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Santa Maria Francesca delle cinque piaghe

La prima volta che conobbi S. Maria Francesca stavo a letto ammalato: lessi un libricino piccolo senza una foto, e mi colpì moltissimo la vita di questa Santa, soprattutto per quel fatto curioso e bello che faceva di Maria Francesca una vera madre: ognuno che aveva una malattia, foss’anche un dolor di testa, bastava che si rivolgesse a lei e lo scambio era fatto: la sofferenza amorosa a lei, la sanità all’altro. Ma quanta sofferenza prima di giungere a tale intimità col Signore!

“Tu mi sei figlia” 

Nacque il 25 marzo 1715 a Napoli dai coniugi Francesca e Barbara Gallo, nella popolosa zona di Montecalvario. Forse non poteva nascere in una festa mariana più bella e significativa. Questa bimba era come un annuncio di grazia, benedetta dalla “Piena di grazia”, per iniziare un cammino e una missione di grazia su questa terra di triboli e spine. La Madonna stessa un giorno le dirà: “Tu sei nata nel giorno della mia Annunciazione, tu mi sei figlia”.

Già prima di nascere, per gli strani spasimi e i forti dolori, la mamma, più che ai medici, era ricorsa ai due grandi santi del tempo: S. Francesco de Geronimo e S. Giovan Giuseppe della Croce; ma anche ora: dopo nata, per la piccola creatura le sofferenze non venivano a mancare. La madre non ha più latte, e per nutrire la sua piccina, la mette a balia da due donne del luogo, le quali pur di far soldi non avvisarono la madre della loro mancanza di latte, sicchè la piccola dopo un certo tempo, portata a casa, era tutta pelle e ossa.

La madre addoloratissima si rivolse allora ad un’altra madre ben più provvida, e guardando il quadro della Madonna pregò con voce di pianto: “Un po’ di latte per questa bambina che ti costerebbe accordarmelo, Madre Santa? “… Posò sul petto It mano che aveva toccato il quadro e la fede ebbe il suo premio.

Salvata di nuovo

Maria Francesca cresceva molto buona e pia, e tutti incominciarono a conoscere questa “santarella” che in pieno rigorismo ecclesiastico aveva fatto la Comunione a sette anni, che spesso la si vedeva tutta raccolta nella chiesa di S. Maria d’Ognibene a pregare dolcemente, a dispensare la sua merendina, a raccogliere i piccoli per l’istruzione.

Molto più, tuttavia, dovettero ascoltare la tessitura del suo telaio che l’avido genitore aveva messo, già da tempo, fra le sue teneri mani.

Un giorno, però, sbocchi di sangue mostrarono quale · fosse il prezzo di quella silente laboriosità. Chiamati i medici, non c’era nulla da fare: la ragazza era sfinita.

” genitore, allora, prima sbottò, poi masticò delle scuse, quindi accusava del male le stesse penitenze della fanciuIla; ma poi, accorandosi con la sposa che intanto pregava, rivolta a un quadro della Madonna delle Grazie, disse gemendo: “Salvatemi la figliali.

Intanto il sacerdote amministrava a Maria Francesca gli ultimi Sacramenti e tutto sembrava finito. La Madonna, però, e la stessa giovinezza della fanciulla ebbero la meglio, tanto che ben presto Maria Francesca si riprese dal male, con gioia di tutti.

Terziaria francescana  

Non tanto la costituzione fisica, quanto piuttosto quella modestia, quel silenzio, quella purissima grazia interiore, che si rifletteva talvolta nei suoi lineamenti, spinsero un giovane di buon nome e di agiata famiglia a chiedere a Francesco il permesso di sposare la figlia.

