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I Paolini, come molti altri editori “cattolici” vogliono “protestantizzare” la Chiesa

stellamatutina-edizioni-paolineÈ sconcertante quel che può succedere a un povero sprovveduto fedele cattolico: essere protestantizzato (la chiamiamo «nuova evangelizzazione» protestante dell’Italia?) da coloro che dovrebbero aiutarlo ad approfondire la sua fede cattolica, radicarsi in essa per viverla e professarla, pur dialogando ecumenicamente anche con gli altri fratelli separati con cognizione di causa e non da ignorante.

Parliamo di editori, almeno sulla carta, cattolici e di quello a cui stiamo, purtroppo, assistendo, cioè al tradimento di gruppi di religiosi e di religiose nei confronti del popolo di Dio che dovrebbero cattolicamente servire come volevano i loro fondatori.

Paolo VI, uno dei grandi Papi del secolo scorso, recentemente ricordato da Papa Benedetto XVI, ebbe a dire, facendo una diagnosi precisa del dopo Concilio, che la Chiesa viene colpita pure da chi ne fa parte, che l’interesse per il rinnovamento conciliare è stato da molti rivolto all’accettazione delle forme dello spirito della Riforma protestante, piuttosto che a quel rinnovamento primo e principale che il Concilio voleva, quello morale, quello personale, quello interiore e che da qualche fessura pare sia entrato il fumo di Satana e, ancora, che qualcosa di preternaturale è venuto nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio Ecumenico: il suo nome è il diavolo (cfr. i discorsi di Papa Montini del 7.12.1968; 15.1.1969; 29.6.1972; 29.6.1972).

Ma andiamo con ordine e raccontiamo i fatti ai nostri lettori.

Settembre 2004. Esce Il Dizionario della Bibbia, a cura di Paul J. Achtemeier e della Society of Biblical Literature, Edizione italiana a cura di Piero Capelli, Prefazione di Fr. Enzo Bianchi, Editore Zanichelli, diffusa dall’editrice Piemme e propagandata da Famiglia Cristiana con un elogio di Monsignor Gianfranco Ravasi, grande biblista ed esegeta cattolico, oggi Arcivescovo della Chiesa cattolica (che scrive: è un Dizionario «eccellente per la molteplicità delle voci, la legione degli ottimi collaboratori, la ricchezza e l’accuratezza dei contenuti. Esemplari le analisi di archeologia, economia, sociologia…»).

Ebbene, fidandosi del monaco (che, chissà perché non indossa mai quando si vede in Tv il suo abito ecclesiastico) Enzo Bianchi, nonché della rivista paolina Famiglia Cristiana, diversi cattolici lo comprano. Ma ecco la sorpresa: È un dizionario, le cui «voci – si legge nella premessa – sono state scritte da autori cattolici, protestanti ed ebrei… destinato perciò ai fedeli di tutte le confessioni religiose presenti in Italia che facciano riferimento alla Bibbia» (p.7). Si può supporre, allora, che, almeno per certe voci, ci devono essere tre diverse e chiare interpretazioni: la cattolica, la protestante e l’ebraica.

Per verificare ciò, basta consultare alcune voci-chiave: Eucaristia, Maria, Magnificat, Giuseppe, Pietro. Sacramenti. Ed ecco, in sintesi, il risultato. Cercando Eucaristia, si è rimandati all’Ultima Cena, da Ultima Cena a Cena del Signore. Ecco che cosa si legge all’inizio: «È l’ultimo pasto consumato da Gesù prima della morte». Non si parla affatto di una istituzione, di una celebrazione, di un “memoriale”. Dopo tante interpretazioni senza una connessione logica di tanti passi del N.T., si conclude con quello che noi chiamiamo il discorso sulla Eucaristia del capitolo VI di Giovanni, di cui viene detto: «Gesù parla di mangiare la sua carne e di bere il suo sangue come mezzo per ottenere la vita eterna (6,53-58). Almeno tre interpretazioni di queste parole sono possibili. Prima, il linguaggio è sacramentale: quando i fedeli mangiano il pane e bevono il vino, essi stanno partecipando del cibo e della bevanda sacri che danno la vita eterna… Seconda, il linguaggio del mangiare la carne di Gesù e del bere il suo sangue suggerisce con evidenza drammatica come occorra appropriarsi della salvezza, resa possibile attraverso la morte di Gesù, unendosi spiritualmente al Crocifisso e Risorto. Terza, alla luce dell’accento di Gv 6,63, il linguaggio sconvolgente e offensivo in Gv 6 (per es. vv.51.52-57) indica lo scandalo dell’incarnazione: per avere la vita eterna occorre affidarsi a Gesù in quanto rivelatore inviato da Dio, Verbo diventato carne (Gv 1,14)». E la carne e il sangue di Gesù da mangiare e da bere dove sono andati a finire? Purtroppo, come non hanno capito le parole di Gesù molti dei suoi discepoli di allora che perciò lo abbandonarono (Gv 6,66), così non le hanno capite i fratelli esegeti protestanti e, forse, anche alcuni cattolici di oggi!

