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San Stanislao Kostka

Un giorno un confratello domandò a S. Stanislao Kostka: “Voi amate dunque tanto la SS Vergine?”. “Ah ! Padre, che dice? Se l’amo?… Oh! È la mia mamma! …”.

Questa frase, pronunziata da S. Stanislao appena dieci giorni prima della morte, potrebbe essere posta molto significativamente anche all’inizio della sua breve vita terrena, che cominciò il 28 ottobre 1550 nel castello di Rostokow (Polonia), secondogenito dei nobili Giovanni e Margherita Drobminkrzicka.

Infatti, possiamo credere che l’amore di Maria sia entrato ben presto nel cuore di questo giovinetto, se fin da piccolo, forse da quando cominciò a capire, consacrò a Lei la sua purezza innocente.

Spessissimo S. Stanislao ripeterò durante la sua vita a sé stesso e gli altri: “Io non sono nato per le cose della terra, ma per le cose del cielo, per le quali soltanto voglio vivere”; e lo vediamo perciò, ancora bambino di cinque o sei anni, pregare spesso in ginocchio in qualche angolo della casa paterna.

Parla di Maria con commozione

S. Stanislao fu molto contento quando a 14 anni, secondo l’uso di tutti i nobili di allora, i genitori lo mandarono nel convitto dei Padri Gesuiti a Vienna per completare l’istruzione ricevuta entro le pareti domestiche, perché così poteva meglio e con più libertà dedicarsi alla sua santificazione.

I compagni lo notarono subito per qualcosa di diverso che c’era in lui: nella cappella dinanzi a Gesù Eucarestia piangeva, e quando parlava di Maria si sentiva commosso. Era ben piacevole per lui stare in quel convitto religioso; se non che, dopo appena un anno, nel marzo del 1565, il convitto fu chiuso per ordine dell’imperatore Massimiliano, e Stanislao col fratello Paolo e alcuni servitori dovette adattarsi ad abitare in una casa presa in affitto nella stessa Vienna.

Ma, cambiare luogo non significò per il santo giovinetto cambiare modo di vivere: continuò a pregare, a studiare, a mortificarsi e ad amare con tutte le sue forze Gesù e Maria. Aveva incominciato una grande opera, la santificazione della sua anima, e voleva soltanto portarla a termine nel più breve tempo possibile.

Gli appare la Madonna

Il fratello Paolo, che menava una vita elegante e dissipata, sentiva il rimprovero tacito di Stanislao; perciò mal sopportava le sue “bigotterie”, e cominciò così a rimproverarlo, a offenderlo e persino a bastonarlo. A volte lo percuoteva tanto da farlo cadere per terra, e Stanislao non rispondeva niente, ma invocava i dolci nomi di Gesù e di Maria, per avere la forza di sopportare.

Quasi ogni giorno così, per più di un anno. Verso la metà di dicembre del 1566 Stanislao cadde ammalato e ben presto si trovò in fin di vita. Era contento di dire là, a quel punto, appena sedicenne, addio a tutto ciò che non aveva amato sulla terra: ma in cielo non era scritto così. D’un tratto egli si vide innanzi, bellissima, la Vergine che gli sorrise e gli mise in braccio il Bambinello Gesù. Poi gli parlò così: “Tu avrai di nuovo la sanità: ma la vita che ti ho ottenuto la adopererai in servizio del Signore nella Compagnia del mio Figlio; tu devi finire i tuoi giorni nella Compagnia che porta il suo nome”.

Fugge, recitando il Rosario

Ci vollero del tempo e anche molte sofferenze prima che Stanislao potesse eseguire quanto gli aveva detto la Madonna. I Gesuiti di Vienna gli dissero che per riceverlo c’era bisogno del consenso del padre, perché essi non volevano esporsi alle persecuzioni della sua famiglia, come già era avvenuto per altri giovani nobili entrati nella Compagnia contro la volontà dei genitori. Sperare però in un consenso del padre era impossibile. Rinunciare dunque alla Volontà del Cielo? No! Bisognava tentare altre vie.

