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Santuari mariani: Calabria

Il Santuario “Madonna della Montagna” a Polsi di San Luca

Il Santuario che sorge a 865 mt. di altezza nel cuore dell’Aspromonte, a Polsi di San Luca [Reggio Calabria], è detto anche della “Madre del Divin Pastore”, dal titolo sotto il quale qui la Vergine è venerata.

Storia e leggenda si intrecciano sull’origine di questo antico luogo di culto mariano. Sono Siciliani, e più particolarmente Messinesi, che nel sec. III – durante l’imperversare delle persecuzioni contro i Cristiani – lasciano la loro terra e vengono in esilio in una delle più profonde e sperdute valli dell’Aspromonte. Qui erigono una prima Chiesetta, sormontata da una Croce astile greca. Poi nel 1313, anno dell’Editto di Costantino che concede libertà di culto, gli esuli fanno ritorno alla loro terra d’origine e la “colonia” di Polsi viene abbandonata.

Bisognerà attendere l’anno 1144 perché un pastore si spinga fin quassù, alla ricerca di un giovenco che si è perduto: lo trova inginocchiato davanti ad una Croce di ferro che l’animale ha scoperto, scavando con le zampe. In quel medesimo istante, al pastore di nome Italiano che sosta in preghiera appare la Vergine Madre che indica il punto dove si dovrà costruire una Chiesa. [Un’altra tradizione colloca al posto del pastore il Conte Ruggiero, spintosi fin qua durante una battuta di caccia].

Ma sono i Monaci Basiliani a coltivare e a propagare la devozione alla santa Croce ed alla Madonna [sotto il titolo di “Madre del Divin Pastore”], comunemente detta “Madonna della Montagna” di Polsi. Sono essi, infatti, a dare inizio alla costruzione del Santuario, con annesso Cenobio.

Estintosi nella seconda metà del sec. XV il rito greco in Calabria, i Basiliani di residenza a Polsi si ritirano a Grottaferrata, portando con sé rari e preziosi documenti.

L’attuale edificio sacro, restaurato nella prima metà del sec. XVIII, nel suo complesso è di stile barocco. La monumentale statua di “Madonna con Bambino” che vi si venera è stata realizzata a Messina, in pietra siracusana, nel XVI secolo. Nel 1881 è avvenuta la incoronazione della Vergine: rito che si è ripetuto nel Cinquantenario del 1931 [XV Centenario del Concilio di Efeso] e, con ancora maggiore solennità, il 2 Settembre 1981, nel Centenario della prima incoronazione.

La festa più animata della Calabria

Corrado Alvaro, il più grande scrittore calabrese dei tempi moderni, è nato a San Luca. Ha concluso la sua interessante monografia “Calabria” [Firenze, 1931] con la descrizione della festa al Santuario di Polsi: la festa più animata della Calabria, che si celebra per tre giorni, all’inizio di Settembre.

Scrive l’Alvaro: “Ognuno fa quello che può per fare onore alla Regina della festa: la gente ricca può portare, essendo scampata da un male, un cero grande quanto la persona di chi ha avuto la grazia, o una coppia di buoi, o pecore, o un carico di formaggio, di vino, di olio, di grano; ci sono tanti modi per disobbligarsi con la Vergine delicata, come la chiamano le donne. Uno, denudato il petto e le gambe, si porta addosso una campana di spine che lo copre dalla testa ai piedi, spine lunghe e dure come crescono nel nostro spinoso paese, e che ad ogni passo pungono chi ci sta in mezzo. Una femminella fa un tratto di strada sulle ginocchia; e così le ragazze fanno la strada ballando, e balleranno giorno e notte per le ore che hanno fatto il voto, fino a che si ritrovano buttate in terra o appoggiate al muro, che muovono ancora i piedi. E i cacciatori, poi, che fanno voto di sparare alcuni chili di polvere; in quei giorni non si parla di porto d’armi, e i Carabinieri lo sanno. Gli armati si dispongono nei boschi intorno al Santuario e sparano notte e giorno […].

Si vedono le mille facce delle Calabrie. Le donne intorno dicono le parole più lusinghiere alla Madonna, perché si commuova. […] Sul banco coperto di un lino, le donne buttano gli orecchini e i braccialetti; gli uomini tornati da una fortunata migrazione le carte da cento e da più: è una montagna d’oro e di denaro che per la prima volta nessuno guarda con occhi cupidi.

La Vergine guarda sopra tutti, e i gioielli degli anni passati la coprono come un fulgido ricamo […].

Al terzo giorno di Settembre si fa la processione e si tira fuori il simulacro portatile […] tra lo sparo dei fucili che formano non si sa che silenzio fragoroso, non si sente altro che il battito di migliaia di pugni su migliaia di petti, un rombo di umanità viva tra cui l’uomo più sgannato trema come davanti a un’armonia più alta della mente umana. Le semplici donne che non si sanno spiegare nulla, si stracciano il viso e non riescono neppure a piangere […]”.