Ecco cosa scrive il dizionario su Maria Vergine. «Maria è la moglie di Giuseppe, conosciuta come “la Vergine”». Subito però si fa notare che Paolo scrivendo «Giacomo, “fratello del Signore” in Gal 1,19 suggerisce che Maria avesse un altro figlio». E salta così la “verginità” di Maria! Come è rappresentata Maria nei quattro evangeli? Ecco quanto si legge: «Marco ce la presenta negativamente… Per esempio, la risposta di Gesù, “un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua” include evidentemente anche sua madre». Si attribuisce, quindi, a Maria un sentimento contro natura: una madre che disprezza il figlio! «Matteo ci presenta Maria meno negativamente, e positivamente Luca… Le parole di Simeone a Maria: “Anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,35), la qualificano forse come una che ascolta e osserva la parola di Dio». E la partecipazione di Maria alla Passione di Gesù non ha niente a che fare con questa profezia? Leggiamo ancora: «La madre di Gesù non è nominata nel Vangelo di Giovanni…». Un bel finale! Circa il Magnificat, il dizionario scrive. «Questo è il nome più conosciuto tra i Salmi incorporati nel racconto della natività del Vangelo di Luca, recitato da Maria… È una poesia modellata sul Cantico di Anna… Consiste in una lode a Dio»; ma non si accenna neppure alle “grandi cose (che) ha fatto in me l’Onnipotente”!

Circa Giuseppe: «Giuseppe è il marito di Maria e agli occhi dei suoi compatrioti il padre di Gesù». E nient’altro. Quale la sua missione nel rapporto col Verbo Incarnato? Totale silenzio! Su Pietro? «Pietro, è uno dei discepoli di Gesù… Secondo Marco, Pietro pregò con Gesù nell’orto di Getsemani (14,33.37); e fu scelto per la rivelazione del Cristo risorto (16,7). In questo modo Pietro divenne uno speciale destinatario della conoscenza e della rivelazione esoterica». È veramente impossibile avallare come interpretazione sensata una simile stupidaggine! Gesù è venuto a stabilire una religione esoterica, ossia una religione «riservata ai soli iniziati e la cui conoscenza non deve essere comunicata ai profani»? È ridicolo! «Paolo riferisce che a Pietro era stata affidata la missione presso i circoncisi, mentre a lui quella presso i non circoncisi… Però il resto del NT concorda invece che Pietro era stato autorizzato a svolgere un ruolo missionario nella diffusione del vangelo presso i Gentili, visitandoli e mangiando con loro». «I Vangeli Sinottici registrano tutti gli errori e i peccati di Pietro… Pietro perciò veniva regolarmente usato come il prototipo del discepolo la cui debolezza diventa forza in Cristo e come una pecora smarrita il cui peccato viene perdonato. Pietro è un simbolo della missione fondamentale di Gesù: il pentimento e il perdono». «I Sinottici insistono che Pietro fu il primo ad essere chiamato in ordine di tempo e il primo dei Dodici a ricevere un incarico; gli fu data una conoscenza esoterica eccezionale».

Quindi la religione stabilita dagli Apostoli è una religione esoterica! I Papi di tutti i tempi non l’hanno capito, e hanno spiattellato le verità evangeliche in tutti i tempi e a tutti gli uomini. Incredibile cosa possano scrivere certe teste! Ma proseguiamo a leggere: «Paolo andò a consultare Pietro (Gal 1,18) per ottenere informazioni, riconoscendo in tal modo in lui, sulla scia dei Vangeli (che, è bene far notare all’autore del dizionario, ancora non erano stati scritti!), la fonte delle informazioni esoteriche relative a Gesù». Insomma, il primato di Pietro, in fondo, consiste nell’essere la fonte principale delle rivelazioni “esoteriche” fornitegli da Gesù! Per concludere, non possiamo non accennare alla «Prefazione all’edizione italiana» del monaco cattolico Enzo Bianchi. Il Priore di Bose, a differenza del Concilio (vedi Dei Verbum n. 12), sostiene: «Solo lo Spirito Santo è l’ermenuata della Parola entrata nella storia facendosi scrittura e facendosi carne. Solo lo Spirito, che abita le Scritture e le rende ispiranti, può compaginare la comunione della comunità cristiana e può guidare le Chiese a quella unità visibile e storica voluta dal Signore affinché il suo corpo nella storia non sia lacerato».

Questa affermazione contraddice la Bibbia e l’insegnamento della Chiesa che, basandosi sulla Rivelazione, ci propone anche nel Concilio citato; non solo, ma è smentita dalla storia. Perché? Lo Spirito Santo non garantisce l’interpretazione delle Scritture del singolo credente in Cristo, fosse pure un genio di esegesi come lo stesso Bianchi o il Ravasi, ma la Chiesa che, in ultima analisi, si esprime per mezzo del successore di Pietro, il Papa. Il principio del libero esame delle Scritture sotto l’ispirazione dello Spirito Santo garantito ad ogni credente è quello di Lutero che è riuscito così a frantumare la Chiesa in tante “libere” Chiese: le Chiese che si richiamano a Lutero, ad esempio, nella sola Germania sono ben 128; e nel mondo, seguendo tale principio, sono centinaia e centinaia.

