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“Non sono più io che vivo; ma è il Rosario che fa vivere in me Cristo”

 Quale mezzo più efficace, semplice e soave per raggiungere le doverose vette della Perfezione, se non la recita del Santo Rosario? I Misteri della vita di Gesù e di Maria Santissima ci introducono nel Talamo della Santissima Trinità e, rendendo dolci le amarezze della vita, facilitano la scalata della santità!

 Dio vuole che noi siamo santi come Lui stesso. La nostra vocazione, dice l’Apostolo, non è l’impurità, ma la vita immacolata. Il cristiano è un consacrato. Infatti vi è una consacrazione universale che s’estende su tutta la nostra esistenza, vi è come un reticolato che circonda tutti quanti, affinché siamo preservati dal contagio del secolo, e restiamo cosa del Signore sempre e dovunque. Vedete che cosa fa la Chiesa per santificarci. Al nostro comparire in questo mondo, ci riceve fra le sue braccia, ci segna e ci consacra: è il suo atto di possesso. Fa sopra di noi unzioni misteriose, versa un po’ d’acqua sul nostro capo e noi siamo santificati.

Ma la Chiesa benedice in modo speciale i suoi figli, quando devono scegliere uno stato di vita. Benedice le sue vergini, affinché il profumo della castità sia più gradito e il suo cuore immolato sia una vittima più pura; benedice i suoi monaci, affinché la regia dignità della vita religiosa non pesi troppo sopra il loro capo. E i suoi sacerdoti! Giunto il giorno, «essa li fa prostrare a terra nelle sue basiliche, pronuncia sopra di essi una parola e versa una goccia d’olio»; ed eccoli santificati: possono d’ora innanzi andare attraverso il mondo sotto l’egida della loro Consacrazione. Venite anche voi, o sposi cristiani: la Chiesa vi consacrerà; benedirà le vostre mani, affinché la vostra unione sia più durevole e più stretta; benedirà il vostro cuore, versando ci un poco del santo amore onde Cristo ama la sua Chiesa.

Tale è la nostra prima santità: la consacrazione, che segna tutti i cristiani, a qualunque stato appartengano, e scrive sulla loro fronte questo motto che molti, purtroppo!, rispettano così poco: Sanctum Domino! «Tu sei cosa santa del Signore». Nondimeno questa è solo una santità esterna. La santità propriamente detta è una partecipazione dell’essere stesso di Dio, uno stato dell’anima che ci unisce intimamente al Signore facendoci vivere della sua vita, amare del suo amore. Un santo è colui che può dire: “Non sono più io che vivo, ma è Gesù che vive in me“.

Noi ci proveremo a dimostrare come il Rosario ci comunichi questa santità che è la vita stessa di Dio. Il doppio organo della vita è la testa e il cuore. Anche nella Chiesa noi troviamo una testa donde scendono le energie soprannaturali, e un cuore che è l’organo della circolazione divina: la testa è Gesù Cristo, il cuore è lo Spirito Santo.

Nella testa, dice san Tommaso, si devono notare tre cose: l’ordine e il posto che essa occupa, la perfezione che gode, il potere che esercita. Il suo posto, perché la testa è la prima parte dell’uomo, cominciando dalla sommità; la sua perfezione, perché nella testa sono riuniti tutti i sensi sia interni che esterni, laddove il solo tatto è diffuso in tutte le altre membra; finalmente il suo potere, perché l’energia e il movimento delle altre membra e la direzione dei loro atti procedono dalla testa, a motivo della virtù motrice che risiede in essa.

Questo triplice compito conviene a Cristo nell’ordine spirituale. Egli ha il primo posto, è più elevata di quella degli altri uomini, poiché questi non han ricevuto la grazia se non per rapporto a Lui. In secondo luogo, ha la perfezione, perché possiede la pienezza di tutte le grazie, secondo queste parole di san Giovanni (l,14): «Noi lo vedemmo pieno di grazia e di verità». Infine Egli ha il potere di comunicare la grazia a tutti i membri della Chiesa, secondo le parole del medesimo Evangelista: «Noi tutti fummo arricchiti della sua pienezza».

Questo compito della testa appartiene a Cristo, a motivo della sua umanità visibile. Invece il compito del cuore è intimo e nascosto; è dunque bene appropriato allo Spirito Santo, la cui occupazione è segreta e misteriosa. Il divin Paraclito esercita nella Chiesa un influsso invincibile, ma irresistibile; le conserva il calore, la vita, la bellezza e una perpetua giovinezza; la consola e la fortifica. Egli è il fiume impetuoso che feconda e rallegra la città di Dio; in una parola, è il Cuore misterioso ma onnipotente che lancia la vita e la grazia fino all’altezza della loro sorgente, che è l’eternità.

Tal è l’economia della vita soprannaturale, tal è la condizione della santità: per avere la salvezza, per avanzare nella perfezione, bisogna essere uniti alla testa e al cuore, a Gesù Cristo e allo Spirito Santo.

Ora, la meditazione del Santo Rosario non è che una soave unione all’uno e all’altro. Dal primo all’ultimo Mistero, noi tocchiamo la persona adorabile di Gesù Cristo; è ancora Lui che passa, è ancora la sua vita, sono le sue azioni che sono dinanzi a noi con la loro infinita virtù, e noi possiamo ancora penetrare fino all’anima sua e alla sua divinità. Il nostro Capo divino c’imprime il suo moto; la vita trabocca in noi a fitte onde, e si può dire e sentire che noi abbiamo un’anima vivente: «Factus est homo in animam viventem» (Gen 11 ,7). In CIascun Mistero altresì noi sorprendiamo l’azione dello Spirito Santo; è Lui che fa concepire la Vergine Immacolata coprendola della sua ombra; è Lui che fa esultare Giovanni Battista, che trasforma Elisabetta e Zaccaria; è Lui che dirige tutta la trama della Passione e che anima ancora tutta la serie dei Misteri trionfanti.

