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San Pio da Pietrelcina

P. Pio e la Madonna. È come dire: un Crocifisso e l’Addolorata. P. Pio è stato crocifisso con le cinque piaghe di Gesù ed è vissuto inchiodato alla croce per cinquant’anni. L’addolorata ha tenuto immancabilmente il suo posto accanto a questa croce e a questo crocifisso così straordinariamente identificato a Gesù.

Non solo. Possiamo dire che la Madonna è stata per P. Pio ciò che fu per Gesù. Ella allevò Gesù, lo nutrì, lo formò e lo preparò al sacrificio cruento. Ella fu vicina al piccolo Francesco Forgione, invisibilmente e visibilmente, dalla nascita in poi, fin sulla vetta del Calvario.
Lo vediamo subito.

Nel mese di Maria

P. Pio nacque a Pietrelcina nel mese della Madonna, il 25 maggio 1887, e venne subito battezzato con il nome di Francesco, al fonte della chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna degli Angeli.
È stata un’alba marina, la sua nascita: nel mese mariano e al fonte battesimale mariano.
Invisibile, ma dolce e materna, si avvertiva la presenza della Madonna accanto a questo bimbo. E pochi anni dopo, la Madonna comincerà a farsi visibile a Franceschino, che già la pregava con fervore non comune, ben educato dalla sua “santa mamma”, come diceva lui stesso.
La sua mamma era devotissima della Madonna. Ancora vecchio, P. Pio ricordava come ella per tutta la vita offrisse l’astinenza della carne in onore della Madonna noi mercoledì e sabato.
All’età di cinque anni P. Pio cominciò ad avere estasi e visioni, e la sua anima “si beava alla vista della Madonna”. Questo bambino cresceva sotto gli occhi e le cure della Madonna, per essere formato alla straordinaria missione che l’attendeva.
Ogni giorno questo ragazzino si recava in Chiesa a “visionare Gesù e la Madonna”. Ogni sera in famiglia si recitava il S. Rosario come preghiera comunitaria che unificava i cuori e santificava l’umile casetta. Il papà, Grazio, e la mamma, Giuseppina, ci tenevano moltissimo al Rosario vespertino della famiglia. Ogni cosa si poteva saltare, ma non era cosentino saltare la recita del Rosario in comune. La presenza della Madonna, Regina della famiglia, era garanzia di benedizione, di forza, di pace tra le difficoltà giornaliere della vita.
Così cresceva e si mutavano in P. Pio fanciullo l’amore filiale alla Madonna. Egli arriverà ad avvertire sempre più presente e operante la maternità della Madonna, sino a poter esclamare un giorno: “La mamma terrena è solo la mamma temporale. La Madonna è la vera Mamma, la Mamma eterna”. Un altro Santo, S. Giuseppe da Copertino, soleva dire: “La mia vera Mamma è la Madonna; l’altra è solo la nutrice”. È proprio così.

Pellegrino a Pompei

L’Amore al Rosario, coltivato nella famiglia, venne radicato ancor più nel cuore di questo ragazzo da un pellegrinaggio a Pompei, che egli poté fare con altri ragazzi della sua scuola, accompagnati dal loro maestro. Fu il primo pellegrinaggio di P. Pio a un grande santuario mariano. Ed è significativo che fosse proprio il santuario del Rosario, se pensiamo che questo ragazzo amerà così appassionatamente il Rosario, da arrivare persino a cimentarsi in gare speciali con qualche confratello su chi recitava più Rosari ogni giorno… P. Pio ne recitava talmente tanti nella sua vita, che un giorno potrà anche essere definito il santo del Rosario.
Alla fine della vita, nel giorno del 50.mo delle sue stimate, egli prenderà una delle rose rosse ricevute dai figli spirituali e la affiderà ad un figlio spirituale di Napoli, chiedendogli di portarla al Santuario di Pompei, e di farla collocare davanti all’immagine miracolosa della Madonna del Rosario. La rosa di P. Pio arrivò subito a Pompei e venne collocata proprio vicino alla Madonna. Due giorni dopo, la bella rosa, che stava tutta aprendosi, si chiuse invece di colpo: P. Pio era morto. La rosa che si chiude davanti alla Madonna è immagine di P. Pio che reclina il capo sul petto della Madonna.

