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San Giovanni della Croce

Quando S. Giovanni della Croce morì, il fratello Francesco, anima eletta. ebbe una visione e lo vide in Paradiso accanto alla Madonna, circondato da Angeli.

Così lo vide, nella gloria dei cieli. E così è bello cominciare a guardarlo, per vedere la continuità della sua vita mariana sulla terra e in Paradiso.

La Madonna fu particolarmente accanto a S. Giovanni della Croce sulla terra, e il Santo si ritrova anche nel Regno dei cieli accanto alla sua amatissima Madre e Regina.

Nascita e fanciullezza

S. Giovanni della Croce nacque nel 1549, probabilmente il 24 giugno, festa di S. Giovanni Battista, di cui ebbe il nome nel Battesimo ricevuto poche ore dopo la nascita.

Nacque a Hontiberos, un piccolo centro fra Salamanca e Medina del Campo, nella Diocesi di Avila.
Quando il santo nasceva, nella vicina Avila S. Te.. resa, ventisettenne, stava portando a maturazione quella sua radicale dedizione a Dio, che poi la spingerà a riformare il Carmelo.

La famiglia di S, Giovanni della Croce era molto modesta, famiglia di poveri tessitori, anche se di nobili origini, dal casato degli Jepes, il papà, degli Alvarez, I la mamma.
Dopo la nascita di Giovanni, terzo figlio, il papà morì, lasciando la giovane vedova a lottare con la povertà per nutrire e allevare i tre figli.

La mamma di S. Giovanni della Croce era un modello di mamma cristiana, dal grande spirito di fede e di abnegazione. Lavoro, preghiera, educazione dei figli, riempirono tutta la sua vita. Il santo timor di Dio, la conoscenza del Vangelo, l’amore del cielo, il disprezzo del mondo, il fervore della preghiera: queste cose ella inculcava con cura materna nei cuori dei suoi figli, tra i quali Giovannino cresceva con il candore di un angelo, la prudenza di un adulto, il fare sempre modesto, un’obbedienza non comune.

In particolare, la mamma inculcò nei figli una tenerissima devozione alla Madonna, tanto che Giovannino, più dei fratelli, non lasciava passare giorno senza rivolgerle speciali preghiere. Come era bello vederlo con le manine giunte e gli occhi fissi nell’immagine della Madonna! Già da allora poteva lasciar presagire · che sarebbe diventato il cavaliere della Regina del Carmelo.

La manina sporca

Indubbiamente la Madonna dovette avere molto caro questo figliolo, se gli apparirà immancabilmente vicina nei momenti più tragici.
Fin da piccolo, un giorno, mentre Giovannino giocava con alcuni compagni vicino a un laghetto, scivolò e cadde nel laghetto. I compagni non seppero fare altro che spaventarsi e scappare. Giovannino stava ormai per affogare, quando ecco apparirgli la Madonna che gli porge la sua mano materna.

Il bambino però non le dà la sua manina. Perché? Perché la vede sporca, mentre la mano della Madonna è purissima. È un particolare delicatissimo. La Madonna lo prende lo stesso e lo sostiene a fior d’acqua, finché qualcuno lo tira a riva sano e salvo.

Alcuni anni dopo, lo stesso, Giovanni lavora da infermiere in un ospedale. Una volta va a caricare acqua al pozzo, ma scivola e precipita nel pozzo. Tutti lo danno per morto. Ma quando si affacciano a guardare nel pozzo, lo vedono placido e sereno a fior d’acqua. Come mai? Appena tirato su, egli dice che di nuovo, mentre stava affogando, la Madonna gli è apparsa e lo ha sostenuto con la testa fuori dell’acqua.

Qualcuno ha scritto che il demonio assaliva S. Giovanni della Croce con questi pericoli di morte, perché non riusciva ‘a fargli commettere un peccato mortale per rovinargli 1’anima piena di innocenza e difesa dalla mortificazione. Ma la Madonna vegliò materna e immancabile su questo figliolo prediletto, destinato a una grande missione per la Sua gloria.

