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Venerdì Santo 2015 – «In Passione Domini»

Satana e le sue legioni sul Calvario, nel pieno della loro spaventosa potenza

Satana era sul Calvario, e con satana le legioni dei demoni, irrompenti con tutte le loro forze spaventose, di fronte alle quali la potenza bellica moderna è meno di un gioco di fanciulli, anzi è meno di un gioco la stessa potenza delle forze della creazione.

Un astro colossale, saettante nel cielo con la sua corsa fantastica, a 92 milioni di chilometri al minuto secondo, è quasi fermo di fronte alla velocità di un angelo; lo scoppio di un corpo celeste miliardi di volte più grande della terra, che potrebbe travolgere il firmamento, se la Provvidenza divina non l’avesse isolato in uno spazio immenso, è meno dello scoppiettio d’uno zolfanello di fronte all’atto semplice della volontà di un angelo che passa dalla potenza all’azione. Tutte le forze fisiche non reggono al paragone con una sola forza spirituale; ne abbiamo un saggio in questa medesima guerra spaventosa, dove tanti formidabili mezzi di offesa e di distruzione, innanzi ai quali si sfalda come terriccio l’acciaio più temprato, non riescono a travolgere interamente l’umana volontà, benché ancora chiusa nelle trepidanti fibre del fragile corpo.

La montagna cede e si frantuma, e l’uomo, ancorché mutilato e sanguinante, ha sempre un ultimo sforzo da opporre. È una testimonianza della potenza dell’anima.

Ora l’Angelo, che è pura forza spirituale, ha una potenza inconcepibile e se è angelo caduto, questa potenza è irruzione spaventosa, che assale l’anima, la vita, il corpo, l’ambiente della vita, e vi produce affanni, dolori, malattie, agitazioni, disperazioni.

Se Dio non ponesse limiti all’azione dei demoni, e se Gesù non li avesse legati con la sua morte, uno solo di essi potrebbe subissare non solo gli uomini, ma tutte le forze della materia. Ora ecco il duello mirabile che Gesù Crocifisso sostenne con l’inferno, col peccato e con la morte, mentre i soldati giocavano e i nemici lo insultavano.

La sconfitta di satana

Sospeso a tre chiodi, spasimante d’angoscia inenarrabile, tutto piaghe, con un corpo ridotto all’estrema impotenza, agonizzante, Gesù affrontò le forze infernali, e le vinse con la sua obbedienza, con la sua umiliazione e col suo amore.

L’orgoglio satanico si senti venir meno, non potette reggere, esso che aveva detto non serviam, innanzi a quella completa obbedienza, che non si compiva tra estasianti gioie di amore, ma nell’estremo abbandono e nell’estrema umiliazione. Quell’atto di obbedienza era divino; satana ne sentì la divina superiorità, fu confuso, sentì in quella luce tutto l’orrore della sua colpa, si vergognò del regno tenebroso del quale si gloriava, cedette, si inabissò coi suoi satelliti, giù giù nell’orrida oscurità del suo spirito tenebroso! Per la prima volta capì che non era luce, che non era dominatore, che non era re, e misurò per la prima volta la strettezza del suo regno di rovine in proporzione del suo spirito teso sempre verso gli illimitati confini dell’Infinito! Quale momento! Gesù ansava; aveva l’occhio velato dall’agonia, era coperto dall’odio di tutti i perversi, ma diffondeva amore. Satana, lo spirito dell’odio, ne fu come stritolato. Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno; satana l’ascoltò, e vide all’istante come un varco aperto alla fiumana dell’odio, del quale aveva inondato la terra. Fu vinto dall’amore misericordioso, e si vide allora stesso sfuggire uno dei ladri condannati, sul quale aveva già posto gli artigli adunchi. Tremò a quella parola di amore: Ricordati di me, tremò a sentire: Oggi sarai con me in Paradiso. Si apriva dunque il Paradiso che egli credeva d’aver chiuso per sempre all’uomo. Vide a piedi della Croce la Madre divina, e fu il colpo finale della sua sconfitta: era l’Immacolata, non aveva avuto mai dominio su di Lei, non poteva avvicinarsi a Lei perché se ne sentiva dominato. Arse d’ira a sentirla chiamare Madre universale: Maria era la Regina del mondo, si elevava come astro fulgente, era luce di amore, perché come lucido specchio di giustizia raccoglieva tutti i raggi della misericordia della Vittima divina… e Gesù affannava tra le tenebre dell’atmosfera pesante e le tenebre del suo Cuore angosciato… affannava solo, solo, abbandonato dal Padre, ma nell’abbandono gli dava la massima testimonianza di amore, ardendo di sete, di amore per Lui e per le anime… Satana sostò come inebetito; ancora una volta era vinto, e appena l’anima divina di Gesù in un ultimo grido di amore si separò dal corpo, egli come annientato dalla folgore si inabissò facendo tremare la terra.

L’amore aveva vinto!

Fu questa la sua vittoria, grandiosa vittoria, poiché il peccato era espiato, la giustizia era soddisfatta, il regno del male era annientato per sempre, e da allora a gradi, di secolo in secolo doveva dissolversi, fino all’ultimo giudizio, nel quale il Crocifisso, glorioso e trionfante, l’avrebbe per sempre relegato nell’inferno.

Sac. Dolindo Ruotolo

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