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Commento al Vangelo – Maria SS.ma Madre di Dio 2015

I pastori adorano Gesù

I pastori rimasero per un momento estatici anch’essi, colmi di gioia, sazi d’amore, e di comune accordo stabilirono di andare ad adorare il nato Bambino nei pressi di Betlemme. Si mossero; correvano, l’amore li sospingeva, il desiderio di vedere il Messia li animava; andavano dritti verso le grotte di rifugio, perché solo là poteva esservi una mangiatoia. Si avanzarono titubanti alla grotta; Maria già lo sapeva, perché li aveva chiamati con la sua preghiera. Si soffermarono un po’, proni per terra; esultavano, il cuore balzava loro quasi dal petto. Lo rapiva l’Infante divino.

Maria fece loro un cenno; entrarono. Senza Maria non sarebbero mai entrati, poiché sempre Lei dona il Cristo alle anime. Si prostrarono, crederono, adorarono. Non avevano bisogno di prove; la prova sta tutta in quelle poche parole del Sacro Testo: Trovarono Maria, Giuseppe e il Bambino e, vistolo, si persuasero di quello che era stato detto loro di quel Bambino. Era logico che si persuadessero, poiché Egli era la Verità; Maria la Sede della Sapienza; Giuseppe ne era il custode fedele.

Videro il Bambino: era piccolino, roseo, bellissimo. Aveva la piccola chioma d’oro, come un nembo, la fronte come luce di arcana sapienza, gli occhi brillanti di bontà e d’amore, le labbra sorridenti d’amore.

Si moriva d’amore innanzi a Lui, s’inteneriva l’anima, si piangeva. Che pace da quella mangiatoia! Era nato a Betlemme, la casa del pane, e come Pane di vita stava in una mangiatoia. Attirava. Lo si sarebbe veramente mangiato di baci. Quale bellezza delicata e potente, dolcissima e maestosa, piccolina e più grande dei cieli. Egli parlava sommessamente alle anime loro. Quale colloquio d’amore! Lo sentivano nel fondo del cuore e si sentivano rigenerati. Respiravano la grazia, l’anima si dilatava. Che amore! Non potevano staccarsi da quella grotta. Nessuna reggia era più bella.

Sollevarono gli occhi alla Mamma: era la misericordia dolcissima; a san Giuseppe, era la bontà vivente. Parlarono loro? La gioia li soffocava. Piansero, e sparsero le lacrime come perle fluenti sul volto del Bimbo; erano come la fusione dell’uomo peccatore col Redentore. Tacevano. Le ore passavano, ma erano istanti; la gioia le fugava, perché stava quasi ai confini eterni tanto era immensa. Nel Cielo non vi sono le ore, poiché neppure i secoli possono misurarne gl’istanti.

Albeggiava, dovettero partire. Ritornarono e le pecorelle belavano, non di pena, ma perché le invadeva una calma serenità.

Il loro istinto quasi diventava ragione tanto erano in pace, come non mai.

I pastori si sparsero per quella terra, portando la lieta novella; erano già apostoli e da pastori di pecorelle erano diventati come pastori di anime; Dio sceglie sempre gli umili per i grandi annunci del suo amore. Essi annunciavano le meraviglie che avevano udite e vedute, e Maria le conservava nel suo Cuore e le meditava.

Che cosa grande era questa meditazione della Vergine Santissima! Ella considerava i misteri che si svolgevano, il compimento delle profezie, il lavoro della grazia nelle anime, e ne benediceva Dio nel suo Cuore. Considerava anche, gioendo, le parole che le aveva detto l’angelo, e le metteva in relazione con quello che vedeva, rinnovando la sua fede e il suo abbandono in Dio. Le dava poi grande gioia il vedere che il suo Figlio divino era riconosciuto almeno da alcuni, e gli onori che gli rendevano attenuavano le angustie dell’anima sua per l’irriconoscenza umana.

Meditava in silenzio, nel suo Cuore: con queste poche parole l’evangelista ci dà il carattere della Madre di Dio: placido, ponderato, raccolto, parlava poco, e la sua grande vita d’amore era tutta nel suo interno. Taceva e parlava con Dio, perché il suo desiderio preponderante era quello di nascondersi, all’opposto di noi che parliamo e sperperiamo nel turbine della vanità spirituale tanti doni di Dio.

Il Sacro Testo soggiunge che i pastori se ne andarono glorificando e lodando Dio; rimaneva in loro l’esultanza piena dello spirito, e la fede si rinnovava nei loro cuori, pensando a quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Dunque, il Bambino divino li aveva conquisi con la sua profonda umiliazione, e quelle fasce che lo avvolgevano nell’umile mangiatoia erano state, per loro, luce di verità nel vedere in Lui il Salvatore del mondo.

La circoncisione

L’ottavo giorno dopo la nascita di un bambino si compiva il rito della circoncisione, segno dell’alleanza contratta da Dio col popolo ebreo. Essa consisteva in un taglio doloroso nella parte delicata del corpo che doveva essere poi come il mezzo, benedetto nel dolore, per la propagazione del popolo eletto. Simbolo e figura dell’immolazione del Redentore, dal cui Sangue preziosissimo doveva nascere la progenie dei veri figli di Dio, rimetteva il peccato originale e congiungeva a Dio le anime. La donna non riceveva nessun segno speciale dell’alleanza con Dio, perché ella era come parte integrante dell’uomo, e partecipava così all’unione col Signore. Come Maria fu immacolata in previsione dei meriti di Cristo, così la donna che ne era come la figura, partecipava alla giustizia dell’uomo, segnata dalla circoncisione. Il dolore doveva redimerci, e logicamente l’alleanza che figurava la redenzione era un segno di dolore; il Sangue doveva purificarci, e giustamente nel sangue si rinnovava la speranza della salvezza e l’annuncio del suo compimento.

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