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Vincere le tentazioni impure

Leggo sul vostro settimanale, il n. 33, un articolo di Don Leonardo M. Pompei sul Sesto Comandamento, dove al termine si spiega che «tutti i peccati impuri compiuti con piena avvertenza e deliberato consenso costituiscono veri e propri peccati mortali»: anche un desiderio impuro? (Marco B. Z.)

Il campo del desiderio è molto variegato, appartenendo esso al mondo dello spirito. Certamente, Gesù disse nel Vangelo: «Chi guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore» (Mt 5,28). Ovviamente c’è sguardo e sguardo. C’è uno sguardo casuale, incolpevole, uno sguardo ambiguo o imprudente, lievemente colpevole, uno sguardo realmente voluto e ricercato con tutto se stesso, gravemente colpevole. Il grado di colpevolezza poi può aumentare se questo sguardo si protrae per molto tempo, se è ripetuto, se è un’abitudine, ecc., ecc.

Non si può quindi fare una casistica del tutto esaustiva, anche solo degli sguardi… figuriamoci dei desideri, che sono ancora più interiori ed invisibili.

Sappiamo che esiste un Comandamento, il nono, che dice: «Non desiderare la donna d’altri» (cf. Es 20,17; Dt 5,21). Cosa ci comanda questo Comandamento? Certo niente d’impossibile, altrimenti il Signore non ce lo avrebbe dato. Il Comandamento ci impone di stare molto attenti alle tentazioni, oggetto del desiderio impuro.

Queste purtroppo sono inevitabili, soprattutto per chi vive nel mondo, a contatto ogni giorno con realtà ambigue e depravate dal punto di vista morale. La tentazione si presenta sempre come qualcosa di piacevole, atta a stimolare il desiderio. È l’antica spira del demonio che vuole portarci, come fece per Adamo ed Eva, ad offendere Dio con un’azione che all’occhio istintivo della mente e della volontà sembra buona.
In realtà quell’azione ci porta verso il baratro della miseria morale e spirituale perché ci priva della grazia di Dio, ci separa cioè da Lui, il nostro Creatore. La lotta del cristiano in questo frangente può diventare anche eroica.

Il desiderio della carne alle volte sembra prevalere, ma se con gli aiuti della grazia, della preghiera e con buona volontà si resiste, si fugge dal pericolo, si trova un’attività che sia del tutto opposta a quella che la tentazione vuole indurci a fare, ecco che si può dire di aver vinto la tentazione e di aver dominato i desideri.

Essi, non assecondati e resi ininfluenti sull’ agire, piano piano svaniscono da soli; satana, autore della tentazione, si renderà conto di non aver potuto vincere, cioè orientare completamente la volontà verso l’azione cattiva, e così lascerà in pace il povero tentato. Dobbiamo essere pronti a cercare anche l’aiuto di Maria Santissima, degli angeli, soprattutto di San Michele, e degli altri santi per poter controbattere una tentazione improvvisa ed inaspettata e così avere la giusta forza e la giusta illuminazione della mente e del cuore per scappare o resistere al pericolo.

È interessante il racconto che la Bibbia stessa, nel libro dei Proverbi, fa di uno sprovveduto che cade nella tentazione impura e giace con la moglie di un .. altro uomo: è paragonato a un bue portato ad un macello e ad un cervo preso allaccio. La dinamica della tentazione è chiara: comincia con le lusinghe che evocano scenari fantastici (e fasulli), e poi pian piano spinge ad incamminarsi con le proprie gambe, anche fisicamente, verso il peccato. La tentazione così è stata assecondata ed il desiderio impuro ha prevalso sulla ragione e sulla fede.

È un perenne monito ed un sacro insegnamento per guardarci dall’assecondare questo tipo di desideri, a resistere, a lottare contro di essi e soprattutto a non procurarli da soli con imperizia ed imprudenza: «Mentre dalla finestra della mia casa stavo osservando dietro le grate, ecco vidi fra gli inesperti, scorsi fra i giovani, un dissennato. Passava per la piazza, accanto all’angolo della straniera, e s’incamminava verso la casa di lei, ali ‘imbrunire, al declinare del giorno, all ‘apparir della notte e del buio.

Ecco farglisi incontro una donna, in vesti di prostituta e la dissimulazione nel cuore. Essa è audace e insolente […]. Lo lusinga con tante moine, lo seduce con labbra lascive; egli incauto la segue, come un bue va al macello; come un cervo preso al laccio, finché una freccia non gli lacera il fegato; come un uccello che si precipita nella rete e non sa che è in pericolo la sua vita.

Ora, figlio mio, ascoltami, fà attenzione alle parole della mia bocca. Il tuo cuore non si volga verso le sue vie, non aggirarti per i suoi sentieri, perché molti ne ha fatti cadere trafitti ed erano vigorose tutte le sue vittime. La sua casa è la strada per gli inferi, che scende nelle camere della morte» (Pro 7,6-27).

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