Fraticello di Maria

Dalla Madonna, mediatrice di tutte le grazie, P. Pio ebbe soprattutto il dono della vocazione sacerdotale e religiosa.
Riuscì a completare gli studi ginnasiali, pur tra le difficoltà economiche della famiglia, ed entrò al Noviziato dei frati Cappuccini a Morcone (Benevento), per iniziare il cammino della trasformazione in Cristo sui passi di S. Francesco d’Assisi, nell’Ordine dei Cappuccini che hanno l’Immacolata al centro del loro vessillo.
Alla partenza, la mamma gli fece il suo più bel regalo: una corona del Rosario dai grandi grossi e duri.
A Morcone la Madonna delle Grazie era la titolare della bella chiesetta, e i giovani novizi si sentivano maternamente protetti da Lei che li vedeva ogni giorno ai suoi piedi per le lunghe e frequenti orazioni, tutti insieme o a singoli.
P. Pio fu un novizio “irreprensibile”, come attestò il suo maestro di noviziato. Non si concesse pause nè riserve nell’impegno di una vita amorosa e austerissima, come era quella del noviziato di allora.
Arrivò alla professione religiosa pieno di virtù e di meriti.
Professò il 22 gennaio del 1904. Poi continuò gli studi liceali e teologici negli studentati della Provincia. Diligente e generoso “cresceva in sapienza e grazia” (Lc 2,4), coltivando sempre più intensamente la devozione alla Madonna, specie con la recita di molti Rosari. È di questi anni uno dei suoi propositi personali di preghiera: recitare ogni giorno quindici corone del Rosario!

Malato. Soldato. Sacerdote

La guerra mobilità tutti gli Italiani per la difesa della Patria. Anche fra’ Pio venne chiamato. Era ammalato, e seriamente. La chiamata alle armi sarà una sofferenza morale tremenda che aggraverà i malanni fisici. Ma egli farà il suo dovere con grande senso di responsabilità.
Intanto era riuscito a portare avanti gli studi di teologia per il Sacerdozio. E con l’aiuto della Madonna il 10 agosto del 1910 fu consacrato sacerdote a Benevento. Celebrò la sua prima Messa a Pietrelcina, all’altare della Madonna della Libera, sotto gli occhi della “Bella Vergine”, della dolce Madre Celeste.
Ammalato, sacerdote, vittima: si può dire che P. Pio sarà sempre così fino alla morte. Sull’altare, ai piedi della Madonna, egli sarà sempre l’ostia di amore e di dolore con Gesù Crocifisso, accanto all’Addolorata, per la salvezza delle anime. Quante lagrime egli versava! Al P. Spirituale che gli chiese il perché di tutte quelle lacrime sparse in coro, in cella, sull’altare, egli rispose: “Piango i peccati miei e degli altri”.
Rimase a Pietrelcina per diversi anni, edificando tutti per la sua pietà e bontà. La salute era sempre malandata, ma egli non si risparmiava nella preghiera, nella meditazione, nella catechesi ai grandi e ai piccoli.
In quegli anni dovette soffrire parecchi assalti diabolici, ma ebbe anche visite ineffabili del Signore e della Madonna. Fu a Pietrelcina che P. Pio ebbe la prima manifestazione delle stimate, rimaste però invisibili fino al 1918.
All’ombra della cara Madonna della Libera, P. Pio si maturava per le grande missione che l’attendeva, a servizio di immolazione per folle e folle di anime.

Foggia. S. Giovanni Rotondo

Da Pietrelcina a Foggia. P. Pio rientra in convento. È ancora uno dei molti tentativi. Reggerà almeno questa volta la salute? Così sperano i Superiori.
Difatti, sia pure stentatamente, fra malanni e assalti diabolici, P. Pio riesce a tirare avanti, inserendosi bene in quella comunità di Foggia.
Ogni vespro egli esce per un breve passeggio. Dove va? Si reca alla Chiesa della Madonna dei sette veli. È la chiesa dove una volta S. Alfonso M. de’ Liguori, predicando, ebbe una celeste estasi, che fece gridare tutto il popolo in modo impressionante.
Quella Madonna dei sette veli riceva adesso ogni giorno la visita di P. Pio, di questo caro figlio che sta per iniziare la sua grande missione pubblica.
Una circostanza fortuita mise in moto lo spostamento di P. Pio da Foggia a S. Giovanni Rotondo. Venne a predicare a Foggia, per S. Anna, il P. Guardiano di S. Giovanni Rotondo, P. Paolino. Questi conosceva già P. Pio; lo rivide con piacere, ma lo trovò esausto di forze e oppresso dal caldo soffocante della pianura pugliese; lo invita perciò a S. Giovanni Rotondo per alcuni giorni di ristoro. P. Pio vi andò, si rinfrancò all’aria dei monti, e, per questo beneficio dell’aria, i Superiori pensarono bene di dargli dimora stabile in quel Conventino antico e solitario con una chiesetta molto suggestiva dedicata alla Madonna delle grazie, piccolo santuario mariano del pietroso Gargano.
È qui, sotto gli occhi della Madonna delle grazie, che P. Pio inizia il nuovo corso della sua vita sacerdotale come vittima crocifissa per la salvezza delle anime.
Silenzioso e laborioso, egli si immergeva sempre più nella meditazione che spesso era estatica, piena di lagrime, di improvvisi rossori e calori che portavano la temperatura fino a 52 gradi!
Aiutava P. Paolino nella direzione del piccolo seminario di fratini; era confessore dei ragazzi; guidava il gruppetto delle terziarie che venivano dal paese, tenendo brevi meditazioni e istruzioni.
Qui ebbe il fenomeno straordinario della transverberazione: era il 6 agosto 1918; stava confessando i fratini; gli si presentò un Angelo e gli scagliò sul cuore una lancia fiammeggiante che lo trafisse fin nelle viscere. La vittima era pronta per la cruenta immolazione di amore e di dolori.

