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Segni e Sogni

Non raramente i segni di una vocazione appaiono molto presto, fin dalla prima infanzia. Ne abbiamo esempi belli e convincenti, come leggiamo in questa piccola raccolta di testimonianze, fatta da uno studio­so contemporaneo.

S. Paolo della Croce, fin da piccolo, riuniva nella casa sua a Ovada i fratellini e le sorelline; poi predica­va con tanta unzione la Passione di Gesù che tutti ne piangevano di commozione. Preludeva al Predicatore appassionato di Gesù crocifisso, al Fondatore, all’A­postolo che convertì una moltitudine di peccatori.

S. Teresa di Gesù, da bambina faceva alle mona­che con le fanciullette della sua età: insegnava loro i punti della meditazione, il modo di stare raccolte, di fare il ritiro… E le compagne seguivano puntualmen­te i suoi avvisi. In tal modo passò la prima giovinezza della grande Riformatrice del Carmelo.

S. Giuseppe Cottolengo, ancora fanciullo, fu sor­preso un giorno dalla mamma, mentre misurava in lungo e in largo le stanze della casa. – Che cosa vuoi fare ? – gli chiese.

– Sto calcolando quanti letti per malati ci possono entrare…

Più tardi Iddio si servì di lui per fondare la «Pic­cola Casa della Provvidenza».

E non si sa che Napoleone, da ragazzo faceva alle barricate di neve coi coetanei, formava due squadre e le disponeva in battaglia; e che la vittoria era sempre del gruppo comandato da lui?

Lacordaire, fanciullo di quattro anni, saliva so­pra una sedia in casa, e si dava a predicare con tanta foga, da impensierire i genitori. – Non posso calmar­mi! – diceva – Si fanno troppi peccati, troppi peccati!

Don Luigi Guanella (1915), Fondatore dei «Servi della Carità», dediti alla cura dei derelitti e de­gli scemi, si divertiva un mondo con la sorellina Cateri­na, a raccogliere del terriccio in una cava della roccia che essi avevano riempito di acqua. Rimescolando ac­qua e terra per farne una poltiglia, dicevano: – Quando saremo grandi, faremo così la minestra ai poveri. Giuseppe Verdi, a sette anni, restava estatico nel sentire sonare il violino da un cencioso ambulante. Questi disse un giorno ai genitori: – Fategli studiare la musica: non v’accorgete che la sente?…

Guglielmo Marconi, da giovinetto, passava gior­nate intere a comporre e scomporre macchine, spe­cialmente quelle elettriche». (FR. REMO Di GESÙ, Virtù in esempi v. 1, p. 966).

Possiamo dire che tali ragazzi sono veramente fortunati, forse più privilegiati degli altri e di solito destinati a compiti o imprese eccezionali.

Ma ciò non è di tutti, è certo. Ordinariamente i segni di una vocazione maturano e appaiono via via con la crescita degli anni. I sogni dorati della fanciul­lezza e quelli audaci dell’adolescenza cedono il posto alla ricerca e alla verifica paziente di un ideale, di un modello di vita da realizzare con dedizione e sforzi costanti. Quante volte, allora si scopre… il contrario di ciò che si pensava o si desiderava prima! Si pensi, ad esempio, a S. Francesco d’Assisi, giovane brillante, già incamminato sulla strada della gloria umana e del­le ricchezze terrene, trasformato poi dalla chiamata di Dio in un uomo tutto evangelico, povero, umile e crocifisso come Gesù Cristo.

Il papà e la mamma di S. Teresina invece, prima di incontrarsi, amarsi e sposarsi, credevano sincera­mente di essere fatti per la vita religiosa in monastero. Fecero la domanda di ingresso al monastero, furono esaminati in profondità, e furono rimandati a casa perché seguissero la strada comune del matrimonio, nel quale si santificarono, donando alla Chiesa quel fiore celestiale di bimba che divenne S. Teresina

In altri casi, poi, c’è chi fin da piccolo scarta espressamente l’ideale di seguire Gesù, ma tale ideale si fa poi deciso e potente.

Fu il caso di S. Andrea Fournet. Da ragazzo, egli ricevette molte raccomandazioni dalla mamma di pen­sare al Sacerdozio e di orientarsi su quella strada. Ma il ragazzo, quasi per tacita protesta, scrisse sulla co­pertina di un suo libro: «né prete, né frate».

Che cosa avvenne, però?

Egli diventò un bravo militare, e avrebbe conti­nuato la carriera militare se, nella fedeltà alla pre­ghiera quotidiana e conservando la bontà dei costumi non avesse avvertito sempre più imperiosa dentro di sé la «chiamata» di Dio. Allora depose la divisa mili­tare, affrontò gli studi, diventò prete, e diventò Santo, morendo a 80 anni, dopo aver compiuto eroismi di bene che solo Dio poté enumerare.

