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I Testimoni di Geova e la Bibbia

I Testimoni di Geova affermano di mettere alla base del loro insegnamento la Sacra Bibbia.

Questo conferisce loro un grande prestigio, perché la Bibbia è “il libro di Dio”, cioè quel complesso di libri scritti sotto la ispirazione di Dio nei quali Egli rivela Se stesso e il Suo messaggio all’umanità (Alcuni libri della Bibbia sono stati scritti prima della venuta di Gesù, altri dopo la Sua venuta. Quelli formano l‘Antico Testamento, questi il Nuovo Testamento).

Essi tuttavia, come dimostreremo ora, interpretano la Bibbia a loro capriccio, stravolgendone il vero significato, in dispregio dei più elementari principi di interpretazione biblica, con lo scopo di trovare in essa una giustificazione alla loro dottrina.Per far ciò essi ricorrono ad alcuni stratagemmi:

Di solito USANO FRASI BIBLICHE STACCATE DAL CONTESTO: in tal modo il senso della frase può essere alterato e piegato in appoggio alle loro tesi.
Facciamo un esempio.
Per negare che Gesù è Dio, prendono, isolata dal contesto, la celebre frase detta da Gesù risorto a Maria Maddalena: “Va’ dai miei fratelli e dì loro: io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro” (Gv. 20,17).
Ma se leggiamo tutto il racconto evangelico, risulta chiaro che Gesù sta parlando di sé in quanto uomo e nostro fratello. Fattosi uomo come noi, Gesù vede e adora nel Padre il “suo Dio”, pur essendo lui stesso Dio, uguale al Padre, anzi “una sola cosa col Padre” (Gv. 10, 30), come del resto conferma poco più avanti (Gv. 20, 29) accettando la dichiarazione di fede che l’apostolo Tommaso gli esprime dicendogli: “Mio Signore e mio Dio!”.
Spesso, NELLE LORO TRADUZIONI DELLA BIBBIA CAMBIANO QUELLE PAROLE CHE CONTRADDICONO LE LORO TEORIE. Con questo metodo è loro possibile dimostrare tutto e negare tutto, a piacimento.
Due esempi.
Per negare che vi sia un castigo eterno per i peccatori, nella loro edizione della Bibbia dal titolo“Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre scritture”, al capitolo 25, versetto 46 di San Matteo, ove Gesù conclude il suo discorso sul giudizio finale, essi sostituiscono la parola “supplizio eterno” con l’altra “stroncamento eterno”, che vorrebbe significare “annientamento” dell’anima peccatrice.
Così, per dimostrare che l’anima umana non è immortale, essi traducono sempre la parola ebraica “néfesh”, che spesso significa “persona”, con “anima”: in questo modo ogni volta che nella Bibbia si parla di una “persona” che muore essi possono provare – Bibbia alla mano – che è “l’anima” che muore!
Nella loro Bibbia NON ACCOLGONO TUTTI I LIBRI DELL’ANTICO TESTAMENTO che furono e sono accettati dalla Chiesa.
Spieghiamoci meglio.
La Chiesa nascente ritenne come ispirati da Dio tutti i libri dell’Antico Testamento contenuti nella versione greca detta “dei Settanta” (I “Settanta” [LXX] sono la più famosa traduzione in greco di tutto l’Antico Testamento, fatta [forse da 72 traduttori] tra gli anni 250 e 150 prima di Cristo, e destinata agli ebrei della diaspora [cioè viventi fuori della Palestina] che ormai conoscevano solo il greco. La Chiesa primitiva, che agiva in ambienti di lingua greca, fece propria questa traduzione e la usò comunemente per la propria catechesi).
Orbene, nella traduzione dei “Settanta” sono compresi 7 libri (Tobia, Giuditta, I Maccabei, II Maccabei, Baruch, Sapienza, Ecclesiastico, più alcuni frammenti di Daniele e di Ester) che non erano contenuti nella Bibbia ebraica, ma che erano accettati dagli ebrei della diàspora (tanto è vero che i “Settanta” li accolsero!) e che furono ritenuti sempre dalla Chiesa come ispirati e citati fin dai tempi dei Padri Apostolici (ad esempio da San Clemente Romano).
Ebbene, tra questi libri ve ne sono alcuni che affermano verità negate dai Testimoni di Geova, e ciò può spiegare il perché essi li rifiutino.
Nell’interpretare la Bibbia essi NON TENGONO CONTO ALCUNO DEI GENERI LETTERARI. 
Spieghiamoci meglio.
Qualunque opera letteraria rispecchia il modo di pensare e di esprimersi dell’epoca e del luogo in cui viene scritta, cioè ha un suo proprio “genere letterario”, del quale bisogna tener conto per poterla comprendere esattamente.
Uno scritto storico (cioè di “genere letterario” storico) se riferisce la data ed il luogo di un avvenimento va interpretato alla lettera, ma uno scritto poetico (cioè di “genere letterario” poetico), no.
Ad esempio, nella poesia Pianto antico il Carducci, rivolgendosi al figlioletto morto, così si esprime: “Tu, fior della mia pianta percossa e inaridita…”; tuttavia nessuno pensa che il Carducci sia una pianta e suo figlio un fiore.
Nei “generi letterari” rientrano anche espressioni caratteristiche, modi di dire, ecc. propri di un dato ambiente come, ad esempio, l’espressione da noi in uso “fare quattro passi” per significare un piccolo tragitto. Chi volesse prendere alla lettera il numero “quattro” e basarsi su di esso per stabilire la distanza percorsa, traviserebbe il pensiero dell’autore.
Eppure i Testimoni di Geova, trovando nella Bibbia numeri simbolici, invece di tener conto del “genere letterario” del libro in cui furono inseriti, li interpretano alla lettera e li usano per calcoli complicati che nulla hanno a che vedere con l’insegnamento della Bibbia.
Tuttavia ciò che più meraviglia nei Testimoni di Geova è la STRUMENTALIZZAZIONE CHE ESSI FANNO DELLA BIBBIA in appoggio alle loro tesi.

Anziché cercare nella Bibbia la verità, essi usano la Bibbia (distorcendone il vero significato, cambiando le parole, sopprimendo interi libri, ignorando i “generi letterari”, ecc.) per appoggiare una loro verità precostituita.

Essi – contrariamente a quanto vanno dicendo – non sono al servizio della parola di Dio, ma si servono della parola di Dio, distorta, per dar credito ai loro errori.

Già abbiamo offerto qualche esempio di ciò, ma altri ne daremo trattando i singoli punti della loro dottrina.

Fonte: culturacattolica.it

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