Sulla Croce di Gesù

La mattina del 20 settembre 1918, P. Pio celebrò la S. Messa all’altare dell’Immacolata. Poi salì sul coro per fare il ringraziamento. Un crocifisso molto espressivo nel suo dolore gli stava di fronte, alto sul parapetto del coro.
Ad un certo momento, rapito fuori dei sensi, P. Pio vide davanti a sè Gesù Crocifisso tutto frodante sangue in modo impressionante.
Quanto durò questa apparizione? Non si sa.
Che cosa significava? Il Signore Crocifisso tutto grondante sangue significava che il corpo di P. Pio d’ora innanzi avrebbe grondato anch’esso sangue in quel modo impressionante.
Quando l’apparizione disparve, P. Pio si trovò a terra in mezzo al sangue che gli fuoriusciva dalle mani e dai piedi forati, e dal costato trafitto.
Era solo, in convento. L’altro Padre, il P. Guardiano, quella mattina era fuori, in un paesello vicino, per ragioni di ministero sacerdotale.
P. Pio, tutto confuso e preoccupato, si trascinò come meglio poté in cella dove cercò di fermare la fuoriuscita del sangue. Poi pianse e pregò per ottenere che sparissero quei segni esterni prodigiosi.
Ma il Signore lo voleva come un visibile crocifisso sanguinante, e per 50 anni esatti, P. Pio dovrà portare il peso lancinante di quelle cinque piaghe sempre aperte.
Da quelle piaghe vennero fiumi di grazie e doni, di prodigi e benedizioni. Profumi e biforcazioni, profezie e scrutazioni dei cuori, guarigioni e conversioni, soprattutto conversioni di tanti e tanti che solo in P. Pio hanno trovato la via della salvezza.
Per tutte queste fioriture di grazie, P. Pio era solito dire ai beneficati che volevano ringraziarlo: “Andate a ringraziare la Madonna!. Lei, la Mediatrice di quelle cinque piaghe prodigiose. Lei, la tesoriera e la distributrice di ogni grazia. Lei, la dolce e tenera Madre che si china sui bisogni dei suoi figli per sanare e confondere, purificare e santificare.

La sua Messa con la Madonna

Per assistere alla Messa di P. Pio si veniva da tutte le parti. La sua Messa era uno spettacolo di fede e di dolore che spalancava gli occhi dell’anima sul mondo soprannaturale del mistero di Cristo crocifisso per noi.
L’identificazione fra Gesù e P. Pio assumeva in ogni Messa il contenuto e i contorni della visione. Dove finiva P. Pio e cominciava Gesù? o viceversa?
Ma il segreto del fascino di quella Messa si chiama anche esso Maria. Nella sua lunga vita sacerdotale, la maggior parte delle Messe P. Pio le celebrò a un altare della Madonna: per parecchi anni all’altare della Madonna della Libera, a Pietrelcina; dal 1916 al 1968 quasi sempre all’altare della Madonna delle grazie o all’altare dell’Immacolata, a S. Giovanni Rotondo. Quando era consentito, inoltre, P. Pio celebrava sempre la Messa votiva dell’Immacolata Concezione.
Che dire, poi, alla presenza della Madonna alla sua S. Messa? Non era egli stesso a dire talvolta con sorpresa: “Ma non vedete la Madonna sempre accanto all’altare”?
Gli fu chiesto una volta espressamente:
– Padre, chi ascolta la vostra Messa?
– Gli Angeli tutti intorno all’altare.
– Ma chi sta proprio vicino al vostro altare?
– Tutto il Paradiso.
– E la Madonna, Padre, è vicina?
– E può una mamma disinteressarsi di un figlio?
Più dolce ancora è questa descrizione fatta da P. Pio stesso sulla premura materna della Madonna quando egli doveva celebrare:
“… Povera Mammina, quanto bene mi vuole. L’ho constatato allo spuntare di quanto bel mese di Maggio. Con quanta cura mi ha accompagnato all’altare questa mattina. Mi è sembrato che Ella non avesse altro a pensare, se non a me solo col riempirmi il cuore tutto di santi affetti…”.
Su ogni calvario, su ogni altare c’è la presenza della Madre Addolorata. P. Pio, come ogni sacerdote, sull’altare impersonava Gesù, si immolava con Lui, crocifisso per i peccati del mondo: ma accanto a quella croce c’era sempre la Divina Madre dell’anima trafitta (Lc 2, 35).

