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Commento al Vangelo della XVIII Domenica 2014

La misericordia e la potenza di Gesù – Cristo nella moltiplicazione dei pani

Erode aveva sentito parlare dei miracoli strepitosi che operava Gesù, e siccome, evidentemente, aveva ancora nell’animo il rimorso del delitto commesso – perché in fondo stimava Giovanni –, pensò che il Redentore fosse lo stesso Battista risuscitato da morte e dotato di un’arcana virtù. Quest’opinione correva anche sulla bocca del popolo e può credersi che Gesù, per evitare qualche dimostrazione, si sia ritirato in luogo appartato e deserto. Egli volle così togliere ad Erode e ad Erodiade ogni pretesto per impedirgli con la forza l’apostolato, e perciò, probabilmente, si ritirò sulla riva orientale del lago di Genesaret, nella tetrarchia di Filippo.

Il popolo, però, si accorse della direzione che prendeva la barca sulla quale Egli traghettava, e per terra, a piedi, raggiunse di corsa quel luogo, richiamando altra gente col suo stesso affollamento. Gesù, sceso dalla barca, si vide d’intorno una grande moltitudine, e in essa molti infermi; il suo cuore si commosse a quello spettacolo di fede, e guarì i loro infermi, annunciando poi la divina parola. La folla pendeva dal suo labbro, e non si curava della necessità di procacciarsi del cibo; quelle istruzioni di vita eterna la saziavano, e le ore si succedevano alle ore, senza stancare.

Gli Ebrei distinguevano due sere: la prima dalle ore tre alle sei dopo mezzogiorno, e la seconda dal tramonto del sole agli ultimi bagliori del crepuscolo. Si era già nella prima sera, e gli apostoli si preoccuparono di quella gente che, venuta da città e paesi anche lontani, non avrebbe potuto trovare da mangiare se fosse sopravvenuta la seconda sera; perciò si avvicinarono a Gesù e lo pregarono di congedare le turbe.

Il Redentore rispose che non avevano bisogno di andarsene, e che essi stessi avessero dato loro da mangiare. Egli provava la loro fede, e voleva costringerli a constatare il miracolo che stava per operare. Essi, infatti, poterono vedere che non avevano che cinque pani e due pesci, provvista assolutamente irrisoria per quel popolo di cinquemila uomini, oltre le donne e i fanciulli.

Gesù Cristo ordinò che gli venisse portata quella modestissima provvista, ed esortò il popolo a sedere sull’erba come in convito. Con questi due gesti cominciava a porre quasi il fondamento remoto del miracolo; ordinando quel poco cibo a quella turba immensa, Egli, onnipotente Signore, già comandava indirettamente a quel cibo di crescere, come, ordinando il granello al sostentamento degli uomini, gli dà la forza di crescere e moltiplicarsi nella terra. Quando istituì l’Eucaristia, dicendo sul pane: Questo è il mio corpo, lo transustanziò nel suo Corpo, non potendo la sostanza del pane reggere a quel comando di onnipotenza e, transustanziandolo, lo moltiplicò mirabilmente, saziando le turbe di tutti i secoli.

Presi i cinque pani e i due pesci, Gesù alzò gli occhi al cielo, per mostrare, con questo gesto, che operava per virtù divina; benedisse i pani e i pesci con la sua mano, per mostrare che Egli era la potenza divina che li moltiplicava; li spezzò per ordinare quel cibo alle turbe, e li diede ai discepoli, affinché essi li avessero dati alle turbe. Tutti mangiarono e furono saziati, e si raccolsero gli avanzi in dodici ceste piene. Dunque, non poté essere una suggestione, perché gli avanzi numerosi mostravano che il popolo aveva realmente mangiato.

Il miracolo si operò col crescere portentoso del pane e dei pesci a misura che erano spezzati, così come cresce il grano nella terra e, crescendo, si moltiplica. Nelle mani di Gesù quel cibo era come una semente, e aveva una forza germinativa immediata. Si può domandare solo se questa forza fu comunicata a un solo dei cinque pani o a tutti e cinque, cioè se Gesù spezzò prima i quattro pani integralmente e poi moltiplicò il quinto. Crediamo più probabile che li moltiplicò tutti e cinque, ordinandone ciascuno ad uno dei raggruppamenti di popolo, e così pure crediamo che sia avvenuto dei pesci.

Gesù guardava in quel momento un popolo più numeroso: il popolo delle cinque parti del mondo che, seguendolo, avrebbe avuto fame di Lui; distribuendo il pane, il suo Cuore amorosissimo pensava alla distribuzione eucaristica che avrebbe riempito la terra e, nei due pesci, guardava l’immagine di se stesso, immolato per saziarci e donarci la vita. Certo, fin dal primo secolo della Chiesa le pitture catacombali identificarono il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci col miracolo eucaristico; questo ci farebbe supporre che Gesù Cristo stesso abbia allora manifestato il desiderio di voler compiere un miracolo più grande, donandosi come Cibo. In quel momento donò il pane della sua benedizione; dopo nell’Ultima Cena, donò se stesso nel pane della benedizione.

Erode aveva dato la morte al Precursore, ed egli, allontanandosi dal luogo della morte, aveva alimentato la vita, e aveva, con ciò, promesso la Vita.

Erode aveva spento una vita santa ed egli, dando al popolo la vita, aveva annunciato, in un simbolo, quella vita mirabile che avrebbe data alle anime, come capo della nuova umanità.

Noi facciamo delle congetture, ma non si può dubitare che Gesù, nell’operare quel miracolo, abbia avuto altissimi fini d’amore. Egli nutrì il popolo con una potenza d’amore immenso, più che mamma che allatta il suo piccino, e la sua carità avvolse tutta quella moltitudine. Era una lezione profonda che confermava le sue parole: Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e il resto vi sarà dato in sovrappiù; era un avviso ai popoli che il loro benessere materiale non viene dalle ideologie fallaci dei mestatori, ma dalla Chiesa che sola ne tutela le esigenze giuste e sobrie. Nella Chiesa vive e si dona Gesù, e solo seguendolo nelle altezze della fede si riceve quella benedizione che moltiplica quello che è necessario alla vita.

Sac. Dolindo Ruotolo, Mt 14,13-21

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