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Domande spicciole e… risposte utili

– A chi bisogna rivelare per primo l’aspirazione a «seguire Gesù» come sacerdote, o frate, o suora?

Di solito, bisogna rivelarla al proprio Confessore o Direttore spirituale. Non ai genitori o ai parenti, a meno che non si sia del tutto certi della loro buona di­sposizione riguardo alla vocazione sacerdotale e reli­giosa.

– Se il sacerdote Confessore si manifestasse subito e sempre contrario, è lecito andare a consigliarsi da un altro?

Con molta prudenza, sì, spiegando, però, gli eventuali motivi contrari dell’altro. In casi particola­ri, è chiaro, si può anche cambiare del tutto il Confes­sore, andando da chi voglia prendere in esame e aiu­tare a discernere la vocazione.

– Quale è il periodo di età migliore per seguire la chiamata di Dio ?

L’arco di tempo migliore è il decennio che va’ dai 15 ai 25 anni di età. Prima dei quindici anni c’è molta incertezza in più per il futuro. Dopo i venticinque an­ni c’è molta difficoltà in più di modificarsi e lasciarsi plasmare.

– Allora, chi ha 30 anni, o più, deve rinunciare in partenza a consacrarsi a Dio?

Non deve affatto «rinunciare in partenza». Esi­stono ed esisteranno sempre eccezioni alla regola, né sono tanto pochi i trentenni consacrati a Dio e diven­tati grandi Santi. Ma da 30 anni in poi si fanno sem­pre più gravi le difficoltà di inserimento in un impian­to diverso di vita, di assimilazione di una visione di­versa delle cose. L’immagine classica più espressiva è sempre quella della pianta che quando ha preso una direzione diversa, finché è ancora virgulto si può pie­gare e raddrizzare, quando invece è diventata tronco, si può più facilmente… spezzare che piegare. In effet­ti, chi entra in età avanzata deve essere disposto a più grandi rinnegamenti, se vuole davvero santificarsi.

– Se la vocazione comincia a manifestarsi quando si frequenta il primo liceo classico o il primo anno di università, che cosa conviene fare?

Tocca alla guida spirituale decidere la migliore scelta di tempo per seguire la chiamata di Dio abban­donando tutto. Di solito, per chi si trova al primo li­ceo si potrà aspettare l’esame di maturità, sia per da­re tempo di approfondimento e solidità alla vocazio­ne, sia per completare un corso di studi già avviato.

Per chi si trova al primo anno di università, inve­ce, bisogna considerare più cose: anzitutto, l’effettiva maturazione tempo degli anni di università; inoltre, il tipo di con­sacrazione scelta, che può avvantaggiarsi o meno degli studi universitari: altro è il sacerdozio, altro è la vita pura contemplativa; altro è un Ordine religioso impe­gnato nel campo degli studi, altro un istituto missiona­rio o caritativo; infine, senza aspettare il termine de­gli studi universitari, può convenire entrare subito, quando ci sia la possibilità di continuare l’università anche dall’interno dell’Istituto, posto che i superiori richiedano ciò per la missione da svolgere.

– Quali sono le qualità morali che si richiedono per consacrarsi a Dio ?

a) Rettitudine di intenzione: non si entra in semi­nario o in convento per paura, per interessi, per siste­mazione, per delusione, per avventura.

b) Onestà di costumi: non si tratta di essere «in­nocenti», ma di avere una virtù che dia garanzie di perseveranza e di crescita.

c) Buona coscienza morale: una coscienza che non solo eviti gli estremi (scrupolosità e rilassatezza), ma che si dimostri equilibrata e assennata negli impe­gni.

d) Discrete capacità mentali: almeno! Non un’in­telligenza geniale, ma un’intelligenza capace di ap­prendere le cose essenziali sul senso e sul valore della consacrazione a Dio, sui doveri da osservare, sui com­piti da svolgere. Per il Sacerdozio, è ovvio, si esige la capacità di portare avanti gli studi filosofici e teologici.

– Quali condizioni di salute si richiedono per en­trare in seminario o in convento ?

E’ necessaria una buona salute ordinaria. I pesi della vita sacerdotale o religiosa non sono certamente trascurabili. La buona salute è necessaria per essere fedeli ai propri doveri e per svolgere la propria mis­sione. Ma non è certo necessaria la salute di… Sanso­ne!

– Ci sono malattie che costituiscono impedimento preciso alla vita del prete, del frate, della suora? Almeno qualche esempio.

Qualche esempio. Le malattie mentali – ovviamen­te di natura grave, inguaribili. L’equilibrio psico-fisi­co è di primaria importanza per una vita consacrata al servizio di Dio e dei fratelli.

Ci sono poi le altre malattie, quali la cecità, la pa­ralisi, l’epilessia, la sifilide, e ogni altro malanno in­guaribile di organi vitali dell’organismo.

– E grave controindicazione morale alla vita sa­cerdotale o religiosa l’inversione di tendenza sessuale sia di uomini che di donne? O forse potrebbe essere uno dei modi più adatti per guarire l’anomalia?

La Chiesa ha sempre ritenuto grave controindica­zione quella dell’omosessualità e del lesbismo. Le ra­gioni sono intuitive, e basterebbe pensare al pericolo di scandali forse irreparabili.