La Madonna nella cella

Il lavoro di P. Pio diventava ormai una fiumana di fattiva giornaliera nel confessionale e in cella, nei corridoi e per le scale. Non gli si dava più requie. Erano folle che arrivavano da tutta Italia e dall’estero. Salvo le soste forzate delle terribili prove e persecuzioni, a cui fu sottoposto, il suo lavoro di confessore e di padre spirituale, di guida e di fondatore della Cassa Sollievo delle sofferenza e dei Gruppi di preghiera, fu un lavoro massacrante, specie se si considera che egli dormiva e mangiava pressoché niente, mentre ogni giorno versava dalle stimate un bicchiere di sangue.
In tutto questo ebbe sempre egli la Madonna vicina? Altro che!
Ogni giorno, quando scendeva a confessare, P. Pio si fermava sulle scale davanti a un quadro dell’Immacolata. Sostava qualche minuto in preghiera raccolta. Era evidente che si univa alla Madonna per l’opera di purificazione e santificazione delle anime da svolgere nel confessionale.
Vederlo camminare, salire, scendere, sempre con la coroncina fra le dita sotto la pettorina, era un altro segno della sua unione con la Madonna.
Una volta, poi, mentre due confratelli lo aiutavano a cambiarsi la camicia bagnata del sangue delle flagellazioni che riceveva in cella ogni settimana, uno dei confratelli chiese al Padre se la Madonna lo assisteva durante quelle flagellazioni: “Chiedetemi, piuttosto, – rispose P. Pio – se la Madonna si è mai assentata da questa cella!”.
Quest’ultima risposta di P. Pio può svelare da sola la realtà di quel dono particolare della vita mistica mariana che consiste nella “presenza di Maria”. La Madonna era presente in cella, presente all’altare, presente presso il confessionale, presente nell’incessante recita delle Ave Maria per le scale, lungo i corridoi, nell’orto… Quando mai la Madonna lasciava P. Pio?

I cento Rosari quotidiani

Padre Pio potrà passare alla storia anche come il “santo del Rosario”. Non sembra che ci siano precedenti di qualche santo il quale sia riuscito a coltivare il Rosario in misura così sovrumana come P. Pio.
Quando i confratelli si accorsero della recita instancabile di Rosari da parte di P. Pio, uno dei superiori gli chiese quanti Rosari recitasse ogni giorno. P. Pio rispose: “In media, da trenta a quaranta Rosari interi”, ossia cento e più corone al giorno!
Come faceva? Da parte sua ce la metteva proprio tutta; il resto era dono di Dio. Di giorno e di notte, ogni spazio anche breve di tempo, P. Pio lo riempiva subito di Rosari. Come la Madonna aveva raccomandato il Rosario a Lourdes e a Fatima per risolvere ogni problema dell’umanità, così P. Pio si serviva del Rosario per ogni cosa.
Per la preparazione alla S. Messa, si alzava all’una di notte, e recitava 20 corone. Per suffragare le anime purganti, recitava e raccomandava i Rosari. Per operare la conversione dei peccatori, ancora Rosari. Per ottenere grazie e miracoli, ancora e sempre Rosari.
I Rosari di P. Pio furono una sorgente di immensi beni spirituali e temporali, confermarono splendidamente il valore delle raccomandazioni della Madonna a Lourdes e a Fatima sul Rosario, e soprattutto garantirono e garantiscono concretamente la verità di fede della Mediazione universale di Maria.
Quante corone del Rosario non ha egli distribuito alle anime perché lo recitassero? A chi gli chiedeva quale prehgiera fare ogni giorni per salvarsi l’anima egli rispondeva senza esitare: il Rosario. Ai Gruppi di preghiera, per le loro riunioni, P. Pio raccomandò che non mancasse mai la recita del Rosario con la S. Messa. Negli ultimi anni, ai figli spirituali che gli chiedevano che cosa lasciasse loro in eredità, P. Pio rispose con decisione: “Il Rosario”. Pochi giorni prima della morte gli chiesero ancora: “Padre, diteci qualche parole”. Rispose con grande trasporto: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”. Sono parole che valgono un testamento d’amore alla Madonna e al Rosario, affidato a tutti noi come sorgente inesauribile di grazie e di benedizioni.