« Tu mi servirai »

Dopo le prime scuole, a 13 anni, questo figliuolo prediletto di Maria, a cui piace moltissimo pregare, leggere, studiare, deve invece impegnarsi in un mestiere per aiuare la povera famigliola, portata avanti da mamma Caterina con tanti stenti.

Giovanni cominciò a cercare di imparare prima un lavoro nelle officine; ma non gli riuscì. Tentò di fare il legnaiuolo; ma fallì lo stesso. Cercò allora di imparare qualunque altro mestiere: il sarto, l’intagliato-re, il pittore… Ma gli fallivano tutti fra le mani! Come fare? Che cosa fare? C’era proprio da avvilirsi.

Ma la Madonna vegliava, e al momento giusto gli fece incontrare un signore che rimase subito colpito dall’intelligenza e dalla bontà di questo ragazzo. Seppe della penosa situazione familiare. Pensò di aiutarlo nel lavoro e negli studi, ottenendogli un posto di infermiere nell’ospedale di Medina, con la possibilità di studiare nelle ore libere presso i Gesuiti. Fu una grazia immensa per Giovanni. Si apriva una strada, quella degli · studi, su cui gli riusciva di correre agile e instancabile.

Cosi, portò avanti sempre brillantemente gli studi, imponendosi all’ammirazione dei Padri Gesuiti, che 10 sollecitavano a una scelta per la vita religiosa.

Giovanni aveva 20 anni. Si rendeva conto dell’ora di scegliere la sua strada. Pregò molto la B. Vergine. E durante la preghiera, la Madonna gli fece udire queste precise parole: « Tu mi servirai in una religione . in cui ristabilirai la primitiva osservanza ».
Da lei attendeva l’indicazione giusta, secondo Dio.

Con l’abito della Madonna

L’anno seguente, a 21 anni, Giovanni chiese di entrare fra i Carmelitani di Medina. E prese l’abito il 24 febbraio 1563, festa di S. Mattia apostolo, con il nome di Fra’ Giovanni di S. Mattia.

B significativo che nella cerimonia della vestizione dell’abito, quando il Superiore gli domandava che cosa voleva, Giovanni rispondeva che chiedeva di essere ammesso nell’Ordine della B. Vergine. In tal modo egli diventava membro di un Ordine tutto mariano, che ha cantato nei secoli le glorie della Celeste Regina, e che ora accoglieva nel suo grembo chi avrebbe rinnovato gli splendori della più alta santità carmelitana, a gloria della Regina decoro del Carmelo.
Intanto, S. Teresa d’Avila da 6 mesi aveva iniziato la riforma delle Carmelitane con l’osservanza perfetta della Regola primitiva.

Come mai questa Riforma? Le ragioni sono storiche.
L’Ordine Carmelitano vanta le sue origini dal Profeta Elia, sul monte Carmelo. Ebbe la sua regola da S. Alberto, approvata dai Pontefici Onorio III (l226) e Innocenzo IV (1248). Fu fecondo di Santi e Sante in misura invidiabile.

In seguito, però, a causa di situazioni storiche particolari, si fu nella necessità di mitigare alquanto la Regola primitiva; e la Regola così mitigata fu approvata da Papa Eugenio IV nel 1432.
S. Teresa, però, dopo più di un secolo, avvertì il tempo adatto a riproporre l’osservanza fedele della Regola primitiva nella sua integrità. E si accinse all’opera per le Suore.

Incontro con S. Teresa

Con l’abito della Madonna addosso, il novello novizio ha un ardore senza pari nel santificarsi. Vuole per sé i lavori più umili. È disposto a fare la volontà di tutti, eccetto la propria. Trascorre ore intere davanti al Tabernacolo. Ama particolarmente la cella, anche perché ha una finestrella che dà nella Chiesa. Porta constantemente una catenella a punte ai fianchi.

