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Commento al Vangelo della XIV Domenica 2014

Il privilegio dei piccoli di spirito

Perché le anime non corrispondono alle grazie del Signore? Perché presumono di se stesse, si gonfiano vanamente, indagano con superba tracotanza quello che dovrebbero adorare e praticamente rifiutano la luce delle divine misericordie. Il Vangelo non si può intendere dai cosiddetti “grandi” del mondo, perché essi hanno la testa come intontita dalle loro meschinità, e sono avvolti dalla fitta cortina delle loro idee.

Gesù, perciò, si compiace dei piccoli di spirito che, in realtà, sono grandi, e ringrazia il Padre di aver loro rivelato i misteri della verità e dell’amore celati ai cosiddetti sapienti della terra. La sapienza e la prudenza umana è come nebbia che si leva all’orizzonte e impedisce il diffondersi dei raggi del sole; gli uomini la credono sapienza ma, in realtà, è stoltezza innanzi a Dio. Ne sa più un umile contadino, pieno dello spirito del Signore che un dotto filosofo, il quale si perde nei vortici delle sue fantasie. Questo è un punto importantissimo e fondamentale per andare a Dio, e Gesù mostra in se stesso la grandezza di questo principio: Egli si è umiliato e fatto piccolo per amore, e tutto gli è stato dato dal Padre; è povero innanzi al mondo, ma è ricchissimo innanzi a Dio, perché il tutto donatogli dal Padre è il suo Verbo che termina la natura umana.

Il Verbo è la conoscenza del Padre ed è la Sapienza infinita che lo conosce; il Verbo e il Padre sono perfettamente uguali, benché realmente distinti.

Il Padre conosce se stesso e genera il Verbo nella sua infinita semplicità, e il Verbo, Conoscenza del Padre, lo glorifica in una luce infinitamente semplice.

È dunque la semplicità che trionfa nell’oceano della luce infinita ed è attraverso la semplicità che questa luce si comunica. Il Padre la comunica ai piccoli, e il Figlio la comunica a chi vuole; siccome la sua volontà è fonte di bene, così è chiaro che la comunica non a capriccio, ma diffondendo il bene con la sua volontà, salvando e redimendo. Il bene raggiunge la creatura nel sacrificio e il sacrificio avvicina la creatura al sommo Bene, e per questo Gesù invita a sé tutti i sofferenti per ristorarli col dono della luce e dell’amore di Dio.

Imparate da me che sono mansueto e umile di cuore

Per ricevere la luce di Dio, bisogna appartenere al Redentore, e sottoporsi al suo giogo, cioè al suo dominio che è soave e dolcissimo, e bisogna imparare da Lui come da Maestro. Non basta ascoltare i suoi precetti per intenderli, bisogna prima sottomettervisi ed accettarne la pratica perché i precetti di Gesù non sono teorie filosofiche ma sono via, verità e vita. Bisogna imparare da Lui che è mansueto e umile di cuore, nella mansuetudine che si sottomette al giogo; e nell’umiltà che sa rinunciare ai propri pensieri; bisogna imparare dal Maestro divino la mansuetudine e l’umiltà del suo Cuore che sono i segreti della sua intimità col Padre, poiché Egli si sottomette alla sua volontà che lo immola e, umiliandosi fino alla croce, ne glorifica la grandezza e la maestà.

Gli esegeti moderni sostengono che Gesù Cristo nel dirci: Imparate da me che sono mansueto e umile di cuore, non abbia voluto proporsi come maestro di queste due virtù ma abbia voluto dire che Egli è un maestro che non fa paura che è mansueto e umile nell’insegnare, e lo è non a fior di labbra ma profondamente nel cuore. A noi, questa spiegazione sembra non solo monca nel contesto, ma contraria allo spirito stesso della Chiesa. Gesù, infatti, ci esorta a prendere il suo giogo e ci mostra il suo Cuore per mostrarci che cos’è questo giogo, tutto amore, tutto pace, e tutto bontà. Se il Re è amore, mansuetudine e umiltà, è logico che anche i sudditi lo siano, poiché i sudditi debbono imparare da Lui. Gesù vuole, proprio perciò – come è chiaro dal contesto –, che s’impari da Lui la mansuetudine e l’umiltà del suo Cuore.

La vita eterna consiste nel conoscere il Padre e il Figlio, come il Figlio Incarnato conosce il Padre e lo glorifica; Egli si sottomette alla sua volontà e si umilia fino alla croce; accetta con mansuetudine il giogo come Vittima e si offre alla croce. I suoi seguaci debbono fare lo stesso e poiché l’amore di Dio include quello del prossimo, debbono essere mansueti e umili anche nelle relazioni con i propri fratelli.

Don Dolindo Ruotolo, Mt 11,25-30

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