“Ti direbbero Dea”

Che cosa pensava P. Pio della grandezza della Madonna?
Una volta un confratello, studioso di filosofia e teologia, gli volle chiedere:
– Padre, che cosa pensa lei della Madonna?
– La Madonna vale più che la teologia e la filosofia.
Non hanno forse scritto molti grandi Maestri che la Madonna è la sintesi della Teologia? E il Concilio Vaticano II conferma ciò dicendo che la Beata Vergine in se stessa “riunisce per così dire e riverbera i massimi dati della fede” (L G 65).
In altra circostanza, ancora più preziosa e significativa, durante un’estasi, P. Pio fu udito esclamare mentre contemplava una visione della Madonna: “Ah, Mammina bella, sei bella… se non ci fosse la fede, gli uomini ti direbbero Dea… gli occhi tuoi sono più risplendenti del sole… sei bella, Mammina, me ne glorio, ti amo…”.
Si potrebbe forse dire o pensare una lode maggiore della Madonna? No, non è possibile. Ella è talmente ai confini della Deità che sarebbe facile sbagliarsi e considerarla una dea. Solo la fede ci salva da questo errore.
Ma la stessa fede ci fa esclamare con il Cantico dei Cantici: “Chi è coonesti che avanza bella come la luna, splendente come il sole, terribile come un esercito schierato in campo?” (Canti 6, 9).
La “Tutta deificata”, come diceva S. Pier Damiani, supera ogni misura di sublimità per le “grandi cose” operate in Lei da Dio (Lc 1, 49); e P. Pio ce lo conferma con le sue meravigliose estasi piene di celeste sapienza, che fanno eco alla voce della Chiesa osannante alla “eccelsa” Maria (Lumen gentium, 65), alla “Regina dei cieli e Signora degli angeli” (antifona marina).

Sull’Immacolata

Una volta P. Pio si cimentò anche a scrivere sull’Immacolata una meditazione personale. Ne venne fuori un capitolo di contemplazione alta e squisita della Tutta Bella Tutta Santa.
Come avrebbe esultato il Beato Massimiliano Maria Kolbe, questo meraviglioso “folle” dell’Immacolata, se avessi potuto conoscere queste poche paginette di incanto sull’Immacolata, uscite dalla mente e dal cuore di P. Pio!
P. Pio stesse per più anni in una cella, a S. Giovanni Rotondo, dove sullo stipite della porta c’era questa massima di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”.
Forse proprio in questa cella egli scrisse la sua meditazione sull’Immacolata, un gioiello d’amore filiale e teologale.
Tenendo sempre dinanzi alla mente il mirabile di segno salvifico di Dio, P. Pio fissa gli occhi su ” questo Capolavoro insuperabile da qualsiasi altra opera creatrice che uscita fosse dalle sue mani: l’Immacolata!!!”.
Creata per la nostra salvezza, in contrapposizione a Eva, l’Immacolata “esce dalla mente di Dio e brillerà quale Stella Mattutina sull’umanità che affissa in Lei lo sguardo, per esserci di guida sicura a drizzare i nostri passi verso il Sole Divino Gesù…”.
L’immacolata Concezione è la radice della grandezza e santità di Maria: “Tutto fa capo al suo Concepimento Immacolato: per questo dono unico e singolare riceve a profusione la Grazia Divina e per la sua corrispondenza si rende degna di sempre riceverne delle maggiori…”.
Per questa continua corrispondenza, Ella divenne la Figlia prediletta di Dio Padre, che la rese “partecipe delle sue perfezioni”; divenne la Madre di Dio Figlio, che le donò “la sua Sapienza”, cosicché fin dalla concezione Ella “per scienza infusa conobbe il suo Dio e lo amò…”; divenne la Sposa dello Spirito Santo, che “profuse in Essa il suo Amore… e quest’amore, prevenendola, la preparava a quel FIAT che salvò il mondo dalla tirannia del nemico infernale…”.
Infine, P. Pio innalza una preghiera ardente, supplicando la Madonna affinché, per il mistero dell’Immacolato Concepimento, gli “renda puro il cuore per amore il mio e tuo Dio, pura la mente per assurgere a Lui e contemplarlo, adorarlo e servirlo in ispirito e verità, puro il corpo affinché sia un Tabernacolo meno indegno di possederlo quando si degnerà venire in me nella S. Comunione. Così sia”.