Dopo il Noviziato, viene mandato a Salamanca per gli studi, e deve accettare per obbedienza di prepararsi anche al Sacerdozio. Egli ne è sgomento. Si ritiene assolutamente indegno. Proprio lui, di cui S. Teresa dirà un giorno che « era una delle anime più pure e sante che Dio contava nella sua Chiesa ».

Mn dopo il Sacerdozio egli avverte non meno acuto il bisogno di una vita più austera e soprannaturale, più solitaria ed elevata. Perciò pensa a una Certosa in cui nascondersi. E fa i primi passi per abbracciare la : vita certosina.
Ma viene invitato a incontrarsi con S. Teresa di Gesù ad Avila. L’incontro di queste due anime eccezionali è mirabile per elevatezza di contenuti e per fecondità di propositi.

Appena S. Teresa sente dirsi da Fra’ Giovanni che sta per entrare in una Certosa, con fare materno dolcissimo e persuasivo gli chiede di aspettare almeno un po’, perché, dice, « a me sembra cosa molto santa che voi procuriate la vostra perfezione, anche a costo di lasciar la religione in cui avete professato; ma pure se in questa religione vi si presentasse il mezzo di soddisfare il vostro fervore, non mi negherete che ciò sarebbe assai più conforme al consiglio di S. Paolo, che ci esorta a perseverare nella propria vocazione.

Iniziare una Riforma è aprire la strada della salute ad innumerevoli anime che seguiranno il vostro esempio, è servizio maggiore di quello che potreste rendere a Dio, ritirandovi in una Certosa: perché l’utilità comune precede il l bene di uno solo. Non fate caso delle difficoltà, che noi, tardi di cuore a credere, esageriamo sempre. Non vedete con quanta facilità si stanno fondando i monasteri di religiose? È il Signore che lo fa.

Se noi siamo i figli dei nostri veri fondatori, i santi profeti Elia ed Eliseo e i loro discepoli; se la corte del nostro gran Re e della Vergine Sua Madre, Signora e Patrona nostra, I è popolata di figli di questa religione che intercedono per la sua santità e per la sua duratura posterità, perchè noi dobbiamo perdere la speranza? ».

Queste parole ardenti e materne della Santa fanno riecheggiare potentemente e chiaramente nel cuore di Fra’ Giovanni la voce misteriosa della Madonna che gli aveva detto un giorno: « Tu mi servirai in una religione, in cui ristabilirai la primitiva osservanza·. Fra’ Giovanni vede chiaro dentro di sè. Non solo non si tira indietro, ma dice con generosa esultanza il suo Fiat. .
Così iniziò il cammino della Riforma dei Carmelitani.

I primi grandi fervori

Il 30 settembre 1568 Fra’ Giovanni era a Durvelo, leI primo nido della riforma, consacrato a Nostra Signora del Monte Carmelo. È la prima pietra angolare iella riforma. Non per niente porta il nome della Regina del Carmelo.

Per due mesi S. Giovanni inaugurò da solo questo eremo scelto e preparato con cura da S. Teresa. Una Cappellina, due celluzze, una stanzina per cucina e refettorio. Tanta povertà e austerità. Tanto silenzio e solitudine.
Fra’ Giovanni esultò per tale luogo e per tale vita; . e all’arrivo del primo compagno, trovato anch’esso da S. Teresa, il P. Antonio, tutti e due fecero, ai piedi della Madonna, la rinuncia alla Regola mitigata, giurando di osservare fino alla morte la Regola primitiva. Si misero a piedi scalzi. Indossarono il nuovo abito confezionato da S. Teresa. Si chiamarono da allora in poi Fra’ Giovanni della Croce e P. Antonio di Gesù.

P. Giovanni della Croce assunse il compito di maestro dei novizi per i nuovi candidati che cominciarono ad arrivare molto presto. E il fervore della novella vita religiosa era così grande che S. Giovanni potè esclamare: « lo prego sua Divina Maestà che in avvenire conservi sempre, come adesso, il grande fervore del nostro Ordine per il suo santo servizio ».

