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Santa Maddalena de’ Pazzi

ESTATICA DI MARIA

LA PICCOLA CATERINA
Camillo de’ Pazzi e Maria de’ Buondelmonti, genitori della Santa, erano nobili. Nobili di sangue, ma anche e soprattutto di animo.
La loro piccola nacque a Firenze, dove essi vivevano, il 2 aprile 1566. E il giorno dopo, fu battezzata al sacro fonte col nome di Caterina.
Le prime parole di questa manina privilegiata faranno i nomi di Gesù e di Maria. A nove anni, cominciò a tormentare le sue carni innocenti con veglie, digiuni, discipline prolungare, con rami spinosi in forma di ghirlanda sulla testa..
Il suo cuoricino si consumava di tenero amore a Gesù Sacramentato. Le ore in chissà non le parevano mai troppo lunghe, anche perché il Signore le si manifestava. E quando la madre andava senza di lei in chiesa e, poi, tornava dopo essersi comunicata, Caterina lo sentiva e diceva candida che profumava di Gesù.
Finalmente, a 10 anni, spuntò per lei il giorno della prima Comunione: il 25 marzo, festa dell’Annunciazione. E il giovedì santo, nella S. Comunione, considerando che a Gesù la verginità piace tanto da aver voluto sempre vergine la propria Mamma, la piccola fece il voto di verginità.

SUOR MARIA MADDALENA
A 16 anni, dopo la rinuncia penosa all’affetto dei genitori, specialmente all’affetto materno, entrò nel monastero carmelitano di S. Maria degli Angeli. In quei giorni ebbe a dire: “Che caro nome ha questo monastero! S. maria degli Angeli: non poteva trovarsi nome più adatto, perché la casa è di Maria e quelle che l’abitano sono veri angeli”.
Alla vestizione, il nome di Caterina le vanne cambiato in quello di Suor Maria Maddalena.
Alla professione religiosa, essendo gravemente malata i superiori decisero che facesse i voti restando a letto. Ella manifestò il desiderio di compiere quest’anno ai piedi dell’altare di Maria, e fu accontentata.
Nei quaranta giorni seguenti, una o più volte al giorno, Gesù la rapiva in estasi. Infiammava il suo cuore di vivi desideri di riparazione, le permetteva di ammirare l’incomparabile bellezza della santissima Mamma … Le tolse il cuore e lo nascose nel proprio Cuore … Le diede riuniti nel cuore gli strumenti della Passione … L’eterno Padre le diede per maestro lo Spirito Santo, Amore, come diletto sposo di Gesù, la Vergine Maria per cara mamma; per consiglieri S. Agostino, S. Caterina da Siena, la B. Maria Bagnasi, e l’Angelo Custode per ricordare ciò che le verrebbe insegnato.
Guarì dalla malattia miracolosamente, per intercessione della B. Bagnesi, che una volta vide brillare come astro sul monastero, accanto alla Madonna, sole di esso. Un’altra volta, vide la Madonna abbracciare tenerissimamente le giovani che entravano in monastero e consegnarle alla Beata perché le guidasse durante il noviziato.

PENITENZA E FAVORI CELESTI
Il Signore manifestò a S. Maria Maddalena de’ Pazzi la sua missione: soffrire per l’umana ingratitudine. A 19 anni, le disse di cibarsi di solo pane, eccetto nei giorni festivi, nei quali poteva prendere cibi quaresimali. Lei, da parte sua, si dichiarò più che pronta, comunque per paura che ciò fosse un inganno diabolico e per la ripugnanza a fare vita diversa dalle altre suore, non sapeva decidersi a parlare ai Superiori. Ma poi parlò e, dopo essere stata messa alla prova per vedere se la cosa veniva da Dio, ebbe il loro permesso.
Nello stesso tempo, il Signore le ordinò di dormire soltanto cinque ore, sul nudo saccone, e (due anni dopo) di prendere per sé la cella più povera, la veste più logora, e di togliere anche le calze e le scarpe. Formulato di questo un voto speciale, lo scrisse e lo mise “in mano alla purità di Maria” (come ella disse).
Dio la voleva martire, nell’anima. E per prepararla, rinnovò i favori già concessi e ne aggiunse altri.
Nel 1585, la vigilia dell’Annunciazione, le si presentò S. Agostino, che scrisse nel suo cuore a caratteri d’oro e di sangue queste parole: “Verbum caro factum est”, “il Verbo si fece carne”.
Il 4 maggio, Gesù la chiamò per metterle sul capo la sua corona di spine. Era presente la Madonna, con alcuni Santi. Da allora il mal di testa fu continuo, aumentando straordinariamente il venerdì.
Il 7 maggio rimase 40 ore in estasi, in memoria delle 40 ore di Gesù nel sepolcro. Accompagnò la Madonna, con Angeli e pie donne, al sepolcro e tenne anche fra le sue braccia il sacro Cadavere. Poi pregò la Vergine a volerla ben preparare a ricevere il S. Cuore di Gesù, già promesso.
Il Signore le apparve. Un raggio della divina bellezza si rifletté su tutta la sua persona. Gesù le dette il suo Cuore, che già le aveva mostrato riboccante di amore e come soave dimora delle anime vergini.