Il padre, tutto esultante della lieta notizia, andò ad avvisare la figlia del fatto; ma qual non fu la sua meraviglia e il suo sconforto quando seppe da quest’ultima il suo netto rifiuto. Dimentico della gracilità costituzionale di lei, in preda al suo furore, la percuote con tutte le forze, facendo soffrire anche le sorelle, ivi presenti e la madre accorsa In aiuto. La figlia è irremovibile nel suo proposito di consacrarsi a Dio, che proprio ora manifesta al padre terreno; ma egli non è in grado di comprendere e aumenta il dolore della figlia, obbligandola anche al digiuno per più giorni.

La casa in questa situazione divenne un inferno. Ogni volta che il padre ritorna a casa, a rinnovata proposta e medesima risposta, seguono rinnovate percosse.

Sotto tale regime, la figlia sembra di nuovo cedere fisicamente, quando ecco che un giorno il padre, di ritorno da una visita fatta a un certo Teofilo, dà alla figlia la libertà di scegliersi la sua strada.

Esulta la ragazza, che ben comprende il dono di Dio; ma conosce bene anche la volubilità del genitore; accelera quindi i preparativi per porre in atto i suoi desideri, e l’8 settembre 1731,aiutata dalla mamma, veste l’abito del terz’ordine francescano, con il nome di Suor Maria Francesca delle 5 Piaghe. Le bionde trecce, unico ornamento del suo misero corpo, furono offerte alla Madonna, sotto la cui protezione s’era in quel giorno consacrata. Nata su questa terra il giorno dell’ Annunziata, si consacra a Dio il giorno della Natività di Maria SS. La Madonna la conduce per mano, nei passi più importanti della sua vita.

Piena di “mamma Maria” 

Di giorno in giorno l’amore alla Madonna cresceva sempre più in Maria Francesca. Non solo invocava spesso la Madonna, ma voleva averla costantemente davanti agli occhi, per non perderla mai di vista e nutrirne senza interruzione la contemplazione amorosa. Per questo arrivò a tappezzare quasi interamente le pareti della sua stanza di immagini della Santa Vergine. E non solo le pareti, ma anche le finestre, le porte, le scale…

Per le feste della Beata Vergine, inoltre, non ne faceva passare una senza prepararvisi con una devota novena di preghiere, di digiuno, di mortificazioni. Del resto, ella già digiunava ogni venerdì e ogni sabato in onore della Celeste Mamma.

La sua preghiera mariana preferita era il Rosario con le litanie e altre devote orazioni, che recitava con grande fede per tutti i bisogni e le sofferenze delle persone che, in gran numero, correvano a raccomandarsi alle sue preghiere.

E non solo ella amava con passione la Madonna, ma voleva che anche gli altri amassero questa amorosissima Mamma, sempre pronta a soccorrere i figli con ogni grazia e benedizione. La Santa era solita dire: “Siate devoti, siate veri devoti, raccomandatevi costantemente a mamma Maria, ed avrete da Dio ogni grazia che desiderate”. E ancora: “Siate devoti di Lei, abbiate fede in Dio e in Maria Santissima, procurate di non dare il disgusto a questa divina Madre, offendendo Gesù; ed allora, devoti di mamma Maria, riceverete da Dio ogni grazia”.

Santa Maria del Buon Cammino  

A casa, intanto, i giorni incominciavano a diventare troppo duri per tutti a causa del padre: scappata l’occasione del buon matrimonio, ora egli voleva approfittare della buona fama della figlia per trarre denari; ma ella si oppose decisamente.

Il padre la picchiava a lungo a causa di quel diniego, e questa volta anche le sorelle erano contro di lei.

Da buone persone fu cercata un’abitazione fuori casa, perchè Maria· Francesca potesse essere sottratta a quell’ingiusto trattamento familiare. Ma anche in questa nuova condizione, il diavolo ci aveva messo la coda e le opere di pace della Santa venivano interpretate in tutt’altro senso, sicchè arrivò a tale stato di persecuzione, da essere vilipesa pubblicamente anche nei suoi atti normali e nelle pratiche di pietà.