Aprile 2006. Esce ‘La Nuova Enciclopedia Illustrata della Bibbia’, a cura di John Drane, traduzione dall’inglese a cura del Centro Evangelizzazione e Catechesi «Don Bosco», Editrice Elledici, ossia la Libreria della Dottrina Cristiana, che risale a San Giovanni Bosco, il grande educatore e catechista dei giovani, di cui i Salesiani sono i figli spirituali ed eredi nella sua grande opera evangelizzatrice. Scorrendo il testo ci si trova davanti una Enciclopedia biblica che, escludendo che sia cattolica o anche protestante, è agnostica.

Solo un breve saggio: Cos’è la Bibbia? La risposta nella Introduzione. «La Bibbia è uno dei grandi classici della letteratura mondiale… che ha fornito l’ispirazione a molti importanti movimenti: per l’abolizione della schiavitù… per migliorare la condizione degli uomini e delle donne… per combattere il razzismo… per l’abolizione dell’apartheid in Sud Africa. Il Nuovo Testamento è una raccolta di scritti composti dai cristiani nel I secolo d.C. Mosè fu uno dei primi capi d’Israele… I Profeti erano attivisti religiosi… per ricordare al popolo quanto grande fosse il loro debito di riconoscenza nei confronti di Dio. Essi erano sovente anche artisti, mimi e drammaturghi, che recitavano i propri messaggi… Nella Bibbia sono contenute “storie di fede” che esprimono profonde verità sulle questioni più complesse della vita… L’alleanza con Dio riguardava fondamentalmente la giustizia e la libertà» (pp. 9-16).

A questo punto basta solo confrontare la definizione di Bibbia che riporta il Vocabolario della Lingua Italiana in 5 volumi della Treccani: «La Bibbia è il complesso delle Scritture sacre dell’ebraismo e del cristianesimo, comprendente cioè i libri dell’Antico e del Nuovo Testamento» per dire che è meglio consultare un vocabolario che non una simile enciclopedia biblica: almeno non troveranno gli strafalcioni, sul piano biblico e della fede cattolica, già notati. Continua l’enciclopedia. Chi è Dio? «Nella Bibbia, Dio è un essere personale e spirituale, al di là della comprensione umana, rivelatosi nella creazione e attivamente presente nella storia dell’uomo… Nel Nuovo Testamento il modello chiave di Dio è fornito da Gesù, attraverso il quale Dio patisce la debolezza e l’impotenza, una ragione fondamentale per cui Dio può confrontarsi con la condizione umana». Vengono spontanee due domande: Dio, oltre che manifestarsi nella creazione ed essere presente nella storia dell’uomo, ha parlato e ha rivelato se stesso al popolo ebreo? Si è rivelato nello stesso Gesù agli Apostoli e a coloro i quali l’hanno incontrato qui sulla terra? Non è detto: quindi viene negata la rivelazione divina e la stessa divinità di Gesù.

Chi era Gesù Cristo? La risposta a questa domanda occupa 7 capitoli (pp. 178-191), di cui riportiamo il titolo e le frasi più indicative. – Gesù Cristo nella storia. «Era un maestro itinerante nelle aree rurali della Palestina, successivamente crocifisso dai Romani… Il padre, Giuseppe, non è mai menzionato…». – Gesù, il capo spirituale. «Giovanni Battista invitava il popolo a farsi battezzare, come segno della sua volontà di cambiamento… Gesù condivideva la posizione di Giovanni Battista e senza indugio si fece battezzare…». Gesù, il maestro. «Gesù lasciò ai suoi seguaci la libertà di pensiero, incoraggiando loro a comprendere da soli ciò che Dio diceva a ciascuno di loro». E allora Egli che cosa è venuto a fare nel mondo? Sarebbe stato il sosia di Socrate, che riusciva a far scoprire ai discepoli la verità che era già dentro di essi? Gesù, il guaritore. «Giovanni descrive i miracoli di Gesù come “segni” che mostrano la realtà della presenza di Dio a tutti coloro che sono disposti a vederla». – Gesù, il profeta. «Gesù era certamente un uomo istruito. Egli era in grado di leggere le Scritture in ebraico, e non aveva difficoltà a sostenere una discussione sugli argomenti teologici che appassionavano i rabbini… Era un uomo che si rivolgeva alle folle ed era in grado di catturare immediatamente l’attenzione del popolo». Gesù, il Salvatore. «La crocifissione di Gesù può essere interpretata come la sua battaglia finale contro le forze del male, laddove la sua risurrezione è la prova del suo trionfo. In quest’ottica la sua ascensione diventa la dimostrazione della sua vittoria. Non solo: il Gesù storico di Nazaret è diventato ora il Cristo cosmico, colui che porterà salvezza in tutto l’universo, che porterà ordine dove vi è caos ed armonia dove regnano i conflitti: il mondo naturale sarà redento e l’uomo potrà vivere in pace con la natura e con i suoi simili».