LA GRANDE PROVA
La domenica della SS. Trinità, del 1585, cominciò per lei la dolorosa prova di cinque anni, di cui aveva già saputo, come la Madonna dal santo vecchio Simeone.
Sentiva grida, bestemmie, risa sarcastiche … Vedeva demoni, peccati. Oppressa da una tristezza mortale, avrebbe voluto nascondersi tra le braccia di Dio, ma una forza pareva allontanarla.
Provava un’indicibile noia per la vita di monastero. Lo spirito di ribellione si era impossessato di lei. Sembrando inutile la suo vocazione, avrebbe voluto fuggire dal monastero.
Le venivano dubbi riguardo all’esistenza di Dio, riguardo alla vita dell’aldilà. Le sembravano inutili le sue fatiche, le privazioni, i dolori. Si sentiva portata a disprezzare i Santi e Dio stesso. Una cupa disperazione a volte s’impossessava di lei, e un giorno fu tentata di togliersi la vita con un coltello, che però ella mise nelle mani della Madonna.
Satana la tormentava non solo nell’anima, ma anche nel corpo: la batteva per nottate intere, la faceva precipitare dalle scale, straziava le sue membra.
“Dove sei? Dove sei, Gesù mio?” Era l’unico lamento della poverina. Ma il Signore era sempre presente, e lei, nella parte superiore dell’anima, si manteneva calma. Le tentazioni non la facevano cadere, le sofferenze non la scoraggiavano.
Il demonio ricorse ad altri mezzi. Presentandosi come due religiose zelanti del suo vantaggio spirituale, le gettò il turbamento nell’anima facendo credere che la sua diversità nel vitto e nel vestire non fosse volontà di Dio. Altre volte il demonio prese proprio il sembiante suo e rubò qualche cibo in cucina e in dispensa, ma il Signore manifestò l’inganno del nemico.
Ebbe pure delle consolazioni in qui cinque anni, anche se erano però di breve durata e rare.

LA MADONNA IN QUELLA PROVA
Sempre la Madonna le era stata Mamma amorosa. Tanto più si mostrò tale nel tempo della prova.
Da questa Mamma imparò alcuni rimedi contro le tentazioni, e ricevette forza per accostarsi alla S. Comunione anche quando il diavolo, sotto forme orribili, si presentava alla finestrella del comunicatorio per spaventare.
Tormentata continuamente da tentazioni impure, le fu inutile ravvolgersi tra le spine come S. Francesco, cerchiarsi la vita con una cintura armata di chiodi, fare strazio del suo corpo: l’unico rimedio fu un ardente ricorso alla Vergine Mamma.
Le comparve la Madonna: consolò il suo dolore, asciugò le suo lacrime, l’assicurò che durante la lotta non aveva mai offeso il Signore né appannato la sua verginità, e coprendola con un candido velo, la liberò da quelle sofferenze.
La mattina del 10 giugno 1590, S. Maria Maddalena fu liberata dalle persecuzioni diaboliche e riebbe il sentimento della grazia, che le era stato tolto. E diceva con affetto: “Venne ed è passato, – il tempo della prova – aiutami a lodare e ringraziare il mio Dio”.
Per il coraggio con cui aveva sopportato di vedere i diavoli, poté vedere sempre dinanzi a sé Gesù. Si presento Gesù, e lei fu ripiena di soave allegrezza: “Sposo mio, vedere i demoni non è così spaventoso come è dilettevole vedere te, perché Tu sei, come disse il profeta Davide, il più bello tra i figli degli uomini”. Gesù, Figlio di Maria!

