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Santa Caterina da Siena

Grande Figlia di Maria

Ma chi è?… 

Cornelio a Lapide chiamò S. Caterina da Siena “stupore e portento dei secoli”. Nicolò Tommaseo la chiamò “la donna più grande del Cristianesimo”.

Questa donna visse nel 1300. Santa, non tanto per i fatti straordinari della sua vita ma, come avviene per eroico, è stata nel 1939 dichiarata Patrona d’Italia, come S. Francesco d’Assisi. Alcuni anni fa, data la sua eccezionale (e prodigiosa) scienza divina, Paolo VI l’ha proclamata Dottore della Chiesa.

La sua vita può dirsi speciale anche rispetto al modo di vivere speciale di certi Santi, compresi quelli de deserto, riguardo a penitenze, miracoli, favori mistici, contemplazione … E si mormorava contro di lei. A questo proposito, il Beato Raimondo da Capua, sua ultimo confessore, scrive: “Sebbene l’uomo non debba fare l’originale, tuttavia deve accettare ringraziando le singolarità che fa Iddio”. E lei, infatti, non cercava di essere “speciale”, ma di fatto lo era.

Famiglia e voto di verginità

I genitori si chiamavano Giacomo e Lapa Benincasa, nella cui famiglia regnava il buon costume. Dei loro venticinque figli, Caterina fu quasi l’ultima, nata il 25 marzo, festa dell’Annunciazione del 1347.

A pochi anni di età, impara l’Ave Maria, la ripeteva spessissimo, e cominciò a salutare la Madonna salendo e scendendo le scale, inginocchiandosi a ogni scalino. E avveniva, specialmente quando voleva fuggire la compagnia di uomini, avveniva che ella si sentiva portare in su o in giù senza che i piedi toccassero gli scalini.

Per ispirazione dello Spirito Santo, pensava al fatto che la Madonna era stata la prima a dedicare con voto la propria verginità al Signore per sempre. A sette anni fu capace di meditare su questo voto come una donna di settant’anni. Pregava di continuo la Regina delle Vergini e degli Angeli per il suo direttore spirituale, che doveva approvare o no il suo desiderio di vivere una vita angelica e verginale. E dalla dolcissima Mamma ricevette lo Sposo eterno, e si unì a Lui col voto di perpetua verginità.

A tale voto si opposero i familiari, specialmente la madre. Ma la Santa riuscì vittoriosa.

Terziaria di S. Domenico 

A un certo punto, vestì l’abito domenicano delle Mantellate, cosiddette, di due colori: il bianco, in segno di innocenza e il nero, in segno di umiltà. Diventò, così, terziaria domenicana. Vestendo l’abito religioso, non era chiamata a fare i tre voti dello stato religioso, comunque si impegnò a osservarli con cura.

Una volta, durante un periodo di insistenti persecuzioni diaboliche, anche sensibili, un demonio de disse: “Se non ci darai retta, ti perseguiteremo fino alla morte”. E la Santa, pronta e sicura in Dio, rispose: “Per mia gioia ho scelto i dolori, e non mi è difficile sopportare queste, e altre persecuzioni nel nome del Salvatore… Anzi, ci godo!“. Allora Malatasca (così chiamava generalmente il diavolo) fuggì scornato, e dell’alto venne una grande luce, nella quale apparve Gesù Cristo inchiodato in croce, sanguinante.

Gesù poi, cambiato aspetto, si avvicinò alla vergine e la consolava dolcemente della vittoria contro il nemico. Ma lei disse: “Signore, dov’eri quando il mio cuore era tribolato da tante tentazioni, mentre era ripieno di brutti pensieri, che mi causavano tanti dispiaceri?“. E il Signore le rispose che stava nascosto nel centro del suo cuore, e che proprio per Lui ella provava dispiacere di quelle tentazioni, di quei pensieri, che altrimenti, senza la sua presenza, le avrebbero causato piacere. Intanto, da allora la trattò con più familiarità, e spesso le si presentava assieme alla Beatissima Mamma.

Sposalizio mistico 

Caterina confidava in modo assoluto nella grazia divina, e più che camminare, volava per la via della virtù. E Gesù si degnò di spostarla misticamente.

Il B. Raimondo, che scrisse la sua vita, racconta che mentre il profeta Davide suonava l’arpa “con tenerezza, la Vergine Madre di Dio prese nella sua santa mano la mano di Caterina, e presentandola al Figlio, lo invitava dolcemente a sposarla”, mentre era presente anche S. Domenico, e altri Santi. Gesù, dicendo graziosamente di sì, cacciò fuori un anello d’oro nel quale erano incastonate, attorno a un meraviglioso diamante, quattro margherite e lo mise al suo dito anulare. La visione poi scomparve, ma l’anello rimase al dito, visibile però a lei e non agli altri. Da notare particolarmente in tale anello la presenza del diamante, come segno di fortezza, virtù caratteristica in S. Caterina da Siena.

A poco a poco, il Signore spinse questa sua  sposa mistica a svolgere anche vita attiva, in mezzo alla gente. Veramente, le dispiaceva lasciare di contemplare lo Sposo divino, anche se per poco tempo soltanto, e come la Madonna un giorno chiese anche lei: “Come avverrà questo?”. Il buon Dio la rassicurò e, allora, senti con compiacenza, come quel giorno da Colei che doveva diventargli Mamma: “Fiat”, Sì, come tu vuoi”. E con l’anima era sempre col suo Sposo, pure quando col corpo stava in mezzo al mondo.

