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Il Matrimonio sul piano naturale secondo la Fede

Il Matrimonio viene definito dal Catechismo romano come: ‘l’unione maritale dell’uomo colla donna, contratta fra persone legittime, la quale implica un’inseparabile comunanza di vita’1.

a.) Vincolo
In questa frase l’unione viene definita più precisamente come ‘vincolo’. Dio non solo istituì il Matrimonio, ma lo rese vincolo. Questo vincolo viene espresso da Adamo con le parole: «Questo è osso dalle mie ossa, e carne dalla mia carne.
Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne» (Gen. 2,18).
Questo vincolo viene in esistenza, come abbiamo già detto, tra due persone legittime, ossia, un uomo e una donna giuridicamente liberi da sposarsi: non possono essere troppo strettamente imparentati ad esempio, né già sposati validamente.
Esso si realizza mediante il loro reciproco consenso, che costituisce il contratto del Matrimonio.
Osserviamo a questo punto che il termine ‘Matrimonio’ ha due sensi: 1) il consenso: questo è il senso in cui si dice: ‘Partecipo al loro matrimonio’; e 2) il legame: questo è il senso in cui si afferma: ‘Hanno un matrimonio felice’.
Il vincolo (e dunque anche il Matrimonio stesso) ha due proprietà: l’unità e l’indissolubilità. L’unità esprime la monogamia, cioè il fatto che il vincolo unisce solo due persone e non di più; l’indissolubilità esprime il fatto che il vincolo dura fino alla morte.
Il Signore Stesso esprime l’unità quando cita le parole di Adamo come pronunciate da Dio: «così che non sono più due ma una carne sola» (Mt. 19,5); esprime poi l’indissolubilità quando dice: «Quello, dunque, che Dio ha congiunto l’uomo non lo separi» (Mt. 19,6)2
Poiché il vincolo è indissolubile, la Chiesa non riconosce la possibilità del divorzio. La dichiarazione di nullità, invece, non è l’annullamento (cioè la dissoluzione) del vincolo, bensì un’affermazione formale da parte della Chiesa che il matrimonio non è mai esistito.
Tra i vari possibili motivi ci può essere il fatto che non si trattava di due persone ‘legittime’ (ossia libere di sposarsi); che non c’era il vero consenso; che non erano presenti testimoni. La separazione fisica, invece, viene concessa dalla Chiesa per vari motivi, rimanendo salvo il vincolo.

b.) Due finalità
La Chiesa insegna che ogni matrimonio valido ha due finalità.
La prima finalità è quella che corrisponde alla legge naturale nei termini da noi sopra evocati, ossia la procreazione e l’educazione dei figli3.
Questa finalità viene espressa con le parole: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: ‘Siate fecondi, e moltiplicatevi, e riempite la terra’» (Gen. 1,27-28).
Poiché la procreazione è tradizionalmente la prima finalità del matrimonio, la Chiesa ha sempre raccomandato ai genitori la generosità nel numero dei figli che si mettono al mondo, insegnando la fiducia nella Divina Provvidenza; per lo stesso motivo ha sempre condannato il controllo artificiale delle nascite e ristretto quello naturale.
La seconda finalità consiste nell’assistenza reciproca degli sposi e viene espressa colla parola: «Non è bene che l’uomo sia solo, facciamogli un essere simile a lui che lo aiuti» (Gen. 2,18); e «Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre, si unirà a sua moglie e saranno due esseri in una sola carne» (Gen. 2,23).
Ora, poiché la prima finalità del matrimonio è dunque la procreazione e l’educazione dei figli, ne consegue che l’assistenza reciproca degli sposi mira in primo luogo ad esso e poi a tutta la loro vita matrimoniale4.
Questa seconda finalità si descrive anche come ‘amore matrimoniale’. Esso può essere inteso come un tipo di amicizia, profondo e duraturo, che tipicamente, ma non essenzialmente, possiede un aspetto sessuale.
L’aspetto sessuale viene descritto a sua volta come remedium concupiscentiae.
Ciò significa che l’esercizio della sessualità è lecito ed onesto nel matrimonio, anche se il Peccato originale ha staccato essa, insieme ai sensi e alle emozioni, dal controllo completo della ragione e perciò l’ha disordinata. Il remedium concupiscentiae viene espresso da san Paolo con le parole: ‘Per il pericolo dell’incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie, e ogni donna il proprio marito’ (1.Cor.7.2).