Chi era Maria? «Maria era la madre di Gesù e moglie di Giuseppe, un falegname di Nazaret» (p. 248). Di Maria non viene detto altro. Concludiamo questa carrellata di stupidaggini con quanto viene scritto sulla Santissima Trinità, la rivelazione più alta di Dio contenuta nella Bibbia. «La parola “trinità” non compare nella Bibbia; è utilizzata dalla Chiesa delle origini per spiegare la figura di Dio che è al tempo stesso creatore: Padre; redentore: Figlio; e presenza vivente: Spirito Santo. Questi tre modi di concepire Dio sono presenti nel Nuovo Testamento ed utilizzati nel battesimo cristiano» (p. 307). Lo Spirito Santo. «Lo Spirito Santo è in realtà Dio all’opera nel mondo; lo Spirito è divenuto infine parte della fede cristiana nella Trinità: assieme a Dio creatore e a Cristo redentore» (p. 306).

Conclusione. A chi giova una tale enciclopedia biblica? Forse alla New Age. Infatti, a pagina 185 del dizionario, sotto il titolo ‘L’opposizione tra razionale e spirituale’, leggiamo: «Man mano che i popoli occidentali hanno compreso meglio la cultura degli altri popoli, è diventato più evidente che il razionalismo, con la sua insistenza sulle spiegazioni “logiche” di causa ed effetto, è solo uno dei possibili modi di guardare il mondo. Molte culture non occidentali, che rappresentano la gran parte del pianeta, continuano a credere in un mondo spirituale, al di là di ciò che noi occidentali abitualmente vediamo e comprendiamo. Solo una forma datata e difensiva di imperialismo intellettuale e culturale oserebbe metterlo in dubbio. Se qualcuno ne dubita, non deve far altro che vedere come il movimento della New Age abbia riportato di attualità il miracoloso e il soprannaturale nel modo di pensare occidentale».

Evidentemente la New Age può benissimo assorbire nella sua pseudo-spiritualità anche la Bibbia interpretata come l’Enciclopedia della Bibbia di Jhon Drane… con tanti saluti alla SS. Trinità, a Cristo Gesù, alla Chiesa, a San Giovanni Bosco e a noi poveri cattolici, vittime di editori che pensano a far soldi insidiando la nostra fede, sapendo che nessuno ci difende di coloro che il Signore Gesù ha chiamato a renderlo presente come Pastore delle nostre anime.

Primavera 2006. La ‘Claudiana’ di Torino è un’editrice protestante. Sapete chi ha il deposito e cura la distribuzione dei testi protestanti della editrice protestante in tutta Italia? La ‘Dehoniana Libri’, ossia i religiosi della congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù!

Novembre 2007. Pagine Aperte è il mensile bibliografico delle Edizioni San Paolo e delle Edizioni Paoline (ossia dei Figli di San Paolo e delle Figlie di San Paolo, le congregazioni fondate dal beato Giacomo Alberione). A pagina 55 si trova pubblicizzato un libro:

‘Alla scoperta della Bibbia’, autore Mike Beaumont, docente di Sacra Scrittura presso The King’s Centre di Oxford. Il testo viene presentato in questi termini: «Un libro per tutti, una guida di facile lettura, autorevole, ricca di immagini, notizie, curiosità e, soprattutto, di ciò che fonda la nostra fede… L’Autore è un esperto in comunicazione di libri destinati al mondo giovanile». Ebbene, un comune cattolico, fidandosi delle Figlie di San Paolo, acquista il libro.

Ma ecco la sorpresa penosa: si tratta sì di una guida alla fede, ma a quella smaccatamente protestante e non cattolica. E lo dimostrano i testi. Per brevità ne citiamo alcuni del Nuovo Testamento. Il professor Mike Beaumont inizia la sua opera demolitrice della seconda parte della Bibbia, il Nuovo Testamento, col declassare Maria al rango di una ragazza scelta da Dio per essere la mamma dell’uomo Gesù, non del Dio incarnato. ‘Maria/ La Madre di Gesù’ (pp. 82-83). È il capitolo che Mike Beaumont dedica alla Madonna. Trascriviamo le affermazioni principali: Premessa: «La tradizione della chiesa è passata spesso da un eccesso all’altro per quel che riguarda Maria, o attribuendole un’importanza superiore a quella che ha nella Bibbia, o ignorandola completamente. Sebbene nel Nuovo Testamento ci sia davvero molto poco su Maria, quello che c’è rivela una donna di grande fede ed umiltà»; L’annunciazione. «Nel I secolo, la gente sapeva bene quanto noi come nascono i bambini (ossia, nulla). Ecco perché, quando l’arcangelo Gabriele apparve per dirle che avrebbe concepito e partorito il Figlio di Dio, lei gli rispose con la comprensibile domanda: “Come è possibile? Non conosco uomo”» (Lc 1,34). Quindi la promessa di verginità consacrata non c’entra per niente: la domanda è solo frutto della sua giovanile ignoranza: un’interpretazione fantasiosa; La nascita verginale. Eppure, contraddicendosi, l’autore sostiene che Gesù non fu concepito ma creato: «Gesù – scrive – era un essere umano nuovo, creato dallo Spirito di Dio nel grembo di Maria, il che significa che non aveva ereditato il peccato di Adamo ed Eva come tutti gli altri». Con questa falsità biblica (creazione, non concepimento) il grande esegeta può negare l’Immacolata concezione di Maria; Il Magnificat! «Maria si recò da Elisabetta e scoprì che era effettivamente incinta. Allora elevò a Dio un cantico di lode». Questa arbitraria affermazione contraddice Elisabetta che, piena di Spirito Santo, esclamò a gran voce: «E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore». Idee successive su Maria. «Molte tradizioni ecclesiastiche successive riguardanti Maria non trovano riscontro nel Nuovo Testamento. Eccone alcune: L’immacolata concezione… La verginità perpetua… L’assunzione… L’intercessione». Conclusione.