La sua carità 

Il movente di tutte le sue opere era l’amore. Con tutte le forze, si preparò e si rese capace di aiutare i bisognosi. Chiesto il permesso al padre, cominciò a distribuire i beni di casa, ma per discrezione non dava a chiunque si facesse avanti, invece era molto generosa con quelli che sapeva veri bisognosi, anche se non chiedevano.

Un giorno, a un povero che era incontentabile (era Gesù stesso) pensò di dare perfino il vestito che aveva addosso. Racconta il B. Raimondo: “La carità le suggeriva di sì, mentre l’onestà verginale le diceva di no. In questo contrasto, la carità (spirituale) vinse la carità (materiale)… Pensò che se fosse uscita senza vestito avrebbe non poco scandalizzato il prossimo, del quale bisognava amare più l’anima del corpo, nè in alcun modo… si devono scandalizzare le anime”. Gesù dopo le si manifestò.

Nell’assistere gli ammalati, fu eroina di carità, oltre che di umiltà, di pazienza, di fede, di speranza. Una volta fu calunniata riguardo alla sua verginità da un’ammalata di ulcera cancerosa, che curò sempre con indicibile amore, nonostante tutto. Intanto, piangeva e pregava: “O Gesù, tu sai come il candore delle tue spose con troppo pericolo riceve qualunque macchia. Lo volesti anche tu che la tua gloriosissima Madre avesse uno sposo putativo…”. La calunniatrice, che era terziaria, si pentì e la sua innocenza fu riconosciuta.

Per la Chiesa e per l’Italia 

S. Caterina da Siena fu pure mirabile ambasciatrice, portando pace e perdono tra i responsabili del potere, sia religioso sia politico. A questo scopo, scrisse anche lettere, belle ed efficaci.

Fece il suo possibile, specialmente dopo aver ricevuto le Stimmate, per la riuscita della Crociata in difesa del S. Sepolcro.

Aiutata dal B. Raimondo, che era Padre dell’anima sua oltre che Generale dell’Ordine domenicano, riuscì a far trasferire la sede papale a Roma, dopo settant’anni che i Papi avevano dimorato ad Avignone, in Francia.

Essendo scoppiate ribellioni di ecclesiastici contro Urbano VI, ella fece di tutto affinché la Chiesa rimanesse unita e l’Italia si mantenesse fedele al legittimo Papa, al vero Vicario di Gesù invisibile, Figlio divino di Maria.

E consumata di amore e di dolore, sentì ormai vicino lo Sposo divino. Ai discepoli che circondavano il suo letticciolo lasciò il ricordo dell’apostolo S. Giovanni, che si amassero scambievolmente. Invocò sopra le anime, sopra l’Italia, sopra la Chiesa il sangue prezioso di Gesù. E disse: “Non dovete rattristarvi che io muoio, ma piuttosto dovete gioire con me e con me rallegratevi, perché lascio un luogo di pene per andare a riposarmi in un  oceano di pace, in Dio eterno. Vi dò la mia parola: dopo la mia morte, vi sarò più utile”. Poi rese l’anima a Dio, il 29 aprile 1380.

“O sposa si Cristo, fiore della patria nostra, angelo della Chiesa, sii benedetta… Infiamma, raduna le anime interno al Papa. La patria nostra terrena sia vera immagine della celeste…”.

Suoi pensieri mariani 

Se perdiamo Dio, come ritrovarlo? “Accompagnandoci con Maria e cercandolo con le nell’amarezza, nel dolore e dispiacere della colpa commessa”. Dio non permette che vada dannato chi in vita ha avuto riverenza verso di Lei. Maria è come un’esca posta da Dio per salvare le anime.

La divinità del Verbo si unì alla nostra umanità, della quale unione fu mezzo Maria… O beata e dolce Maria, tu ci hai donato il fiore del dolce Gesù. E quando produsse il frutto questo dolce fiore? Quando fu innestato sul legno della santissima croce… Il Figliuolo era percossa nel corpo e similmente la Madre, perché quella carne era sua”.

“Vi prego che abbiate in odio e disgusto il peccato dell’impurità e ogni altro vizio, perché sarebbe cosa sconveniente che serviste nell’impurità a Maria che è somma purità”.

L’umiltà di Maria piacque tanto a Dio che fu costretto per sua bontà a donarle il Verbo, il suo unigenito Figlio.

O Maria, Maria, tempio della Trinità…, – così comincia la grande preghiera pronunciata dalla Santa nella festa dell’Annunciazione, preghiera che contiene un pò tutto ciò che ella pensa della Madonna – …O Maria, che tu sia benedetta fra tutte le donne, in eterno, perché oggi ci hai dato della farina tua: oggi la divinità si è unita e impastata con la nostra umanità… tanto perfettamente che… mai si scioglierà. Amen”.

S. Caterina da Siena ha ben presente la Madonna non solo nel suo pensare, ma anche nel suo modo di vivere pratico.

Una volta, la Madonna celeste l’aiutò anche a fare il pane. Nel “dì di Maria” (così chiamava il sabato), digiunava in suo onore; di sabato volle cominciare a scrivere il famoso “Dialogo”. Digiunava nelle feste mariane. Recitava l’Ufficio della Madonna. Così, quando si parla di devozione del Rosario, come non ricordare lei, con S. Domenico, ai piedi della Madonna del Rosario di Pompei? E’ proprio grande figlia di Maria.

FONTE: I Santi e la Madonna, ©Ed. CasaMariana

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