La “purissima conchiglia”

Se è vero che solo sul mistero dell’Immacolata Concezione pci ha lasciato un’intera meditazione personale, è anche vero, però, che non ha mancato qua e là di presentare anche le altre verità di fede del mistero di Maria SS..
Sulla Maternità divina e verginale di Maria moltissime volte P. Pio ha detto parole e ha scritto pensieri pieni di affetto e di luce. “Siamo immensamente grati alla Madonna – diceva – perché è stata lei che ci ha dato Gesù”. Con immagine stupenda chiama la Madona “purissima conchiglia da cui è venuta fuori la Persona divina del Vero incarnato. E non manca di far risaltare il valore dell’obbedienza e della verginità della Madonna nel diventare Madre di Dio: “Per un sì, per un solo sì, fiat secundum verbum tuum, per fare la volontà di Dio, Maria divenne Madre dell’Altissimo, professandosi sua ancella, ma conservando la verginità che tanto a Dio ed a lei era cara”.
Sulla maternità della Madonna per noi uomini basti ricordare anche qui quel che P. Pio diceva: “La mamma terrena è solo la mamma temporale. La Madonna è la vera Mamma nostra, la Mamma eterna”.
E chi può dire con quanti titoli e con quale tenerezza si rivolge alla Celeste Mamma? La chiamava Mammina, Bella Vergine, Madre dilettissima, tenerissima, dolce, cara… Una volta qualcuno gli chiese a bruciapelo: “Padre, chi è la Madonna?”. P. Pio rispose: “È la nostra Mamma!”, ma non riuscì a finire la parola Mamma senza scoppiare a piangere.
sulla Corredenzione di Maria, P. Pio si è fermato più volte nei suoi pensieri espressi a voce, scritti nelle lettere e dietro una gran quantità di immaginate per i figli spirituali. Ecco una sua risposta a una figlia spiritualle che gli chiedeva una parola il giorno dell’Addolorata: “La Vergine Addolorata ci vuol bene, ci ha partoriti nel dolore e nell’amore. L’Addolorata non si diparta mai dalla tua mente e i suoi dolori ti siano stampati sopra il cuore”.
Con frequenza P. Pio dava per penitenza, in confessione, la recita di sette ave Maria ai sette dolori della Madonna; e talvolta non riusciva a darla senza uno scoppio di pianto!
Nell’Addolorata egli esortava a trovare il conforto nei dolori e la via perfetta per seguire Gesù. Sono suoi questi pensieri stupendi: “Appoggiati come fa la Vergine alla Croce di Gesù e non resterai privo di conforto”, “La Vergine Addolorata ti terrà compagnia e ti sarà di dolce ispirazione”; “La Vergine Addolorata ci ottenga dal suo santissimo Figliuolo di farci penetrare sempre più nel mistero della croce ed inebriarci con lei dei patimenti di GEsù… Sforziamoci noi pure, come tante anime elette, di tener sempre dietro a questa benedetta Madre, di camminare sempre appresso ad ella, non essendovi altra strada che a vita conduce, se non quella battuta dalla Madre nostra; non ricusiamo questa via, noi che vogliamo giungere al termine…”.
Anche sulla morte e Assunzione della Beata Vergine, P. Pio ha lasciato alcuni pensieri belli e luminosi come questi: “L’anima beata di Maria, come colomba cui vengono spezzati i lacci, si disciolse dal suo santo corpo e volò nel seno del suo Diletto”; “Gesù, che regnava in cielo con l’umanità santissima che aveva preso dalle viscere della Vergine, volle pure che la Madre sua non solo con l’anima, ma bene anche col corpo si riunisse a lui e dividesse appieno la sua gloria.
E ciò era ben giusto e doveroso. Quel corpo che neppure un istante era stato schiavo del demonio e del peccato, non lo doveva essere neppure della corruzione”.

“Ci vuole la Madonna…”

