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Commento al Vangelo della XXV Domenica del TO 2015

Chi fra gli apostoli era il più grande?

Gesù parlò agli apostoli della sua Passione, ed essi non solo non ne capirono nulla ma, lungo la strada che conduceva a Cafarnao, cominciarono a discorrere chi tra essi fosse il più grande.

È probabile che, sentendo parlare il Maestro di morte, di Passione e di risurrezione, essi avessero capito che Egli alludesse alla morte dei suoi nemici e alla sua risurrezione gloriosa dall’umile stato in cui era, all’apice del regno; perciò, supponendo imminente il suo trionfo, cominciarono a discorrere sul posto che avrebbero avuto nel suo regno. Parlavano sommessamente, proprio come chi si confida delle speranze e fa dei progetti; Gesù li lasciò discorrere e solo quando furono in casa interrogò qualcuno di essi sul soggetto dei loro discorsi.

Saputolo, li radunò tutti intorno a sé per far loro una grande lezione di sapienza e di umiltà: chi voleva essere il primo doveva essere ultimo e servo di tutti, e chi voleva essere grande doveva essere come fanciullo, anzi come infante. Gesù mostrò loro un fanciullo, prendendolo fra le braccia, proprio per mostrare il modello della piccolezza alla quale li chiamava, e poiché essi non capivano quale importanza potesse avere un fanciullo nel regno da Lui preconizzato, li esortò ad accogliere i fanciulli come Lui stesso, per accogliere il Padre che lo aveva mandato, perché sulle nuove generazioni era poggiato lo sviluppo della Chiesa.

Tutte le grandezze del mondo, fondate sull’orgogliosa affermazione di se stessi, non sono grandezze ma estrema miseria, poiché l’orgoglio può tiranneggiare, non può dominare. Chi si fa il primo per orgoglio, in realtà si mette in balìa delle reazioni altrui, e si fa aborrire, senza riuscire a porre l’ordine dove comanda. Quale felicità, poi, vi può essere a stare in posti eminenti? Più si sale e più si hanno responsabilità gravissime; più si è in alto e più vengono le vertigini; più si è circondati di onori e più si è esposti alle critiche, alle mormorazioni e alle ostilità altrui. Non risulta vantaggioso essere in onore ma, se per l’ordine e la gerarchia si è costretti ad accettare un posto di responsabilità, bisogna starvi con l’animo semplice dell’infanzia, senza presumere di se stessi, e procurando di servire gli altri con le proprie attività benefiche.

Con poche parole, Gesù capovolgeva tutto il concetto che si aveva delle grandezze terrene, e apriva alle potestà della terra una nuova via di pace, togliendo loro tutto quello che è causa di reazione. Egli così ha fondato il suo regno nella pace.

San Giovanni, sentendo Gesù che parlava della potestà di chi sta a capo, l’interruppe per esporgli un caso accaduto loro: un tale scacciava i demoni nel suo nome, pur non seguendolo come gli altri apostoli; essi crederono di doverglielo proibire. Evidentemente si trattava di un’anima fedele al Signore, e piena di tanta fede in Lui, da ottenere la liberazione degli ossessi. Gesù rispose che avevano fatto male a proibirglielo, poiché quell’uomo non pretendeva formare un’associazione a parte; non era perciò contro di loro e, operando nello stesso spirito, rendeva loro un servizio. Se chi dava da bere ad uno nel suo nome non perdeva la sua ricompensa, e operava quindi soprannaturalmente, quanto più chi nel suo nome scacciava i demoni?

Non bisogna contrariare chi fa il bene, ma chi scandalizza le anime con attività perversa, facendole deviare dalla verità, questi sì, dovrebbero essere eliminati, e sarebbe meglio per loro che uno li sommergesse nel mare con una macina pesante di mulino legata al collo, anziché scandalizzassero le anime. Tutto quello che scandalizza dev’essere troncato dal corpo della Chiesa, le fosse pure legato come la mano al corpo, o come il piede o come l’occhio, poiché lo scandalo conduce alla perdizione, e la perdizione è eterna. Gesù concluse questa importante lezione con un’espressione abbastanza oscura e misteriosa che è variamente interpretata: Ognuno sarà salato col fuoco, e ogni vittima sarà salata col sale. Buona cosa è il sale, ma se il sale diventa scipito con che lo condirete voi? Abbiate in voi sale, e abbiate pace tra di voi.

La Chiesa, di queste esortazioni, ci fa intendere il senso delle prime espressioni più oscure che sono certamente in relazione con ciò che è detto prima: Bisogna avere sale e concordia nelle attività di quelli che lavorano per la Chiesa; sale di sapienza soprannaturale nel valutare ciò che viene da Dio, e concordia di pace nell’unire tutte le attività alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime. Ci sono anime pervase dal fuoco dello Spirito Santo, come se fosse sale penetrante nelle carni, e ci sono anime immolate che sono tutte penetrate dalla tribolazione, vittime di espiazione per gli altri.

Queste sono le anime contro le quali potrà accanirsi l’ostilità di quelli che hanno la responsabilità di guidare la Chiesa. Certamente bisogna essere vigilanti, perché anche il sale potrebbe diventare scipito, cioè anche le anime più privilegiate potrebbero deviare; ma in questo bisogna farsi guidare dal sale, cioè dalla sapienza del Signore e bisogna conservare la pace, evitando di suscitare lotte, dissensioni e inutili persecuzioni. È questo il senso più logico delle oscure parole di Gesù, collegato a tutto il suo discorso.

Lo ripetiamo in sintesi perché sia più chiaro: san Giovanni dice che i discepoli hanno proibito ad un tale di cacciare i demoni nel Nome di Gesù. Gesù risponde che hanno fatto male, poiché se li cacciava nel suo Nome, non poteva essere contro di Lui e quindi contro di loro. Chi fa del bene soprannaturalmente non è di ostacolo alle anime, e se chi dà un bicchiere d’acqua nel suo Nome e per suo amore non perde la sua ricompensa, non la perde neppure e molto più chi fa il bene alle anime nel suo Nome e per suo amore.

Don Dolindo Ruotolo, Mc 9,30-37

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