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Una cicatrice indelebile nell’anima

Torniamo a denunciare lo scandaloso silenzio mediatico e negazionista sulla sindrome post aborto che colpisce anche dopo decenni e lascia segni indelebili nell’anima.

Fluttuiamo in mondi frenetici che ci vogliono spenti e privi di iniziativa, se possibile standardizzati e rivolti al “pensiero unico”.
Si può anche “seguire la corrente e lasciarsi vivere”: non è dignitoso, si sciupano le occasioni per “essere”, ma si fa sempre in tempo a cambiare rotta. Però ci sono circostanze in cui ciò non è davvero possibile.
Come quando si parla di aborto: è necessario essere vigili, comprendere. Comprendere bene a quale realtà andiamo incontro, comprendere che non vi è ritorno.

La scelta dell’aborto non è scelta, è condanna.
Condanna a una vita di rimpianto, dolore, gelo. Conosco una madre, la mia, che dopo aver abortito, senza averlo detto a mio padre, si è portata questo segreto per anni, un segreto che a poco a poco l’ha spenta: ora si ritrova sola e vuota. Quel pezzo di cuore le mancherà sempre, come mancherà a me. 
Quel fratello o quella sorella che non ho conosciuto mi manca e ancora oggi mi chiedo quale viso avrebbe, cosa farebbe, quali esperienze avrei potuto fare con lei/lui, e che invece- non ho fatto e non farò mai.

Le conseguenze dell’aborto sono sconosciute ai più. Perché la cultura abortista nella quale siamo immersi ben si guarda dal portare alla luce cosa veramente accade nell’interiorità della donna dopo.

Depressione, angoscia, ansia, attacchi di panico, insonnia, istinti suicidi, incubi, allucinazioni, propensione all’abuso di alcol, uso di droga… in una sola parola: infelicità. Un’infelicità che spesso può essere repressa e sepolta nel profondo per tanto tempo, anche per anni, ma che alla fine prorompe.
E spesso lo fa in modo drammatico.

Una signora centenaria, una vita tranquilla, normale: figli, nipoti, una casa, una media tranquillità economica. Sul letto di morte, smaniava, senza pace: “Toglietelo! Levatelo! Non lo posso vedere!” Tutti pensavamo vaneggiasse. Poi, in un momento in cui sembrava calma ha parlato: vedeva ai piedi del letto un neonato coperto di sangue, il bambino che aveva abortito, di nascosto, giovanissima…

Nessuno parla mai neanche delle possibili conseguenze fisiche dell’aborto, come, più spesso di quanto si creda, l’infertilità o – peggio – il cancro al seno (sul link ABC – Abortion Breast Cancer – vige la censura mediatica e il silenzio omertoso delle riviste scientifiche), o la propensione al parto prematuro.

C’è chi ci fa il lavaggio del cervello così bene da farci credere che la vita non esiste nell’embrione, o che l’embrione non è un essere umano, una persona. C’è chi ci pone davanti la “libertà di scelta”, ma poi non ci dà nessuna scelta: non possiamo deludere un partner che dice di amarci, i parenti che “non vogliono che ci roviniamo la vita, “perché abbiamo fatto proprio questo a loro!”…

A una figlia rimasta incinta un padre ha detto: “Mi hai deluso, da te non me lo sarei mai aspettato, sei la nostra vergogna”, No! Cara figliola, ricordati che non sei tu a doverti vergognare, ma lui, che per salvare le apparenze vuole spingerti a sopprimere una vita innocente.

Non possiamo cedere ad altri il fardello di una simile decisione: siamo solo noi a poter scegliere, ma in questa scelta non possiamo e non dobbiamo essere sole. E per scegliere veramente è necessario essere informate. E se si è informate bene, si comprende che tra una scelta di vita e una scelta di morte, alla fine, c’è un’unica strada che volge al bene.

Non voglio “costringere” io, è la scelta che è obbligata, in un certo senso. Chi sta decidendo se tenere o meno il bambino che ha dentro, deve essere informata veramente sulle alternative possibili, sugli aiuti esistenti, sulla sindrome post aborto, che a dispetto di quanti molti vogliono farci credere, esiste.

lo penso ancora al fratello che non ho avuto… e sono passati quasi trent’anni.

Un giorno, ho avuto modo di parlare con un sacerdote di questo tema e mI ha fatto questa breve testimonianza, che riporto (con il suo consenso), confidando possa essere d’aiuto a chi sta leggendo questa rivista e conosce qualcuno che si trova in una situazione così difficile e drammatica.

Chiara Miras, Notizie Pro Vita, Nr.33, 2015, pgg. 7-8
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Commenti

  1. Bisognerebbe urlarlo al mondo quali sono le nefaste conseguenze dell’aborto. Farle sapere anche nelle scuole. A mio avviso se ne parla troppo poco, quindi lodevole questa pubblicazione. I.C.M.

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