Meno di due anni dopo erano già in dieci. Impossibile stare in quel bugigattolo. Si trasferirono a Mancera, dove un benefattore donava loro un convento e una Cappella, in cui si venerava una meravigliosa immagine della Madonna.

Il cammino era iniziato, e proseguiva spedito. Da Mancera ad Alcalà. Da maestro dei novizi a direttore dei giovani. S. Giovanni della Croce è in piena attività di vita religiosa e di formazione delle anime. Diviene anche confessore delle Carmelitane scalze, e sarà fino alla morte un maestro di perfezione come pochi ne ha mai avuto la Chiesa, che un giorno lo innalzerà al grado sommo di Dottore mistico.

U n figlio prediletto della Madonna diviene il più grande maestro della perfezione. Non poteva esse diversamente, perché la Madonna è la « Sede della Sapienza» e la « Madre della Grazia », In tutto il cammino della perfezione, dice S. Giovanni della Croce, la Madonna è il modello supremo della Fede, Speranza e ‘ i Carità, ed è la sorgente della Grazia che ci dona ogni , vita, e santità.

Tempesta e prigione…

Le opere di Dio vengono tutte passate al vaglio. Quest’opera della riforma, carissima a Dio e a Maria, ebbe anch’essa la sua lunga ora di tempesta e di travaglio.

Quando i Carmelitani mitigati videro l’avanzarsi della riforma e il moltiplicarsi dei nuovi conventi riformati, cominciarono ad alzare la voce, seriamente preoccupati. Essi non ritenevano adatti i tempi per una riforma, non riconoscevano in S. Teresa e in S. Giovanni della Croce due santi, e ci tenevano a difendere soprattutto l’unità dell’Ordine.

Intervennero perciò contro gli scalzi per fermarli; ma questi cercarono di difendersi.
Le cose si imbrogliarono sempre di più, e drammaticamente, perché nella questione intervenivano troppe persone variamente interessate. Protettori di ogni tipo da una parte e dall’altra, gerarchie, autorità religiose e civili, soprattutto il Re Filippo II (difensore della riforma), amici e dotti studiosi: tutti entrarono a interessarsi e a complicare le cose, e si arrivò a un punto tale che gli scalzi non sapevano più a chi dovessero obbedire senza disobbedire a qualcuno!

La tensione crebbe burrascosa. I mitigati pensarono di ricorrere anche a metodi violenti, e fecero rapire incarcerare S. Giovanni della Croce, che venne rinchiuso in una fetida prigione del convento di Toledo. Per nove mesi, il coraggioso e pacifico santo soffrì pene terribili e dolori disumani con inalterabile mitezza, ritenendosi sempre meritevole di castighi maggiori per i suoi peccati.

La sofferenza più cruda fu la privazione della S. Messa e della Comunione. Ma, in compenso, i ebbe le ispirazioni più alte a scrivere i due supremi ‘I cantici dell’esperienza mistica: «Il cantico spirituale » e «La fiamma d’amore viva ». Nè dovettero mancargli l consolazioni celesti con rapimenti e visioni ineffabili I del Signore e della B. Vergine, come appariva dagli I splendori che a volte inondavano 1’angusta prigione, i irradiandosi fuori dalle fessure della porta.

« Uscirai da questa prigione »

Il 14 agosto 1578, dopo circa nove mesi di carcere, S. Giovanni supplicò il Priore del Convento di volergli concedere di celebrare la S. Messa in onore della dolce Regina del Cielo. Ma non gli fu accordata neppure questa grazia. Umile e mite, il santo accettò anche questo doloroso rifiuto.
Ma la notte stessa del 15 agosto gli apparve la B. Vergine e gli disse: «Figlio mio, abbi ancora pazienza, presto finiranno i tuoi travagli, uscirai da questa prigione, dirai la. S. Messa e sarai consolato ».