Un grande medico e psicologo disse che la pretesa di guarire un giovane omosessuale in un istituto ma­schile è identica a quella di guarire un donnaiolo met­tendolo in un istituto femminile.

– A chi bisogna rivolgersi per poter entrare in Se­minario ?

Di solito, al proprio Parroco, il quale potrà dare tutte le indicazioni pratiche necessarie per l’entrata. Oppure, ci si rivolge direttamente al Rettore del Se­minario.

– Quale titolo di studi è necessario, e quanti anni di studio si fanno per il Sacerdozio?

Di norma il titolo di studi per accedere ai corsi fi­losofici e teologici, indispensabili al Sacerdozio, è il diploma di scuola media superiore (licenza liceale, di­ploma di magistrale, di ragioneria, di geometra, ecc.): in effetti, è necessario lo stesso titolo richiesto per ac­cedere all’università statale.

Gli anni di studio filosofico e teologico per il Sa­cerdozio sono sei.

– Per entrare in convento, a chi bisogna rivolger­si e quali «carte» bisogna presentare ?

Bisogna chiedere anzitutto al Sacerdote che fa da guida spirituale. Potrà provvedere lui stesso a parla­re direttamente o potrà dare le indicazioni per andare a parlare con il Superiore o la Superiora dell’Isti­tuto religioso che si è scelto.

Quanto ai documenti, di solito occorrono: certi­ficato di nascita, di Battesimo, di Cresima, di resi­denza, di stato libero, di buona salute (medico), di buona condotta (Parroco o Padre Spirituale), il tito­lo di studio, il foglio di congedo dal servizio di leva già prestato.

– Quanto agli Istituti di vita religiosa, c’è diver­sità di gradi nell’approvazione da parte della Chie­sa?

Sì: ci sono gli Istituti religiosi approvati solo dal Vescovo della Diocesi, e quelli approvati dalla Santa Sede. I primi si dicono Istituti di diritto diocesano; i secondi, di diritto pontificio. Ogni Istituto religioso che si sviluppa con rigoglio diventa più facilmente di diritto pontificio.

– Quali sono, e quando si fanno i «voti» nella vita religiosa?

I voti sono tre: obbedienza, povertà, castità.

I voti – si emettono di solito in due tempi: a) al ter­mine dell’anno di noviziato – e si chiama Professione temporanea; b) al termine del periodo di voti tempo­ranei che va da un minimo di tre anni a un massimo di nove anni -, e viene chiamata Professione perpe­tua.

– E’ necessario qualche titolo di studio per entrare in convento come fratello converso?

Di norma si richiede la licenza media. Ma capita che non sempre ciò sia possibile, per ragioni di età o di altro. In tal caso, è richiesta una maturazione ade­guata.

– Chi è figlio unico o figlia unica, può abbando­nare i genitori per entrare in seminario o in conven­to?

Può, certamente: purché i genitori siano ambe­due d’accordo. Il caso è serio, e la Chiesa, appunto, esige il consenso dei genitori, altrimenti non ritiene di dover accettare il candidato o la candidata. Sono così pochi, però, i genitori coraggiosi che sanno offrire a Dio il loro unico figlio o figlia!

– Come fare per avere la sicurezza di essere chia­mato o chiamata da Dio?

Bisogna seguire la strada stabilita dalla Chiesa, ossia, farsi guidare e confermare dal P. Spirituale, dopo accurato esame. Di solito, non c’è nessuno mi­gliore di lui in questo campo. Non serve andare a de­stra e a sinistra, di qua e di là, da questo o da quello: quasi sempre si perde tempo e si guadagna in confu­sione.

Tanto meno bisogna aspettarsi segni miracolosi o rivelazioni straordinarie. Molta preghiera, un certo tempo di riflessione e la guida del P. Spirituale, sono la migliore garanzia della chiamata di Dio.

– E se i genitori sono decisamente contrari e vo­gliono impedire a tutti i costi l’entrata di un figlio o di una figlia in convento?

Basti ricordare gli esempi di S. Francesco e di S. Chiara di Assisi, che dovettero fuggire di casa per consacrarsi a Dio. Anche S. Tommaso d’Aquino e S. Teresa d’Avila dovettero fuggire dalla casa paterna.

Quando i genitori si oppongono ostinatamente, chi è chiamato deve ricordare le parole di S. Pietro e S. Giovanni: «Bisogna obbedire prima a Dio che agli uo­mini», e le altre parole di Gesù: «Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me».

– Quale pensiero dominante nel cuore dovrebbe avere chi veramente vuole «seguire Gesù»? Può indi­care almeno qualche pensiero?

A me piace moltissimo questo pensiero vigoroso e sublime di S. Paolo apostolo: «Quello che poteva esse­re per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato per­dere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo» (Fil 3,7-8).

– Dove consiglia di entrare in convento, a me, giovane di venti anni?

Se ti attrae l’ideale di S. Francesco vissuto da S. Massimiliano M. Kolbe, puoi entrare da noi, in una delle comunità dei frati o delle suore Francescani del­l’Immacolata. Puoi venire per diventare sacerdote, fratello religioso o suora. Troverai una comunità ma­riana e francescana, composta quasi tutta di giovani frati o suore, e camminerai sui passi di S. Francesco e di S. Massimiliano, sotto gli occhi materni di Maria Immacolata.

Fonte: VIENI E SEGUIMI, Padre Stefano M. Manelli

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