Mike Beaumont, gran professore di Sacra Scrittura a Oxford, liquida Maria riducendola, si direbbe oggi, ad utero in affitto! Ed essendo legittimamente maritata, «Giuseppe era il marito di Maria» (p. 124). ‘Gesù, dalla nascita alla risurrezione’. Ecco un florilegio di affermazioni di Mike Beaumont. Affermazione blasfema: Gesù avrebbe potuto ribellarsi alla volontà del Padre. «La Bibbia sostiene che se Gesù non si fosse sottomesso alla volontà del Padre ma si fosse sottratto a essa, come avrebbe potuto facilmente fare, l’esito sarebbe stato terribilmente diverso per l’umanità intera» (p. 97).

L’Eucaristia è solo un simbolo. «L’ultimo pasto di Gesù con i suoi discepoli fu la cena pasquale che commemorava la liberazione del popolo di Dio dall’Egitto. Gesù ha probabilmente seguito la liturgia tradizionale della Pasqua, ma ha dato al pasto un significato nuovo: il pane simboleggiava ora il suo corpo e il vino il suo sangue, che stava per offrire sulla croce. Diceva che la sua morte avrebbe portato agli uomini una libertà nuova» (p. 97)
Il mistero trinitario non fa parte della fede del cristiano. «Per i cristiani, la fede è prendere in parola Dio e fare come egli desidera per il nostro bene» (p. 19). L’autore, perciò, non parla mai del mistero trinitario e non attribuisce mai il nome di Persona né al Padre, né al Figlio, né tantomeno allo Spirito Santo. D’altronde, tutte le grandi verità di fede evangelica sono ridotte e sfumate sino a concetti ambigui. Il battesimo non è «rinascita da acqua e Spirito» (Gv 3,5), bensì «i concetti fondamentali del battesimo sono: lavare via il peccato, seppellire la nostra vecchia vita ed essere immersi nella vita di Gesù» (p. 80).
La grazia. «La bontà immeritata di Dio che non si può guadagnare ma soltanto accettare» (p. 29).
Il Paradiso. «La Bibbia dice che il paradiso non è la nostra dimora definitiva, bensì una “sala d’aspetto” per i credenti che muoiono prima del ritorno di Gesù. Il nostro destino ultimo non è il paradiso, ma una terra rinnovata e perfetta. Quando Gesù ritornerà, quelli che hanno creduto in lui riceveranno nuovi “corpi risorti”, simili (non gli stessi – n.d.r.) di quelli attuali, ma gloriosamente trasformati» (p. 123);
L’inferno. «Alcuni cristiani considerano l’inferno come un luogo di punizione eterna, ma altri lo considerano un luogo di totale distruzione» (p. 123).
Se per i protestanti Maria è una donna come le altre, anche Pietro, da Beaumont, viene completamente declassato. E dire che nei libri storici del Nuovo Testamento i protagonisti sono due: Gesù e Pietro, il cui nome ricorre ben 195 volte, mentre quello di Giovanni, «il discepolo che Gesù amava», lo si incontra solo 29 volte. Che dice, allora, Beaumont dell’apostolo Pietro? Era «una testa calda… un misto di fede e di dubbi, di coraggio e paura… divenne un personaggio importante in seno alla chiesa e la sua predicazione costituì la base del Vangelo di Marco» (pp. 88; 104-105). Dimentica totalmente il suo primato e la sua infallibilità nella fede secondo quanto disse Gesù nel cenacolo quando egli aveva dichiarato che, a differenza degli altri, non l’avrebbe abbandonato: «Simone, ecco Satana ha chiesto di vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che la tua fede non abbia a venir meno; e tu, quando ti sarai ravveduto, conferma i tuoi fratelli nella fede» (Lc 22,31-32).
Dimentica ancora che l’evangelizzazione, secondo gli Atti degli Apostoli, fu fatta con la sua guida e la sua direzione; e che anche Paolo, prima di mettersi a predicare, andò a Gerusalemme per confrontarsi con Pietro: «Andai a Gerusalemme – scrive ai Galati – per consultare Pietro, e rimasi presso di lui quindici giorni» (1,18).
Ancora su un altro libro:

‘La Bibbia – Un percorso di liberazione. Le tradizioni storiche’, Edizioni Paoline, Milano 2007. È questo un nuovo libro “protestante” sulla Bibbia edito dalle Suore di San Paolo. Per conoscerlo incominciamo ad osservare la bibliografia.