Fu allora che alcuni ottimi sacerdoti, che già conoscevano suor Maria Francesca, chiesero ospitalità per quella poveretta cosi perseguitata e indubbiamente innocente; e così Maria Francesca entrò come ospite nella comunità caustrale di “Santa Maria del Buon Cammino”.

“Ma che dannato e dannato! …”  

L’avvertirono un giorno che un suo zio stava assai male: una grave polmonite lo aveva ridotto agli estremi… Ma il peggio era che il pover’uomo pareva preso dalla disperazione: gridava, smaniava e non Intendeva confessarsi, Ancora una volta un’anima rischiava di perdersi! Allora Maria Francesca prese una immagine della Divina Pastora… e via verso quella povera pecora che il lupo tentava di rapire.

“Maria Francesca sono già dannato! ” – le gridò lo zio non appena la vide. “Ma che dannato! Ma che dannato! Questa è la più grande offesa che si possa fare alla bontà divina. II Signore ha versato per noi il Suo Sangue e dobbiamo sperare sempre, anche se abbiamo molto peccato”.

Ma il povero moribondo non si quietava. “Sono dannato, sono dannato, per me tutto è finito! ” – ripeteva. Maria Francesca, invece di rispondere, prese la immagine che aveva portato con sè e la mise davanti agli occhi del che aveva portato con sè e la mise davanti agli occhi del pecore?” E’ Maria Santissima che si prende cura delle nostre anime raffigurate nelle pecorelle; è la Madonna che , ci difende dal lupo infernale, mettendoci sotto il suo manto”.

Il morente continuò a guardare a lungo la Divina Pastora, con una fissità strana, mentre dal suo viso si diffondeva a poco a poco una espressione di pace. Poi delle lacrime cominciarono a cadere sull’immagine che Maria Francesca continuava a tenergli vicino.

La grazia era ottenuta e il buon uomo, in pace con Dio e in perfetta rassegnazione ai suoi voleri, moriva qualche giorno dopo.

La nipote lo assistè fino all’ultimo, fino a che il pericolo del lupo non fu scongiurato per sempre.

La Divina Pastora 

Chi era? Un’immagine di Maria che ha tutta una storia. Preferita da Maria· Francesca, ben presto diventò la Madonna di mezza Napoli.

Alcuni frati alcantarini, venuti dalla Spagna, avevano regalato a P. Salvatore (confidente della santa) un’immagine che gli piacque assai. La Madonna vestita da pastorella tiene in braccio il Bambino e ha intorno a Sé tante pecorine, attaccate con catenelle, che la Divina Pastora tiene con la mano, quasi ad impedire che scappino: ma ecco avvicinarsi il lupo che sta per gettarsi su di una povera bestiola, forse la più incauta: dalla sua bocca esce poi un grido: Ave Maria. Ed appare l’Arcangelo S. Michele a mettere il lupo in fuga.

P. Salvatore portò il quadro alla sua figlia spirituale che andò in visibilio: nessuna immagine poteva meglio esprimere la sua fiduciosa devozione alla Madonna, che custodisce e difende dal nemico tutte le anime che a Lei si affidano.

Ne fece fare delle riproduzioni sotto forma di immagini, statuette, medaglie, libretti, valendosi naturalmente di offerte di buoni devoti e perfino della Madonna stessa che dovette una volta intervenire a toglierla dall’imbarazzo, quando non sapeva come fare a pagare un’incisione in rame. Alla fine di una novena, Maria Francesca, in modo prodigioso, trovò i sei ducati che ci volevano per saldare il debito: non un soldo di più, nè uno di meno.