Dopo qualche giorno, di nuovo gli apparve la Madonna con Gesù, e questa volta gli ingiunse di fuggire. Per dove? S. Giovanni si sentì spinto ad accostarsi a una finestra, nei brevi momenti di sosta fuori prigione; si affacciò, era molto alta la finestra, e dava sul fiume Tago. A sera egli allentò le viti della porta della prigione, e in piena notte, dopo aver tagliato le coperte a grandi liste per fare una corda, si accostò silenzioso alla finestra e cominciò la discesa attaccato a quella specie di corda. Ma a metà discesa la corda finì. Egli si affidò alla Madonna, e si lasciò andare giù.

Cadde incolume. Scavalcò miracolosamente un muro di cinta, e si trovò su una piazzetta. Si riposò un po’ in un cortile, e poi si recò al monastero delle Carmelitane scalze. Qui successe un delirio di gioia, appena le monache si resero conto che si trattava del P. Giovanni della Croce; e siccome c’era una monaca in agonia, bisognosa dei Sacramenti, S. Giovanni entrò subito nel Monastero per assistere quella monaca, e si trovò anche al sicuro dalla caccia furiosa che subito gli fecero i carmelitani calzati.

Raggiunse presto, poi, una dimora sicura nel convento di Almodovar, e di là continuò a partecipare alle dolorose vicende di lotta fra calzati e scalzi, mentre I lavorava intensamente alla formazione spirituale dei nuovi candidati alla vita carmelitana, quasi tutti da lui I preparati e curati con somma maestria.

Intanto, arrivò la tanto sospirata alba di pace, il 22 giugno 1580. Il Papa Gregorio XIII, dopo aver esaminato attentamente la grave questione, decise la separazione netta fra scalzi e calzati, per donare a tutti la possibilità di vivere secondo la Regola primitiva o la Regola mitigata.
Grande fu il giubilo dei carmelitani scalzi, che si strinsero attorno alla loro Regina per far rifiorire il suo Ordine, nella fedeltà pura ed eroica alla Regola primitiva.

Più grande di tutti, però, dovette essere il giubilo di S. Giovanni della Croce, che vedeva finalmente realizzate in pieno le parole profetiche della Celeste Regina: « Tu mi servirai in una religione, in cui ristabilirai la primitiva osservanza ».

Mia è la Madre di Dio

Il nostro Santo non ha scritto molto sulla Madonna, ma quel che ha scritto è più che sufficiente per gettare tanta luce nelle anime sul mistero dolcissimo di Maria.
È lui che afferma della Madonna la perfezione altissima nello stato di unione trasformante fin dal suo immacolato concepimento: « Essendo fin dal principio della sua vita innalzata a questo sublime stato, non ebbe mai impressa nell’anima forma d’alcuna creatura, nè fu mossa da essa; ma fu sempre mossa dallo Spirito Santo ».

Il consenso dato dalla Madonna all’Incarnazione I del Verbo nel suo seno verginale, S. Giovanni della Croce lo tratta più volte in termini di alta poesia e pensiero. L’adorazione, lo stupore, l’arcano amore della B. Vergine di fronte al mistero del Verbo che si incarna in lei, suscita sentimenti di incanto verso la Divina Maternità di Maria.

Ci parla anche del culto dovuto alle immagini della Madonna, del contenuto dei titoli di Maria, delle locuzioni e apparizioni della Madonna, dei santuari mariani, dei pellegrinaggi, delle feste, e soprattutto della vera devozione che fa amare e imitare in Maria il modello sublime dell’anima perfetta.

Come ogni vero amante, S. Giovanni della Croce fa puntare l’anima alla vita d’unione, al possesso d’amore della Madonna.
La devozione e il culto che non conducano a questa meta, sono sterili. Il vero amore alla Madonna deve portare al grido di gioia: Mia è la Madre di Dio!

Questo grido di gioia noi troviamo nell’orazione dell’anima innamorata, in cui S. Giovanni esclama con esultanza incontenibile: « Miei sono i cieli e mia la terra, miei sono gli uomini, i giusti sono miei e miei i peccatori. Gli Angeli sono miei e la Madre di Dio è mia… ».