Per la vocazione sacra in particolare, bisogna guardarsi dai «fuochi di paglia» di un entusiasmo oc­casionale e dalle infatuazioni passeggere, che possono avere tutta l’apparenza di una vocazione ardente.

Interessante, a questo proposito, fu ciò che suc­cesse a S. Bernardino da Siena, prima di diventare francescano.

Quando egli conobbe gli Eremiti di S. Agostino, ne rimase così colpito che decise lì per lì di dedicarsi alla vita eremitica, trasportato dall’entusiasmo giova­nile. Ma era solo un sogno. Egli stesso ne parlò in una predica, dicendo: «Mi venne la volontà di vivere come un angelo, non più come un uomo… Mi venne il pen­siero di vivere di acqua e di erbe e pensai di andarme­ne in un bosco… E così deliberai di fare e, per vivere secondo Iddio, deliberai anche di comperare una Bib­bia… e di cominciare a provare la vita che volevo te­nere. E me n’andai fuori di Porta Follonica, e comin­ciai a cogliere una insalata di cicerbita e altre erbucce e non avevo né pane, né sale, né olio… E, col nome di Gesù benedetto, cominciai con un boccone di cicerbi­ta e messamela in bocca cominciai a masticarla.

Mastica, mastica, essa non poteva andare giù. Non potendola ingoiare, io dissi: “Cominciamo a bere un sorso d’acqua”.

Mieffe! l’acqua se n’andava giù, e la cicerbita ri­maneva in bocca. In tutto io bevvi parecchi sorsi d’acqua con un boccone di cicerbita, e non la potei ingoiare. Sai che ti voglio dire? Con un boccone di cicer­bita io allontanai ogni tentazione; perché certamente io conosco che quella era tentazione».

Ben diverso, invece, fu ciò che accadde a Santa Francesca Saverio Cabrini, quando era piccina. Un giorno ascoltò un missionario che parlava della vita missionaria in Cina. Quel discorso accese nel cuore della bimba l’ideale missionario, che le resterà im­presso nel cuore fino alla morte. Spontaneamente la piccina cominciò e continuò a orientare i suoi giochi, i suoi sacrifici, le sue preghiere, tutto per la vita mis­sionaria. Le piaceva giocare alle bambole – come ad ogni bambina -, ma le vestiva tutte da monacelle. Le piaceva giocare alle barchette di carta, e le riempiva di tante violette che raffiguravano tante suore missio­narie in partenza per le terre infedeli. Aveva saputo che in Cina non c’erano i… dolci italiani, e allora de­cise di abituarsi subito a non mangiarli più. Nelle sue preghiere, il ricordo e la supplica per le missioni non potevano mancare mai. Così maturò, fin dall’infan­zia, costante e armoniosa, la vocazione religiosa di questa grande apostola.

Bisogna stare attenti, però, a non cadere nell’al­tro eccesso: ossia quello di evitare i «sogni» e i «fuochi di paglia», pretendendo di provare costantemente il trasporto sensibile, l’entusiasmo, il fervore bruciante per la vita consacrata a Dio.

Al contrario ascoltiamo ciò che insegna, con la sua grande saggezza, S. Francesco di Sales: «Per ave­re un segno di una buona vocazione, non è necessaria una costanza che sia sensibile, ma che sia nella parte superiore dello spirito; perciò non si deve giudicare falsa la vocazione se capita che il chiamato non provi più quei sentimenti sensibili che ebbe al principio, e anzi senta tali ripugnanze e raffreddamenti, che è portato talvolta a vacillare, parendogli che tutto sia perduto; basta che la volontà resti costante nel non abbandonare la divina chiamata; e basta che vi ri­manga qualche affezione verso di quella. Per sapere se Dio vuole che uno sia frate o suora, non bisogna aspettare che Dio stesso gli parli o gli mandi un Ange­lo dal cielo a significargli la sua volontà. Né è necessa­rio un esame di dieci Dottori per vedere se la vocazio­ne si debba seguire o no: ma bisogna corrispondere e coltivare il primo moto dell’ispirazione, e poi non pi­gliarsi fastidio, se vengono disgusti e raffreddamenti; perché facendo così non mancherà Iddio di far riusci­re tutto a gloria sua».

Giovane che leggi, osserva e ascolta attentamen­te. Forse in te ci sono segni di una «scelta» da parte di Dio, ma tu li tieni nascosti, sepolti sotto una crosta di attrazioni diverse, che ti propongono un cammino nel mondo. Forse tu aspetti segni straordinari di chiamata da parte di Dio, mentre il Signore vuole chiamarti alla maniera ordinaria, delicata e soave. Sta attento! Ripeti spesso come S. Paolo, come S. Francesco d’Assisi: «Signore, che vuoi che io fac­cia?», e metti in ascolto il tuo cuore, aperto a compie­re incondizionatamente il suo Volere.

Fonte: VIENI E SEGUIMI, Padre Stefano M. Manelli

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