Consigliato da un Gesuita portoghese, un certo P. Francesco Antoni, pensò di fuggire da Vienna e di cercare altrove una casa religiosa dei Gesuiti che l’accettasse. Eccolo dunque in abito da pellegrino sulla strada che conduce ad Augusta. Ha ceduto con gioia i suoi vestiti nobiliari ad un povero – come già un tempo S. Francesco d’Assisi – e ha preso per sé una tonaca di tela, stretta ai fianchi da una rozza corda di canapa, da cui pende il rosario, e un cappello da contadino.

Di giorno cammina recitando il S. Rosario e a sera dorme spesso sotto il cielo stellato. Quando ha fame, chiede umilmente l’elemosina: da quando un Dio si è fato povero, non si perde l’onore, facendosi poveri per amore di Lui.

“… i tuoi giorni nella Campagnia”.

Ad Augusta il P. Provinciale, S. Pietro Canisio, ardente Dottore della Chiesa, voleva subito riceverlo; ma pensò che era meglio inviarlo ai Gesuiti di Roma, dove Stanislao avrebbe potuto servire Iddio in pace, non molestato dalla famiglia lontana.

Egli si rimise di nuovo in viaggio insieme ad altri due confratelli, i quali ci hanno lasciato questa importante testimonianza a proposito della devozione di Stanislao alla Madonna: “Quando incontravamo sul nostro cammino qualcuna di quelle statue della Vergine, che la pietà delle popolazioni innalza lungo le strade, Stenislao si fermava. Ci lasciava andare innanzi; poi, in piedi, davanti alla statua, le mani giunte e lo sguardo fisso in quello della Mamma celeste, la pregava con tale fervore, che si sarebbe detto avesse luogo tra essi un vero colloqui…”.

Passò un mese prima di giungere a Roma. Stanislao fu accolto con somma benevolenza da un altro Santo, S. Francesco Borgia, allora Superiore a Roma. Appena tre giorni dopo, il 28 ottobre 1567, ebbe la gioia immensa di cominciare il Noviziato, cioè l’anno di prova, tra i Gesuiti.

Avrà risentito allora le parole della SS. Vergine: “Tu devi finire i tuoi giorni nella Compagnia”,  e avrà accolto dalla sue mani il santo abito che lo impegnava a vivere una vita nuova per le ultime tappe della santità.

“… sai quello che sento in cuore per Te!”

Stanislao fu un novizio perfetto, esemplare, secondo quanto testimoniano tutti i suoi confratelli; soprattutto si distinse per il suo amore alla celeste Mamma; ma si sarebbe dovuto guardarlo nell’anima, se fosse stato possibile, per scoprire la più vera grandezza di quell’amore.

Egli steso con frequenza sospirava: “O cara Madre mia, io non so spiegarmi, ma tu sai quello che sento in cuore per Te!”.

Ecco: è proprio quello che c’è nel cuore dei Santi, nel loro più profondo, tanto intimo che nemmeno essi forse riescono a capire, che noi non sapremo mai; è questo il loro grande segreto! In altre parole ciò che noi diciamo e conosciamo dei Santi è veramente molto poco; ciò per cui essi sono tali ci sfugge; è come se noi pretendessimo di spiegare l’interno di un frutto vedendo solo la buccia esterna.

L’amore di S. Stanislao Koskta alla Madonna possiamo dunque soltanto descriverlo da ciò che appariva. Sappiamo che nelle vigilie delle feste mariane egli si mortificava e digiunava; ogni giorno recitava il S. Rosario e l’Ufficio della Madonna. Particolarmente cara gli era la “Salve Regina”, perché in essa sentiva più forte il richiamo del cielo: “Mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria”.

Alla sera, prima di andare a letto, e al mattino, prima di cominciare una nuova giornata, si affidava a Maria e chiedeva la sua benedizione; cominciava ogni azione sotto il suo sguardo materno e a Lei chiedeva la grazia di poter piacere a Gesù in tutto ciò che faceva.

