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Cosa fare se la preghiera mi annoia?

Per me la preghiera è molto difficile. Mi annoio e non riesco a concentrarmi. Spesso ricorro alla preghiera vocale, soprattutto al Santo Rosario, ma mi sembra una ripetizione inutile di frasi già predeterminate e che non danno nulla all’anima. Come si può pregare con più frutto? Marcella F.

Certamente la preghiera non può essere la ripetizione sterile di frasi imparate a memoria o scritte da qualche parte, né l’attesa di un fenomeno soprannaturale che riempia la mia anima. La preghiera si può gestire in tanti modi, sia in maniera mentale, riflessiva, sia vocale, anche con gli strumenti che la Chiesa ci ha consegnato, la recita dei salmi, degli inni, delle letture bibliche e delle preghiere del Divino Ufficio.

Ma in tutto ci deve essere un ingrediente essenziale, l’attenzione e la partecipazione del cuore, dei sentimenti, della volontà; l’interiorità e cioè l’essere coscienti di essere davanti a Dio e di relazionarsi indegnamente ma realmente con Lui.

Sentiamo la scuola dei mistici su questo argomento. Santa Caterina da Siena ebbe importanti rivelazioni da Gesù sul modo di pregare: «Vedi come l’orazione perfetta non si acquisti con molte parole, ma con l’affetto e desiderio, elevandosi a me con la conoscenza di se stessi, sicché questi mezzi siano conditi l’uno con l’altro. Così l’anima avrà insieme l’orazione vocale e la mentale, perché esse stanno insieme, come la vita attiva e la contemplativa.

Sono molti e diversi i modi con cui si intende l’orazione vocale e la mentale, poiché ti ho già ammesso che il desiderio santo, cioè una buona e santa volontà, è come un’ orazione continua.
La volontà e il desiderio si suscitano di fatto nei luoghi e tempi stabiliti, oltre a quell’altra continua orazione del santo desiderio, di cui ti ho parlato. E così l’anima, restando pure nel santo desiderio e volontà, farà l’orazione vocale a tempo debito; qualche volta la farà fuori del tempo ordinato, secondo che richiede la carità del prossimo, di cui vede il bisogno o la necessità, e secondo pure lo stato in cui l’ho posta. […] Ti ho detto, così, che all’orazione mentale si giunge con l’esercizio e la perseveranza, lasciando la vocale per quella mentale quando io visito l’anima. E ti ho detto quale sia 1’orazione comune e quella vocale in genere, fatte fuori del tempo stabilito; quale sia pure l’orazione della buona e santa volontà; e come ogni esercizio, fatto per sé o per il prossimo con buona volontà fuori dal tempo prescritto, sia orazione.

Deve dunque l’anima spronare virilmente se stessa con questa madre, che è l’orazione. Questo è quel che fa l’anima, rinchiusa nella casa del conoscimento di sé, giunta che sia all’amore d’amicizia e filiale verso di me. Se essa non si attiene a questi modi, rimarrebbe sempre nella sua tiepidezza e imperfezione e il suo amore sarebbe tanto, quanto è il diletto o l’utilità che sentisse in me o nel suo prossimo».
(Santa Caterina da Siena, Dialogo della divina provvidenza, cap. 66).

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