Lo Spirito Santo è veramente la virtù, l’agente, il cuore di ciascun Mistero. Se noi sappiamo entrare nell’intimo di questa devozione, l’adorabile Paraclito diventerà, per così dire, il nostro cuore, e ci comunicherà palpiti tanto forti da fare zampillare il sangue dell’anima nostra fino all’eternità.

È dunque verissimo che il Rosario ci unisce alla testa e al cuore della Chiesa. Vivere con Cristo, palpitare e amare con lo Spirito Santo, o dolci e ineffabili istanti che ci procura questa meditazione! Quando siamo col Figliolo e col Paraclito, noi siamo col Padre. Eccoci dunque sul seno amabilissimo della Trinità, alle sorgenti stesse della vita, dell’amore, della santità, della felicità!

Il Rosario e la santità comune

La santità comune consiste nello stato di grazia e nell’ osservanza dei Precetti; è quella veste nuziale, quella carità prima senza la quale non vi è accesso al banchetto del Padre di famiglia.

Per arrivare a questo primo grado della vita spirituale, non c’è bisogno di fare azioni straordinarie, e neppure di fare molte azioni. Il Rosario ci offre esempi alla portata di tutti. Gesù Cristo, ideale d’ogni santità, durante la sua vita a Nazareth non fa che azioni semplici e senza strepito; Maria e Giuseppe, che sono vicini a Gesù, nostri infallibili modelli, condussero una vita oscurissima; le piccole azioni ne formano come il tessuto divino. La santità dunque non consiste nello straordinario. Come la condizione comune dell’umanità si riassume in due parole: lavoro e sofferenza, così santificarsi è saper lavorare e soffrire.

Ora il Rosario è la vera scuola del lavoro e della sofferenza.

I Misteri gaudiosi ci fanno penetrare nell’intimo di Nazareth, e lì che cosa troviamo noi? L’officina, il padrone e l’operaio. Vi sono lì delle profondità inarrivabili. Il Figliolo, nato dal Padre negli splendori dell’eternità, non volle né regnare sopra un trono, né abitare in un palazzo, ma farsi operaio ed essere chiamato operaio. I giudei dicevano di Lui: “Non è questo il figlio del falegname?” (cf. Mt 13,55) “Non è forse un operaio il figlio di Maria?” (cf. Mc 6,3). Sì, fu un operaio il nostro adorabile Salvatore, il quale faceva la sua giornata e si guadagnava il pane col sudore sulla fronte.

l Misteri dolorosi c’ insegneranno a santificare la sofferenza. Chi ha capito il Rosario non ha il coraggio di lamentarsi. Tu sei esausto della fatica, e il sudore t’inonda la faccia: ma hai avuto, come Gesù Cristo, un sudore di sangue? Il tuo corpo è martoriato dal dolore: ma fu straziato da un’atroce flagellazione? La tua testa è oppressa da noie: le spine ti hanno forse lacerata la fronte? I tuoi occhi sono pieni di sangue come quelli di Gesù? Le tue spalle piegarono sotto gravi pesi: ma furono solcate dalla pesante croce del Golgota? Le tue mani e i tuoi piedi si sono stancati nel lavoro: ma furono essi trafitti da quei terribili chiodi che spezzano le fibre e i nervi? L’anima tua fu abbeverata d’angosce: ma discese mai in quell’abisso di spavento che strappava a Nostro Signore quel grido d’angoscia: Mio Dio, mio Dio, perché m’hai abbandonato? … Oh no!, colui che capisce il suo Rosario non ha forza di lamentarsi.

Nelle sofferenze, dicono i santi Dottori, vi è un triplice potere: di espiazione, d’impetrazione e di santificazione. Niente purifica l’anima come il dolore soprannaturalmente accettato, ed è questo un modo efficacissimo di fare il nostro purgatorio in questo mondo. il dolore cristiano ci distacca e ci eleva, ci fa partecipare alla bellezza del divin Crocifisso, e nulla vi è di più incantevole quaggiù che un’anima trasfigurata dal sacrificio.

Figli di Maria, cavalieri della sua Guardia d’onore, il Regno dei Cieli è veramente in mezzo a voi; la santità è alla vostra portata e senza ricorrere ad azioni straordinarie, e neppure a molte azioni, voi potrete trovare il segreto della perfezione nel vostro Rosario.

Uomini della fatica e dello stento, pensate ai Misteri gaudiosi, pensate che siete gli operai dell’eternità, unitevi all’Operaio di Nazareth, e ditegli: O Gesù, che foste operaio come noi, alleviate un poco il nostro peso!

Se dovete ricevere l’austera visita del dolore, se si devono sorprendere sul vostro volto più lacrime che sorrisi, entrate nello spirito dei Misteri dolorosi dicendo: O Dio del Getsemani e del Calvario, io mescolo il sangue dell’anima mia al vostro Sangue…

Infine, i Misteri gloriosi solleveranno i vostri pensieri verso le regioni delle grandi e supreme realtà.

Appoggiamoci dunque sul Rosario, come su un’ancora immutabile, fissata in alto e che arrivi fino a Dio. Il Rosario porrà un’aureola su tutte le fronti…

FONTE: P. Eduard Hugon; Il Settimanale di Padre Pio, Nr°41

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Commenti

  1. annalisa lucchetti

    Quanto é VERA la bella AFFERMAZIONE:”Non sono più io che VIVO; ma É IL ROSARIO CHE FA VIVERE
    in me CRISTO”!
    É bello meditarla spesso nell’economia della nostra vita,anche nell’ESAME di COSCIENZA SERALE !

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