Soprattutto, P. Pio batte il chiodo su due verità del mistero di Maria: la sua Mediazione universale di grazia, la sua esemplarità per tutti noi suoi figli.
P. Pio chiama la Madonna espressamente “Mamma dolcissima…., mediatrice e dispensatrice di tutte le grazie”. Ad un’anima raccomanda: “Tieniti sempre più stretta alla Mamma celeste, perché essa è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni nel regno dell’aurora”.
Tutta la sua preghiera incessante del Rosario, tutte le sue raccomandazioni a recitare il Rosario, poggiavano su questa verità certissima: la Madonna è la “potente Mediatrice degli uomini”, nelle sue mani è racchiusa tutta l’economia della grazia per la Chiesa, per le singole anime, sulla terra e nel Purgatorio. A Lei quindi dobbiamo rivolgerci, da Lei attenderci ogni grazia, Lei ringraziare con animo filiale e riconoscente per l’amore materno che ci porta, per le premure che ha verso le nostre annone da salvare.
Chi non ricorda – tra i molti figli spirituali che potettero ascoltarlo – con quanta grazia egli raccontava la pia leggenda sulla Madonna che fa entrare di nascosto in Paradiso molte anime che non lo meriterebbero?…
Una volta, un vescovo presentò a P. Pio un amico ufficiale, dicendogli che costui avrebbe voluto assicurarsi un biglietto non troppo costoso per il Paradiso. Che cosa gli consigliava? Padre Pio rispose con accento dolcissimo: “eh, ci vuole la Madonna, ci vuole la Madonna”.
Da parte nostra, però, ricordiamoci che la Madonna ci è stata data anche come “modello di santità” (Liturgia), poiché Ella “rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti” (LG 65).
P. Pio, infatti, ha battuto e ribattuto sul dovere di imitare la Madonna, “modello perfettissimo del Figlio suo”, praticando le sue virtù. Basterebbe leggere solo i pensieri da lui detti, nel periodo della malattia del 1959, per scoprirvi tante esortazioni a imitare la Madonna nella pratica delle virtù dell’umiltà. della purezza, della carità, della modestia, del silenzio, della costanza, della pazienza, della sincerità, dell’amore alle anime purganti.
È sua questa affermazione fondamentale: “La vera devozione è imitazione”; e anche: “L’amore porta all’imitazione”.
La Madonna stessa, dice P. Pio, vuole da noi “specialmente la pratica della virtù”, anzi Ella “non desidera altro che vederci imitatori delle sue virtù”. E il nostro effetto per Lei non può consistere in un passeggero “entusiasmo, ma deve essere permanente, come permanente è l’occhio della Mamma nostra su di noi”. Se vogliamo avere nella vita la più efficace protezione e assistenza, dobbiamo “essere sempre ed in tutto imitatori della Mamma nostra Celeste”. E infine, se veramente vogliamo “vedere la Mamma nostra in Paradiso, è necessario seguire le sue orme”.
A questo punto, sulle necessità morale della devozione alla Madonna per la nostra salvezza, P. Pio ha detto questo pensiero semplice e solido, che deve farci pensare: “Per chi non è devoto e non è sincero devoto della Madonna è quasi impossibile salvarsi”.
E chiudiamo con la bravissima, ma consolatissima risposta che P. Pio diede un giorno a chi gli chiese se esisteva una scorciatoia per il Paradiso.
“Si – rispose P. Pio -, è la Madonna”.

Omaggi alla “Tiranna”

Molti altri punti luminosi abbelliscono la devozione alla Madonna in P. Pio, utili alla nostra imitazione.
Chi non sa, ad esempio, la devozione di P. Pio per l’Angelus? A mezzogiorno era lui che intonava l’angelus in chiesa, e dava la benedizione ai fedeli. Al tramonto lo recitava con i figli spirituali in convento, ed era un incanto del cuore associarsi a lui così raccolto, docce e ieratico.
Chi non ricorda, tra quanti l’hanno udito, come recitava ogni sera, alla Benedizione Eucaristica, la Visita a Maria SS. di S. Alfonso M. De’ Liguori? Quali fremiti di commozione intensa provava e faceva provare a tutti i presenti!
Chi l’ha visto non potrà certo dimenticare con quale trasporto egli benediceva a baciava le immagini della Madonna che gli venivano presentate. Nè si risparmiava nel fare apostolato regalando immaginate e medagline della Madonna. Alla sua morte, nelle tasche dei suoi abiti si trovarono diverse medagline, di cui era sempre molto fornito per regalarle.
Per le feste della Madonna ci teneva molto a preparasi, fin da semplice novizio, sia facendo discipline più rigorose, sia osservando uno stretto digiuno. Gli stava particolarmente a cuore la festa del Carmine per le grazie speciali di liberazione delle anime dal Purgatorio, e perché ogni mercoledì, a imitazione della sua santa mamma, praticava il voto di non mangiare frutta.
Tra i mesi dell’anno quello che gli era più caro era il mese di maggio. In una lettera al P. Spirituale esclama come un fanciullo giulivo: “Ecco finalmente ritornato il mese della bella Mammina… Questa cara Mammina seguita a prestarmi premurosamente le sue materne cure, specialmente in questo mese…”. La piena degli effetti raggiungeva a volte punte esterne di amore che gli facevano chiamare “tiranna” la Madonna per il dominio amoroso che esercitava sul suo cuore trafitto.

Guarito dalla Madonna.