“Madre mia, fallo tacere…” 

Quell’immagine sembrava una risposta al suo amore filiale, alle sue invocazioni di soccorso davanti al lupo che minacciava le anime, in tante maniere e che si avventava  spesso contro la sua. Un giorno Gesù le aveva detto: ” Sposa mia cara, giacchè tu vuoi patire, io ti dico che quelli per i quali pregherai e che presenterai a me per la loro eterna salute, tutti te li darò”. Ma che sofferenze per salvare le anime! Assalti e dolori di dentro, di fuori, attraverso le cose e le persone; anche il demonio non la tentava più attraverso le suggestioni del mondo e della carne, ma prendeva lui stesso forme fisiche per brutali aggressioni.

La divina Pastora non poteva impedire che il lupo minacciasse, perchè la prova rientra nei disegni di una provvidenza amorosa; ma interveniva, e come! E insieme a Lei c’era sempre l’Arcangelo Michele.

Una notte tempestosa, il demonio stava fuori della porta di casa e faceva un fracasso terribile gridando: Il Ah! quel maledetto dono del Cielo (riferendosi al quadro) se tu non lo avessi ricevuto, io non sarei continuamente scacciato e vinto”.

Maria Francesca, paziente a quelle grida ripetute, ad un certo punto non ne poteva proprio più e temeva di soccombere per la stanchezza.

“Madre mia, fallo tacere perchè mi sento morire e ho bisogno di dormire un poco”.

La Divina Pastora dovette certamente far intervenire S. Michele, perchè tutto tornò subito in pace e si fece un gran silenzio.

“Te la manda Maria Santissima” 

Erano passati già molti anni da quando Maria Francesca non abitava più a casa sua. La mamma era andata in Cielo a raccogliere il premio di tante sofferenze. Il padre, dopo un lungo purgatorio di sofferenze e atroci dolori, anche lui era partito, lasciando alle tre figlie zitelle non più giovani e a Maria Francesca pressochè niente, giacchè tutti gli avidi risparmi s’erano spesi tra medici e medicine.

Dalle sorelle Maria Francesca non ricevette nulla, tranne che un vecchio quadro di casa di nessun valore artistico, ma che le piaceva. Rappresentava lo sposalizio della Madonna. Forse era un quadro a cui Barbara, la madre, era stata affezionata e, davanti al quale, la piccola Maria aveva visto la sua mamma piangere e pregare… Ma non passo molto tempo che la sorella maggiore, in un momento di cattivo umore, glielo andò a richiedere, non sappiamo con quale scusa; e Maria Francesca glielo diede, anche col chiodo a cui stava attaccato. Santa povertà francescana!

Il perfetto spogliamento di sè le avrebbe permesso di meglio godere dell’unico tesoro che nessuno le avrebbe mai rapito: la croce. E questo bisogno cocente di rinnegare se stessa, per dare tutto al suo Signore, si manifestava in modo eccellente nel contatto con i poveri: membra vive e immagini palpabili del Crocifisso.

Un giorno Maria Francesca aveva dato il suo fazzoletto a un povero; poi, accompagnando una povera in casa, le aveva ceduto la sua sottana; solo l’abito di S. Francesco le era rimasto addosso. Eppure i poveri, più attratti dal cuore che dalle misere vesti, continuavano a insistere, a venire, a supplicare.

Stava in chiesa pregando, quando una miserella venne a chiedere ancora. Lei non aveva più nulla, proprio nulla! Ma quella insisteva, non se ne voleva andare, troppo persuasa che quella serva di Dio poteva aiutarla.

Allora Maria Francesca, che nel povero vedeva Gesù Cristo, capi che quell’insistenza le rimproverava forse di non aver ancora usati tutti i mezzi, per fare la carità e si rivolse alla Madonna con tutta fiducia. Le venne poi in mente di guardare a terra e lì da parte, luccicante Come una stella in quel buio, c’era una moneta d’oro.

“Pigliati questa, che te la manda Maria Santissima”, disse la Santa.

“Ecco, viene Maria Santissima” 

A 76 anni di età, Maria Francesca ebbe la cancrena che rendeva, sempre più celermente, ogni giorno il suo corpo simile al crocifisso Signore. Le gambe erano sformate, il corpo tumefatto, e ciò nonostante ebbe sempre sul volto una pace e direi quasi giocondità che non perse mal del tutto.