1. BIBLIOGRAFIA. Per saperne di più (pp. 305-308). Nella bibliografia vengono indicati evidentemente i testi consultati dagli autori Sacchi e Rocchi, e che possono consultare i lettori, per loro invito. Essi sono di 7 categorie:
– 1. Traduzioni del testo biblico (con introduzione e commento).
– 2. Introduzioni generali al Primo Testamento e ai libri storici
– 3. Introduzioni e commenti ai singoli libri: collane0
– 4. Strumenti (Storia/Geografia/Archeologia/Istituzioni/Letteratura)
– 5. Teologia biblica
– 6. Studi su argomenti specifici o libri specifici
– 7. Periodici. Per finire, vengono anche indicati i siti internet. Dalla bibliografia, come il lettore può constatare, è completamente assente il Magistero: nessun documento dei Pontefici viene indicato; il Concilio è ignorato, con la relativa importantissima Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione: Dei Verbum; del Catechismo Cattolico edito da Papa Benedetto XVI non c’è neppure traccia. Conseguenza? La Bibbia/un percorso di liberazione, è già per questo un testo cattolico?

Continuiamo con l’analisi.

2. PRESENTAZIONE. La riportano dalla IV pagina di copertina: «La Bibbia. Un percorso di liberazione si prefigge lo scopo di introdurre a una lettura attenta e critica della Bibbia… per identificarne il genere letterario e il messaggio religioso. In questo primo volume si affronta l’importante settore dei libri storici (dell’Antico Testamento), nei quali viene delineata l’origine di Israele e la sua particolare esperienza di liberazione. L’educatore – sia egli genitore, insegnante di religione, operatore pastorale, catechista – come pure il giovane o il giovanissimo, a seconda dell’età e della preparazione, trovano in quest’opera un ricco materiale informativo organizzato in modo tale da rendere possibili diversi livelli di comunicazione e di apprendimento». Insomma, lo scopo di una tale ponderosa, ed editorialmente splendida, pubblicazione è quello di rendere possibile all’educatore e perfino «al giovane e al giovanissimo… diversi livelli di comunicazione e di apprendimento». Ma cosa vuol dire «diversi livelli di comunicazione e di apprendimento»? L’apostolo Paolo non ha scritto che «tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona» (2Tm 3,15-16)?

3. LA BIBBIA «parola di Dio» e parola umana (p. 295). Riportiamo solo il primo tratto di quanto viene scritto sotto questo titolo: «“Il Signore parlò ad Abramo”, “Disse a Mosè”… Allora Dio parla. Se la Bibbia continua a esistere significa che molte generazioni di esseri umani hanno colto in essa “parole” tanto importanti da attribuirne a Dio stesso la paternità. Ma come parla Dio? E a chi? Certamente non con parole da lui articolate, bensì mediante quelle proferite o scritte da persone che hanno colto nella propria esperienza e riflessione l’indicazione di un cammino di liberazione valido per tutti. Gli autori si sono posti esclusivamente il compito di annunziare la salvezza voluta da Dio, e non di descrivere con l’autorità di Dio quanto è oggetto della ricerca umana» (p. 295). Come dire, non è Dio che ha parlato, non è Dio l’autore, non è Dio che ha ispirato a scrivere i libri sacri, ma è l’uomo che, nelle Scritture, rivela Dio all’uomo. Aveva torto Giovanni Paolo II quando diceva che «Dio rivela l’uomo all’uomo», perché è “l’uomo che rivela Dio… a Dio», secondo Sacchi e Rocchi. Negare che Dio è l’Autore principale di tutta la Bibbia e di ogni sua parte vuol dire farne un’opera umana, una specie di epopea di un popolo, di cui potremmo fare a meno.