LA RIFORMATRICE
Ciò che il Signore aveva rivelato a S. Teresa d’Avila per l’Ordine carmelitano, lo ispirò in grado diverso a lei per il monastero di S. Maria degli Angeli.
La religiose usassero lenzuola e camicie di lana. Il vitto, il letto, l’abito fosse povero, semplice, mortificato. Nelle elezioni delle cariche mirassero solo alla gloria di Dio, e nutrissero fra di loro una carità tale da sentirsi pronte a dare anche la vita. La loro ritiratezza dal mondo doveva essere assoluta, e nel parlatorio dovevano scendere solo per ubbidienza e carità. L’umiltà, l’ubbidienza, la mortificazione, la semplicità, la purità dovevano essere praticate in modo non superficiale. Ogni religiosa doveva rendersi una vittima immolata di continuo.
Avrebbero accettato tutto? La Madonna volle che ognuna desse il voto segreto. E tra più di ottanta religiose, non si trovò contraria neppure una.
S. Maria Maddalena fu Maestra delle novizie, per parecchio tempo. Buona e cara Madre lei, che nascondeva nel petto l’amabilissimo Cuore di Gesù e tante volte aveva sentito la voce di Maria, “quella voce che incanta anche Dio”.

GESÙ E MARIA
Contemplare Gesù, sempre amabile, adorabile sempre, e contemplato amarlo: ecco qual era la sua vita. Era il suo paradiso in terra.
E il suo amore per Maria? Ci si può fare un’idea dell’intensità di tale amore, leggendo quei “ratti” di estasi in cui elle parla con la Madonna e della Madonna.
Ella riavvicina spesso la Mamma che stringe al cuore il suo Dio fatto bambino e la Mamma che, pallida ma forte nel più profondo dolore, sta immobile ai piedi della Croce.
Il senso stesso della maternità, innato in ogni cuore di donna, non solo non viene distrutto nella Santa dalla sua vita contemplativa, ma diventa in lei, per la meditazione delle gioie e dei dolori della Mamma celeste, un vivo senso di carità per tutti.
Ella pare voler sempre dire alla Mamma: “Poiché tu per i peccatori vagheggiasti Gesù, piangesti Gesù, salvali tutti: fa’ che non u’anima si perda”.

ALCUNE VISIONI MARIANE
La sua devozione verso la Madonna aumentava, con chiari segni, quando si avvicinavano le feste in onore di Lei.
Fra le molte contemplazioni mariane che ebbe, quella del 14 agosto 1593, vigilia dell’Assunzione. In estasi, intreccia un inno di gloria magnificando la Beatissima Vergine.
Un giorno della festa dell’Annunziata, contempla in modo sublime l’Incarnazione.
Nel 1594 vide la Madonna stare tra S. Angelo, martire carmelitano, e S. Ignazio, fondatore della Compagnia di Gesù, i quali parlarono dell’umiltà e della povertà.
Un giorno di Pasqua, stette quasi tutto il giorno rapita in spirito riguardo alle apparizioni di Gesù risorto. In refettorio restò rapita quasi due ore sulla prima apparizione, che Gesù fece alla sua Mamma.
Una volta vide che dal petto della Madonna scorrevano due grandi rivoli di latte (la sua Purezza): uno irrigava il Paradiso e l’altro la terra.
Un’altra volta, vide la Beatissima Vergine mostrare gran desiderio di attirare a sé le Spose del suo diletto Figlio, per abbellire l’anima di ognuna di loro con doni e grazie.

LA SUA MORTE
Era maestra delle novizie, quando una voce segreta le disse che la morte si avvicinava. Allora, dato che in cielo non si può più soffrire, il suo amore alla sofferenza crebbe molto, moltissimo. E col permesso della Superiora chiese a Dio di patire senza riposo, senza sollievo.
Da quel momento, l’aridità invase la sua anima e tutti i dolori del corpo sembrarono unirsi per farla morire. E non per giorni, ma per mesi e anni, stesse a letto con indicibili dolori fisici e morali. Diceva: “La mia anima non è più capace che della sofferenza”.
Ogni tanto la si udiva parlare a voce alta con Gesù, con la Madonna, con l’Angelo Custode …
Tre giorni prima di morire ricevette l’Unzione degli infermi, ricavando grande fortezza da questo Sacramento. Chiese umilmente perdono e abbracciò tutte le religiose, che in silenzio singhiozzavano vicino al letto.
Il giorno dell’Ascensione si aggravò, e il giorno dopo le fu dato il S. Viatico. Passato un po’ di tempo, le si velò la vista e cominciò a perdere tutti i sentimenti, a poco a poco.
E placidamente spirò, il 25 maggio 1607. Il profumo di gigli e rose, che in premio della sua purezza si era sempre diffuso dalla sua persona, si fece sentire di più in quel momento.

FONTE: I Santi e la Madonna, ©Ed. CasaMariana, vol. 3

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