La Madonna lo salva ancora

Ancora due volte la Madonna interviene a salvare da sicura morte S. Giovanni della Croce.
Una volta egli si trova a Cordova per portare a termine una nuova fondazione. Alcuni operai stanno ab)attendo un vecchio muro. Ma il muro crolla all’improvviso e precipita nella cella in cui si trova S. Giovanni della Croce. Tutti accorrono temendolo schiacciato dal crollo. E invece, egli appare sereno e illeso fra le macerie. Spiega la cosa dicendo che la Madonna nel momento del crollo lo ha coperto con il suo manto salvandolo da sicura morte.

Qualche tempo dopo, in viaggio per un’altra fondazione, di fronte a un fiume in piena, egli fa fermare’ i compagni, e si inoltra solo, inspiegabilmente, sull’asinello. A metà guado, però, viene travolto dalla corrente del fiume con l’asinello. I compagni gridano atterriti. Ma poco dopo vedono S. Giovanni della Croce aldilà del fiume; la sua Divina Protettrice e Madre l’ha trasportato incolume sull’altra riva.

Ma perché tanta fretta di attraversare il fiume? Pareva fretta inspiegabile. E invece, aldilà del fiume, S. Giovanni della Croce si imbatte in un infelice pugnalato e ridotto già in fin di vita. Il Santo comprende I allora la fretta che l’ha spinto ad attraversare il fiume e la protezione della Madonna nel salvarlo dalle acque perché assistesse questo moribondo. Si accosta al povero infelice,ne ascolta la confessione e lo assiste nel passaggio al mondo di là.

S. Giovanni della Croce intanto è il primo definitore della Provincia. Lavora instancabilmente alla fondazione di nuovi conventi, tanto che alla sua morte la Riforma ha già 78 conventi. Egli fa il maestro delle nuove leve da formare e rivestire dell’abito della Madonna. È modello di virtù.Ha il dono dei miracoli. È confessore e direttore di più monasteri delle Carmelitane scalze. Completa i suoi mirabili scritti di teologia mistica. Quale portento, questo santo mite e ardente!

Ma ormai si avvicina anche per lui la meta del Regno de Cieli. lo avverte, e per prepararsi meglio egli vuole chiedere al Signore tre grazie: 1. morire da semplice e umile suddito; 2. soffrire per amor suo; 3. morire in un convento dove non fosse conosciuto.
Il Signore lo esaudì molto presto.

Ancora una tempesta

Frutto delle debolezze umane, anche fra i Carmelitani scalzi si scatenò una brutta tempesta di lotte che venne a colpire pure S. Giovanni della Croce a causa di gravi calunnie, architettate soprattutto da qualche frate risentito nei suoi confronti.

Nel Capitolo Generale del 1591, infatti, il Santo venne messo in un cantuccio senza più cariche, proprio come egli aveva chiesto al Signore per prepararsi a morire. Ottenne per sé il convento del deserto della Penuela.

E qui egli si beava delle lunghe ore di solitudine fra le balze pietrose, i dirupi, nelle grotte. Se c’era chi sbalordiva a quel suo amore alla solitudine, egli diceva: « Non vi stupite, perché quando tratto con i sassi trovo meno di che confessarmi, che conversando con gli uomini ».
Pochi mesi dopo S. Giovanni della Croce fu assalito da violenta febbre per una grave infiammazione nella gamba sinistra.

I frati cercarono con ogni premura di farlo curare. Ma il Priore disse al P. Provinciale che in quel convento il Santo non avrebbe potuto ricevere mai tutte le cure necessarie per la guarigione.
Il P. Provinciale comunicò subito di fare scegliere a S. Giovanni della Croce uno dei due Conventi, quello di Ubeda o quello di Baeza, dove andarsi a curare. S. Giovanni della Croce scelse il convento di Ubeda. Perché? Solo perché questo convento era povero e piccolo, i e perché vi era come superiore il P. Francesco Crisostomo, uno di quei frati che nutriva risentimenti personali contro S. Giovanni della Croce: nelle mani di questo superiore egli si metteva per arricchirsi di dolori e di meriti in preparazione alla morte.

