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La mormorazione

stellamatutina-la-mormorazioneUn grande scoglio per la vita spirituale e per la perfezione cristiana è, secondo san Giovanni Climaco, il brutto vizio della mormorazione.

Ci sono due vizi precedenti che fanno scaturire la mormorazione, eliminati i quali anche questa loro figlia dovrebbe scomparire. Questi due vizi sono stati già trattati in meditazioni precedenti del Climaco e sono l’ira o odio e il ricordo delle offese: «Nessun benpensante credo potrà negare che la mormorazione è figlia dell’odio e del ricordo del male ricevuto» (Scala del Paradiso, X, 83).

La mormorazione quindi si può correggere solo correggendo i gravi vizi interiori che la generano. Essa è solo la punta dell’iceberg di un male molto più profondo e gravemente radicato nell’anima già da tempo. Per togliere i frutti cattivi prima bisogna eliminarne la radice perversa.

L’ira genera il risentimento ed il risentimento il desiderio di vendetta. Per esso l’uomo spende tutto, incluso l’insulso e aberrante mezzo della menzogna, della calunnia e della diffamazione ai danni del proprio prossimo, ingrandendo i suoi difetti o addirittura inventandoli e addebitando pesanti responsabilità ed addirittura crimini sulla sua coscienza, macchiando così forse in maniera indelebile agli occhi del mondo la sua reputazione.

«La mormorazione concepita per odio – la forma più grave, spesso si mormora anche solo per scherzo o per divertimento, in forma quindi meno grave ma sempre deleteria per l’altro – è un morbo sottile e nello stesso tempo grossolano, una sanguisuga latitante che di nascosto consuma e distrugge la carità sotto il cui manto provoca sozzure gravi e fa scomparire la castità» (SP X, 83).

La mormorazione è una forma di impurità: prima del cuore e poi del linguaggio. Un cuore che trabocca odio non può che riversare fuori dalla bocca e dagli atteggiamenti impurità di linguaggio sotto forma di vilipendio, insulto, millanteria, detrazione, insomma “mormorazione”.

L’impurità però è come un fiume in piena e una volta rotti gli argini dà la stura a una serie di altri vizi tra i quali, dice l’Autore, “sozzure gravi e perdita della castità”.

Chi l’avrebbe detto che la mormorazione è anche causa di tutti questi vizi! A dire dell’Autore il mormoratore diventa anche un vizioso nella carne e nel possesso dei beni. Basti guardare il fiume in piena della nostra società mediatica che si diletta di comunicare attraverso i moderni mezzi di comunicazione non la virtù ma il vizio, non la santità ma l’orrido, non il Cielo ma l’inferno, mettendo sempre il dito nella piaga nei difetti e nei delitti altrui, in una sorta di mormorazione universale e allora possiamo benissimo pensare che oggi la maggior parte dell’informazione è permeata da questo crudele spirito di gratuita critica che distrugge non solo coloro contro cui si scaglia, ma ancor più l’anima di chi la pratica.

Il vizio parallelo ad una mormorazione così diffusa perché mediatica è il sessismo ributtante e l’attaccamento assolutamente smodato ai beni di questa terra che supera enormemente la soglia della moralità. I beni ormai sono un idolo da adorare, non un mezzo da usare!

Spesso il mormoratore si nasconde dietro il dito di una presunta difesa della giustizia e della moralità: «Ho sentito dei mormoratori… che operando male si difendevano rispondendo di farlo per carità perché preoccupati di correggere colui di cui mormoravano». Risponde l’Autore: «Se lo ami, prega per lui in segreto e non ridere di lui: questo è il comportamento accetto al Signore…» (SP X, 83).

Da queste parole capiamo che il mormoratore non solo è un peccatore, ma è pure un blasfemo perché non pensa a Dio, non raccomanda a Dio il proprio fratello, ma vuole distruggerlo o toglierlo di mezzo in tutti i modi, quasi fosse lui il giudice onnipotente e giusto del suo prossimo al posto del vero Dio, unico capace di dare la vita o la morte: «Il giudicare è usurpazione impudente della divina autorità» (SP X, 85).

«Il giudizio appartiene a Dio», recita la Scrittura (Dt 1,17).

«Anche se vedi peccare uno proprio in punto di morte neanche allora puoi esprimere un verdetto di condanna perché il giudizio di Dio resta ignoto agli uomini» (SP X, 84). L’Autore incoraggia chi intraprende la vita dello spirito a rientrare in se stesso, a non giudicare subito il peccatore che vede pur in flagrante peccato, ma a giudicare colui che lo ha indotto al peccato, cioè il diavolo, e condannare lui: «…chi vuol vincere lo spirito di maldicenza aggiudichi la sua riprovazione non a colui che cade, ma al demonio istigatore…» (SP X, 84). Il vero Cristiano non si abbandona a critiche purulente del peccatore ma prega per lui: «…se lo ami prega per lui in segreto…» (SP X, 83).

Colui che si getta completamente nella critica feroce del suo fratello che vede peccare è segno che non ha ancora intrapreso la vera vita spirituale: «I censori aspri e severi delle mancanze del prossimo cadono nella medesima follia per il fatto che non hanno ancora raggiunto una piena e certa memoria sollecita delle proprie cadute. Se infatti uno guarda seriamente i propri mali… non sarebbe affatto sollecito di altre cose al mondo, pensando che non gli basta il tempo della sua vita per la propria compunzione…» (SP X, 85).

Il vero Cristiano pensa anzitutto alla propria conversione anziché a quella altrui di cui non può mai giudicare con certezza. L’uomo mondano invece, cioè ateo, senza Dio, si lancia subito in facili e pesanti giudizi degli altri. Non pensando più alla propria anima, già persa, si adopera con tutte le forze per distruggere anche quella degli altri: lo spirito di vendetta e di invidia lo dominano. «Sappilo, anche questo è un contrassegno dei vendicativi e degli invidiosi: sommersi dallo spirito di avversione criticano comportamenti ed insegnamenti ideali di virtù del prossimo con godimento e faciloneria. Ne ho visti alcuni nascostamente e privatamente operatori di orrendi peccati, aggredire poi duramente chi commettesse lievi falli apertamente, perché presumevano della loro pubblica onestà» (SP X, 85). Come se la legalità pubblica e giuridica potesse coprire ogni immoralità nascosta!

La Santa Vergine, Madre di Misericordia ci è stata data come Madre da Gesù a causa dei nostri peccati. Proprio perché siamo peccatori Ella si china su di noi lanciandoci messaggi amorevoli e appassionati che spingono alla conversione, al cambiamento di vita ed alla preghiera. Il Magnificat, il suo canto di lode per la giustizia di Dio, fa vedere che Essa non gode della rovina dei peccatori, ma semplicemente dell’azione di Dio nel mondo che «ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,53).

Il Giudice giusto darà a ciascuno il suo. Nel frattempo prepariamoci al Suo Giudizio avendo come alleata la Sua tenera Madre, sempre pronta a rialzare il peccatore pentito per dargli una nuova possibilità di salvezza.

Ella non mormora davanti ai nostri peccati ma implora ogni giorno la nostra conversione da Dio: Prega per noi, peccatori! È il letto del fiume immenso di misericordia che Dio ha voluto donare a tutti gli uomini in Cristo.  

FONTE: La Scala del Paradiso di San Giovanni Climaco, Padre Luca M. Genovese

 

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