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22° giorno: Cuore temperante – Cuore intemperante

stellamatutina-sacro-cuore-di-gesùCUORE TEMPERANTE

La temperanza è la virtù cardinale fra le più nobili dell’uomo. Essa dona all’uomo il dominio di sé, l’armonia fra corpo e anima, l’ordinata sottomissione dei sensi e degli istinti allo spirito.

Un cuore temperante è un cuore sobrio, ordinato e nobile, che tiene in equilibrio tutta la persona.

Il divin Cuore di Gesù ci appare modello di temperanza per tutta la sua vita vissuta in perfetta sobrietà con se stesso e con gli altri.

Anch’Egli aveva gli stimoli della fame e della sete, del sonno e del riposo. Ma sappiamo bene come fosse padrone di sé, mortificandosi a tempo e luogo.

Gesù fece una quaresima intera di digiuno nel deserto; soffrì la sete al pozzo di Sichem e sulla Croce; sacrificava il sonno per trascorrere in preghiera le notti o le ore mattutine prima dell’alba; rinunziava spesso al riposo e al cibo per ammaestrare le folle e curare tanti ammalati.

Una vita sobria e forte, che ha disdegnato la soddisfazione di tante voglie della natura, da noi ritenute necessarie.

Gesù ci dimostra come si debba contentarsi del poco, con il cuore libero di dedicarsi a ciò che più vale, a ciò che resta per sempre: l’amore di Dio e del prossimo nella preghiera, nel sacrificio, nella carità.

A san Macario, celebre Padre del deserto, fu regalato un giorno un magnifico grappolo d’uva. Il Santo volle mortificarsi e si affrettò a portarlo a un altro eremita; questi accettò con riconoscenza, ma pensò anche lui di farne un sacrificio, portando quel grappolo d’uva a un altro monaco malaticcio. E così, dall’uno all’altro, il grappolo fece un lungo giro e ritornò a san Macario, il quale rimase molto edificato della temperanza e della carità fraterna che regnava fra i monaci.

Il cuore temperante è fatto così: si contenta dello stretto necessario, e tutto il resto lo trasforma in dono d’amore a Dio e ai fratelli.

Gesù ci offre il suo Cuore per questo: dobbiamo imparare da Lui ad amare ciò che solo merita di essere amato, perché non ci verrà mai meno, trasformando tutto il resto in occasione e mezzo di carità nella rinuncia alle voglie della natura ferita.

stellamatuitna-uomo-pensierosoCUORE INTEMPERANTE

«L’uomo deve imparare a trattare il corpo come si tratta un malato, a cui si rifiutano molte cose inutili che desidera, e al quale si prescrive un regime che ripugna».

Questa massima di san Bernardo è la massima d’oro dell’uomo temperante.

Al contrario, per l’uomo intemperante, vale la terribile espressione di san Paolo: «Il loro dio è il ventre» (Fil 3,19), e il versetto del Salmista: «Torpido come il grasso è il loro cuore» (Sal 118,70).

Forse sono pochi coloro che si rendono conto della gravità mortale che l’intemperanza provoca al corpo e allo spirito. «Per l’intemperanza molti perirono – dice lo Spirito Santo – mentre l’uomo sobrio prolunga la vita» (Sir 37,34).

Questa è una verità che riguarda molti uomini. I vizi e i bagordi, le crapule e le ubriachezze, hanno distrutto la salute fisica e morale di tanti uomini. Fumo e vino, scorpacciate e leccornie, liquori e droghe, hanno falciato più vite umane che le guerre, hanno distrutto sistemi nervosi, hanno fatto dilapidare patrimoni, provocando rovine e miserie senza numero. «L’insonnia, i disturbi e i dolori sono per l’uomo intemperante», dice ancora lo Spirito Santo (Sir 31,23-24).

Anche parecchi grandi uomini si sono rovinati per non aver praticato la necessaria temperanza. Si sa, ad esempio, che Maometto, per le sue intemperanze nel cibo e nell’impudicizia, morì a sessant’anni quasi improvvisamente, ed era diventato così corpulento che negli ultimi anni non riusciva più a fare le prostrazioni di rito durante la preghiera.

Ma i danni più disastrosi dell’intemperanza sono morali e spirituali. A causa dell’intemperanza il cuore viene disfatto e corrotto, lo spirito viene soffocato e degradato.

«Nel vino c’è la lussuria», ha detto san Paolo (Ef 5,18). «Le carni, il vino e il ventre pieno sono un semenzaio di iniquità», ha sentenziato san Girolamo. «La voluttà è compagna ordinaria dell’intemperanza; mentre i sensi perdono del loro vigore nelle delizie della mensa, il cuore si lascia andare ai vani piaceri», aggiunge san Gregorio.

«Quando abbiamo contentato il demonio dell’intemperanza, esso si ritira, per far posto a un altro demonio: quello dell’impurità», avverte san Giovanni Climaco. E infine, sant’Isidoro completa il quadro della rovina dicendo: «Gli eccessi della tavola illanguidiscono la vivacità dell’intelligenza e deprimono le facoltà dello spirito».

Attenti, quindi. Ispiriamoci al Cuore di Gesù, modello di ogni sobrietà. Egli ci doni il dominio di noi stessi per una retta vita cristiana. Anzi, come raccomanda il papa Paolo VI, «è assolutamente necessario che i fedeli da Lui apprendano la maniera perfetta di ordinare la loro vita».

Proposito: Ogni venerdì fare una mortificazione nel cibo.

FONTE: Cuore di Gesù, Cuore dell’uomo, P.Stefano M. Manelli, © 2010 Casa Mariana Editrice, 2010
Se desiderate avere il libro originale cliccate sul Link di Casa Mariana Editrice o scrivete al seguente indirizzo E-Mail: cm.editrice@gmail.com
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