Il puro cavaliere di Maria non teme gli eroismi. Al contrario, li cerca, li sceglie, li fa suoi con coraggio. Così fece S. Giovanni della Croce scegliendo questo convento per gli ultimi due mesi di vita.
Arrivò a Ubeda più morto che vivo per gli strapazzi del viaggio. Ma il Priore lo accolse con il volto gelido e seccato, che contrastava tanto con il volto sofferente ma sorridente di S. Giovanni della Croce.

Messo su un giaciglio, in una celletta, cominciarono davvero per S. Giovanni della Croce i due mesi di preparazione alla morte fra dolori lancinanti e strazianti. Il dottore, sperando di guarirlo, interveniva con cauteri e tagli che straziarono la gamba al collo del piede fino a scoprire le ossa. I frati della comunità gli volevano bene e cercavano di alleviargli un po’ di pene.

Ma il Priore non faceva che rimproverare i frati per le premure verso l’infermo; arrivò a imprecare contro le sofferenze del santo, proibì persino di fargli lavare le bende per le fasciature, e infine gli tolse anche il frate infermiere.
Povero S. Giovanni della Croce! Solo e derelitto nelle sua pace e crocifissione!

Ma qualche frate scrisse al P. Provinciale sull’ignobile trattamento riservato al santo dal Priore. Il Provinciale, P. Antonio di Gesù, primo compagno i S. Giovanni della Croce, accorse subito alletto dell’infermo; riprese severamente il Priore tanto crudele quanto incosciente nel non rendersi conto del tesoro che aveva in casa; diede ordini precisi di garantire la massima ‘ assistenza all’augusto infermo, e assistette lui personalmente il santo finché poté restare lì.
Ma ormai il santo era in prossimità della meta.

Un sabato per il Cielo

Il 7 dicembre, vigilia della festa dell’Immacolata, i medici e i superiori decisero di far portare il Viatico al Santo. Era di sabato. Il Santo aveva detto che sarebbe morto di sabato, ma non era quello il sabato dell’entrata in Paradiso.

Il viatico egli lo ricevette in onore dell’Immacolata concezione. Fu un pensiero filiale tanto nobile e dolce!

Perché morire di sabato? Per una grazia di predilezione della Madonna. « Penso – diceva il Santo – alla grandezza del beneficio che fa Maria Vergine ai religiosi del suo Ordine, che portano degnamente il suo scapolare ». E quando si arrivò al venerdì successiva, 13 dicembre, dal tramonto in poi il Santo chiedeva ogni tanto: « Che ora è? perché io andrò a cantare il Mattutino in Cielo ».

Qualche ora dopo udì la campanella di un monastero vicino. Chiese perché suonava. Gli risposero che chiamava quella comunità alla recita anticipata del Mattutino. E il Santo esclamò: « Oh. io pure andrò a cantarlo in cielo con la Vergine! ». Sembrava che non avesse altro pensiero che questo: trovarsi fra poco in Paradiso con la Madonna. E poco dopo con voce piena di gratitudine aggiunse: « Grazie, grazie, o Regina e Signora mia, per il favore che mi fate di chiamarmi a voi nel giorno vostro! ».

Deve essere davvero una grande grazia morire di sabato o in altro giorno dedicato alla Madonna. S. Giovanni della Croce, il sommo mistico, ce lo assicura con la sua morte e con la speciale gratitudine che esprime alla Madonna per questa predilezione, Del resto, è naturale che la Madonna venga a prendersi questo figliolo da lei custodito premurosamente e salvato più volte da sicura morte; ed è anche giusto che chi ha glorificato la Madonna rinnovando il Carmelo, che è l’Ordine mariano per eccellenza, sia accolto in cielo in un giorno mariano a cantare lassù le glorie di Maria.

FONTE: I Santi e la Madonna, ©Ed. CasaMariana, vol. 6

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