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Sessualità lecita e sessualità peccaminosa

Sono una donna sposata e con figli ormai grandi. Da anni faccio anche la catechista ai ragazzi della parrocchia. Penso di saper spiegare bene la Dottrina, ma taccio sulla questione della morale sessuale. Ben sapendo com’è oggi la situazione della vita dei giovani, ho difficoltà ad affrontare la questione della sessualità prematrimoniale. Mi potete offrire qualche spunto?

Prima di tutto bisogna spiegare cosa è la sessualità secondo il Cristianesimo. Si tratta di un valore, perché creata e quindi voluta da Dio. Per il Cristianesimo non è valore ciò che è conseguito dal peccato, ma ciò che Dio ha iscritto nella natura, in questo caso nella natura dell’uomo.
L’essere umano non è stato voluto da Dio come un angelo, cioè con una natura esclusivamente spirituale, bensì come unione di spirito e di corpo. Ora, la sessualità altro non è che la dimensione corporea della reciproca donazione di un singolo uomo verso una singola donna e viceversa, che si sono uniti nel vincolo indissolubile del matrimonio-sacramento.
Da ciò si capisce l’illegittimità della sessualità prematrimoniale (e ovviamente anche di quella extraconiugale). Infatti, tale sessualità non può essere vissuta nella dinamica della donazione. la donazione, infatti, ha bisogno della definitività, Non è definitivo ciò che è ancora temporaneo e provvisorio.

Nessuno può negare che il fidanzamento non sia definitivo… se è fidanzamento è proprio perché non c’è alcuna definitività. Né ha senso fare un’obiezione di questo tipo: “Ma chi ci dice che il matrimonio sarà definitivo?” Obiezione che non regge: ci sarebbe contraddizione in ciò che afferma la Chiesa se essa ammettesse la solubilità del matrimonio, cosa che invece non è.

Cara lettrice, una volta ascoltai una bellissima definizione di castità prematrimoniale. Per giunta l’ascoltai non da un sacerdote o da un teologo, ma la un laico padre di figli. Una definizione che non solo ritengo precisissima, ma che fa ben capire quanto la castità, in un determinato senso, non si configuri come una forma di rinuncia fine a se stessa, bensì per costruire ciò che conta davvero.
la definizione dice così: “la castità prematrimoniale è la capacità di rimaner fedeli al proprio marito e alla propria moglie ancor prima di conoscerli”. Ricordando questa definizione, può dire ai iuoi ragazzi: “Chi si sente di negare quanto sia mportante rimaner fedele al proprio marito e alla propria moglie, al proprio fidanzato e alla propria fidanzata? E allora perché negare quanto sia imporante la fedeltà anche nella prospettiva del futuro? Perché ritenere che la fedeltà sia un valore solo nella contemporaneità – conoscendo il marito o la noglie – e non anche nella prospettiva del futuro, cioè quando ancora non si sa chi sarà il compagno i vita che la Provvidenza vorrà?
In merito alla questione dei rapporti prematrimoniali un’altra obiezione che solitamente si riceve è questa: “Ma perché privarsi del piacere della sessualità? Non è Dio stesso che l’ha inserita nella natura umana?”. La risposta non è difficile.

Certamente Dio ha inscritto il piacere nella sessualità così come ha iscritto il piacere in ogni bisogno importante della natura umana. Ha iscritto il piacere anche nel mangiare. Immaginate cosa accadrebbe se non provassimo piacere a mangiare. Faremmo questo ragionamento: “Adesso devo lavorare con le mandibole… chi me lo fa fare. Mangerò stasera,”, e poi anche la sera posticiperemmo al giorno dopo e così via. . . e intanto moriremmo di inedia.

E così anche per la sessualità: se non ci fosse la dimensione del piacere, l’umanità si sarebbe già estinta. Ma – e qui sta il punto – un conto è apprezzare la dimensione del piacere, altro è fare del piacere la componente e il criterio fondamentali.
Per ritornare all’esempio del mangiare: sedevo mangiare per alimentarmi, va bene apprezzare il piacere del mangiare; ma se in quel momento non è bene che mangi per non danneggiare l’organismo, non posso e non devo mangiare solo per soddisfare un piacere che poi si trasformerà in un danno per la mia salute.

Ma oltre a tale motivo, cara lettrice, i rapporti prematrimoniali sono illeciti anche perché sono sempre irresponsabili. Il ragionamento è molto tacile: il metodo contraccettivo più sicuro è la pillola antifecondativa, la quale ha una percentuale di “successo” (rattrista utilizzare questa terminologia, ma lo facciamo per farci capire) non superiore al 90%. Il che significa che i metodi anticoncezionali occasionai i (quelli che solitamente si usano tra i giovani) hanno una percentuale di “successo” ben al di sotto del 90%.

Ciò vuol dire che la sessualità fuori del matrimonio è sempre comunque irresponsabile: si “gioca” con una terza vita che non solo ha il diritto di nascere qualora fosse concepita, ma che ha anche il diritto di trovare un nucleo familiare stabile, un papà e una mamma. Dunque, la sessualità pre ed extra matrimoniale è, oltre ad un peccato mortale (e già questo dovrebbe bastare per capire), un atto sempre e comunque irresponsabile.

Purtroppo, di queste cose ormai si parla poco. Si prende in considerazione il dato sociologico e quasi ci si arrende. Si pensa: “ormai è impossibile venirne fuori’: Ora, un simile atteggiamento non solo costituisce un grave peccato di omissione, perché la verità va sempre detta, ma anche una sorta di “complicità” che permette che tante anime si perdano per l’eternità.

Sì, ha capito bene: si perdano per l’eternità! la Madonna alla piccola Giacinta di Fatima lo disse chiaramente: «I peccati che fanno andare più all’inferno sono i peccati della carne». Certamente i peccati della carne, tra i peccati mortali, non sono quelli più gravi. Ma sono quelli che non solo possono essere commessi più facilmente, ma anche quelli che più pervertono il pensiero. Bestializzando il comportamento, bestializzano anche il ragionamento.

Giustamente si dice: “Se non si agisce come si pensa, si finisce sempre col pensare come si agisce“. Per cui, una volta fatta fuori la Legge di Dio dal comportamento, si farà fuori Dio stesso dalle proprie convinzioni e dal proprio giudizio di vita.
Penso che questo basti e avanzi. . . per capire come nel nostro apostolato non dobbiamo trascurare questa importante questione.

RISPOSTA DI: Corrado Gnerre

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