Ecco la grandiosa suggestione della festa della “Madonna di Polsi”, il cui trono è davvero su questi monti della Calabria!

Madonna di Monserrato” – Vallelonga [Catanzaro]

Tra i Santuari più frequentati della Calabria è da annoverare quello della “Madonna di Monserrato” a Vallelonga, distante 30 Km da Pizzo Calabro.

Il nome rimanda all’epoca della dominazione aragonese [sec. XV], che favorì la diffusione del culto della Vergine con i titoli in uso nei Santuari della Spagna, come quello della Catalogna, celebre proprio con il nome di Monserrat.

Il culto crebbe notevolmente in seguito al terremoto del 1783, quando il borgo di Vallelonga rimase indenne; e ciò fu attribuito alla speciale protezione della Vergine. Il Santuario è stato ricostruito nell’ultimo dopoguerra, in elegante stile neoclassico.

“Madonna di Porto” – Gimigliano [Catanzaro]

Gli abitanti di Gimigliano [piccolo centro distante 19 km. da Catanzaro], sentendo parlare dei prodigi compiuti dalla ‘Madonna di Costantinopoli’ a Napoli, vollero un’immagine che la raffigurasse, per cercare rifugio in tempi di pestilenze e carestie, nel Seicento: il pittore incaricato ebbe la sorpresa di vedere completata l’opera da una mano d’Angelo. Così nacque la devozione alla “Madonna del Porto”.

A metà del ‘700 la Vergine apparve a un giovane brigante, certo Pietro Gatto, che cambiò vita, facendosi eremita, e le dedicò la prima Cappella.

L’attuale Santuario [che poggia sulla facciata dell’antica Chiesetta] fu inaugurato al termine dell’ultima Guerra Mondiale, come voto alla Madonna per aver salvato Gimigliano dalla distruzione bellica.

“Maria SS. della Consolazione” – Reggio Calabria

Detto anche della “Madonna dell’Eremo”, il Santuario di “Maria SS. della Consolazione” sorge a poca distanza da Reggio Calabria. Risale al 1533, ad opera dei Padri Cappuccini. La venerazione dei Reggini divenne molto intensa quando, nel 1577, la Città fu liberata dalla peste per intercessione della Vergine. Il Santuario cinquecentesco fu distrutto dal tremendo terremoto del 1908, che devastò la Città. Presto riedificato, fu sostituito negli Anni Sessanta da un edificio di più ampie dimensioni, per accogliere convenientemente il numero sempre maggiore di fedeli e di pellegrini che vi affluiscono.

“Maria SS. della Catena” Laurignano [Cosenza]

La tradizione vuole che nel 1301 la Vergine sia apparsa ad un mendicante cieco dalla nascita, Simone Adami, guarendolo. Sul luogo del miracolo furono scoperti i ruderi di un’antica Cappella bizantina con l’immagine della Madonna che l’Adami riconobbe identica alla bella Signora che gli era apparsa, ricevendone in dono la vista.

Questa immagine [della “Madonna della Catena”] andò smarrita; e riapparve nel 1833 all’eremita Benedetto Falcone, che si fece promotore di una prima ricostruzione del Santuario, affidato successivamente [nel 1905] alla cura dei Padri Passionisti.

Questa Chiesa-Santuario fu ricostruita e ampliata, con annesso Convento, nell’ultimo dopoguerra ed è meta di numerosi Pellegrinaggi.

“Santa Maria dell’Isola” – Tropea [Catanzaro]

A Tropea, oltre al Santuario della “Madonna di Romania” [già Cattedrale della Città nel sec. XI, oggi Con-cattedrale] che custodisce una icona di origine bizantina della “Vergine della tenerezza, c’è, costruito su una pittoresca scogliera a picco sul mare verde-azzurro, il Santuario di “Santa Maria dell’Isola”.

Qui ogni anno convengono, specie nei mesi di Maggio, Agosto e Settembre, numerosi Pellegrini che salgono devotamente, anche in ginocchio, la lunga e ripida scala ricavata lungo gli speroni rocciosi che, dalla base del promontorio, conduce al piazzale del Santuario.

Risalente nella parte originaria al sec. XI, è stato ricostruito dopo il terremoto del 1908. Appartiene giuridicamente all’Abbazia di Montecassino, ed è officiato dal Clero diocesano di Mileto-Nicotera-Tropea.

 PS: Abbiamo dimenticato qualche santuario dedicato alla Beata Vergine Maria della Tua Regione? Segnalalo qua sotto nello spazio dei Commenti! Grazie!

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