Più volte P. Pio è stato risanato dalla Madonna. Stato costantemente sul Calvario, talvolta i mali lo stremavano e gli rendevano impossibile l’esercizio del ministero sacerdotale. Allora si levava un coro potente di preghiere da parte dei suoi figli spirituali, e la Madonna della grazie non tardava a far ritornare P. Pio in mezzo ai suoi figli.
Due volte la cosa apparve così sorprendente da far gridare al miracolo.
La prima volta a Pietrelcina, l’8 dicembre del 1911. Fino alla sera prima, nel convento di Venafro.
P. Pio stava in condizioni talmente pietose che dovettero trasportarlo d’urgenza a Pietrelcina. Ma la mattina seguente, festa dell’Immacolata, tra la sorpresa generale, egli cantò la Messa solenne pieno di vita e di forze.
La seconda volta successe a S. Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, dopo mesi di grave malattia. Era arrivata a S. Giovanni Rotondo la Madonna di Fatima pellegrina per tutta l’Italia. La speranza per la guarigione di P. Pio animò le folle di figli spirituali e di pellegrini. P. Pio stesso nei giorni precedenti raccomandava di disporsi ad accogliere bene la Celeste Pellegrina che veniva “con le mani piene di grazie e col cuore pieno di amore per noi”.
La manifestazione di fede e di amore riuscì meravigliosa. La commozione invadeva gli animi, e in tutti ferveva l’attesa della guarigione di P. Pio.
Difatti, poco prima della partenza della Madonna, P. Pio le offrì e le mise al collo una corona del Rosario d’oro; poi, quando la vide in volo, mentre l’elicottero volteggiava sul convento, gemendo supplicò: “Madonnina mia, sei venuta e mi hai trovato ammalato; ora te ne vai… e mi lasci così…”. Che cosa successe allora? P. Pio lo ha testimoniato egli stesso qualche tempo dopo, dicendo: “In quello stesso istante sentii come un brivido per le ossa, che mi fece guarire immediatamente”.
P. Pio era guarito e i figli spirituali potettero presto riaverlo tra loro sull’altare e nel confessionale, per grazia della dolcissima Madre e Regina.
Forse per questo P. Pio volle la grande clinica all’ombra del Santuario di S. Maria delle Grazie. Gli ammalati dovevano sentirsi sotto lo sguardo materno della Divina Madre. Fu P. Pio che raccomandò di porre in ogni stanza e a capo di ogni letto un’immagine della Madonna delle Grazie, perché ogni ammalato si sentisse conformato dalla vicinanza della Madonna. Fu anche lui a volere che la grande processione della Madonna delle Grazie facesse una sosta davanti alla clinica perché benedicesse tutti gli ammalati, confortandoli nelle loro sofferenze. La Madonna è salute degli infermi, e non lascia mai di consolare chi a Lei ricorre e in Lei confida.

Gesù Maria, Gesù Maria…

Anche la morte di P. Pio fu una morte segnata dalla particolare presenza della Madonna. E non poteva essere diversamente.
Da due giorni era stato celebrato il più fantastico cinquantenario che mai uomo abbia celebrato su questa terra: il cinquantenario delle stimmate di P. Pio.
Era il venerdì 20 settembre 1968.
La domenica seguente, dopo una giornata intensissima per la celebrazione del Convegno internazionale dei Gruppi di preghiera, a sera P. Pio si ritirò in cella disfatto. Poche ore dopo, sempre con la corona in mano, con l’abito di S. Francesco indosso, seduto su una poltroncina, P. Pio si colorì del pallore mortale, che segnava imminente la fine. Volle confessarsi dal Padre che lo assisteva. Rinnovò la professione dei voti religiosi, benedisse tutti i confratelli e i figli spirituali, e continuò a pregare instancabilmente con la corona in mano.
Ad un certo punto, guardando il quadretto della mamma affisso al muro, disse: “Io vedo due Mamme”. Il padre che lo assisteva credette che non vedesse più bene, si avvicinò al quadro, glielo indicò e disse che quello era il quadro della mamma terrena.
“Non preoccuparti – ricalcò P. Pio – ci vedo benissimo. Io vedo lì due Mamme”.
La presenza immancabile della Madonna!
Poco dopo – verso le ore due del 23 settembre – P. Pio entrò in agonia, e non faceva che pronunciare ininterrotta, ininterrottamente i dolci nomi Gesù Maria, Gesù Maria… Li pronunciò fino all’ultimo respiro con il movimento quasi impercettibile delle labbra. Con il nome di Maria la sua anima si sciolse dal corpo, mentre la corona del Rosario gli scivolò dalle dita. L’interruzione del Rosario era il segno della fine della sua vita. Altre, volte, quanto P. Pio sembrava finito, un segno tradiva che egli era ancora in vita: le sue dite continuavano a sgranare lentamente la corona del rosario! Ora, invece, la corona gli scivola dalle dita. È la fine. Il Rosario l’ha condotto fino alle porte dell’eternità, e poi è rimasto a noi come “eredità” per ogni figlio spirituale di colui che può passare alla storia come santo del Rosario.

FONTE: I Santi e la Madonna, ©Ed. CasaMariana, vol. 5

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