4. IL CONTENUTO. Non possiamo esaminare per iscritto tutto il volume; ma basterà, per capire, riportare una pagina in cui si parla del peccato (originale?) e delle sue conseguenze. Dopo avere riportato antologicamente le prime pagine della Bibbia, gli autori fanno il punto sull’uomo e il peccato. «L’essere umano porta in sé fin dall’inizio l’immagine divina, che significa il suo bisogno di infinito e la sua responsabilità verso i propri simili. Essa è come un germe che deve essere sviluppato fino alla sua piena realizzazione» (p. 27). Tra quanto insegnano i due illustri autori e la Chiesa c’è una distanza infinita. Vediamo infatti il Catechismo della Chiesa Cattolica: «L’uomo è stato creato a immagine di Dio nel senso che è capace di conoscere e di amare, nella libertà, il proprio Creatore. È la sola creatura, su questa terra, che Dio ha voluto per se stessa e che ha chiamato a condividere, nella conoscenza e nell’amore, la sua vita divina… Dio, creando l’uomo e la donna, aveva donato loro una speciale partecipazione alla propria vita divina, in santità e giustizia» (nn. 66; 72). Il peccato secondo Sacchi e Rocchi: «Il peccato è una dura realtà che contrassegna l’esistenza umana: esso contamina i rapporti sociali e condiziona pesantemente la vita del singolo. Tuttavia nessuno ha il diritto di chiedere conto a Dio del male che si trova in questo mondo. È l’essere umano che deve rendere conto a se stesso e ai suoi simili del suo impegno per continuare l’opera della creazione» (p. 27).
Il peccato, invece, secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica: «L’uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del Creatore e, disobbedendoGli, ha voluto diventare “come Dio”, e non secondo Dio (Gn 3,5). Così Adamo ed Eva hanno perduto immediatamente, per sé e per tutti i loro discendenti, la grazia originale della santità e della giustizia… Il peccato originale, nel quale tutti gli uomini nascono, è lo stato di privazione della santità e della giustizia iniziali» (nn. 75; 76). [Vinto con l’adesione e la risposta, nella vita di Fede nella Chiesa, al Signore Gesù, vincitore sul peccato e sulla morte – e noi in Lui – con la Sua Passione e Risurrezione -ndr]

Dulcis in fundo, ‘Famiglia Cristiana’. Dimenticavamo che ‘Famiglia Cristiana’, al di là delle recenti polemiche, già sul n. 45 del 6.11.2005 ha inserito una pubblicità di una ditta di condizionatori in cui appare un sedere di donna dietro il vetro appannato di una doccia, con una frase equivoca: «Se vuoi vedere chiaro, chiama subito il tuo elettricista». Con il direttore-prete che ha dichiarato in riferimento a detta pubblicità: «La pubblicazione non è frutto di una svista, ma di una decisione che rispetta la nostra linea editoriale». Direttore di cui, niente meno che la Nuova Agenzia Radicale (8.11.2005) di Pannella, scrisse: «Aspettavamo con ansia che l’importante organo paolino si adeguasse allo spogliarello generale… e l’ha fatto con un tempismo degno di ammirazione…

Il direttore di “Famiglia Cristiana” confida nella maturità dei lettori, e intanto si fa chiamare “don”. Perché “don”? La fotografia che lo ritrae è quella di un distinto signore elegante, con cravatta probabilmente griffata. È finito il tempo preistorico quando i preti, perché il signor Sciortino è un prete, portavano la tonaca da bagarozzo (= scarafaggio), come si dice a Roma. Oggi molti preti si travestono, hanno acquistato una disinvoltura moderna convinti di fare più proseliti come quel don Mazzi, prezzemolo gustoso nelle più vane minestre, che confessa con adorabile candore di farsi i… (una parola che non ci sentiamo di trascrivere – ndr) propri».

Ma ‘Famiglia Cristiana’ le sue scelte non dovrebbe farle secondo la morale cattolica, il pudore cristiano, la castità evangelica e gli interessi morali e spirituali dei lettori? Invece ‘Famiglia Cristiana’ già da diverso tempo dà dei chiarissimi segnali di grave adeguamento al mondo della rivoluzione sessuale, e non solo nella scelta delle immagini pubblicitarie, anche nelle indicazioni morali date ai lettori con le «Lettere al Direttore», e con la diffusione di libri chiaramente anticristiani (vedi per es. «Sulla strada» di Jack Kerouac).

Papa Giovanni Paolo II, qualche anno fa, mandò un Vescovo come visitatore per “ispezionare” l’andamento della Congregazione fondata da Don Alberione, vero uomo di Dio definito da Paolo VI «una meraviglia del nostro secolo». Nonostante questo, non solo non è cambiato nulla, ma le “provocazioni” di ‘Famiglia Cristiana’ sono continuate e si sono aggravate. Scriveva la lettrice Maria Angela su ‘Famiglia Cristian’a n. 10 dell’11 marzo 2007: «Da tempo volevo scriverle a proposito delle rubriche di arredamento e di moda, le cui proposte, molto spesso, appartengono più al mondo dei sogni che a quello della realtà di oggi.