Molti, quasi preavvertendo la fine, venivano a visitarla, a darle, senza volersene fare accorgere, gli ultimi addii; ma le lagrime agli occhi erano incontenibili.

Molte erano specialmente le mamme, le giovani spose, tra le quali riconoscentissima c’era anche Teresa. ” Quante lacrime aveva versato, per il suo Bernardo che i genitori, a nessun costo, volevano che sposasse. “Consolatevi figlia mia, che Iddio vi aiuterà. Pregherò per voi tanto la Madonna e Dio aggiusterà tutto; state tranquilla”.  Parole semplici, ma quanta consolazione lasciavano nell’anima e quale efficacia!

Ai primi di settembre del 1791 Maria Francesca s’era voluta preparare, con speciale cura, alla festa della natività di Maria, nel cui giorno sacro volle ricevere Gesù Viatico.

Passato circa un mese, si arrivò alla fine dolorosa.

La mattina del 6 ottobre Don Giovanni comunicò Maria Francesca, chiedendosi come ogni mattina: “Sarà questa l’ultima volta? “.

Le sofferenze che avevano tormentato, per tutta la notte, la moribonda parvero ad un tratto calmarsi e quelli che stavano vicini la intesero dire: La Madonna! La Madonna! Ecco viene Maria Santissima, la Mamma mia Maria’:

In mattinata passarono a visitarla, come al solito, tutti i suoi fedeli che vivevano con lei quella lunga e dolorosa agonia. Maria Francesca era tranquilla, non si notava niente di nuovo nel suo stato. A mezzogiorno il confessore si allontanò e con lui anche S. Francesco Saverio Bianchi, confidente della santa. Nel tardo pomeriggio qualcuno notò un improvviso e strano mutamento nel viso dell’agonizzante: si era fatto bianchissimo, tutto soffuso di un sorriso che sembrava luce.

Maria Francesca spalancò gli occhi, luminosi come due stelle, li posò sull’immagine della Madonna e poi li sollevò in alto.

Poco dopo spirava.

Nella Cappella dell’Immacolata 

Era il tramonto del giovedì 6 ottobre 1 ?91, mentre i

numerosi chiostri partenopei già cantavano i primi vespri della solennità del santo Rosario.

Durante le ultime ore dell’agonia, ad un certo momento, S. Maria Francesca aveva riaperto gli occhi, si era ripresa. Che cosa fa? Immediatamente vuole recitare una corona del Rosario, in onore della Madonna. Fu l’ultima corona che incoronava la sua vita terrena, ai primi vespri della Madonna del Rosario. La sua vita si può veramente dire che fu un rosario.

S. Maria Francesca nacque nel giorno dell’ Annunciazione e cominciò a vivere tutti i misteri del Rosario fino alla crocifissione e morte sulla croce, consumata su quel duro letto, rosa dalla cancrena, eco del grido agonizzante di Gesù per i peccatori.

Bene a lei si possono applicare le parole che la liturgia applica al serafico Padre: Il Francesca, povera ed umile, entra ricca nel Cielo”. E ora ella è lì, a vivere per sempre l’ultimo mistero glorioso: l’incoronazione di Maria, Regina del Cielo e della terra, nella gloria degli angeli e dei santi in Paradiso, mentre il suo corpo, nell’attesa della finale trasformazione, aspetta fiducioso nella viva roccia della Cappella dell’Immacolata.

FONTE: I Santi e la Madonna, ©Ed. CasaMariana

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Commenti

  1. Sono pochi gg che prego S Maria Francesca delle cinque piaghe, ne avevo sentito parlare in passato ma per puro caso qualche giorno fa non so perché mi sono voluta documentare…qualcosa comincia già a muoversi…GRAZIE dolce Santa… tvb…

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