, il capolavoro uscito intatto dalle mani di Dio. Maria Santissima è la via pulchritudinis (via della bellezza: la Rosa) che conduce a Dio (il suo Mistero ineffabile: mistica).

Plinio, il naturalista latino, e Galeno, il medico greco (II secolo), attribuivano alla rosa illimitate virtù terapeutiche. Il suo succo allevia l’emicrania, i dolori delle viscere, del petto e dei denti, sana le ulcere della bocca e della faccia, è collirio che guarisce l’irritazione degli occhi, ecc. In una parola, come la rosa era considerata dagli antichi il rimedio a tutti i mali del corpo umano, così Maria è considerata dai cristiani il rimedio a tutti i mali dell’anima e anche del corpo, quando non sono utili al bene all’anima. Ecco perché la devozione mariana per eccellenza è il Rosario, il cui nome deriva da rosa: esso si rivolge a Maria come ad una Rosa mistica, da cui derivano tutti i beni spirituali dell’umanità.

San Bernardo dice che Maria

«si è fatta tutta a tutti; a tutti apre le sue viscere di misericordia, affinché tutti ne ricevano dalla sua pienezza».

Quando diciamo Rosa mistica, quindi, è come se dicessimo: Salute degli infermi, Rifugio dei peccatori, Consolatrice degli afflitti, Aiuto dei cristiani… Maria stessa mostra una speciale predilezione per questo fiore: a Guadalupe, nel 1531, le rose di Castiglia in pieno inverno furono il segno scelto da Maria per attestare la sua apparizione a san Juan Diego. Quelle stesse rose, raccolte dal Santo nella sua tilma (mantello), disegnarono la miracolosa effige della Madre di Dio, che ancora si venera nel celebre Santuario di Città del Messico. A Lourdes (1858) due rose d’oro ornavano i piedi della Vergine. E così, similmente, anche in altre mariofanie.

Se Eva ha portato le spine del dolore, Maria su quelle spine vi ha fatto fiorire le rose della consolazione. Da qui il riferimento biblico attribuito a Maria: «Sono cresciuta come una palma in Engaddi, come le piante di rose in Gerico» (Sir 24,14).

Gesù ha raccontato la parabola del Buon Samaritano, il quale scendendo da Gerusalemme a Gerico è incappato nei briganti, che lo hanno depredato e lasciato quasi morto in un fosso al lato della strada (cf. Lc 10,30-34). Era vicino a Gerico, dove crescono le rose (cf. Sir 24,14) che guariscono tutti i mali dell’uomo. Così ad ogni uomo che soffre nella “Gerico” di questo mondo, Gesù Buon Samaritano offre Maria, la mistica Rosa che allevia il dolore e guarisce le ferite del peccato.

Sant’Ambrogio afferma con san Basilio54 che in un primo tempo la rosa, come tutti gli altri fiori, cresceva senza spine nella sua straordinaria bellezza. Poi la grazia di quel fiore fu circondata dalle spine, perché fosse come lo specchio della vita umana: dopo il peccato di Adamo, come non c’è rosa senza spine, così non c’è nessuna felicità se non per mezzo del dolore.

È spuntata, però, tra le spine dell’umanità peccatrice una Rosa senza spine e questa Rosa è Maria Immacolata, in cui non c’è nulla di severo e di doloroso per l’uomo. Se Eva punge col dolore che uccide, Maria unge con la consolazione che dà vita. San Bernardo con mirabile concisione: «Eva fu una spina, Maria una rosa». Sant’Agostino: «Il canto di Maria ha cancellato il pianto di Eva».

Il Rosario è il canto di Maria, perché è tutto proteso a lodare Maria, e tutto scaturisce dalle mirabili perfezioni di Lei. Vince la morte del peccato di Eva, dona la vita in Maria. Sant’Ermanno (†1241) di Colonia, sin dalla sua infanzia, amava pregare ed invocare la Madonna con il nome di Rosa, affascinato dalla sua bellezza. A 12 anni entrò nell’Ordine Premostratense e nel 1190 visse l’esperienza del Matrimonio mistico con Maria, la sua Rosa mistica, che da allora gli aggiunse il nome di Giuseppe. Col passare del tempo, però, Ermanno si raffreddò nella devozione a motivo degli incarichi assorbenti che svolgeva in monastero. Allora nel chiostro le apparve una vecchia rugosa e tutta curva. Egli le chiese: «Chi siete?». «Sono la padrona del monastero». Ermanno stupito subito replicò: «Siete voi, Rosa?». «Sì, sono io». «Com’è che siete così vecchia e rugosa?». «Sono diventata così ai tuoi occhi da quando non mi preghi più con la devozione di un tempo. Non ti preoccupare eccessivamente per il monastero. Se mi pregherai con la devozione di prima, io provvederò al monastero molto meglio di come potresti fare tu».

L’affanno per le cose temporali non intiepidisca, dunque, la nostra devozione mariana: Maria sia sempre la dolce Sposa dell’anima, la mistica Rosa che con la bellezza incantevole delle sue virtù ci attrae verso Dio.

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54. Cf. Sant’Ambrogio, Commento ai sei giorni della creazione.

FONTE: Padre Alessandro M. Apollonio; LE LITANIE LAURETANE. PREGHIERA MARIANA, PREGHIERA DELLA CHIESA;  © 2013,  CasaMarianaEditrice

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