c.) Uno Scopo divino
La Chiesa insegna, dunque, che Dio stesso ha istituito il matrimonio. Inoltre insegna che il suo fine ultimo è che gli uomini possano conoscere, amare, e adorare Dio quaggiù, e godere di Lui per sempre in Cielo (Casti Connubii 12).
Questo insegnamento fa parte della dottrina della Chiesa secondo cui il fine ultimo dell’uomo è la beatitudine in cielo per mezzo della propria santificazione quaggiù. Ugualmente la Chiesa intende il matrimonio come il luogo per formare l’uomo alla santificazione. Il matrimonio si può dunque descrivere come un luogo di santificazione prima dei figli e poi degli sposi.

d.) La Castità

Abbiamo detto che il Peccato originale ha separato i sensi, le emozioni, e quindi anche la sessualità, dal controllo completo della ragione e perciò li ha disordinati.
Questa mancanza di controllo e di ordine della natura caduta, si chiama ‘concupiscenza’.
La virtù con cui l’uomo può dominarla è la virtù cardinale della temperanza, o moderazione. Nell’ambito della sessualità questa virtù si chiama ‘castità’.
La parola ‘castità’ viene dalla parola latina castigare, e esprime la visione da parte della Chiesa che la vita è una battaglia tra il bene e il male, una battaglia che richiede dagli uomini ascesi e mortificazione, come nella frase di san Paolo: «Castigo il mio corpo e lo trascino in schiavitù» (1Cor 9,27).
Per gli sposi la castità equivale alla moderazione negli atti e nei piaceri sessuali.
In questo contesto il Catechismo romano parla della modestia degli sposi e della astinenza saltuaria dall’atto coniugale, secondo la parola di san Paolo: «per meglio pregare Iddio» (1Cor 7,5-7).
La castità degli sposi può, in alternativa, significare l’astinenza totale dall’uso della sessualità, se tutti e due gli sposi sono d’accordo, persino per tutto il corso del matrimonio: la Chiesa ha un’alta stima per i matrimoni perfettamente casti, senza che questo significhi il disprezzo dell’atto coniugale.
Per coloro che non sono sposati, la castità equivale all’astinenza completa dagli atti sessuali.

Il Catechismo di san Pio X insegna:

430. Per mantenerci casti conviene fuggire l’ozio, i cattivi compagni, la
lettura dei libri e dei giornali cattivi, l’intemperanza, il guardare le immagini
indecenti, gli spettacoli licenziosi, le conversazioni pericolose, e tutte
le occasioni di peccato.

Una persona che trova che le sue forze naturali sono inadeguate a mantenere la castità, deve pregare l’aiuto di Dio che non chiede mai l’impossibile. Viene raccomandato il ricorso frequente al sacramento della Penitenza, alla santa Comunione quando la persona è nello stato di grazia, e la recitazione fervorosa del santo Rosario. L’aiuto necessario verrà dato in modo particolare agli sposi mediante le grazie inerenti il sacramento del Matrimonio.

Ciò che abbiamo esposto sopra sul legame del Matrimonio, sulle sue due finalità, sul suo scopo divino, e sulla castità si riferisce al Matrimonio in genere: come istituzione della legge naturale. Si rapporta ad ogni Matrimonio valido, e dunque anche al Matrimonio di quelle coppie che appartengono ad altre religioni come il giudaismo, il buddismo, l’islam, e anche quello di coloro che non professano alcuna religione.

Nostro Signore Gesù Cristo ha elevato questa istituzione naturale a Sacramento di cui possono godere tutti i battezzati.

_________
1 Cfr. Catechismo Romano sull’Istituzione e finalità del Matrimonio.
2 Concilio di Trento s.24.
3 Matrimonii finis primarius est procreatio atque educatio prolis: secundarius mutuum adiutorium
et remedium concupiscentiae (Codice del Diritto canonico 1917, Can.1013.1).
4 cfr.R.P.Jolivet, Traité de Philosophie IV, Morale, Emmanuel Vitte 1949, s.401.

FONTE:Padre Konrad Loewenstein;Il Matrimonio e gli Atti contrari
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