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Insegnamo loro il senso filiale

Nel 1886 Don Bosco ricevette dal rettore del seminario maggiore di Montpellier in Francia una lettera: lo si pregava con insistenza di svelare il segreto della sua pedagogia.

Era già la seconda volta che quel superiore di seminario scriveva a Don Bosco.

Rispondendogli la prima volta, Don Bosco gli aveva scritto: “Dai miei ragazzi ottengo tutto ciò che voglio, grazie al timor di Dio infuso nei loro cuori”.

Il suo corrispondente gli aveva riscritto a stretto giro di posta: “Il timor di Dio non è altro che il principio della sapienza. Ora, come portare a compimento l’opera educativa, dopo questo inizio? La prego, Don Bosco, mi dia la chiave del suo sistema di educazione perché io possa approfittarne a vantaggio dei miei giovani seminaristi”.

“Il mio sistema! Il mio sistema! – esclamò Dion Bosco ripiegando la lettera. – Ma se non lo conosco nemmeno io! Io sono sempre andato avanti come il Signore mi ispirava e le circostanze esigevano”. E dopo una piccola pausa di riflessione aggiunse: “Occorre amare per farsi amare”.

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Il nostro tempo, a credere alle conclusioni dei diversi sociologi, ha perduto il senso del rispetto; e i genitori sono le prime vittime di questa carenza. Più disposti a fare da compagni di gioco che non da padri, spogliati un po’ alla volta delle loro prerogative e della loro autorità, vedono staccarsi e allontanarsi da loro i figli nella misura stessa in cui credevano di dover abolire le distanze.

La generazione attuale è stata definita “una generazione di orfani”. Il mondo, è vero, si sta rapidamente trasformando: ma le relazioni fondamentali che legano i figli ai genitori e i genitori ai figli esulano da ogni trasformazione. Possono cambiare stile, ma non possono cambiare natura.

• Il senso filiale consiste nel rispetto e nella dipendenza. Il senso filiale accetta umilmente di sentirsi dipendente. Questa dipendenza è totale nell’infanzia. Diminuisce poi progressivamente, a mano a mano che il figlio si allena alla libertà e alla responsabilità. Ma non scompare mai; si spiritualizza e diventa riconoscenza molteplice.

• Occorre instillare nei ragazzi la riconoscenza per i propri genitori. Il figlio non dovrà mai dimenticare il tempo in cui babbo e mamma erano tutto per lui. Il figlio non potrà mai immaginare fino a che punto egli fosse il centro dei pensieri e degli sforzi dei suoi genitori. “Non si lavora che per i propri figli”, dicono unanimi i genitori.

• Per educare il ragazzo al senso filiale bisogna che il padre sappia guidare senza costringere, sappia comandare senza averne l’aria, sappia collaudare la libertà del proprio figlio in un clima di indulgente autorità.

Quanto tatto, rispetto, precauzione, dolce severità sono necessari ai genitori soprattutto nell’età critica dell’adolescenza dei loro figli! A una sottomissione di fanciullo, agli slanci disordinati e mal controllati dell’adolescenza succederà n seguito la fiducia e la gratitudine di figlio adulto.

FONTE: Educhiamo come DonBosco, EditriceSalesiana

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