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I Testimoni di Geova e Gesù Cristo

Nelle pagine 46-54 del libro “La verità che conduce alla vita eterna” i Testimoni di Geova hanno condensato la loro dottrina su Gesù Cristo.
Tutti i loro errori su questo argomento si possono riassumere in uno solo che esprimeremo così:

I TESTIMONI DI GEOVA INSEGNANO CHE GESÙ CRISTO NON È DIO.

Per essi Gesù è una semplice creatura umana “creata sì prima delle altre creature… ma lui stesso creatura di Geova Dio” (pag. 47).

Questo errore è collegato strettamente alla negazione della Santissima Trinità: infatti negando l’esistenza delle tre Persone divine si nega la possibilità che una di esse (il Figlio) prenda una natura umana.

Ma la Bibbia parla chiaro:
a) LE PAROLE PRONUNCIATE DAL PADRE nel Battesimo e nella Trasfigurazione di Gesù indicano che questo uomo è anche il Figlio di Dio: “Tu sei il mio Figlio diletto, in te mi sono compiaciuto” (per il Battesimo: Mc. 1,11 e paralleli. Per la Trasfigurazione: Mt. 17,15 e paralleli. Si noti che l’espressione “Figlio di Dio” al singolare è usata nel Nuovo Testamento solo per designare il Cristo).
b) GESÙ STESSO HA COSCIENZA di essere Dio e manifesta apertamente la Sua divinità.

– Gesù modifica la legge data da Dio nell’Antico Testamento, cosa che solo Dio può fare, essendo Dio l’Autore dell’Antico Testamento. Basta ricordare le espressioni di Gesù: “Avete udito che fu detto agli antichi… Ma io vi dico…” (Mt. 5,21-22; 27-28; 31-32; ecc.).
– Gesù si attribuisce il diritto di rimettere i peccati (cosa che spetta solo a Dio), e li rimette di autorità propria, richiedendo un atto di fede e di amore verso di Lui, come se il peccato fosse un debito contratto con Lui. Esplicite a questo riguardo sono le parole con le quali Gesù perdonò le colpe alla donna peccatrice: “…le sono perdonati i suoi molti peccati, perché molto ha amato” (Lc. 7,47).
– La figliolanza divina che Gesù si attribuisce è figliolanza vera, in senso naturale; mentre quella degli altri uomini nei riguardi di Dio è figliolanza adottiva.
Gesù infatti chiama Dio “il mio Padre”, non accomunandosi mai ai discepoli quando li esorta a chiamare Dio “Padre nostro”, il che possiamo vedere, per esempio, nelle parole che Gesù rivolge alla Maddalena dopo la Sua risurrezione: “Ascendo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro” (Gv. 20,17). Gesù cioè distingue tra la Sua figliolanza divina e quella adottiva dei discepoli.
San Paolo poi dichiara esplicitamente questa verità: “…Dio mandò il suo Figlio…. perché noi ricevessimo l’adozione a figli” (Gal. 4,4).
– Gesù dichiara che la conoscenza che di Lui ha il Padre e che Lui ha del Padre sono sullo stesso piano: “…nessuno conosce il Figlio se non il Padre; e nessuno conosce il Padre se non il Figlio…” (Mt. 11,27) il che significa uguaglianza di relazioni e perciò identità di natura divina.
E San Paolo dichiara apertamente nella lettera ai Romani (8,32) che Gesù è figlio “proprio” del Padre il quale “…non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per noi” (Potremmo continuare per pagine e pagine a dimostrare questa verità, perché tutto il Nuovo Testamento è una rivelazione della divinità di Cristo, ma siamo costretti a rimandare il lettore che ne volesse proseguire lo studio a qualche trattato di Teologia dogmatica, come ad esempio il piccolo ma denso: Ludovico Ott,Compendio di Teologia Dogmatica, Torino, Marietti, 1969, pagg. 218-237).

DAL NUOVO TESTAMENTO
 risulta quindi luminosa questa verità:

1 – “il Verbo è Dio” (Gv. 1,1) (il termine “Verbo”, cioè “la Parola”, designa il Figlio come colui che rivela Dio nella creazione, nelle profezie e infine, personalmente, nell’Incarnazione, diventato uomo che parla ad altri uomini)

2 – “il Verbo si fece carne” (Gv. 1,14) e prese nome Gesù.
Che è come dire: la seconda Persona della SS.ma Trinità (il Verbo o Figlio) possiede da sempre (“in principio”) la Natura divina e, facendosi uomo (“carne”), possiede anche una sua natura umana (È perciò ridicolo il tentativo che i Testimoni fanno di negare la divinità di Gesù (specialmente nel loro libro “Accertatevi di ogni cosa”, Brooklyn 1974, pag. 207ss.) usando quelle affermazioni che Gesù attribuisce a sé in quanto uomo, come quando dichiara che il Padre è maggiore di lui (Gv. 14,28), o di non conoscere il giorno e l’ora del giudizio finale (Mc. 13,32), o che il Padre è il “suo Dio” (Gv. 20,17).

c) Ma come se ciò non bastasse, c’è LA FEDE DI TUTTA LA CHIESA PRIMITIVA NELLA DIVINITÀ DI GESÙ, testimoniata:

– dagli antichissimi scritti giunti fino a noi e risalenti ai primi secoli della Chiesa come la “Didachè”che chiama Gesù “Dio di Davide” (10,6), “Figlio di Dio” (16,4); San Clemente Romano (anno 96 dopo Cristo), S. Ignazio di Antiochia (anno 107 dopo Cristo) che lo afferma “Dio” (Ef. 1,1; 7,2), “Figlio unico del Padre” (Rom. proemio) e “Dio fattosi carne vera” (Ef. 7,2);

– dal sangue dei martiri, che morirono a migliaia per testimoniare la loro fede nella divinità di Cristo;

– dall’insorgere compatto della Chiesa contro l’eresia di Ario, fino alla proclamazione solenne fatta nel I Concilio ecumenico a Nicea nell’anno 325, che Cristo è Dio, “consustanziale” al Padre, cioè della stessa sostanza del Padre.

Come possono perciò i Testimoni di Geova dichiararsi “credenti in Cristo” quando ne negano la divinità e inventano le loro teorie su di Lui nella più completa ignoranza di quanto Gesù ha insegnato e gli Apostoli, e poi la comunità ecclesiale, hanno creduto fin dal principio?

Fonte: culturacattolica.it

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