Sui libri e sui quaderni scriveva il nome di Maria per tenere sempre dinanzi alla mente la sua dolce presenza. Procurava di conoscere sempre più a fondo la grandezza di Maria per poterla sempre di più amare e annotava poi i pensieri più belli in un quadernetto. Spesso parlava della Madonna ai confratelli e raccontava episodi edificanti; si vedeva che allora era particolarmente commosso. Quando si trovava in qualche necessità diceva alla Madonna semplicemente così: “Mia cara Mamma, ho bisogno di TE, ora!”. Aveva certamente capito che la Madonna è Mamma e Mediatrice, anzi Mediatrice proprio perché Mamma per dire ad una mamma ciò di cui si ha bisogno? …

Ma l’amore più vero porta all’imitazione, secondo quella frase che dice: “L’amore o trova o rende simili”. E noi possiamo affermare con assoluta certezza che il raccoglimento, la mortificazione, la carità, l’umiltà, la purezza, l’obbedienza di S. Stanislao siano dovute proprio all’imitazione delle virtù di Maria.

In Paradiso per l’Assunta

Erano passati nove mesi di noviziato. Stanislao sentì rinascersi in cuore un più grande desiderio del cielo e cominciò a sperare e a pregare di poter lasciare questa terra nella solennità dell’Assunzione di Maria, ormai prossima. Ad un suo confratello diceva: “Io credo che il giorno in cui la SS. Vergine entrò in Paradiso tutti gli angeli furono ripieni di una grande allegrezza. Il cielo dovette vestirsi di una bellezza non mai avuta, o meglio si dovette scorgere nel cielo un altro cielo nel momento che l’incomparabile Regine del Paradiso apparve coronata da tutta la gloria, che il Creatore può concedere a una creatura. In quell’istante non vi fu alcun angelo, a qualunque gerarchia appartenesse, una sola anima di santo, che non abbia provato il bisogno di abbassare la sua fronte fino ai piedi di Maria, a cui Dio concedeva il primo posto dopo di sé.

Il più alto dei Beati, infatti, non giunge di gran lunga al più basso gradino del trono di Lei, che è tanto al di sopra di ogni altro, quanto più a Dio vicina; e tanto vicina quanto una mamma al suo figlio diletto”. E poi gli confidava: “Se ogni anno, come mi par certo, se ne rinnova in cielo la festa, come si fa qui in terra, io spero che vedrò quella del Paradiso, quest’anno”.

Faccia a faccia con Lei

Alla vigilia di S. Lorenzo (9 agosto 1568) con la semplicità di un bimbo, Stanislao scrisse una lettera alla Madonna in cui le diceva della sua tristezza a rimanere ancora su questa terra d’esilio e le ripeteva l’ardentissimo desiderio che aveva di vedere la sua bella faccia il giorno della sua Assunzione. In cuor suo Stanislao sentì di essere stato esaudito: la sera del dieci agosto si mise a letto con una leggera febbre.

Alla vigilia dell’Assunta improvvisamente si aggravò tanto che gli fu amministrato l’olio degli Infermi e gli fu portato, con grande sua gioia, il S. Viatico. Di tanto in tanto prendeva un’immagine di Maria che teneva vicino, la contemplava per un momento e poi la baciava. Stringeva tra le mani un Rosario, e allora un confratello gli disse: “Perché codesto Rosario fra le mani, se non può più recitarlo?”. Stanislao con un sorriso  rispose: “Questo Rosario è della mia beatissima Madre; guardando io penso a Lei; la sola sua vista mi fa del bene!.

Verso la mezzanotte si sentì venir meno; poi d’un tratto si fece immobile con gli occhi fissi nel vuoto, mente sul volto splendeva una gioia di Paradiso. Disse che era la Madonna che veniva a prenderlo per condurlo con Lei. Sempre immerso in questa celeste visione, il suo respiro si fece a poco a poco più debole finché cessò del tutto, tanto impercettibilmente ce i presenti non se ne avvidero neppure. Uno di essi infine gli accostò alla bocca un’immagine di Maria, ma le labbra non si mossero per un ultimo bacio. Dolcissimamente si era spento quasi per dormire, come a sera il bimbo sul petto della mamma…

FONTE: I Santi e la Madonna, ©Ed. CasaMariana

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