Su ‘Famiglia Cristiana’ n. 46/2006, ad esempio, trovo nel servizio: «AI caldo immagini di articoli in cachemire che una persona con uno stipendio “normale” non credo possa permettersi. Sullo stesso numero c’è anche un servizio sul Brasile che fa onore al vostro impegno di informazione e denuncia. Come riuscite a conciliare queste due facce della rivista? Mi risponderà che questa pubblicità “indiretta” disseminata nelle rubriche è ormai indispensabile? Ho potuto fare il confronto con la rivista francese ‘Le Pèlerin’, che penso si rivolga a una fascia di lettori simili a quella di ‘Famiglia Cristiana’: mi pare possibile fare un giornale piacevole, forse con meno pagine ma più coerente con lo stile di vita cui fa spesso riferimento Papa Benedetto XVI. Auguri di “buon” lavoro». Il Direttore di ‘Famiglia Cristiana’ risponde: «La nostra società è piena di contraddizioni stridenti, e la nostra rivista le riflette. Piacerebbe anche a noi dare un volto più evangelico a tutte le nostre pagine. Rischieremmo però di diventare un giornale di nicchia (e di predicare ai convertiti…). Preferiamo rimanere nel grande fiume della vita sociale, ma tenendo alto il nome di cristiani. Che per noi non è un’etichetta, ma un ideale a cui non rinunciamo né quando diamo notizie (scegliendo in primo luogo quali privilegiare), né quando offriamo nelle rubriche di servizio strumenti che ci aiutino nelle nostre scelte quotidiane. Cerchiamo di trattare i lettori come adulti, fiduciosi che sapranno distinguere tra le scelte che è auspicabile far proprie e quelle che non lo sono». (d.A.).

Ma questa risposta del Direttore di ‘Famiglia Cristiana’ alla signora Maria Angela non è fedele al carisma di Don Alberione. Il Beato ha voluto ‘Famiglia Cristiana’ come strumento per educare la famiglia cristiana e difenderla dagli assalti dei nemici della Chiesa e di Cristo. I lontani dovevano essere attratti dallo stile squisitamente cristiano della rivista, non dai suoi compromessi con lo stile del mondo frivolo, vuoto e peccaminoso. Lo stile della ‘Famiglia Cristiana’ di oggi scontenta i cattolici e non attira né converte nessuno dei lontani, che hanno già i loro pascoli… mondani per godersi quel che essa incautamente offre. Per fortuna, già qualche parroco ha eliminato la vendita della rivista nella propria Chiesa. Ci sono altre riviste ben più cattoliche e non sta a noi fare pubblicità. Toccare negli interessi pecuniari ‘Famiglia Cristiana’, allo stato delle cose, sembra sia l’unico modo per farli ravvedere.

I lettori che volessero saperne di più su tutti gli argomenti affrontati in questo articolo confrontino il mensile cattolico ‘La Via’, diretto dal reverendo don Gerlando Lentini, mesi di dicembre 2004, febbraio 2005, marzo 2005, luglio 2006, gennaio 2008, febbraio 2008. Ai nostri Vescovi, alla Conferenza Episcopale Italiana, ai Superiori delle Congregazioni religiose, a tutti i responsabili della vita spirituale del nostro popolo, chiediamo di vigilare, di intervenire con energia, senza guardare nessuno in faccia, per eliminare i pericoli di una protestantizzazione di questa nostra Italia. Si ha l’impressione, purtroppo, che i Vescovi, che pur veneriamo come maestri nella fede e che hanno il dovere di “gridare la verità sui tetti”, non la dicono neppure nei sottoscala. Sono pochi, troppo pochi, quelli che gridano. Perché? Per indifferenza, per incuria, o impotenza di fronte all’opinione pubblica?

Trascrivo quanto afferma il teologo Giovanni Cavalcoli, OP: “Il ritorno oggi di quelle eresie (cristologiche, condannate dai Concili di Nicea, Efeso, Calcedonia, Costantinopoli), magari espresse con parole diverse, non è assolutamente segno di un valido pluralismo, ma indica una tremenda confusione che testimonia soltanto il diffondersi di quei “falsi cristi” contro i quali ci mette in guardia lo stesso Gesù. Su questo punto la Gerarchia ecclesiale ha oggi una responsabilità gravissima. Anziché tacere e lasciare fare, come se le cose potessero mettersi a posto da sole, essa deve “gridare la verità sopra i tetti”, confutando, con sapienza e persuasività, gli errori; e per tale compito dispone, da parte dello Spirito Santo, un apposito carisma di discernimento e insegnamento” (cfr. Il mistero della Redenzione, Sacra Dottrina, 3-4, Maggio-Agosto 2004, p. 274).

I laici cattolici sono assediati da frotte di falsi profeti che vogliono strapparci la fede cattolica, l’unica vera: non è missione dei religiosi di difenderci istruendoci con la parola e i mass-media? San Francesco d’Assisi, nel capitolo XIX della Regola non bollata, scriveva: «Tutti i frati siano cattolici, vivano e parlino cattolicamente». Il vero ecumenismo è quello di giganti del cristianesimo come San Francesco, San Domenico, Sant’Ignazio di Loyola, San Josè Maria Escrivà de Balaguer, Madre Teresa di Calcutta, Padre Pio. Si tratta di Santi che, vivendo e parlando cattolicamente, hanno dialogato con tutti, si sono resi fratelli di tutti, e affratellano ancora oggi tutti, nella chiarezza della loro professione di fede.

FONTE: Matteo Orlando, PETRUS, 18 agosto 2008
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